giovedì, Aprile 25

Di Conte ne basta uno; Salvini fa strike L’Italia ha perso la partita che si gioca sulle cosiddette ‘rotte del gas’; per la consapevolezza di una non lontana resa dei conti, il Presidente Conte esclude un suo bis

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Il Lettore faticherà a trovarne un cenno, nell’agenda della politica politicante. Eppure è una questione che presto, e prima di quanto si creda, è destinata a ‘pesare’ su tutti noi; più propriamente sulle nostre tasche.

In estrema sintesi: l’Italia ha perso la partita che si gioca sulle cosiddetterotte del gas’. E’ vero: sono stati superati i maldipancia del Movimento 5 Stelle per quello che riguarda il TAP. Il gasdotto che parte dal Mar del Caspio si farà, ma da solo non è sufficiente a fare del nostro Paese uno dei crocevia delle future rotte energetiche.
Il fatto è che si rischia seriamente di essere tagliati fuori dalla partita decisiva: il raddoppio del Nord Stream, tra Russia e Germania; e anche da TurkStream: il gasdotto con cui Gazprom si propone di servire l’Europa mediterranea: più che all’Italia, si pensa a una più ‘tranquilla’ rotta balcanica.
In soldoni, si tratta non solo di essere tagliati fuori. In soldoni la cosa può comportare un aggravio fino a circa mezzo miliardo di euro in più che si riversa sulla bolletta energetica, con conseguenti, inevitabili, rincari a partire già da quest’anno. Con buona pace del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, secondo il quale il 2019 «sarà un anno bellissimo».

Alla fine i nodi verranno inevitabilmente al pettine; e non sarà solo quello di cui s’è fatto cenno. Saranno parecchie le gatte da pelare, i conti che non torneranno. Chissà, forse anche per questo, per la consapevolezza di una non lontana resa dei conti, il Presidente del Consiglio esclude un suo bis. Conte lo fa senza mezzi termini: «Non ho la prospettiva di lavorare per una nuova esperienza di Governo. La mia esperienza di Governo termina con questa». Vero che in politica, e in particolare quella italiana, mai dire mai. Però Conte sembra deciso e determinato.
Risposta secca che può avere più di una spiegazione: la risposta a chi si chiede se c’è una strategia per salvare il M5S dalla crisi. Il Movimento di Grillo sembra ogni giorno più perso in un gorgo che lui stesso ha creato; stante la situazione, né Luigi Di Maio, né il suo antagonista Matteo Salvini hanno interesse a pregiudicare il fragilissimo equilibrio che Conte garantisce: quest’ultimo, tutto sommato, è un comodo parafulmine. Al tempo stesso la sua inconsistenza e fragilità è la sua maggior forza. Ma questo vale per il contingente.
In una prospettiva di più lungo respiro Conte sa bene che il campanello del Presidente del Consiglio dalle sue mani non può che passare in quelle di Salvini; e allora tanto vale anticipare di non essere interessato a un proseguio dell’esperienza governativa. Molto meglio ragionare come la volpe che trova acerba l’uva che non può agguantare.

Nel frattempo Lega e M5S continuano a beccarsi a cadenza quotidiana. I due alleati di Governo sono divisi su tutto: un giorno sono gli accordi con la Cina, un altro giorno è per la flat tax… Di Maio e Salvini non si sopportano; ma al momento sono costretti a comportarsi come i proverbiali ladri di Pisa: litigiosi di giorno, impegnati a spartirsi il bottino la notte.
Sarà uno stillicidio che durerà fino a quando non si voterà per il Parlamento Europeo, tanto vale farsene una ragione. In questo scenario, il ‘terzo’ non gode: perché i due litiganti sono comunque concordi nel ritenere ingombrante, e talvolta perfino irritante, il Presidente del Consiglio.

Salvini, per esempio, non ha per nulla gradito che Conte abbia revocato il patrocinio della presidenza del Consiglio al Congresso mondiale delle famiglie a Verona sponsorizzato dal Ministro Fontana in ‘difesa della famiglia’: «Conte ha compiuto un atto violento contro il Ministro Fontana e si è messo a fare il fenomeno in Consiglio dei Ministri».
A sua volta da palazzo Chigi si osserva che il Ministro dell’Interno sta tirando troppo la corda, con la per nulla celata vocazione e aspirazione a ‘comportarsi come un superuomo’.

Le ‘analisi’ politiche delle prossime ore hanno come oggetto i risultati delle elezioni in Basilicata. Scontata la vittoria del centro-destra a guida salviniana; scontato l’ulteriore flop dei pentastellati. Il dato significativo è che oltre il 40 per cento degli aventi diritto di voto dimostra, ancora una volta, disaffezione e disinteresse. Questo è il vero dato politico. Nessuno ha interesse a indagarlo e approfondirlo. Sul ‘Titanic’ che affonda, si continua a ballare.

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