venerdì, Maggio 24

Dell’idea di Europa di Macron se ne deve discutere, e come! Macron evita ideologie e teorizzazioni e fa tre precise proposte, molto buone, molto nello spirito di Spinelli, che è poi l’idea dell’Europa unita proposta dall’Italia, noi dobbiamo rilanciare

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Qualche giorno fa, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha scritto una lettera -proprio così, una lettera- ai cittadini europei. E dunque già un paio di osservazioni solo su questo si impongono. Un Capo di Stato, diversamente dal solito, si rivolge direttamente ai cittadini, non agli altri Stati o Capi di Stato, ai cittadini, e non ai cittadini puri e semplice, ma aicittadini europei’ -anche se l’espressione è ‘cittadini d’Europa’. Non è usuale che un governante si rivolga direttamente al popolo, anche se Macron lo aveva già fatto qualche giorno prima, rivolgendosi, però, ai francesi in seguito alle proteste dei cosiddetti gilet gialli.

Che abbia uno scopo elettorale è ovvio, ma che sia una cosa importante e da leggere con attenzione è almeno altrettanto ovvio. Anche perché la lettera esordisce spiegando che viene scritta perché urgente.
È urgente discutere e prendere posizione, ma specialmente agire, di fronte ai pericoli che, secondo Macron, corre l’Europa, non solo, e questo è un punto importante, in quanto istituzione, ma in quanto popolo, anzi, popoli europei. Urgente, dunque, perché, a suo giudizio, in questo momento l’Europa come istituzione rischia di fallire, di chiudere, o, peggio, di diventare una istituzione dispendiosa e inutile (come la vorrebbero Viktor Orbàn e Matteo Salvini, per capirci) e, secondo Macron, i rischi conseguenti non sono solo economici, insomma, per la stessa pace in Europa.

Sono, dunque, i pericoli che corrono gli europei, quelli che costituiscono la motivazione della lettera, che infatti inizia citando proprio la Brexit e i problemi che comporterà per gli inglesi e per gli europei. Primo fra tutti Macron indica il rischio di una nuova chiusura del confine tra Irlanda del Nord e del Sud a seguito dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione: rischio di rinverdire odi e rancori antichi, suscitando di nuovo scontri violenti dei quali chi ha un minimo di memoria ricorda la violenza e la pericolosità.

Un rischio, insomma per la pace, prima e più che per l’economia. Anche perché l’uscita della Gran Bretagna sarebbe fondata su ragioni e sussulti di tipo nazionalista, o, se preferite, sovranista, diffusi anche in altre parti d’Europa. E qui un primo punto importante è, secondo Macron, che dai nazionalismi, più o meno spinti, può solo nascere isolazionismo e quindi conflitti. Quei conflitti, aggiungo che per secoli se non millenni, hanno dilaniato l’Europa e quindi i suoi popoli.

Non credo che sia un caso che questo discorso segua alla stipula del (tanto vituperato dai nostri politicanti) trattato di Aquisgrana, teso a saldare, più che rinsaldare il legame stretto tra Francia e Germania, i due Paesi e i due popoli da cui sono partite le guerre più sanguinose in Europa, e grazie alla cui volontà effettiva di pace è nata l’idea di Unione europea. Quella Unione europea che, nella (anche questa non si sa perché vituperatissima) intervista a Fabio Fazio, Macron (e non mi pare una cosa di secondaria importanza, se solo i nostri politici pensassero) attribuisce, come idea, agli italiani, all’Italia, sì, all’Italia di Altiero Spinelli, che aveva elaborato un’idea di Europa unita, del resto non estranea, alla cultura italiana degli anni e secoli precedenti, che in gran parte è esattamente la stessa Europa ‘fattada Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De GasperiGaetano Martino. Spinelli quella idea la aveva elaborata faticosamente dal carcere o confino, che è sostanzialmente lo stesso o forse peggio, in cui lo avevano messo gli italiani: non i fascisti, troppo comodo, gli italiani che il fascismo lo hanno votato e questo, a quanto pare, non è servito da lezione! Per Spinelli, l’Europa unita era destinata non solo a superare le frontiere per motivi di pace e di economia, ma per battere i nazionalismi che avevano portato il mondo al disastro.

Chi sa quanti ricordano l’esordio del ‘Manifesto di Ventotenedi Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, che, infatti, proprio da lì parte: «La civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l’uomo non deve essere un mero strumento altrui ma un autonomo centro di vita» per proseguire: «Si è affermato l’eguale diritto a tutte le Nazioni di organizzarsi in Stati indipendenti. Ogni popolo, individuato dalle sue caratteristiche etniche, geografiche, linguistiche e storiche, doveva trovare nell’organismo statale creato per proprio conto, secondo la sua particolare concezione della vita politica, lo strumento per soddisfare nel modo migliore i suoi bisogni, indipendentemente da ogni intervento estraneo … L’ideologia dell’indipendenza nazionaleportava però in sé i germi dell’imperialismo capitalista, che la nostra generazione ha visto ingigantire, sino alla formazione degli Stati totalitari ed allo scatenarsi delle guerre mondiali».
Consiglio di leggere il testo integrale del Manifesto.

