sabato, Gennaio 19

Decreto Salvini: perchè contro cattiveria e ignoranza costituzionale si deve ricorrere Perché quel decreto è odioso e si deve ricorrere alla Corte costituzionale? Perché abolisce la figura del migrante umanitario, violando i trattati in materia sottoscritti dall’Italia e la nostra Costituzione; Mattarella ha fatto bene a promulgarla e i Sindaci a bloccarne l’applicazione in attesa della Corte costituzionale

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Si suol dire che la cattiveria non paga. Beh ‘si suol dire’ forse è eccessivo, ma certo nelle Parrocchie un buon Parroco queste cose dovrebbe insegnarle ai suoi parrocchiani e ai bambini nelle lezioni di catechismo. Non dico che tutti i parroci lo facciano e che ciò accada in tutte le Parrocchie, ma tant’è.
Sta in fatto che certe volte è proprio quello che sembra accadere, vedasi il decreto Salvini.

Avevo detto -non solo certamente io, ma moltissimi altri- non solo e non tanto che il Decreto Salvini oltre che orrendo e incostituzionale era, per molti versi, la definizione in articoli, commi e alinea della cattiveria. Era ed è, infatti, la traduzione in forma di articoli di legge dell’odio incomprensibile di Matteo Salvini e di quelli (purtroppo molti, specie al Nord) che lo seguono e che in parte da lui hanno appreso e esercitato questo odio vero i migranti. Anche se, come ho fatto notare, non è solo con i migranti che ce l’ha: perché va in Israele e se la prende prima con gli Hezbollah (che non ci risulta abbiano fatto nulla di male a noi, e specialmente agli italiani che li sorvegliano in Libano) e che, tra l’altro, sono i peggiori nemici dell’ISIS, e poi con i palestinesi, un popolo al quale siamo legati da decenni in un vincolo di amicizia fondamentale, da quando, in particolare, con loro e grazie a loro negoziammo la ‘liberazione’ della Achille Lauro (evitando massacri) e in cambio facemmo in modo che i responsabili di quella azione potessero andarsene, e, specialmente, impedimmo, militarmente (lo ricordate?), agli americani di prenderseli con la forza quando dirottarono un nostro aereo, costringendolo ad atterrare a Sigonella (terra italiana, Salvini, in mano americane, come altre parti del nostro territorio, caro Salvini) e noi reagimmo minacciando, con i fucili in pugno, i marines americani che si avvicinavano, armati fino ai denti, all’aereo per prendersi i palestinesi. Ma poi, Salvini odia o disprezza i Rom, che per lo più sono cittadini europei, e i meridionali, ora se lo è ‘dimenticato’, ma io, meridionale, no (‘forza Etna’ io me lo ricordo bene), e gli arabi in genere, specie i maghrebini, e i mussulmani, sul terreno per le cui moschee porta i maiali a fare pipì, e a cui, attraverso il ‘suo’ Presidente della Regione Lombardia e i ‘suoi’ sindaci lombardi e altro, impedisce di costruire moschee, e via odiando.
C’è poco da fare compunte distinzioni, come fanno continuamente i sostenitori a priori di questo Governo, per dire che ‘già prima’ il fastidio o l’odio per i migranti eccetera c’era, raccontando magari episodi cui essi stessi hanno assistito (in silenzio?) e che vengono assunti a metafore o a prove dell’odio esistente da sempre. È sotto gli occhi di tutti, quanto su quell’odio abbiano soffiato e soffino da Grillo a Salvini, da Di Maio a Toninelli, e via soffiando.

Ma torniamo al decreto. Perché quel decreto è odioso? Per un motivo molto semplice: perché abolisce, con quel che ne consegue, la figura del migrante umanitario, violando i trattati in materia sottoscritti dall’Italia e la nostra Costituzione.
Lo ripeto ogni volta che parlo di queste cose. A parte la nostra Costituzione che ‘riconosce’ esplicitamente i diritti dell’uomo all’articolo 2, a norma dell’art. 10 e dell’art. 117.1 della stessa Costituzione, tutte le norme di diritto internazionale sono norme di diritto interno italiano, sia quelle non scritte che quelle scritte, cioè derivanti dai trattati, da noi sottoscritti.
Inoltre, sempre lo stesso articolo 10 al comma 2 dice: «La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali», e al comma 3 «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge».
In altre parole, premesso che uno straniero (qualunque straniero) deve essere trattato alla luce e nell’ambito delle norme di diritto internazionale, uno straniero che sia discriminato nel suo Paese ha diritto ad ottenere l’asilo nel nostro. Inoltre, i trattati internazionali in materia prevedono esplicitamente che si debba concedere l’accesso agli stranieri che hanno problemi di rispetto dei diritti dell’uomo nel proprio Paese di origine. Beninteso: sotto il controllo della legge. Il che non vuol dire che si possano escludere tutti gli stranieri, ma che per ciascuno si debbano valutare le condizioni di accesso e, quando ne ricorrano le condizioni, a quel cittadino straniero l’asilo non può essere negato. Le leggi sono fatte così: se dice che una cosa è legittima si deve fare e non si discute; se non è legittima, bisogna che un giudice lo dica.

