mercoledì, Febbraio 20

Di Maio: l’alfa e l’omega di tutto Di Maio giudica, decide, indica all’odio popolare una persona con nome e cognome, cinico e freddo nel suo disegno, specialmente ora che Di Battista è tornato

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In questo avvio di settimana particolarmente intenso sul fronte sia interno che internazionale, potrei iniziare paragonando l’Italia di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, con quella vera, o meglio con quella che agisce senza tenere conto delle pressioni psicologiche del salvinismo ‘cattivesco’. Insomma, potrei parlare della differenza profonda di Salvini e Di Maio e i loro accoliti, che lasciano cinquanta persone in mezzo al mare per settimane e la ‘gente’, quella sì, ‘gente’, quella sì, il ‘popolo’ (quando non è aizzato e inferocito, come vedremo fra un po’ su un’altra questione) di Crotone che si getta generosamente a mare per tirare fuori dall’acqua una cinquantina di persone a rischio di affogamento o almeno di assideramento.
Ripeto: persone.
Finiamola una buona volta di distinguere sempre tra donne e bambinie gli altri’. Finiamola, è un’altra vergogna nazionale, è un altro modo piagnucoloso per giustificare i propri comportamenti e nobilitarli: ‘salviamo le donne e i bambini’. Tutto ciò è solo frutto di una mentalità superficiale e becera, priva di coscienza, appunto quella coscienza che ha indotto la popolazione (perché è stata proprio la popolazione) di Crotone, ‘terroni’ della peggior specie, come direbbe qualcuno più nordico e ‘istruito’ … al male, a salvarli a proprie spese, coprendoli con i propri vestiti, somministrandogli il proprio cibo, accogliendoli nelle proprie case (non credo che Salvini li rimborserà, ma sono certo che rifiuterebbero) e facendo scattare una efficientissima, benché, ‘terronaazione di Polizia che in dieci minuti ha trovato e arrestato gli scafisti.
Ma è inutile per due motivi: l’odio è fonte di voti e quindi ragionarci con chi li cerca è inutile, l’odio, alla lunga, si esaurisce, alla lunga ci si sveglia e, dunque, meglio continuare nella denuncia quotidiana della realtà in attesa che passi l’onda.

Non mi trattengo su ciò, ma su un’altra cosa, secondo me molto più seria e sulla quale se avessimo un ceto politico di gente pensante, si dovrebbe, e quindi potrebbe, ragionare.
Lo Stato, ogni Stato, ha delle regole. Quelle regole vanno rispettate, fino in fondo, che piacciano o meno. Se si vuole si può anche cambiarle, ma finché ci sono si rispettano e si fanno rispettare.
Una di queste regole, nel nostro Paese, è che spetta alla Magistratura giudicare i reati, secondo le procedure e in applicazione delle regole, che le nostre Istituzioni si sono date. E solo su quella base. In un Paese come il nostro, nel quale un principio fondamentale è quello delladivisione dei poteri’, che è lo strumento inventato da secoli per evitare che qualcuno prenda il potere e faccia ciò che vuole. È un principio semplice semplice, a seguito del quale la politica fa le regole e la Magistratura le applica.

Mi fa orrore, anzi, mi disgusta, quindi, vedere un politico, o meglio, un politicante, sbraitare in piazza contro una sentenza e chi da quella sentenza è stato assolto, con frasi di odio e di minaccia, con inviti o chiamate letteralmente al pogrom. Leggetele le parole di Di Maio dopo l’assoluzione di alcuni (quindi non tutti, anzi) degli imputati nel processo per l’incidente di Avellino. Lui, Di Maio, giudica, lui decide, lui sceglie tra le perizie e decide: «Il grido di dolore delle famiglie delle vittime di Avellino dopo l’assoluzione dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci lo capisco e mi fa incazzare. Per essere chiari: io ce l’ho con la feccia politica che in questi anni ha firmato ad Autostrade contratti capestro che li solleva da ogni responsabilità, dandogli tutti le garanzie economiche e legali del caso». Sorvolo sul linguaggio da trivio: un politico dovrebbe essere di esempio … figuriamoci. Sorvolo anche sulla criptica affermazione circa il ‘contratto capestro’: che vuol dire?
Se costui fosse un politico, senza bisogno di insultare, dovrebbe solo dire che da ora in poi si faranno contratti diversi (sempre che li sappia fare, e su ciò ho i miei dubbi), ma non indicherebbe mai all’odio popolare una persona con nome e cognome. Io non credo che Castellucci lo denuncerà, anche se quella frase è un reato evidente. Ma un politico che poi aggiunge: «È dalla caduta del Ponte Morandi che come Governo stiamo lavorando per togliere le concessioni ad Autostrade. Più ci leggiamo le carte, più capiamo che ai Benetton era stata garantita impunità e profitti sicuri come a nessuno mai nella storia di questo Paese. Ma ce la faremo a spuntarla. Non so quanto tempo ci vorrà, ma le autostrade ce le riprendiamo!». Quindi, il Governo non sta lavorando per migliorare le autostrade o il meccanismo di concessione, ma per togliere la concessione ad una persona (o meglio azienda) specifica. Potrei chiedere, retoricamente, se si rende conto di quello che dice, della gravità della sue affermazioni. Non ne vale la pena.
Ma è civilmente e costituzionalmente devastante sentire un politicante affermare che sta lavorando per impedire a qualcuno di fare qualcosa che, come qualunque cittadino, ha il diritto di fare.

