martedì, Giugno 25

Di Maio si distrae e ‘non sa’: gli scoppia in mano il Movimento, e gli evasori intanto ‘scudano’ Il decreto sul fisco è già legge, prima che possa essere modificato passeranno circa due mesi, hai voglia quanti capitali si potranno ‘scudare’! e il vice-premier passa alle minacce per ‘tenere’ i suoi parlamentari in rivolta

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Ogni giorno ha il suo tormento, e per il Ministro Luigi Di Maio Robespierre’ per gli amici e ‘Giggino’ per i nemici- ogni giorno è più lungo.
Ormai, comincia quasi a farmi tenerezza, ora gli fanno le manifestazioni contro, con rituale bruciatura di bandiere e stracciamento di (finte?) schede elettorali, e, cosa assai più grave per lui, i suoi parlamentari lo contestano e promettono di non votare i provvedimenti che il Governo spedisce loro. Sei, se ne contano dalle cronache parlamentari, per il momento, hanno dichiarato che non sono disponibili a votare la schifezza che Giggino vorrebbe far ingoiare loro, in particolare il decreto sicurezza, voluto dalla Lega, il condono e le misure sul fisco. Sei (ma il mal di pancia è strisciante e molto diffuso numericamente rispetto ai sei che si sono esposti) che non sono esattamente pesi piuma: Paola Nugnes, molto vicina al Presidente della Camera Roberto Fico (pure lui con un gran mal di pancia oramai da tempo), Elena Fattori, il ‘mitico’ comandante Gregorio De Falco, Carla Ruocco, la funzionaria dell’Agenzia delle Entrate che aveva creduto alle belle parole pentastellate, il combattivo Elio Lannutti, uomo delle tante battaglie sempre assai ‘sonore’, Matteo Mantero. Oggi dovrebbe esserci una riunione tra Giggino e i suoi parlamentari e potrebbero volare coltelli ed espulsioni (classico del Movimento: ‘se non ti adegui ti sbatto fuori’, «Chi ostacola il dl sarà espulso», parola di Giggino, funziona così la democrazia a 5 stelle).
E non bastasse arrivano guai anche ‘finanziari’: i parlamentari a 5 stelle pare che non restituiscano al Movimento lo stipendio come sono tenuti da regolamento Casaleggio: «nessuno di questa legislatura sta restituendo lo stipendio come invece abbiamo fatto tutti noi in quella precedente» (lo dice pubblicamente la senatrice Elena Fattori, perché non crederci?). Per fortuna c’è Lancillotto-Conte che si assume tutte le responsabilità, sia del TAP, sia di un non meglio identificato ‘rubinetto’ allo studio tra il predetto e Giovanni Tria (leggi: Tria e basta) per intervenire qualora i nostri conti e lo spread divenissero incontrollabili. Si tornerà ai famigerati ‘tagli lineari’?

Ma lui -Giggino- è uno che reagisce ai problemi in modo aggressivo (e un po’ infantile), e infatti, con una sfrontatezza che sfiora lo sberleffo, anzi, che va molto oltre lo sberleffo -perché è quello che De Filippo (che se ne intendeva) definiva e si proponeva di esercitare in pubblico, guardandosi bene dal chiamarlo ‘pernacchia’ (al femminile più dolce e delicata quasi una carezza) ma giustamente ‘pernacchio’, al maschile, e che descriveva coì: «il pernacchio non è un suono. Il pernacchio è una rivoluzione, è la libertà. Il pernacchio è la voce della gente che non tiene voce. Il pernacchio è un calcio in culo a tutti i potenti»- l’ottimo (si fa per dire) Di Maio pubblica su Facbook -il suo foglio di informazione personale una sorta di Gazzetta Ufficiale fatta in casa- la seguente affermazione come sempre elegante: «E poi dicono che non mi devo incazzare» seguita da un comunicato di una certa ‘Public Policy’, che dice: «Per unadimenticanza rimane nel testo del decreto Fiscale il riferimento ai capitali esteri, sia per la rottamazione che per il condono. Fonti del ministero dell’Economia assicurano, però, che le parti del testo sulla pace fiscale e i processi verbali di constatazione verranno modificati in Parlamento». Le incertezze grammaticali non sono evidentemente una esclusiva dei nostri politici, ma le virgolette sono nel testo. Come dire che alla dimenticanza non ci crede nessuno!
Ma, insomma avete capito? Altro che De Filippo, qui siamo alla commedia dell’arte, ad Arlecchino servo di due padroni, allo sberleffo cosmico, alla presa per i fondelli sesquipedale … e lui si ‘incazza’.

