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Parlare di risparmio in questi giorni è come parlare dell’utilità delle corde in casa dell’impiccato. Il salvataggio delle quattro banche commissariate ha innescato una reazione a catena imprevedibile e purtroppo si è verificato esattamente il rischio sistemico che il Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, Salvatore Maccarone, paventò in un’audizione al Senato di fine ottobre. Mentre si diffonde la paura della corsa agli sportelli, il quotidiano di Confindustria ha pubblicato un secco appello alla serietà, chiedendo per la penna del suo direttore di non strumentalizzare una questione delicata come quella del credito e fornendo un utile manifesto per la tutela del risparmio.

Purtroppo però, il risparmiatore italiano, da sempre indicato come tra i più virtuosi del mondo, in questa vicenda finisce per fare la parte di Pinocchio che offre i suoi zecchini d’oro al gatto e alla volpe. Le accuse pesanti che arrivano da Bruxelles di mancata vigilanza sulla vendita di prodotti inadeguati e il tardivo intervento del numero due della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, che va a dire in televisione di vietare un certo tipo di obbligazioni, sono solo due delle spie che si accendono su un cruscotto illuminato ormai come un albero di Natale. Le prime indagini della magistratura alzano il livelo dello scontro politico. Gli annunci che si susseguono sulla solidità del sistema a questo punto assomigliano sempre di più alle rassicurazioni via altoparlante dalla cabina di pilotaggio di un aereo che sta per affrontare una grave turbolenza. Il sistema bancario italiano, come ha riportato qualche giorno fa Fubini sul Corriere della Sera, ha sul groppone complessivamente circa 200 miliardi di crediti di difficile recupero, per la cui copertura sono stati accantonati finora 112 miliardi. Dei circa 90 miliardi che potrebbero rimanere a terra, solo una cinquantina possono davvero essere recuperati, gli altri 40 rischiano di impattare sul sistema, poiché dal prossimo anno non è previsto più alcun aiuto di Stato.

Le vere sofferenze arriveranno quando cominceranno i recuperi dei crediti incagliati, che le banche stanno cedendo ai fondi speculativi“, ci racconta Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente dal 1997, preoccupato della cavillosa battaglia in corso per l’attribuzione proprio dell’aggettivo ‘indipendente’, di cui fregiarsi di fronte al risparmiatore, per guadagnare la maggiore affidabilità possibile. Con lo spostamento dell’aggettivo dal soggetto, un professionista che lavora a provvigione, all’oggetto della consulenza, che magicamente viene etichettata ‘su base indipendente’, l’agognata qualifica potrà essere appuntata anche sul petto dei dipendenti delle banche, pronti di nuovo a pilotare le scelte del risparmiatore. La direttiva europea sui fallimenti bancari in vigore dal 1° gennaio, di cui si è appena avuto un assaggio, spingerà tutte le banche a ripulire i bilanci dai crediti difficili, affidando a dei fondi specializzati nel recupero, tristemente noti come fondi locusta (hedge fund), la riscossione forzata mediante la cessione di tutte le garanzie poste in essere. “Per ora assistiamo alla tragedia di chi ha perso i risparmi, ma a breve potrebbe cominciare quella di chi perderà la casa” conclude Scarano. A fronte di questa crisi di fiducia sono sempre di più le destinazioni che l’aereo del risparmio, pilotato dai banchieri, cerca di evitare. Le imprese private, pur di attrarre un po’ di investimenti, non sanno più cosa fare, poiché ormai la risposta ‘a istituti di credito unificati’ è sempre la stessa: «È un momento difficile, non possiamo prestare denaro».

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