sabato, Maggio 25

Di Maio, il Robespierre d’ Egitto Che il nostro 'governo' fosse privo di Presidente del Consiglio era cosa nota. Ma anche di Ministro degli Esteri, dell’economia, di chi sa cos’altro? Chi fa che e come?

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Permettetemi, e senza offesa per nessuno, ma qui ormai siamo alla vaudeville in senso pieno e tecnico.  Ho accennato al fatto che tra i due dioscuri del governo c’è una evidente competizione mediatica. Se uno fa una cosa da prima pagina (cioè sempre, basta soffiare sui toni et voila) l’altro immediatamente fa lo stesso su altri temi, sempre gonfiati e strillati.

E dunque, fino a ieri, ci si alternava: Matteo Salvini faceva scalpore maltrattando e facendo maltrattare i migranti, e poi offrendo il suo non villoso petto ai colpi della Magistratura; Luigi Di Maio, altrimenti noto come il Robespierre del Vesuvio, faceva urla straordinarie sulle Autostrade e poi si proponeva di rovesciare il mondo: tutte le concessioni, tutti gli appalti, tutte … boh, fate voi. Tutto, tutto da rifare come diceva Bartali.

Ognuno, poi, fa tutte le parti in commedia e anche questo è il bello, per modo di dire, perché non si capisce più niente: chi fa che e come? Certo, va detto a loro onore, per gli interlocutori (loro usano sempre questo lemma) stranieri è la perfezione, sono confusi e interdetti e quindi sono preda della nostra fulminea diplomazia.

E dunque. Martedì Salvini, ha posto le basi per una nuova politica estera italiana: la politica dello sfascio e dell’autoritarismo retrogrado e baciapile, con l’incontro con Orban, in quale veste e con quale scopo dio solo lo sa, ma chiaro in un solo punto: sparare a palle incatenate non solo sull’Europa (manco noi facessimo parte dell’Asia) ma in particolare su Macron, che infatti ieri replicava a muso duro. Ottimo, così si rafforza lo spirito di cooperazione e di comprensione reciproca: ci si lamenta della scarsa cooperazione e si spara su chi dovrebbe cooperare. Diceva un tale molto (tristemente, secondo me) famoso una cui nipote siede nel nostro Parlamento: “molti nemici, molto onore”. Sia chiaro ho detto ieri che non sarei intervenuto sulle polemiche europee dando credito all’idea che il “Governo” stia facendo scena per avere qualcosa, ma se uno prende a schiaffi personali uno dei più importanti alleati, è difficile comprendere come ciò possa aiutare nella battaglia europea sul bilancio, che è poi la vera battaglia da combattere.

Gli faceva non certo timidamente eco Robespierre, alludendo ad un mancato versamento delle quote UE, cioè ad una violazione plateale del trattato, che implica una sanzione automatica. Naturalmente, siccome l’intelligenza non manca mai di farsi vedere, il Commissario non so cosa non ha perso l’occasione di dire una cosa tanto inutile quanto controproducente, visti i personaggi in commedia: non pagare sarebbe una violazione dei trattati. Bella scoperta, lo sappiamo benissimo, ma la brillante affermazione ha immediatamente permesso ai due di scatenarsi a dire che se ne fregano (linguaggio classicamente dimaiano) e quant’altro. Dire cose ovvie, è cosa nota, è assolutamente inutile: qualcuno vorrebbe cortesemente spiegarlo al brillante Commissario europeo, “burocrate” secondo Robespierre? Sorvolo poi sulla finezza diplomatica della frase con cui si sottolinea che “quando li si tocca nei soldi” reagiscono, frase usata spesso con riferimento ad altri.

Ma insomma, sul proscenio restava fermamente Salvini, con i suoi vaneggiamenti in Orbance (copyright L. Annunziata … hai visto mai, mi fa causa) e dunque Roby ne ha trovata una bellissima davvero: sempre da prima pagina, sempre inutile, sempre molto populistica. E infatti il ragazzo è andato a trovare Al Sisi (rais dell’Egitto) a parlargli … di Giulio Regeni. Premesso che la faccenda Regeni è tutt’altro che chiara (e, temo, non solo per colpa di Al Sisi) io credo che sia disgustoso, scusate il termine troppo edulcorato, utilizzare la morte di un giovane per farci politica, ma tant’è. Di Maio-Robespierre ne ha parlato (immagino fermamente) ad Al-Sisi, che ha detto, dice Roby, “Regeni è uno di noi”. Credo, ha aggiunto Di Maio “che visite come questa possano contribuire ad accelerare l’accertamento della verità”. Mi permetto di tradurre a modo mio: ‘non sono servite a nulla, ma non si può mai sapere, io intanto mi sono fatto vedere’. Ha anche aggiunto che l’amicizia con l’Egitto (del quale, peraltro eravamo già “amici” da prima, da molto prima) potrà aiutare a risolvere la situazione in Libia, visto che l’Egitto è amico e sostenitore anche militare di Haftar e nemico acerrimo di Sarraj … ma io di politica estera non mi permetto di parlare, lascio fare a Cavour e Metternich, improvvisamente amici! Un pensiero rispettoso alla famiglia di Regeni, che non ha voluto commentare la cosa!

Mi permetto di fare solo una domanda. Che il nostro ‘governo’ fosse privo di Presidente del Consiglio era cosa nota. Ma anche di Ministro degli Esteri, della Difesa, dell’economia, dell’UE, di chi sa cos’altro? Sarà così, per carità: di fronte alla genialità onnisciente di questi novelli Bismarck mi taccio, ma, dico, quei Tizi che siedono alla Farnesina, al Ministero della difesa, ecc., che li paghiamo a fare? Alla prossima, dunque.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.