E va bene la prima volta, quando si precipitò dall’ospitale Bruno Vespa, qualcuno poteva anche credere che il ragazzo fosse caduto in una trappola, fosse l’oggetto di un colpo di mano, di una piccola fregatura, di una ingenuità. Ve lo ricordate no? Il viso contratto e rosso (beh, dato il colorito olivastro non si nota molto, ma io sono napoletano e agli ‘olivastri’ ambosessi sono abituato e quindi lo vedo se sono rossi … lo era!) le labbra strette, la penna in mano ad indicare dove la ‘manina’ aveva fatto il pasticcio. E a voce stentorea, sicura di sé, inequivoca, dichiarare: «nessun condono mai, nessuno scudo per i capitali all’estero».
Me ne dovete dare atto, ero molto dubbioso (malpensante) e avevo addirittura suggerito che la manina di plastica offertagli dal suo compagno Grillo, avesse un doppio senso. Per carità, forse mi sbagliavo, Grillo era lì solo per contestare il Capo dello Stato e per insultare i malati di autismo, ma il dubbio permaneva e permane. Per carità, lo dico subito, è solo un sospetto indecoroso, una cosa impossibile, assolutamente impensabile. Ma, che volete, io sono malpensante e quindi … penso male!

Comunque, sta in fatto che lui, proprio lui, esattamente lui, Lui in persona, dice ora che nel decreto c’è unadistrazione’, anzi, peggio, ‘cita’ la rilevata ‘distrazione’ scoperta dalla menzionata Public Policy. Ma come, dopo tutto il chiasso (Casalino direbbe casino, ma io conosco solo i casinò) il bailamme, gli strilli, le convocazioni urgenti di Consigli dei Ministri e di ‘vertici’ (perché lui è al vertice, pensa) le correzioni a penna fatte da lui personalmente in persona, dopo tutto ciò, ci ricasca e manco se ne accorge! Ma che fa tutto il giorno ‘sto ragazzo, chi diamine li scrive ‘sti decreti … altro che manine!
E vabbè direte, voi quattro Lettori, vabbè il ragazzo è pieno di cose da fare, e le manine ostili sono tante, non ha visto … però ci hanno detto che hanno letto tutto accuratamente, insieme; ci hanno detto che arrivavano bozze complicatissime e le studiavano con cura, cultura e puntigliosità e poi le scrivevano tutti insieme, facendo le prove tecniche per vedere che tutto funzioni, e nonostante tutto questo, zac, la manina, un’altra volta.
Eh certo, lo capisco bene che si innervosisca … il suo linguaggio non mi è proprio e quindi lo lascio a lui. Poi hanno pure fatto un ‘vertice’, ma della cosa non si è parlato. Certo che il dubbio che ci si trovi di fronte al solito gioco delle parti è forte. Ma, ci assicura Di Maio (Salvini tace, sarà una ‘distrazione’ anche questa?) in Parlamento ogni cosa andrà a posto.

Solo che, dall’alto della sua scienza e coscienza, l’ottimo Di Maio ha dimenticato di completare il discorso. Non ha detto che il Decreto legge, perché si tratta di un decreto legge, è in vigore dal 24.10.2018, e prima che possa essere modificato (ulteriori ‘distrazioni’ permettendo) passeranno circa due mesi, e in questi due mesi, hai voglia quanti capitali si potranno scudare’, come dicono loro.
Si dimentica sempre, e non ce la possiamo prendere con Robespierre, perché lui ha frequentato la scuola del potere, ma l’Università no, non ce la possiamo prendere, dico, con Giggino, perché lui non lo sa (per lui non vale la regola ‘ignorantia legis non excusat’, pare) ma un decreto legge entra immediatamente in vigore e infatti è entrato in vigore alle ore 00.01 del 24.10.2018 e quindi chi lo abbia voluto o gli faccia comodo si può dare da fare. E siccome è una legge dello Stato (certo, bisognerebbe spiegare a Di Maio e Salvini cosa sia uno Stato, ma oggi non ne ho voglia) va rispettata. È vero, per carità, che la legge e la Costituzione prevedono che il Parlamento può adottare leggi che ‘sanino’ gli effetti del decreto non entrato in vigore o modificato, ma intanto il decreto è in vigore e, come si dice, ‘chi s’è visto s’è visto’ o anche ‘chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato’.
Perché una cosa è certa, certissima. Tutto si può fare, ma certamente non si può prevedere a posteriori una norma penale, per chi abbia importato i suoi capitali utilizzando il decreto e nemmeno una multa o un pagamento diverso retroattivi.
Come dire: se avete soldi all’estero, e volete riportarli in Italia, coraggio, è il momento buono, ma fate in fretta, ma proprio in grande fretta.
Capite perché i sei di cui sopra pure loro sono un pochinoincazzati? Capite perché manco più si paga Casaleggio?