È la distorsione grave dell’idea del potere che emerge da queste frasi. L’affermazione, cioè, di un potere che non ha, né vuole, controlli o contropoteri: decido io, decido tutto io, secondo i miei intendimenti: oggi Benetton, domani chi sa. E questa, a quanto pare, non è solo l’idea … beh non esageriamo ….. la concezione del potere di Di Maio, ma anche di altri suoi soci e colleghi, quando ad esempio uno di loro (non ne ricordo il nome, ma non è importante) dice, avendo letto il titolo volgare di ‘Libero’ sui ‘terroni’ (secondo Feltri, ironico, sarà … non sapevo che Feltri avesse senso dell’ironia, confesso) che «allora si toglieranno i finanziamenti al giornale». Eccolo lì, di nuovo: il potere sono io, decido io, tu sei mio nemico e io ti tolgo i soldi.
Se questo è lo ‘Stato di diritto’ secondo costoro, stiamo freschi. Questo è il famoso ‘cambiamento’.

Quante volte lo ho detto? Tra Di Maio e Salvini, è una bella gara.
Quante volte lo ho detto? Tra Di Maio e Salvini, io temo di più, molto di più, il primo, perché Salvini è ‘solo’ cattivo, è portatore di odio verso i diversi da lui. Di Maio è cinico e freddo nel suo disegno di diventare l’alfa e l’omega di tutto. Specialmente ora che Di Battista è tornato e, lo si voglia o no, lo si dica o meno, c’è una alternativa, probabilmente ancora più radicale e poujadista, violenta. E allora Di Maio ha fretta e non può assolutamente andare ora ad elezioni: Robespierre-Di Maio ha incontrato il suo Fouché-Di Battista. Che, non a caso, ‘difende’ Claudio Baglioni, usandolo (attento Baglioni, attento, misuri da ora in avanti ogni parola, ogni gesto, ogni sospiro!) come una delle pietre da mettere negli ingranaggi per farlo ‘grippare’ e certo non sarà la sola, siamo solo all’inizio.

Lo abbiamo visto. Baglioni fa una affermazione banale, esprimendo una sua opinione. A mio parere ne ha non solo il diritto, ma il dovere: è un uomo, non una marionetta al servizio di qualcuno. E la signora Teresa De Santis, direttore di Raiuno, afferma: «Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di grande cerimonia di svago e spettacolo nazionale. Invece, e non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio». Svago, spettacolo, solo canzonette, grande cerimonia, comizio … e costei dirige nientemeno che la Rete1 della RAI di Stato, cioè di noi tutti! E, notate, quanti si sono affrettati a dichiararsi d’accordo … eh, la pagnotta!
Certo, mai come ora, la Rai è uno strumento nelle mani dei due dioscuri (e meno male che avrebbero ‘liberato la RAI dai partiti’!), ma da Fo, Gaber, Luttazzi, De André ecc., che poi vengono puntualmente ‘riscoperti’ (in Italia ci siamo abituati, da Savonarola, Galilei ecc. in poi!), le voci discordi ci sono sempre state e qualche volta ne hanno pagato le conseguenze (evviva la libertà!) altre no. E qui, puntualmente: la direttrice (filo-leghista) gli spara addosso, il direttore generale (filo-stelluto) lo difende, il Presidente (filo-leghista) si barcamena, il reduce dal Guatemala si differenzia, dice ‘a me piace Baglioni’, e quindi deve piacere a tutti?

È sempre così, è sempre stato così: la lotta è fra due dioscuri, come spesso in passato -Craxi-De Martino, Andreotti-Fanfani, Renzi-D’Alema- … solo che questi due qui, hanno progetti più a lungo termine, ma specialmente non hanno opposizione: le democrazie senza opposizione muoiono. La nostra forse non è ancora morta, ma soffre assai!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.