martedì, Marzo 19

Denuclearizzazione della Nord Corea: come smantellare Yongbyon In attesa del vertice tra Donald Trump e Kim Jong Un del 27 e 28 febbraio, ecco tutti i problemi per disattivare il gioiello di Kim

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Tra pochi giorni, il 27 e il 28 febbraio, ad Hanoi, in Vietnam, si terrà il secondo vertice tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong Un. Un vertice che secondo gli analisti potrebbe essere molto più produttivo del primo storico incontro di Singapore. Di risultati sostanziali parlano le fonti di Pechino, e la Cina su questo vertice molto ha sicuramente influito, e segnali di fiducia arrivano anche da Pyongyang.  Il maggiore quotidiano del regime di Kim, il ‘Rodong Sinmun’, nei giorni scorsi parlava di un Paese allo «storico punto di svolta»  che deve guardare a «un obiettivo più alto» mentre affronta un «momento decisivo»,  e sabato scorso, durante le celebrazioni per l’anniversario della nascita dell’ex leader Kim Jong-il -padre dell’attuale dittatore scomparso alla fine del 2011- una delle feste più importanti nel calendario propagandistico nord-coreano, non sono emersi segnali di propaganda anti-americana.

Pyongyang richiede il ritiro delle sanzioni, la firma di un trattato di pace, una dichiarazione di fine guerra e una garanzia di sicurezza per la Corea del Nord. Washington aveva chiesto a Pyongyang di intraprendere una denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile, alla quale Kim potrebbe ora essere disponibile. Gli Stati Uniti, da parte loro, potrebbero concedere un processo di denuclearizzazione graduale, per poi, altrettanto gradualmente, alleggerire le sanzioni.
Pertanto, i colloqui ad Hanoi potrebbero produrre risultati sostanziali, molto più significativi del vertice di Singapore.
E’ di questi giorni, per altro, la conferma che Stati Uniti e Corea del Nord stanno prendendoseriamente in considerazione’, secondo fonti dall’interno delle delegazioni che conducono i colloqui, la possibilità di istituire uffici di collegamento nei rispettivi Paesi. Un primo passo potrebbe essere lo scambio di funzionari. Nel primo vertice del giugno 2018, Stati Unti Corea del Nord si erano impegnati a “stabilire nuove relazioni in accordo con il desiderio dei popoli dei due Paesi di pace e prosperità”.  

Tutto il vertice e il suo potenziale di successo fonda le sue radici sulla denuclearizzazione.
L’inizio di questo processo potrebbe essere, secondo gli esperti, lo smantellamento del Centro di ricerca scientifica nucleare di Yongbyon, la principale struttura nucleare della Corea del Nord. Lo smantellamento lascerebbe comunque la Corea del Nord con una riserva di armi nucleari e la capacità di produrre armi aggiuntive basate sulla produzione di uranio altamente arricchito (HEU) altrove. Ma rappresenterebbe un passo importante verso la denuclearizzazione, in quanto metterebbe fine alla produzione di plutonio nel Nord e ostacolerebbe la produzione complessiva di uranio altamente arricchito HEU.

L’operazione è tutt’altro che semplice, sia dal punto di vista politico che operativo e molto costosa, porrà enormi sfide politiche, tecniche e finanziarie, sostiene, in una lunga analisi per ‘38 North’, Ronald K. Chesser, esperto in sicurezza nucleare e in più occasioni consulente del Governo americano. Richiederebbe un accordo USA-RPDC su un piano di lavoro che includa il possibile coinvolgimento di altri attori come la Corea del Sud, la Cina, la Russia, l’AIEA e forse l’Unione europea. L’obiettivo sarà quello di disabilitare, smantellare e decontaminare rapidamente la struttura di ritrattamento del plutonio, l’impianto di arricchimento dell’uranio e il reattore da 5 MWe, nonché di smaltire in sicurezza il combustibile esaurito e arricchito e i rifiuti nucleari, spiega l’esperto. Sarà inoltre necessario assicurarsi che il personale nordcoreano coinvolto nell’operazione di tali strutture non venga riutilizzato nel programma di armi nucleari di Pyongyang.
Sulla base dell’esperienza precedente, tutte le opzioni per la disattivazione e lo smantellamento delle strutture di recupero del plutonio, le cascate di arricchimento dell’uranio e il reattore di ricerca IRT richiederanno anni di lavoro e milioni se non miliardi di dollari

