lunedì, Ottobre 21

Di Maio, Dibba, Salvini … ora governate per tutti La ‘manovra’ ora c’è, bene, allora cominciamo a fare sul serio o continuiamo a fare propaganda sull’orlo del baratro?

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Bene o male, non saprei. Ieri ho cercato di sottolineare senza astio, ma con rabbia profonda e delusa rabbia, l’assoluto analfabetismo costituzionale e democratico di questo Governo e di questi governanti che, al culmine di una vicenda convulsa e violenta (sì, diciamolo chiaramente, ‘violenta’) non trova di meglio da fare per impedire, o meglio, per condannare e indicare all’odiopopolarel’opposizione, che accusarla, insieme allastampa’ (quella delle ‘puttane’ di Di Battista, che vergogna!) che darle del terroristica. L’equivalenza, o peggio l’identità tra critica e terrorismo, credo sia davvero stato il più grave e violentosbregoalla nostra democrazia, anzi, all’idea della democrazia, che si possa immaginare. L’indicazione del nemico da colpire, abbattere, eliminare. Duole vedere che Luigi Di Maio non sa fare di meglio che ordinaredi cancellarlo perchécontroproducente’, non perché minaccioso e violento e indegno di una democrazia, che, temo, non capisce e non persegue, ma semplicemente perché non gli conviene.

Ma, ripeto, bene. Ora è fatta. Ora la manovra è stata approvata. Ma, come chiunque abbia appena leggiucchiato qua e là e come chiunque abbia ascoltato qua e là la noiosissima e paludatamente ambigua (e subito ‘corretta’ dall’orrendo Casalino) conferenza stampa dell’avvocato, non più del popolo ma del Governo, come chiunque insomma può avere capito se guarda alle cose con un minimo di oggettività e di distacco (sia pure molto preoccupato, come me, non per me, ma per i miei figli e non per il loro futuro economico -non posso farci nulla se sapranno costruirsi un futuro bene per loro, altrimenti io non posso ormai fare molto oltre il tifo- ma per il loro futuro democratico, cioè di libertà, su cui, forse ancora posso fare qualche minima cosa) come chiunque dico ora la manovra c’è, ma va riempita di contenuto, e specialmente di progetti.
In una parola (e non voglio dire che temo che sia inutile perché spero di no): Di Maio, Dibba, Salvini, Giorgetti, liberatevi un momento dei vostri odi, ripicche, preconcetti, revanscismi e governate per tutti, perché il futuro del popolo italiano non vi appartiene, ma voi potete distruggerlo.

C’è uno spazio, sia pure ridotto, per questo famoso reddito di cittadinanza. Bene, guardate quante volte ho scritto oggi ‘bene’. Bene ammettiamo che coprire in quel modo la sofferenza di chi è povero davvero sia un bene, ma allora fatelo, facciamolo (quanto mi costa pronunciare questo verbo alla prima persona plurale), ma facciamolo davvero, non costruiamoci su un carrozzone inverecondo di piccoli approfittatori dotati di navigatore su tablet e smartphone (magari usando la lingua italiana che è molto più bella di quella inglese … se uno la volesse conoscere) e di piccoli e meno piccoli mediatori e intrallazzatori più o meno mafiosi. Facciamone una cosa seria, utile a procurare lavoro davvero e lavoro duraturo, al di là delle ridicolaggini minacciosamente buffonesche come sempre terribilmente infantili, come quelle di un certo Tridico (meglio non sapere chi sia) ad un giornale che si chiama ‘la Verità’ (mah!) che ne dimostra la bontà parlando di sei anni di galera: tutto si riduce a questa mitica ‘galera’. Siamo seri, per favore. Se lasciamo una cosa così importante e delicata in mano a gente così, in galera fra sette anni e per quindici giorni, ci andranno i vari Tridico del caso, dopo la solita mega-indagine retrospettiva e inutile. Ci siamo capiti. La gente, cioè il popolo vero, non quello del quale si parla sempre senza contenuto e costrutto, la gente ha bisogno di lavoro. Ma lavoro non è solo un impiego più o meno incerto, presso un imprenditore più o meno incerto (e quanti ne spunteranno fuori, per rivelarsi solo dei piccoli truffatori … vero Di Maio?) ma è condizioni di lavoro, lotta strenua al lavoro nero, e lotta ai burocratismi che impediscono di non fare in nero ciò che si potrebbe benissimo fare in bianco, pagando contributi ragionevoli e con vantaggio di tutti. Un po’ di inventiva, ragazzi, visto che siete giovani come dite, ma spero o mi illudo non vecchi come apparite.

