domenica, Dicembre 15

Di Battista: il cittadino si fa Stato. Prende il potere e poi? Poi, poi … poi se in Parlamento ‘entrano’ persone che non sanno né leggere, né scrivere non è più ‘il cittadino che si fa Stato’, ma è il dominante che ti domina e te lo mette ... lì!

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Questa che è iniziata è una settimana di fuoco. Innanzitutto, pare, per il clima: una ‘palla’ di fuoco in provenienza dalla Tunisia (Matteo Salvini ovviamente non mancherà di scatenarsi contro gli islamici e i neri che ci mandano ‘sta roba) con temperature in aumento, ma la palla pare che si scontrerà con aria fresca dell’Atlantico con conseguenti grandinate, trombe d’aria e chi più ne ha più ne metta.

Non faccio il meteorologo anche se la cosa mi secca un po’, perché proprio in quei giorni sono in viaggio (non per nominare giudici, né per affari di Stato, ahimè), ma mi diverte pensare che la meteorologia si unisce alle nostre follie politiche in una settimana che più ‘calda’ politicamente non si può: litigio dei magistrati, discussione preliminare nel ‘Governo’ degli avvocati sulla riforma della giustizia (?), ennesima sconfitta degli stellini, rientro dagli Usa di Salvini, litigio a Bruxelles dove essendo mafiosi saranno felicissimi di incontrare i non-mafiosi italiani con le tasche piene di mini-bond, ‘la flat tax la faremo’ alla faccia dell’Europa, ecc.
Mi fermo qui, per pietà verso i miei Lettori.

Ma i guai non vengono mai da soli. E infatti, il foglio ufficiale degli stellini, pubblicava la settimana scorsa ampi stralci dell’ultimo (nel senso che spero sia proprio l’ultimo) sforzo letterario del viaggiatore impavido Alessandro Di Battista. ‘Il Fatto’, ritenendolo giustamente un fatto, ne somministra ampi stralci. Leggere proprio il libro non mi sembra il caso, anche perché dagli ‘stralci’ si capisce di che si tratta, e io mi limito a qualche notazione, tra il divertito (poco) e il preoccupato (molto, moltissimo) utilizzando strettamente le parole di lui personalmente, di Dibba.

Comincia, l’aspirante super capo del movimento, rilevando che finora il partito si è rivelato incapace di fare strategie. Infatti, ce ne siamo accorti, o meglio abbiamo notato perfettamente che, specialmente a partire dalla presa del potereda parte di Luigi Di Maio, benedetto da Beppe Grillo e Davide Casaleggio, come capo assoluto e indiscusso, il partito ha pensato ad una sola cosa: il potere. Si sono avventati come falchi famelici sulle nomine, a cominciare da quelle RAI della quale da anni lamentavano l’asservimento ai partiti, acquisendola interamente, a tal punto che il loro alleato (ormai padrone) assume e licenzia i giornalisti e gli attori a suo piacimento. E, dopo la RAI le Ferrovie e l’ANAS e Alitalia, e Cassa Depositi e Prestiti, ecc., ecc..

È chiaro che non hanno altra strategia, ma questa ce l’hanno eccome, salvo che poi, una volta prese le cose cui puntano, non sanno come usarle e moltiplicano i già numerosi pasticci che fanno e hanno fatto. È però, certo che, in termini politici, di strategie non se ne è vista una, ma nemmeno di progetti, di idee per il futuro … nulla di nulla.

Uno si aspetta, dunque, che il sempre sorridente (anzi, ridanciano) e barbuto Dibba lamenti la mancanza di strategie e ne proponga una.
Perfino nel PD, ormai una sorta di Corte dei Miracoli italiana, si scontrano due strategie: quella manovriera e intrallazzatrice dei renziani e calendiani che ‘vedono’ solo il centro, e quella un po’ più ragionevole (solo un po’, per carità) che pensa ad una politica che si rivolga nuovamente ai ceti più deboli … in realtà la scissone è già avvenuta con le nomine alla segreteria e la reazione violenta e brutale dei renzi-calendiani che non si ‘riconoscono’ più nel partito del ‘noi’ (che detto da Renzi, diciamo la verità, fa ridere) ma non lasciano le poltrone, come il senatore Andrea Marcucci, che continua a fare il capogruppo per un partito col quale non è d’accordo … bah!

