domenica, Maggio 26

Di Maio e Salvini, la morte delle élite Le élite hanno le leve del comando del potere economico e finanziario, mica lo cedono così, a qualche avventuriero di turno

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Le attese di vita di un giovane laureato italiano sono la metà di quelle tedesche. Gli indicatori del dimezzamento delle prospettive sono i seguenti:  retribuzione; corrispondenza tra titolo di studio e mansione lavorativa (se ho studiato per essere classe dirigente e svolgo un’attività impiegatizia, la mia famiglia e lo Stato vedono trasformare l’investimento in debito); attesa di crescita lavorativa; attesa di crescita retributiva; rapporto costo della vita-reddito; debito pubblico; sistema di tassazione.

Ora, mentre la classe politica tedesca lavora per mantenere almeno i livelli esistenti, i politici italiani cosa fanno? Matteo Salvini ha come orizzonte di crescita italiana i suoi tweet su un cantante di Sanremo che pure perde, oppure i suoi tweet sui risultati del Milan, o, ancora, il suo presenziare ovunque via sia una festa in Italia indossando ogni volta le divise di qualche corpo dello Stato, dalla polizia ai carabinieri, dalla guardia di finanza ai pompieri. Ma è uno spettacolo davvero da Vice Primo Ministro e da Ministro dell’Interno? Non c’è qualcosa che stona in tutta questa divisione?…

Luigi Di Maio…beh, Di Maio è di una modestia tale che prendersela con lui è come sparare sulla croce rossa (ci pensano i suoi ex elettori a servigli i proiettili). E per non far sentire solo il suo fraterno amico, Alessandro Di Battista si prodiga pure lui in frasi che cercano lo choc comunicativo e pagano come lo sciocco di turno.

Ora, perché non guardano più avanti i nostri politici? Qual è l’ampiezza del loro sguardo? Ma ce lo dicono i loro stessi sguardi: non è l’investimento nei settori dove le nuove economie stanno soppiantando le vecchie a causa delle nuove super-tecnologie, perché per saper investire in istruzione ed economia serve avere uno sguardo istruito e in possesso di fondamentali nozioni di mercato e di economia. Non è il loro sguardo. Non abbiamo nei nostri politici una formazione universitaria che permette di avere quella elasticità mentale per intercettare i cambiamenti in atto nella società globale. Abbiamo razzisti, molto per convenienza che per profonda disposizione personale (il che è peggio, perché fa di un politico razzista per convenienza uno squalo pronto a divorare tutto, pur di avere lui la pancia piena); abbiamo provvedimenti assistenziali, come il reddito di cittadinanza e quota 100; abbiamo il condono indiscriminato, abbiamo l’effetto  dell’annuncio, ma l’annuncio non è il mercato del lavoro; abbiamo le prese di posizione roboanti contro il malnato di turno che compie la sua azione malnata, ma non mi aspetto che sia un Ministro a occuparsi del malnato. Lo fanno già le forze dell’ordine, a cui il ministro vuole rubare il lavoro o rubare la scena? Vediamo insomma qual è l’ampiezza dello sguardo di Salvini e Di Maio e non ravvisiamo in nessuno di questi provvedimenti sguardi in avanti. Non abbiamo mai letto un documento di politica economica provenire da questi politici, ma continuiamo a leggere tutti i giorni di loro tweet su cose di cui francamente si dovrebbero occupare i rotocalchi stile Novella 3000.

Si dice che questo sia la conseguenza della deriva populista, che se il popolo chiede quello glielo devi dare? Ma quale popolo? Io sono uno del popolo, ma mica mi interessa la caccia al negro (così lo chiamano i razzisti), mica dialogo con i tifosi delle curve degli stadi, i quali trafficano in droga, i cui proventi vanno a portare poi nelle sedi fasciste da cui provengono, mica dialogo con i gilet gialli, che entrano in scena per spaccare tutto. Non è tempo di farla finita con questo appello al popolo se il popolo di cui si parla è una piccola quota di insoddisfatti e repressi? Perché Salvini, Di Maio ecc. non parlano all’altro popolo? Perché non è nella loro missione. Ognuno parla in base agli strumenti che ha e parla a chi ha gli stessi strumenti. Triste sentire che la maggioranza del popolo ha altri strumenti ma nessuno che sia capace di farla parlare.

È a questo punto che si parla di élite, ma francamente anche qui qualcosa non torna. Perché se le élite fossero quelle rappresentate dal PD, come mai lo hanno mollato? Perché era più forte il popolo razzista, risentito, ecc.? Quindi, dobbiamo credere che le élite, sentita l’aria che tirava, si sono messe dalla parte dei populisti? È immaginabile una cosa del genere, immaginabile che élite sia, di volta in volta, chi prende il potere? Ma le élite hanno le leve del comando del potere economico e finanziario, mica lo cedono così, a qualche avventuriero di turno. Le élite fanno studiare i loro figli nelle più prestigiose Università del mondo e non le senti dire “mio figlio non lo iscriverò mai all’Università”. No, non funziona così. Qualcosa, anzi, fa credere che tutto il tema delle élite sia la più grande bufala in circolazione. Perché se dobbiamo pensare che il PD elitario sia quello della Leopolda, le élite sono ridotte a ben poca cosa; se le élite sono quattro imprenditori più uno, due finanzieri, piuttosto broker che alta finanza, le élite sono decadute assai. Se, ancora, dobbiamo pensare che le élite dialoghino ora con la Casaleggio Associati. E se le élite si riconoscono negli ignoranti alla Salvini, il conto si chiude: le élite non esistono. O meglio, non sono in nessuna di quelle realtà, PD compreso.

Le élite descritte da Pareto sono altro; e nel corso del tempo, poi, anche il modello di Pareto è diventato obsoleto. Le élite non entrano nell’agone pubblico, perché è da anni che quel cortile è occupato da modestissimi individui. Le élite, dopo essere riuscite a svincolare il denaro (economia e finanza) dalla politica, procedono su loro strade, che si incontrano con quelle della politica solo quando le élite hanno bisogno di far accelerare una procedura e se i politici si mettono di traverso, le élite se li comprano. Le élite sono da anni che hanno disinvestito nella politica pubblica; pensano solo a rafforzare la propria posizione e a restringere ancora di più la possibilità di accesso nei loro sistemi di affari e lo fanno anche mostrando un certo disinteresse, sino ad arrivare al disprezzo, per tutti quelli che non ce la fanno a seguire le briciole che loro lasciano.

Più il popolo visto da Salvini e Di Maio avanza, più le élite si godono la propria posizione, anche perché ottengono un insperato favore: nessuno le mette davvero in crisi.

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