lunedì, Ottobre 26

Di Maio – Salvini: la spallata alla Costituzione Quel ‘gioco’ contro Mattarella è sulla ‘testa’ della Repubblica. Se la Presidenza della Repubblica diventa quella che ‘controfirma’ senza fiatare è fatta

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La sera del 28 Maggio l’Onorevole Luigi Di Maio parlando, col suo consueto tono competentemente assertivo, con un Bruno Vespa, come sempre pieghevole come un giovane giunco, ha detto tra l’altro che il Presidente della Repubblica ha rifiutato di ‘controfirmare’ (testuale) le nomine dei Ministri. Più o meno alla stessa ora il vice-Salvini (l’Onorevole Giancarlo Giorgetti) diceva, in contraddizione con Di Maio smentito dal Quirinale, di non avere notizia di altre proposte alternative a quella di Paolo Savona da parte di Di Maio, e meno che mai di altri. Intanto il medesimo Di Maio propagandava una contro-manifestazionepacifica’ (sic) per il 2 Giugno, contro chi, contro la Costituzione che lì si celebra, ad opera di un deputato della Repubblica?; sempre la sera del 28 il frenetico onorevole proponeva l’impeachment di Mattarella: un po’ di inglese maccheronico, che fa sempre chic. La sera del 29, Martedì, Salvini urlava, tra l’altro che aveva presentato un bel programma perfettamente confezionato e una lista di Ministri completa, che il Capo dello Stato ‘cattivo’ aveva rifiutato di accettare: chiosa  Marco Travaglio «per motivi politici»  (sic anche qui); poi Di Maio la stessa sera diceva che con Mattarella si poteva trattare piuttosto che fare l’impeachment, cosa ‘bocciata’ stamane (30 Maggio) da Salvini, mentre  l’incontenibile Di Maio afferma assertivo e rispettoso come sempre, «si riapre (il mercato, direbbe Salvini richiudendolo) ma o Conte o morte»: è la vaudeville!

Sorvolo sul ‘colpo di Stato’ mattarelliano evocato da tal Professor  Paolo Becchi. Così come sulle demenziali dichiarazioni, pure mal tradotte, di un certo Signor …. Oettinger che diceva, da buon tetesco di Cermania’ che i mercati avrebbero insegnato agli italiani a votare bene … solo quello ci mancava!

Mamma mia, ormai l’urlio scomposto è assordante.

Ciò che colpisce è l’ottusa ignoranza delle regole elementari della democrazia e della nostra Costituzione, per non parlare della buona educazione e della coerenza.

Torno quindi a spiegare, pacatamente, Walter Veltroni mi perdonerà.

La nostra Costituzione, non a caso, stabilisce che il Capo dello Stato nomina il Presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri. ‘Nomina’ significa che li sceglie lui come crede e l’ho, credo, già spiegato proprio qui. Il nostro Paese è parte di un complesso sistema internazionale che fa capo sia alla Comunità internazionale in senso lato, che all’Unione Europea: ‘complesso’ perché tutto si tiene. Ad entrambe la nostra Costituzione fa esplicito riferimento in molti articoli, a cominciare dal 10  – obbligo di rispetto delle norme di diritto internazionale consuetudinario, obbligo di asilo e divieto di estradizione per motivi politici – e 11 – obbligo di non usare la forza e facoltà di cedere una parte della sovranità per partecipare ad Unioni internazionali come l’UE, appunto, o le Nazioni Unite, ecc. Ma anche altrove come ad esempio all’art. 2 dove si fa esplicito riferimento ai diritti dell’uomo riconosciuti a livello internazionale dalla Dichiarazione Universale in poi (1948, in contemporanea alla Costituzione!): non per caso l’Italia è parte della Convenzione Europea sui diritti dell’uomo e della relativa Corte. All’articolo 117.1, infine, si definiscono come ‘vincoli’ gli obblighi comunitari.

Se le norme di diritto internazionale e comunitario sono obblighi costituzionali, prima di violarli o di proporsi di farlo bisogna fare due cose: a.- negoziare, se possibile, con le istituzioni internazionali le modifiche dei trattati che ci interessano; b.- modificare la Costituzione per poter agire unilateralmente in mancanza di accordo.

E dunque, il Presidente della Repubblica, di fronte ad un Ministro che, largamente accreditato di ciò come vediamo fra un momento, si propone di violare i trattati, grazie ad una decisione assunta nottetempo dal Consiglio dei Ministri, deve, ripeto ‘deve’, rifiutarne la nomina, non per motivi politici (come dice Travaglio) ma per motivi costituzionali, strettamente costituzionali.

