mercoledì, Luglio 24

Di Maio ha salvato il Governo in nome del potere, in attesa che Salvini se lo mangi La consultazione ovviamente si è conclusa come Giggino voleva, ora la diarchia di Governo continuerà anche dopo le elezioni europee, quanto basta per dare a Salvini l’opportunità di liberarsi dell’inutile e scomodo Di Maio

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Indipendentemente dal risultato della mitica consultazione della ‘base’, che si è conclusa come largamente previsto (e così il Pilato Giggino potrà lavarsene le mani), colpiscono alcune cose, una delle quali, credo, è che si sta preparando, nel partito delle stelle, una resa dei conti, forse soft e certamente rallentata, per le elezioni europee, ma sicuramente significativa. In un partito nel quale la ‘base’ è composta da qualche decine di migliaia di persone -hanno votato, dicono dalla piattaforma Rousseau, 52.417-, persone misteriose, e che ormai chiaramente punta solo al mantenimento del potere … -quale potere, è, poi, tutto da vedere. Ma io ad una resa dei conti non credo affatto, e spiego perché.

Perché ora le cose si fanno difficili e, nonostante la loro arroganza, specie quella dei ‘belli di papà’ Luigi Di Maio e Dibba (Alessandro Di Battatista), sia insopportabile, mi fa un po’ pena vederli dibattersi in una situazione che visibilmente non controllano più. Anche se, come ho detto più volte, questo è anche il momento più pericoloso per la nostra società con un Matteo Salvini al massimo della sua potenza e forza, che uscirà comunque vincente dal risultato della questione Diciotti, e con un Di Maio, specie lui, in ritirata non strategica e sempre più isolato anche nel suo partito e perfino dal fondatore dello stesso, che chiaramente lo ha mollato, anche se poi fa una finta marcia indietro, isolato ma anche sempre più, anche visibilmente, rabbioso, ma capace di creare ostilità. Lo si è visto ieri, quando ha ‘presentato’ non so quale scuola organizzata da una azienda di Stato (guarda un po’) ma poi gli studenti (evviva, c’è ancora chi pensa) hanno rifiutato di accettare l’ennesima ‘passarella’ (così la hanno chiamata) costringendolo a ritirarsi in buon beh mica tanto ordine: che figuraccia!

Ma certo, in questa situazione, la tentazione di un colpo di mano potrebbe essere forte in due personaggi come Salvini e Di Maio, che con la democrazia hanno poco più di un rapporto verbale.

Di Maio, come ho detto, è chiaramente in difficoltà, visto che inanella errori su errori -dalla crisi diplomatica che ha creato con la Francia a quella con l’Europa, passando per la crisi indiretta creata con il caso Maduro. Gran parte di questi errori, del resto, li ha compiuti susuggerimentodel rientrato Di Battista, che sempre di più mi convinco non essere qui a cogliere margherite.

Salvini, invece, è al suo massimo di forza, non ha nulla da temere qui da noi. Non c’è opposizione, né a destra né a sinistra, con il PD che (roba da matti!) sceglierà il segretario pochi giorni prima delle elezioni europee e dopo quelle in Abruzzo e in Sardegna. Una sorta di suicidio politico, indotto dall’altro aspirante scalzatore italiano quel bel tipo di Matteo Renzi, che ora si scopre anche scrittore naturalmente di successo e di cassetta, e che di fatto ha messo in ginocchio dopo l’intera Italia il suo partito, del quale, come Di Battista, aspetta solo il momento per riprenderne il controllo, magari in una prospettiva … calendiana. Priva, quest’ultima, forse di prospettiva, ma potenzialmente ricca di potere, specie se gli stellini dovessero avere la prevista batosta alle europee. Anche se, come si dice chi di spada ferisce … proprio oggi (sarà un caso, per carità) gli vanno ad arrestare i genitori. No comment!

Il crollo dei 5S, o meglio la impossibilità di continuare questa esperienza di Governo che, in teoria, potrebbe essere la conseguenza di tutto ciò, peraltro, potrebbe, secondo me, fare riaprire i giochi e non in direzione del PD. Salvini da solo con i rimasugli della destra, con Berlusconi e la Meloni (poco più di una macchietta) non ha moltissime prospettiva, credo, e potrebbe dunque essere tentato di fare qualche gioco di prestigio. Anche perché il TAV per lui è essenziale, e portare avanti la divisione in due dell’Italia anche (Zaia parlava l’altro giorno di ‘ecatombe’, nessuno lo ha sottolineato, ma che significa se non l’apertura di un fronte di contestazione molto ‘energico’?) e avviarsi ad una consistente riduzione fiscale non si sa pagata da chi per lui diventa essenziale. Salvini, infatti, vince la battaglia, ma anche lui di problemi ne ha non pochi, e oramai dai residui stellini non potrà ottenere più molto. E allora, potrebbe essere tentato da una alleanza con un pasticcetto di mezzo PD qualche lista civica e qualche amichetto di Calenda … potrebbe essere la soluzione? Ma non credo che sarebbe praticabile dopo tutto quello che ha detto del PD e di Calenda.

E allora, forse, si ritorna a quanto accennavo prima: non resta che continuare così. Si parla molto in questi giorni dell’anima dei 5S, del loro progetto, della loro diversità ‘culturale’ (culturale?) da Salvini … mah, sarà.
A me non sembra. Di Maio (e Casaleggio, ma anche Grillo) e Salvini vogliono una cosa sola e la hanno quasi raggiunta, gli manca poco ancora: il potere, il potere assoluto. E allora perché non continuare insieme anche dopo le elezioni europee? continuare questa finta diarchia ancora quanto basta per dare a Salvini l’opportunità di liberarsi dell’inutile e scomodo Di Maio, Di Battista incluso?

Le diarchie finiscono sempre, e sempre male. Sbaglio?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.