Certo, bisognerebbe che qualcuno avesse voglia di portare capitali in Italia, mentre a quanto pare, la gran parte di coloro che hanno capitali, anche piccoli, piuttosto cerca di portarli fuori.
E sì, perché i guai, per Di Maio & co., non vengono mai da soli, oppure i guai provocati da quei due non sono mai singoli.
Perché, a quanto pare, il Sottosegretario Massimo Garavaglia sta preparando un altro bel colpetto per gli italiani: i CIR, ‘conti individuali di risparmio’. Cioè un meccanismo per il quale se un italiano compra dei BTP, o altro del genere, avrebbe uno sconto fiscale, cosa che varrebbe, però, solo per gli italiani e solo per cifre modeste e, per di più, con l’obbligo di non rivenderli fino alla scadenza. Orbene, è certo che un malpensante come me potrebbe immaginare che si voglia, in realtà, predisporre un meccanismo diprestito forzoso’, per cui uno potrebbe essere obbligato a comprarli quei titoli (qualcosa di simile a ciò che fece il Governo Amato, quando dalla sera alla mattina prelevò dei soldi dai conti correnti degli italiani) e poi non li potrebbe nemmeno rivendere. Qualcosa del genere, con riferimento alle pensioni (sempre i pensionati a prendere botte in testa) lo fece, se non sbaglio, una ventina di anni fa il Governo Dini.
Ciò, però, incrementerebbe ancora di più la percentuale di debito pubblico in mano ad italiani, ‘scaricando’ le banche straniere dal peso di titoli sempre meno affidabili, e lasciando alla fine agli italiani il compito di gestirsi i propri debiti, senza gravare direttamente sulle banche. Non credo che sia un caso che in ‘ambienti tedeschi’ una cosa del genere venga ipotizzata, mi riferisco al signor Karsten Wendorff, della Banca Centrale tedesca.
Non è nemmeno detto che sia un male in sé, anzi, potrebbe suscitare una sorta di orgoglio nazionale (chi può dimenticare quando Prodi riuscì ad imporre una piccola tassa agli italiani per entrare nell’euro e gli italiani ne furono entusiasti davvero) purché, però, non forzoso! Vedremo, ma, non escluderei che una operazione del genere possa evidenziare dei problemi di costituzionalità, a parte il fatto che, credo, non sarebbe del tutto coerente con le regole europee emettere dei titoli di Stato acquistabili solo da italiani. Ma, data la situazione attuale, se venisse realizzata sarebbe, però, una ennesimarotturadella cooperazione europea e (lo so, ormai lo ripeto in continuazione, ma la cosa mi preoccupa assai) e specialmente un ulteriore passo verso l’isolamento dell’Italia: cosa, guarda un po’, molto gradita a Salvini e Di Maio, ma anche ai tedeschi e non solo, specie ora che il Governo della signora Angela Merkel è estremamente indebolito, tanto che dalla Banca Centrale tedesca possono partire messaggi del genere, impensabili fino a tre mesi fa. Il risultato, è vero, sarebbe devastante, ma la miopia e l’ottusità dei sovranisti nostrani, temo, non ha limiti.
Ma il bello per Giggino deve ancora arrivare: oggi la famigerata legge di Bilancio arriva alle Camere, e a giorni sul tavolo ci sarà la TAV. In bocca al lupo ragazzo!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.