lunedì, Ottobre 21

Di Maio, come spieghi ai tuoi che il Memorandum con la Cina implica la TAV? Gli stellini entrano in fibrillazione appena si parla di TAV, ma poi lo citano nel Memorandum che hanno voluto e difeso a spada tratta

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Se si vorrà onorare il Memorandum che domani firmeremo con la Cina, dovremo procedere con la TAV.  Mi spiego.

È, quella in corso nel -notate bene: ‘nel’nostro Governo una vera e propria guerra, e non solo una guerra di posizione, tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Ufficialmente tra i 5S e la Lega, ma in realtà è tra loro due individualmente e personalmente che si ‘gioca’ la partita, condotta in particolare da quella che non a caso viene definita la ‘war room’, la sala strategica, di Salvini, gestita, se ben si comprende, dal grigio e livido Giancarlo Giorgetti.
La guerra è, su molti fronti, tra questi è stata condotta anche sul Memorandum tra Italia e Cina sulla cosiddetta Via della Seta (Belt and Road). Testualmente: «Collaborazione all’interno del progetto economico ‘via della Seta’» … ‘all’interno’, forse ‘nell’ambito’ no?

Si tratta, però a ben vedere, di un documento sostanzialmente innocuo (secondo alcuni i rischi ci sono ma non si vedono), almeno per ora, al quale gli USA si oppongono perché impegnati al massimo in una vera e propria guerra economica contro la Cina. Che notoriamente non rispetta molte delle regole del commercio internazionale. Il che vuol dire -vorrebbe dire se avessimo dei politici al Governo e non dei politicanti ridanciani- che un memorandum se si fa si fa richiamando quelle regole che sistematicamente la Cina viola, sia con riferimento al mercato che con riferimento all’ambiente. Ci si straccia le vesti per il TAV e in un documento sterminato non si trova il modo di parlare di difesa dell’ambiente, di evitare la plastica, nulla. Ci si propone di commerciare con la Cina, ma non si pretende che, almeno con noi, rispetti le regole della concorrenza. Bah!

Ciò posto, il documento in sé non dice molto, salvo aprire ad una ampia, molto ampia, convergenza di interessi e di progetti, tutti nonché da realizzare addirittura da studiare e inventare, ma per finanziare i quali (questo emerge con evidenza) si aspettano soldi dalla Cina.
Che di questi progetti futuribili tutto sia ancora largamente in altissimo mare è evidente, così come è evidente che l’unica cosa concreta e realizzabile a tempi immediati è unaaperturaalla Cina per il commercio con l’Italia e, attraverso di essa, con l’Europa.
Orbene, può anche darsi che la scelta di quellaviafavorisca in qualche maniera l’Italia, ma ciò accade per il semplicissimo e banalissimo motivo per il quale dalla Cina le merci inevitabilmente via mare devono arrivare (o meglio, anche via mare) e l’Italia, non per suo merito e, va detto sia pure con un filo di ironia, non per merito di Di Maio, accade che si protenda nel mare Mediterraneo e quindi sia un luogo naturale di approdo per le merci da destinare al resto di Europa. La Cina, del resto, non si riduce solo all’Italia: le sue merci hanno già parecchi varchi di ingresso, a cominciare dalla Grecia.

Certo, se avessimo dei porti bene organizzati nel Meridione di Italia, collegati con ferrovie veloci al resto di Italia e di Europa, sarebbe un grande vantaggio di prospettiva per il Meridione oltre che per l’Italia in generale. Ma tant’è, vedremo che cosa sapranno e vorranno fare in futuro questi governanti con l’elmetto (ormai credo che lo indossino regolarmente i due), ma allo stato dei fatti le merci cinesi finiranno più facilmente a Genova che a Gioia Tauro.

Le parti, si impegnano a sviluppare politiche di confronto e sviluppo delle tecnologie di comunicazione (lo ha ribadito anche il premier Giuseppe Conte ai giornali cinesi in queste ore) e di trasporto delle merci. Nella sostanza, non che sia cosa da poco, il Memorandum, al di là delle tante parole di cui è composto, non va molto oltre questo.

