giovedì, Aprile 25

Di Maio gli apre la strada, gli elettori Cinque Stelle virano sul leader neoleghista Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 52

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Non la notizia più importante del giorno, e di questi giorni, per quanto riguarda l’Italia, ma certo la più cruciale: cioè che sta clamorosamente, e sempre più velocemente, crescendo il consenso tra gli elettori del MoVimento Cinque Stelle nei confronti della politica neoleghista di Matteo Salvini, cui apre la strada Luigi Di Maio. (Per non parlare di tutti gli altri, che pure…). E intorno al consenso di Salvini pare crescere l’idea di una ‘Lega a 5 Stelle’.

I ‘grillini’, nel senso degli elettori cha hanno dato il proprio voto ai ‘ragazzi di Beppe Grillo’ e di chi comunque si ritiene di quell’area, sembrano sempre più attratti dal leader della Lega, soprattutto dalle sue arrembanti posizioni. In un anno tra gli elettori del Movimento i favorevoli a respingere i migranti sarebbero saliti dal 27% al 47%. Un dato clamoroso, letteralmente, tanto più perché via via in progressiva accelerazione. E perfettamente credibile. Il ‘polso’ della situazione da parte dei sondaggisti, e di chi segue con attenzione lo svilupparsi delle dinamiche sociali indica che il fenomeno va allargandosi a macchia d’olio. Sia nel senso di ’quel Fenomeno di Salvini’, termine che sta ad indicare chi fa qualcosa al di fuori dell’ordinario ma anche chi se la tira di quanto fa e insomma «Sta a fare il fenomeno». Sia nel senso del ‘fenomeno Salvini’, delle dinamiche che ha generato e attorno a lui si muovono.

«La politica italiana è sempre in viaggio. Sempre in fuga. Inseguendo un Aquarius. Oppure una Diciotti. Ieri come oggi: una nave carica di migranti in fuga dalla loro terra e in viaggio verso l’Europa. In transito, necessariamente, per l’Italia. Il regista di questa rappresentazione – ricorrente – è sempre lo stesso. Matteo Salvini. Leader della Lega. Vicepresidente del Consiglio. E ministro dell’Interno. Responsabile della difesa dei nostri confini» spiega Ilvo Diamanti su ‘la Repubblica’ nel suo ricorrente ‘Le Mappe’ che da il ‘la’ a queste cifre: ’Intorno al consenso per Salvini sta crescendo l’idea della Lega a Cinque Stelle’. E per Salvini i confini vanno difesi non dall’‘hostes’, dal nemico, ma da chi è costretto per i più diversi motivi ad abbandonare le proprie terre.

Lo abbiamo insistentemente, quasi ossessivamente scritto, e già dal 20 giugno 2018 quasi all’esordio di questo nostro ‘Barnum Italia’, viaggio-narrazione tra leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci nonché svariate altre tipologie animali, umane e talvolta disumane. La logica del ‘fine che giustifica i mezzi’ oltre che di scarsa moralità è soprattutto di scarsa efficacia, tanto più in questo caso: ‘Di Maio e Cinque Stelle: ma fino a che punto il fine giustifica i mezzi?‘ era il titolo di quel pezzo. I tempi hanno dimostrato, purtroppo quasi deterministicamente che era così, è così, e forse date le premessa non poteva e non potrà che essere così. (E ancora in ‘Movimento Cinque Stelle: buttare il bambino con l’acqua sporca?‘, 27 giugno 2018. E altro, e passim).

Se «Ma fino a che punto il fine giustifica i mezzi?» era la domanda a venti giorni dal giuramento del Governo comune MoVimento Cinque Stelle-Lega (e a poco più di dieci dalla sua piena operatività dopo la Fiducia di Senato e Camera) è perché da subito emergevano evidenti sintomi della dinamica in atto osservando i comportamenti politici, parlamentari e soprattutto di Governo del Movimento Cinque Stelle. E del suo leader governativo, Luigi Di Maio. Oggi la risposta comincia ad essere nei numeri. Dei sondaggi (che valgono quel che valgono ma qualcosa valgono), nel polso del Paese, e poi saranno i numeri dei voti effettivi alle Regionali d’Abruzzo, alle Europee del prossimo maggio, alle altre Regionali del successivo novembre. E i fatti (e i numeri, e i voti) sono argomenti testardi.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’