Tre variabili chiave determineranno il tempo e il costo della disattivazione e dello smantellamento della struttura di Yongbyon: l’obiettivo d’uso finale; la tempistica e l’estensione della caratterizzazione e della bonifica del sito; il coinvolgimento straniero nel progetto.
Per quanto attiene il primo punto, -l’uso finale-: l’entità del risanamento e della bonifica necessari in seguito alla disattivazione e allo smantellamento delle strutture determinerà i metodi, la durata e i costi finali del processo di disattivazione. Tre le opzioni. Per un uso illimitato del sito, la bonifica deve essere davvero totale,  per tanto questa è l’opzione più costosa. Per un uso a fini industriali, il che significa accesso da parte di personale addestrato, il costo si riduce e anche i tempi. Se, infine, l’accesso fosse limitato al controllo, per tanto uso zero, sia i costi che i tempi si ridurrebbero molto.
Circa il secondo punto, lo smantellamento delle strutture richiede una conoscenza approfondita delle sfide strutturali, delle minacce ai lavoratori e alla sicurezza pubblica, i probabili volumi di rifiuti, le vie di trasporto e la forza lavoro necessaria per svolgere i compiti. Il che comporta una approfondita analisi del sito prima della progettazione delle operazioni. Realizzate le operazioni si tratterà di fare una successiva analisi per poter documentare che tutti i pericoli sono stati ridotti al minimo e che gli obiettivi di utilizzo finale sono stati effettivamente raggiunti.
Terzo e ultimo elemento fondamentale è il coinvolgimento dei partner esteri. Sarà fondamentale stabilire chiaramente quali Nazioni e agenzie parteciperanno alla disattivazione, allo smantellamento, al controllo normativo e alle attività di consulenza,  sostiene Chesser. Il processo più efficiente, ma forse il più costoso per gli Stati Uniti, sarebbe quello di rendere la disattivazione e lo smantellamento delle strutture di Yongbyon un’impresa bilaterale USA-DPRK. La partecipazione bilaterale potrebbe accelerare i processi, e potrebbe essere necessario includere partner internazionali per aiutare a condividere i costi, altre Nazioni e attori internazionali, tra cui la Corea del Sud, la Cina, la Russia e l’AIEA.

Gli Stati Uniti e gli alleati trarrebbero probabilmente benefici dalla rapida disattivazione per raggiungere i loro obiettivi a breve termine, afferma Chesser, seguiti da una formazione a lungo termine e dalla verifica in loco. La Corea del Nord, d’altra parte, potrebbe suggerire un graduale completamento dei programmi di riqualificazione e incentivi prima di un processo autonomo di smantellamento e smaltimentoVi sono alcuni possibili compromessi che consentirebbero assicurazioni a breve termine della non proliferazione e riqualificazione di centinaia di personale chiave, ritardando nel contempo grandi porzioni di smantellamento e smaltimento.

Nel caso si scelga l’opzione definita ‘Rapid Disablement and Dismantlement’ sarebbe necessario un grande gruppo di esperti degli Stati Uniti e i costi sarebbero, afferma l’esperto, descrivendo nel dettaglio le operazioni, particolarmente importanti.  Chesser stima: per la rapida disattivazione seguita dallo smantellamento e dallo smaltimento degli impianti di recupero del plutonio, centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, e il reattore IRT, da $ 250 milioni a $ 1,5 miliardi. La disabilità e lo smantellamento sotto la supervisione dell’AIEA richiederebbero 10-20 anni per un costo di $ 525 milioni – $ 1,5 miliardisenza supervisione della AIEA, 4-10 anni e $ 250 milioni – $ 1 miliardo.

La soluzione di ‘Disabilitazione e smantellamento ritardato’ che presuppone di ritardare, di 75-100 anni, lo smantellamento di alcune strutture, lasciando il tempo per il decadimento della radioattività a livelli di sicurezza prima della rimozione e dello smaltimento, permetterebbe un significativo risparmio, eliminando gli alti costi di smantellamento e stoccaggio di materiali radioattivi.   Il processo di disattivazione, smantellamento parziale del reattore da 5 MWe di Yongbyon costerebbe circa $ 40- $ 60 milioni e richiederebbe 4-5 anni; il successivo smantellamento post-cocooning e il costo dello smaltimento sarebbero compresi tra $ 100 e $ 200 milioni.