Anzi, cito dal testo (un po’ claudicante, mi pare) italiano, § 2 n. 2: «Le controparti esprimono il loro interesse nello sviluppo di sinergie tra la Via della Seta, il sistema italiano di trasporti e infrastrutture, come -tra gli altri- strade, ferrovie, ponti, aviazione civile e porti e la Rete trans-europea dei trasporti dell’Unione Europea (TEN-T)». Chiaro, no? Si tratta, mi pare, di interessanti prospettive di cooperazione, anche finanziaria, nel sistema dei trasporti italiano ed europeo: non male, in prospettiva.

Però, in questa rete di trasporti si cita esplicitamente il TEN-T. Scusate, ma forse non ci siamo capiti o ho capito io una cosa per l’altra: cioè, il TAV, né più né meno; quella cosa un po’ misteriosa –Ten-T-è semplicemente l’intricato sistema di comunicazioni veloci previsto a livello europeo, di cui la parte importante per noi è appunto il TAV, perché è quello che, attraverso Torino, permetterebbe alle merci di andare in giro per l’Europa. Certo non c’è solo quel passaggio lì, ma quello è sicuro, e da Genova, scusate, le merci cinesi che farebbero se non andare a Torino e così via?

Ma non è importante nemmeno questo, se non per rilevare che qualcosa non torna da qualche parte, visto che gli stellini entrano in fibrillazione appena si parla di TAV, ma poi lo citano nel Memorandum che hanno voluto e difeso a spada tratta.

Ecco, qui forse sarà bene chiarire un punto. Il documento in sé non è impegnativo o particolarmente clamoroso, è, appunto, solo un ‘Memorandum of understanding’, ma i cinesi non sono venuti fin qui a giocare alla morra cinese, ma a fare affari e a collocare i propri prodotti, e non credo che gradirebbero molto se quei prodotti si fermassero a Genova.

Questi sono problemi di Di Maio, lo spiega lui ai suoi come si concilia quel documento con la lotta strenua al TAV. Secondo me rientra solo nel solito gioco delle tre carte che i due stanno conducendo da tempo: dire cose che piacciono a questo o a quello, nella speranza che chi li ascolta li voti, senza accorgersi che sotto altra forma, e in altro momento, ciascuno di loro ha detto esattamente l’opposto.

Qui, però, si gioca una carta in più.
Di Maio, infatti, ha cercato, riuscendoci in gran parte, di gestire questa situazione tutta in proprio, andando varie volte in Cina in favore di telecamera in un posto di classe turistica, eccetera, e ora cerca di trarne vantaggio, a onore del vero, nel quadro delle norme europee: la cosa, infatti, viene detta, anche se solo quasi incidentalmente. Se e quando si capirà che c’entra anche il TAV, le elezioni saranno passate.

Salvini, per parte sua, è stato spiazzato dalla cosa in cui il personaggio principale è Di Maio e cerca di recuperare visibilità, ma con cautela, perché la cosa è molto importante per gli industriali del Nord che lo votano. E dunque, impugna la spada fiammeggiante per ergersi a difesa di Trump a mio parere solo per motivi pubblicitari … per i voti e poi dice che ‘per ora’ va bene così, salvo a precisare che in Italia comandano gli italiani: ma tu guarda che novità!

E sì, perché l’accordo in realtà non dice nulla di particolare. Forse sarebbe stato meglio farlo fare direttamente all’UE, ma non mi sembra, in tutta onestà, che presenti particolari problemi di contenuto: si limita a prevedere la possibilità di collaborazione nello sviluppo dei trasporti eccetera. Poi e solo poi si vedrà cosa da ciò emergerà.

Una precisazione tecnica, invece, va fatta, perché come al solito, il gioco delle tre tavolette si fa anche sul merito giuridico, dicendo che il memorandum è solo un documento non impegnativo, non è un trattato internazionale, e c’è anche scritto che non lo è. Balle!
Non è la prima volta nei rapporti internazionali che si redigono documenti ‘non impegnativi’, che sono tali, ma solo nei contenuti tecnici specifici, ma non nei principi. Questo è un accordo internazionale come gli altri, magari un po’ meno netto di altri, ma è un accordo. Dove, quando tutto manchi, e questo non va trascurato, ma, ripeto, ove tutto manchi, non onorarlo come si deve, cioè non dare seguito agli sviluppi di ricerca e di analisi che sono previsti nel documento finalizzati al commercio, vuol dire dichiarare la inaffidabilità del nostro Paese, che già quanto ad affidabilità non è che brilli.
Ma tanto, fino alle elezioni europee, sperare di ragionare credo che sia una semplice utopia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.