Ma, come dico, Dibba di strategie alternative non solo non ne propone, ma vanta di non averne, anzi, dice che le strategie le fanno gli squali non interessati alla soluzione dei problemi, e dunque invita e sollecita il partito a restare come è «più le domande sono complesse più le risposte sono semplici»!
Vi rendete conto? Uno va dal medico con un mal di pancia lancinante, l’affanno, la testa che gira, ecc., e il medico gli dà una purga e via … è successo di recente in qualche ospedale e i pazienti, disobbedienti al medico, sono morti. Colpa loro che cercavano cure complicate!
E del resto, guardateli: abbiamo una situazione finanziaria da fare paura, non produciamo più nulla, quel poco di buono che avevamo se lo sono preso all’estero e noi che facciamo? Stampiamo i minibot! O, meglio ancora (questa è stata sicuramente suggerita da Dibba) diciamo: la Lega ha vinto le elezioni, faccia la manovra economica, così poi, se va male, la colpa è della Lega, se va bene è anche merito degli stellini: così si gestisce un Paese?

Però, il movimento ha un messaggio rivoluzionario, anzi, primordiale (primordiale? E che c’entra?): il cittadino si fa Stato. Oh, santa pace e cos’è, la filosofia teoretica di San Tommaso, il messaggio sociale di Rousseau (dico cose a caso, tanto loro non sanno di che parlano, figuriamoci se sanno di che parlo io) il cittadino si fa Stato: in realtà scopiazza una frase di Grillo «Il cittadino che si fa Stato ed entra in Parlamento in soli tre anni», bello a parole, ma poi se in Parlamentoentranopersone che non sanno né leggere, né scrivere non è più il cittadino che si fa Stato’, ma -caro Dibba faccia uno sforzo per pensare, lo so è faticoso si suda a pensare e poi ogni tanto si deve leggere un libro non basta lo smartphone- è il dominante che ti domina e te lo mette … lì!
Oppure, c’è povertà in giro? Ebbene una bella assistenza sotto forma complicata, creando i nocchieri del nulla. Il lavoro è mal pagato? Ecco qui risolto il problema, paga oraria minima obbligatoria. Ma, domanda timidamente qualcuno ‘tutto bene, ma chi paga?’. Uffa le solite cose per fare perdere tempo, ‘ma è ovvio, facciamo i minibot e paghiamo tutto, semplice no?’ Infatti, semplice: è un «illustre sconosciuto mai considerato che si fa istituzione».

Leggevo l’altro giorno una intervista a Ciriaco De Mita, che a 91 anni è eletto Sindaco della sua città, e che afferma che lui prima di ‘fare’ pensa, pensa cosa fare, perché farla, come farla, poi la fa. Dubito che condividerei molti dei ‘ragionamenti’ (ricordate? Una parola che ripete sempre) di De Mita, ma il suggerimento, caro Dibba, non lo trascurerei … almeno provare.

Naturalmente poi, si ‘combatte per la verità’, dimenticando di dire dove la trova Dibba la verità, ma specialmente chi stabilisce quale sia la verità. Lui? Appunto, questo è il punto: lui, lui e Casaleggio e gli altri; lui. Ma dai, non capite, è un atto di eroismo: «è stato difficile per me denunciare ciò che ritenevo andasse denunciato». Che bello, che fortuna abbiamo: ha fatto tutto lui, ha ‘ritenuto’ che certe cose andassero denunciate e le ha denunciate, con fatica.
Vuoi vedere che gli servirebbe il medico di cui parlavo prima?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.