C’è uno spazio, sia pure ridotto, per laquota 100’. Bene, lo si faccia. A me, ma non solo a me, a tutto il mondo, appare assurdo che in un Paese evoluto dalla buona sanità (se pure in fase molto calante e, ancora, lo vedranno i nostri figli, purtroppo, ma la colpa è anche vostra) e in cui le condizioni di lavoro sono civili (schiavi a parte, dimenticati da Salvini … certo sono negri, migranti, stranieri, rom), in un Paese simile immaginare che una persona a sessant’anni sia vecchia e da buttare nel cestino dei rifiuti è assurdo, ed è uno spreco, con una prospettiva di vita di altri almeno venti anni, per giunta! Lasciamo perdere le sciocchezze familistiche dei vari Di Maio sul ritorno alla famiglia, al desco natalizio e sciocchezze del genere, sono solo sciocchezze melense. Resta il fatto che a sessant’anni oggi si può, e quel che conta di più, si vuole ancora lavorare, mica vanno tutti alle bocciofile. Certo, ci sono lavori pesanti e usuranti, ma di gran parte di questi ci si è già occupati e sono stati risolti. Ma sorvoliamo: li volete mandare in parte in pensione a sessant’anni, fatelo, ma, di nuovo, fatelo bene. Che vuol dire, mandarci chi ne ha realmente bisogno e voglia, ma anche organizzare sistemi ragionevoli e trasparenti per garantire sia la possibilità di lavorare ancora in altro modo sia di permetterglielo in modo trasparente e utile per la collettività: non al nero, insomma. Se quota cento sarà solo la creazione di una quantità enorme di lavoro nero, anche al Nord, beh non sarà stata una buona cosa. Ho detto ‘mandare in pensione chi non voglia’: eh sì, ma ce lo siamo improvvisamente dimenticati? Quanti film, romanzi, racconti giornalistici, titoli sui giornali abbiamo visto e letto di persone in depressione per pensionamento troppo soggettivamente prematuro? Non esistono più queste cose? Magia di Salvini, forse, ma perché non definire anche una flessibilità in uscita, nel senso di aumentare la presenza al lavoro. E inoltre, mandare in pensione la gente a sessant’anni significa almeno due cose: potersi permettere di pagargli la pensione per oltre vent’anni (efficienza della sanità permettendo!) e avere lavoro per sostituire chi va in pensione. Se, voglio dire, ad ogni pensionato non corrisponde oggi almeno un posto nuovo (al di là delle ‘promesse’ propagandistiche), prima si costruiscono i posti nuovi e poi si mandano in pensione i vecchi. Mi sia permesso una piccola testimonianza personale. Sono stato ‘mandato’ brutalmente (dal mio punto di vista, sia chiaro) in pensione a 70 anni, invece che ai 75 o 72 previsti dalle varie leggi sempre mutevoli in questo Paese. La mia pensione, non solo non ha corrisposto a un solo che sia uno nuovo posto di lavoro, sia pure ai livelli iniziali della carriera, ma, anzi, chi mi è succeduto deve insegnare cinque discipline diverse, per cui alcune sono state soppresse (cioè, si è ridotta la quantità di cultura trasmessa), e non un solo, uno solo, un solo giovane è stato immesso e i pochi precari volontari che c’erano se ne sono andati. Bel risultato!

E, infine, l’UE, il nemico pubblico numero uno. Bene, ma ci si rende conto di cosa significa, al di là delle urla da sovranista da quattro soldi? L’UE siamo solo noi e se noi, invece di farne parte attiva e propositiva, ne diventiamo parte svogliata, polemica e non rispettosa delle norme, l’UE rischia di finire male … o di farci finire male. Lamentarsi che il nostro contributo non viene interamente reso (cosa identica alle lamentele di certe Regioni del Nord, contro, razzisticamente, le regioni del Sud) è sciocco, in presenza di un progetto ampio e articolato (proprio di questa odiata Commissione) di finanziamento autonomo della UE, che permetterebbe di superare la situazione attuale, praticamente a costo zero. Non converrebbe, rimboccarsi le maniche e darsi da fare? A fronte di una gestione economica dell’area euro (e non solo) disordinata e non equilibrata, non sarebbe opportuno insistere per un rafforzamento e non una diminuzione dei poteri della UE? come inutilmente predica Mario Draghi (ma anche Paolo Savona, il tuo Savona, caro Salvini) da anni. Se ci sono ‘paradisi fiscali’ europei, non è meglio combatterli e contestarli in UE, piuttosto che proporsi di crearne altri competitivi, magari con quella norma ridicola sul ‘ritorno’ dei pensionati in paesi e borghi … abbandonati: ma vi rendete conto di quello che scrivete?
E poi, il problema dei migranti. È vero l’Europa è sorda, ma noi? Gli accordi Sophia e Frontex, eccetera li abbiamo firmati noi, e ci siamo assunti degli obblighi in cambio di vantaggi (e che vantaggi!). È infantile, solo infantile, dire ‘se non vi prendete una parte dei nostri migranti, noi non ne facciamo arrivare più’, è infantile e violento, volgare e inumano: su queste cose si negozia, ma avendo le carte, e magari anche la coscienza, a posto, altrimenti non si viene nemmeno ammessi alla sala del negoziato.
E sì che lo abbiamo visto e misurato con la vicenda del bilancio. Abbiamo fatto gli smargiassi per mesi, perdendo tempo e dicendo ‘non arretreremo di un millimetro’, per giungere alla fine ad un arretramento colossale, a perdere decine e decine di miliardi, a bloccare la nostra crescita e a farci guardare con sospetto dai mercati. Forse, a fini interni, c’è ancora chi crede che abbiamo vinto: i punti fermi della nostra manovra sono stati mantenuti. Bene, bravi, nessuno ce li aveva contestati, ma va bene, bravissimi.

Ripeto: bene, bravi. Ma ora: cominciamo a fare sul serio o continuiamo a fare propaganda sull’orlo del baratro? Se il vostro orizzonte sono le elezioni europee, l’intero Paese rischia di affondare con i vincitori. Non trascurate un dato importante: la stragrande maggioranza degli italiani, a questa manovra non crede, teme, cioè, che non sarà migliorativa della nostra condizione. Attenzione, la sfiducia è il peggiore handicap che può avere qualunque politica, specie economica. Winston Churchill (forse ne avete sentito parlare, signori al Governo, ma Google ne è pieno … lasciate perdere Wikipedia è troppo difficile) prima di decidere di resistere ad oltranza (abbandonato anche da Roosvelt, da Chamberlain, da Halifax, ma in modo inatteso non dal Re … che sia un auspicio o una sorta di Nemesi?) cercò il consenso del popolo, ne generò entusiasmo e spirito combattivo, senza raccontare balle o accampare inesistenti vittorie, anzi! Perché capì che senza popolo il miglior Governo affonda.
Ora ciascuno faccia le sue scelte, con onestà.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.