Dato che nel bailamme di voci si perde la realtà dei fatti, cito testualmente dalla Prefazione del Professor Savona al volume di A.M. Rinaldi, dall’elegante titolo, ‘Europa Kaputt, Noi (s)venduti all’Euro’, 2013,  (posizione Kindle 55, ho il volume in edizione elettronica): «Tramutato nel linguaggio da me proposto e da altri usato, anche internazionalmente, per coltivare la speranza di sconfiggere gli egoismi nazionali occorre avere un Piano A composto da due parti: ciò che va corretto a livello comunitario e ciò che deve essere fatto a livello nazionale, per poi battersi sul piano politico per avere l’uno e l’altro. Per affrontare una eventuale condizione di non sanabilità significa invece preparare un Piano B di uscita dall’euro e, ove necessario, dal mercato comune europeo, rinunciando all’idea che l’attuale costruzione europea sia irreversibile e che il problema consista nell’addentrarsi sempre più in un meccanismo economico-politico che ci fa perdere le conquiste raggiunte nel dopoguerra e ci tramuta in una colonia europea; l’accettazione di questo status contrasta con la Costituzione italiana e su questo punto Rinaldi è giustamente inflessibile: i governanti sono tenuti a rispettarla e non possono accettare che il sistema evolva in direzione di una perdita di sovranità e conseguente decadenza. … »: quest’ultima affermazione, come vedremo fra un momento, è rigorosamente falsa. Il discorso, però, è limpido e chiaro, ma ipotizza in modo complesso e molto articolato, perfino nobile, una uscita dall’euro e addirittura dall’UE. Detto così, ciò non può non ‘spaventarei mercati e l’UE. Tanto più che evidentemente l’Autore ha ‘dimenticato’ di leggere l’articolo 117.1, che esplicitamente parla di ‘vincoli’ posti dall’UE e che la ‘perdita di sovranità’ essendo prevista esplicitamente all’articolo 11 non è ‘perdita’, ma libera accettazione di una cessione, allo stato dei fatti, perfettamente reversibile. Come dico: di fronte a ciò, il Capo dello Stato deve rifiutare quel Ministro (e forse addirittura quel Governo).

Tutto ciò è perfettamente noto perfino a Di Maio, che se non altro lo avrà sentito dire dal professor Giuseppe Conte, che, benché civilista la Costituzione penso la abbia letta, magari a New York oppure dal mitico prof. Giacinto Della Cananea, spesso evocato come la Madonna dell’Arco, Di Maio è di quelle parti, e mi capisce.

I Ministri possono essere elencati quanto si vuole, ma li sceglie il Capo dello Stato; gli obblighi comunitari (e internazionali) non possono essere programmaticamente violati da un Ministro. Lo Stato Italia è perfettamente libero di farlo, ma negoziando, noncolpendo alle spalle’.

In attesa del negoziato, però, altra cosa che sfugge spesso agli urli sguaiati dei politici e ai commenti dei ‘grandi giornalisti’ dei ‘grandi giornali’, si possono ottenere molte cose agendo nel rispetto delle regole a livello comunitario. Lo sanno i nostri Di Maio e Salvini, che la stragrande maggioranza delle decisioni comunitarie sono assunte dal Consiglio dei Ministri (i Ministri o i Presidenti del Consiglio dei Ministri di tutti gli Stati membri Italia inclusa) per lo più all’unanimità o a maggioranza qualificatissima: tanto che il voto contrario dell’Italia sarebbe per lo più sufficiente a bloccarle? Comprese le tanto vituperate decisioni sulla dimensione delle vongole, che tanto offendono Salvini. Se non lo sanno, sono certo che non mancherà qualche professor Della Cananea a spiegarglielo, ma si sbrighino ad andarci.

Se poi i nostri Ministri sono o sono stati finora dei fessi, la colpa non è dell’UE e meno che mai di Mattarella. È però difficile pensare che quei signori queste cose non le sappiano. Le sanno, e allora perché dicono e fanno le cose che dicono e fanno?

Si dice sia in atto un braccio di ferro tra Mattarella e Salvini-Dimaio. Il Capo dello Stato non fa braccia di ferro, non può, non ha gli strumenti: applica le regole, e questo non è braccio di ferro. Invece, gli altri possono pressare il Capo dello Stato per ottenere ciò che vogliono: non applicare le regole. L’obiettivo è semplice e chiaro: dare una spallata all’equilibrio della nostra Costituzione, per ottenere che il Presidente non faccia più il suo lavoro di Garante -Garante, non arbitro, altra sciocchezza frequentemente detta. Garante oggi, mi pare, isolato anche e specialmente dai molti che solitamente gli scodinzolano intorno … tutti presi a capire intorno a chi, alla fine, potranno scodinzolare. Io, invece, la coda la ho persa da un po’.

Ma se la Presidenza della Repubblica diventa, anche solo di fatto, quella checontrofirmasenza fiatare, il gioco è fatto e magari tra un po’ si potrà parlare anche ad alta voce di ciò di cui si parla oggi sottovoce: un Presidente della Repubblica eletto direttamente dalpopolo’. Niente di male in sé, le Repubbliche presidenziali abbondano, ma non scardinando il sistema dei controlli e degli equilibri tra poteri e contro-poteri, perché altrimenti è autoritarismo, magari non ‘presidenziale’, ma di qualche ‘uomo forte’ politico. E di aspiranti uomini forti ce ne è oggi in Italia … anche femmine.

Tutto ciò non si può farlo surrettiziamente. Il popolo italiano si è già pronunciato due volte su progetti animati da quello spirito. Non basta?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.