domenica, Marzo 24

Def, Renzi: no a nuovi tagli e tasse

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Il Def, Documento di Economia e Finanza, dopo l’esame del Consiglio dei Ministri sarà approvato venerdì, come annuncia il premier Matteo Renzi, che nega ulteriori aumenti di tasse e tagli alla spesa pubblica. Governo che contemporaneamente dovrà scegliere il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, posizione lasciata aperta da Graziano Delrio passato alle Infrastrutture, e quale carica attribuire al Nuovo Centro Destra, con Fabrizio Cicchitto che reclama un ministero di peso. E domani in Commissione Affari Costituzionali della Camera inizierà l’iter della discussa legge elettorale, con il Partito Democratico che rimane diviso in merito. Appena uscita da Forza Italia, Manuela Repetti lancia l’idea di una possibile alleanza con Matteo Renzi, senza che il centro sia necessariamente un’alternativa a lui. Partito che continua nel caos fra le correnti interne, la questione che preoccupa il segretario in Puglia Luigi Vitali è la formulazione delle liste elettorali per le imminenti votazioni regionali. La Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo condanna l’Italia per quanto accaduto alla scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova: leggi inadeguate a punire il reato di tortura, come è stato qualificato il blitz delle forze dell’ordine contro i manifestanti no global.

«È finito il tempo in cui i politici chiedevano sacrifici ai cittadini». Al termine del Consiglio dei Ministri il premier Matteo Renzi ostenta ottimismo dopo l’esame effettuato sul Def, Documento di Economia e Finanza. «I cittadini oggi sanno che dal Governo non vengono richieste di nuove tasse. Continueremo con la detassazione delle misure che serviranno per creare crescita e occupazione». Contrariamente alle previsioni, Renzi annuncia l’assenza di nuovi tagli alla spesa pubblica, oltre a quelli stimati in 10 miliardi di euro fra accorpamento di forze dell’ordine (Guardia Forestale) e revisione della spesa destinata agli enti locali, specificando che «non è il tentativo di far male ai cittadini ma di utilizzare meglio i loro soldi. Non tocca la loro carne viva ma gli sprechi della pubblica amministrazione». Sono stati inoltre «disattivati 3 miliardi di clausole che avevano previsto i governi precedenti».

Le previsioni di crescita, definite prudenti da Renzi, sono dello 0,7% per il 2015. Secondo il Governo «il quadro tendenziale aggiornato consentirebbe di raggiungere il pareggio di bilancio strutturale già nel 2016», ma si è preferito fissare l’obiettivo per l’anno successivo, «per conferire una natura espansiva alla programmazione 2016». Novità prevista dal Def è la dichiarazione dei redditi precompilata, «una grande sperimentazione, vediamo come può essere fatta. Credo sia comunque un passo avanti». L’esame da parte del Consiglio dei Ministri terminerà venerdì mattina con l’approvazione del Def.

E venerdì dovrebbe essere anche il giorno del nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio che andrà ad occupare il posto lasciato vacante dal passaggio di Graziano Delrio al Ministero delle Infrastrutture. Tre i nomi caldi, Claudio De Vincenti, Ettore Rosato e Valeria Fedeli, più lunghi invece i tempi per la scelta del ministro in quota Nuovo Centro Destra. Fabrizio Cicchitto reclama un peso politico pari ai Trasporti, precedentemente assegnato a Maurizio Lupi: «Un Ministero di serie B ci fa passare per poltronisti senza farci conquistare un reale peso nel Governo».

Domani la legge elettorale tornerà in Commissione Affari Costituzionali della Camera per iniziare il suo iter. Continua lo scontro fra maggioranza e minoranza interno al Partito Democratico, il vicesegretario del partito Lorenzo Guerini sostiene che l’Italicum «non dovrà subire modifiche», dissidenti che invece si impuntano su capilista bloccati e premio di maggioranza, che rischia di essere spropositato rispetto ai consensi. «Noi vogliamo fare ragionare la maggioranza», spiega Andrea Giorgis, «non si tratta di avere un vincitore e uno sconfitto ma di dare agli italiani una buona legge elettorale che non ripeta gli errori del Porcellum, costati la bocciatura da parte della Consulta».

E il caos prosegue anche in Forza Italia, il partito rischia l’isolamento alle prossime elezioni regionali in Puglia, ma resta ancora in piedi l’ipotesi di appoggiare Francesco Schittulli. «Se non dovesse realizzarsi, due cose devono essere molto chiare: la prima è che non avverrà per colpa nostra, la seconda è che non rimarremo fuori dalla mischia», afferma il segretario Fi in Puglia Luigi Vitali. A dividere sono gli equilibri interni e il nodo delle liste, «i ricostruttori di Raffaele Fitto chiedono che siano tra le fila di Fi tutti i consiglieri regionali uscenti», Vitali sostiene «criteri e metodi acclarati dal nostro partito». Sul fronte alleanze si aspettano novità da Fratelli d’Italia e Ncd, «loro mi devono dire che rimangono con Schittulli oppure mi devono fare un’altra proposta. Abbiamo dimostrato che Schittulli era il nostro candidato».

Mentre la neo fuoriuscita Manuela Repetti lancia una proposta clamorosa: la sfida di un’alleanza con Renzi. «La mia opinione è che oggi il problema non  sia quello di costruire un’alternativa di centrodestra al governo Renzi, semmai la sfida è di proporre un progetto politico nuovo, per oggi e per il futuro, cioè l’alleanza tra un’area ancora dispersa di centro e la realtà di una sinistra per la prima volta davvero moderna che Renzi rappresenta».

La Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per quanto compiuto dalle forze dell’ordine nel corso dell’irruzione nella scuola Diaz il 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova: il blitz va considerato come “tortura” e la nostra legislazione non è adeguata a punire questa fattispecie di reato. La sentenza è conseguenza del ricorso presentato da Arnaldo Cestaro, una delle vittime della perquisizione. La contestazione dell’allora 62enne è di essere stato brutalmente picchiato dalle forze dell’ordine tanto da essere operato e da subire ancora oggi ripercussioni per il pestaggio, mai punito proprio per la lacuna giudiziale dell’ordinamento italiano. La mancata previsione di tali reati non permette allo Stato di prevenire il ripetersi di possibili violenze.

«Dal Pd nessuna indifferenza, anzi bisogna accelerare la legge per l’introduzione del reato di tortura su cui si inizierà a votare già questa settimana». A renderlo noto è Emanuele Fiano, capogruppo in Commissione Affari Costituzionali della Camera. «La sentenza riapre una ferita mai veramente sanata per dire che in quei giorni una catena di ordini e responsabilità improprie causò violenze inaudite provocando vittime e trascinando nel fango le forze dell’ordine protagoniste di tanta inumana brutalità. Una moderna democrazia europea non può permettersi di rimanere indifferente. Per questo stiamo per introdurre nell’ordinamento italiano il reato di tortura inteso come dolo specifico e aggravante per chi usa violenza in modo ingiustificato o per estorcere dichiarazioni e infliggere punizioni. Vogliamo ricomporre quel vulnus che sono stati i fatti di Genova per il nostro stato di diritto».

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