Terza e ultima possibilità, quella della ‘Disabilitazione e smantellamento tradizionali’. Questa opzione metterebbe maggiormente l’accento sul rispetto delle norme internazionali piuttosto che sul raggiungimento di rapidi progressi, che richiedono un processo lento e costante di disabilitazione e smantellamento. Per questo percorso serve un team multilaterale e la partecipazione della Corea del Nord.
L’AIEA sarebbe coinvolta sin dall’inizio per contribuire a stabilire credibilità tecnica, aumentare la trasparenza e fornire formazione per lo smantellamento agli esperti locali. I costi e le tempistiche possono variare notevolmente a seconda dell’entità del lavoro svolto dai lavoratori locali e della quantità di formazione richiesta. 
Questo approccio potrebbe tuttavia dimostrarsi incompatibile con il raggiungimento di una rapida disabilitazione e il rapido superamento dello smantellamento, che potrebbe essere una delle massime priorità statunitensi. Naturalmente, i partner statunitensi e stranieri sarebbero necessari in loco per verificare che siano rispettati gli standard e le condizioni concordati. Questa opzione  richiede 5-20 anni e $ 400 milioni – $ 2 miliardi.

Qualsiasi opzione di smantellamento richiederà strutture moderne per il trattamento e lo stoccaggio a lungo termine dei rifiuti radioattivi generati dalle operazioni a Yongbyon. Si prevede che il completamento di un impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti radioattivi avrà un costo superiore a $ 200 milioni e richiederà 4-8 anni per la selezione, la progettazione e la costruzione del sito.

Ci sono alcuni elementi positivi. Il processo di smantellamento di Yongbyon fornirebbe molte opportunità per vari programmi di incentivazione e reindirizzamento per i nordcoreani che attualmente lavorano nel sito. Questi programmi dovrebbero essere integrati in una più ampia discussione sugli obiettivi di smantellamento e non proliferazione da una prospettiva a lungo termine. Il Governo nordcoreano ha manifestato interesse a ridistribuire le risorse dall’Esercito al settore civile. 
Molto importante il potenziale per gli spinoff civili che aumenterebbero lo sviluppo economico della Corea del Nord e aumenterebbero gli standard di vita della popolazione e il loro sviluppo potrebbe iniziare in parallelo con il processo di smantellamento. 
Lo stabilimento di Yongbyon e i suoi dipendenti potrebbero essere reimpiegati in attività quali ad esempio:  creazione di un centro di diagnostica medica -che inizialmente potrebbe concentrarsi sulla sicurezza dei lavoratori a Yongbyon e poi espandersi nel tempo per fornire alla popolazione dell’area servizi sanitari vari-; un laboratorio nazionale di gestione ambientale (terra, aria, acqua, gestione della biodiversità); centro per la modernizzazione energetica del Paese. Insomma, le possibilità di conversione sono molte e tutte funzionali a ricollocare i lavoratori di  Yongbyon e avviare quel processo di sviluppo economico fondamentale per la Corea del Nord e che pare essere la nuova sfida di Kim.

La disattivazione degli impianti nucleari a Yongbyon può concretizzarsi attraverso percorsi diversi, ognuno dei quali offre diversi obiettivi, costi, scadenze e opportunità per i programmi di non proliferazione con la Corea del Nord. Una vasta gamma di esperienze nello smantellamento nucleare sono disponibili e consentono stime realistiche dei costi, della manodopera e degli impegni di tempo necessari per raggiungere diversi obiettivi di smantellamento. Una volta che gli approcci per lo smantellamento nucleare sono stati negoziati con successo, l’attenzione dovrebbe essere focalizzata sugli sviluppi tecnici che aiuteranno la Corea del Nord a migliorare e sostenere la qualità della vita della sua popolazione.
Le opportunità economiche -e di riflesso dello sviluppo della qualità della vita dei nordcoreani- richiederanno, però, una maggiore integrazione della Corea del Nord nell’economia globale e contributi finanziari e di competenza molto importanti da parte dei partner internazionali.

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