È esattamente questo, mi sembra, ciò a cui pensa Macron, e la cosa dovrebbe indurci a riflettere, visto che proprio degli italiani avevano, già molti anni prima, individuato il rischio. E ora Macron sottolinea che l’Europa non è solo un mercato, ma un progetto. Per dire, aggiungo, un progetto di vita comune, di scambio di cultura e di risorse, insomma di unità. Macron non arriva a dirlo esplicitamente, certo un francese ha difficoltà a dirlo, ma questo potrebbe essere un primo punto sul quale interloquire con Macron, per valutare i termini e i modi in cui questa unità (magari non chiamandola così) può essere realizzata. Nei fatti.

E, del resto, Macron evita ideologie e teorizzazioni e fa tre precise proposte sulle quali non solo noi come stato e come persone dovremmo pronunciarsi criticamente, ma specialmente alle quali noi avremmo tutto l’interesse ad aggiungerne di nostre. Macchè, oltre l’adesione acritica e in funzione anti-Zingaretti di Renzi, noi siamo lì a discutere di TAV e di isolazionismo!

L’idea di una sorta di controllo e garanzia incrociata sul rispetto in tutti i Paesi delle libertà civili e dei processi democratici specie elettorali. Idea interessante, perché interesserebbe tutti i Paesi europei, taluni dei quali in materia di democrazia non hanno la coscienza a posto. Sui controlli della regolarità delle elezioni, non credo che l’unico problema sia il controllo delle influenze informatiche, ma ad esempio una verifica delle leggi elettorali e delle modalità di svolgimento della campagna elettorale sarebbe utile, e forse potrebbe finalmente indurre anche l’Italia a darsi una legge elettorale vera.

L’altra proposta riguarda il controllo comune delle frontiere, a ben vedere è una cosa rivoluzionaria visti i problemi migratori (quante volte il signor Giuseppe Conte lo ha ripetuto in polemica con i francesi? E ora …), completata da una difesa comune europea, cosa che detta da un francese è una rivoluzione copernicana, vuol dire rinunziare alla stessa idea della ‘force de frappe’ di De Gaulle. Anche se nella proposta, si parla di coordinamento in ambito NATO. Su questo, ad esempio, si potrebbe aprire un dibattito serio inteso a superare la veccia assurda guerra fredda, che darebbe all’Europa la necessaria forza per essere autonoma e … indipendente, il che completerebbe l’idea di Mario Draghi sulla difesa della sovranità economica dell’Europa. Autonoma e indipendente, l’Europa e non i singoli Stati. Forse se si discutesse seriamente di ciò, ci si renderebbe meglio conto di quanto arretrate e rozze sono le pretese di autonomia di talune regioni italiane o di indipendenza di talune altre regioni d’Europe come la Catalogna.

Infine, una politica di convergenza nel mercato del lavoro, che consentirebbe di garantire progressivamente salari uguali in tutta l’Europa. A pensarci non è una idea cattiva, perché obbligherebbe a soddisfare altri punti di maggiore interesse di altri Paesi tra cui l’Italia: una gestione unificata dell’economia (un Ministero europeo dell’Economia e non solo una banca centrale) l’attivazione degli eurobond e l’aumento (che diventerebbe inevitabile) dei poteri del Parlamento europeo, con la concessione di un vero e proprio potere di iniziativa legislativa.
Insomma, l’Italia potrebbe ragionare sul serio e, sul punto … rilanciare.

Torno all’inizio. Un capo di Stato si rivolge a tutte le persone europee per proporre, a modo suo, più Europa e cioè più coesione. Se ne può, se ne deve discutere. Sarebbe nonché bello semplicemente doveroso che anche l’Italia si pronunciasse su questi ed altri temi, piuttosto che continuare in questa stupida politica isolazionistica e nazionalistica, che non porta da nessuna parte, salvo all’irrilevanza.

Ma certo, noi pensiamo al TAV, alle isterie di Luigi Di Maio e di Dibba e di Salvini, agli interessi degli industriali del nord, dei ‘decrescitori felici’ e di chi sa chi altro, a deportare migranti da un punto all’altro del Paese al solo scopo di tormentarli (ma non muovendo un dito mignolo contro il lavoro nero e lo sfruttamento) a lasciarne molti atri ad essere torturati dai libici a spese nostre e, naturalmente, a giocare a biliardo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.