Ora. Non voglio entrare nel merito del decreto salviniano, che poi non è un decreto ma una legge, ma lasciamo perdere. È evidente che, nella misura in cui chiaramente esclude dall’ammissione nel nostro territorio gli stranieri accolti per motivi umanitari, è almeno di molto dubbia costituzionalità. Per di più, dato chetrasformadelle persone, regolarmente ammesse sul territorio nazionale, in persone prive di qualunque legittimità, e quindi prive di diritti (nella terminologia sprezzante e razzista di Salvini e Di Maio: clandestini), viola largamente non solo la nostra Costituzione, ma tutti i possibili diritti dell’uomo.
Logica vuole, dunque, che la Corte Costituzionale si pronunci. Per farlo occorre che la cosa sia inviata alla Corte da un giudice, visto che il Parlamento non lo ha fatto, come invece ha fatto per quanto attiene alla legge di bilancio.

Lo scopo nella vita di qualunque governante e parlamentare che si rispetti, in qualunque Paese del mondo che si rispetti, è quello di fare o pretendere di applicare leggi conformi alla Costituzione, che è la norma fondamentale di qualunque sistema giuridico che si rispetti, come quello italiano. Anzi quello italiano, come del resto altri, tra cui ad esempio quello tedesco, stabilisce che la Costituzione, in quanto legge fondamentale dello Stato, non possa essere derogata dalla legge ordinaria. Cioè, se una legge contravviene alla Costituzione, quella legge va annullata, dalla Corte costituzionale, ovviamente, che è l’unica che può farlo. Per di più, la Costituzione non si applica solo ai cittadini, ma vale e si applica a qualunque uomo (o donna, se no qualche spiritosone si mette a protestare) che si trovi sul territorio dello Stato italiano o su un territorio sotto il controllo dello Stato italiano. Insomma, qualunque essere umano e anche fuori del territorio se si tratta di luoghi sotto il controllo dello Stato: navi italiane, e, ad esempio, che so, la parte del Libano dove è insediata la nostra missione militare, idem per l’Afghanistan, e infine la Libia, eccetera.
Dato che la norma costituzionale prevale su quella ordinaria, il singolo individuo che si trovi nella condizione di vedersi applicare una norma incostituzionale chiede al giudice ordinario di valutare se la norma che gli si vuole applicare sia costituzionale o meno, e quindi il giudice sospende il giudizio, e quindi l’applicazione di quella legge, e attende il giudizio della Corte costituzionale. Dopo di che, a seconda dei casi, applica la legge o la legge non c’è più e la cosa finisce lì. Nota bene, la Costituzione prevede che la norma abrogata dalla Corte Costituzionale, lo sia con effetto immediato. Per cui, se qualcuno ne abbia danni, va risarcito. Ma questo è un discorso ulteriore,

Un pubblico funzionario, invece, non potendo ricorrere direttamente alla Corte costituzionale, ha il dovere di agire in maniera conforme alla Costituzione sulla quale, tra l’altro, ha giurato (anche Salvini e Di Maio, in verità, ma loro sono politicanti e non ti puoi aspettare che un politicante mantenga la parola, no?) e quindi se applicasse la norma, sapendo o avendo ragione di dubitare o perché gli si dice che è incostituzionale, se ignora questo dubbio, commette un illecito verso l’individuo (e, secondo me anche verso lo Stato) e quindi per evitarlo senza incorrere nella responsabilità civile oltre e più che penale, ferma tutto e fa in modo di ricorrere alla Corte: ha l’obbligo costituzionale di farlo. Tenuto anche conto che, qualora la Corte stabilisca che la norma è incostituzionale, e che quindi il Sindaco, ad esempio, aveva il dovere di non applicarla, determina una situazione per la quale il cittadino che ha subito la violazione potrebbe agire contro il Comune (impersonato dal Sindaco), e contro lo stesso Sindaco, per chiedere ed ottenere i danni conseguenti. Quindi, il Sindaco che, per cautela, ferma tutto e aspetta il giudizio della Corte, udite udite, agisce nell’interesse della pubblica amministrazione, che così non incorre nella eventuale responsabilità civile.
Ma non basta. Perché l’individuo, cittadino o non, può ricorrere anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che, qualora giudichi il comportamento del Sindaco o dello Stato illegittimo, condanna direttamente lo Stato, e, attraverso di esso, il Sindaco stesso al risarcimento del danno al cittadino.

Se accanto a me, critico e ironico come sempre, sedesse Marco Travaglio (o Pietrangelo Buttafuoco, a quanto pare), ottimo giornalista giusto un tantinello polemico (e forse anche un po’ parziale) direbbe: ‘quante chiacchiere, ma nel caso del sig. tal dei tali perché non si è fatto così, eh eh eh’ (perché Travaglio riderebbe sardonicamente nel dirlo). E io, che non sono sardonico, ma ironico sì e per di più facevo il giurista (male, direbbe Travaglio, ma lo facevo!) gli chiederei sorridendo (ironico) ‘siccome il mio vicino di casa ieri ha strangolato la moglie, pensi che possa farlo anche io?’ Ne sarei felice, ma, francamente e contro i miei interessi, preferisco non rischiare.
Ma, direte voi, che non siete sardonici, ma razionali sì, ma allora abbiamo le mani legate? Manco per sogno. Basta leggere la Costituzione. Se quello che dice non ci piace, basta modificarla: cioè prima di fare un atto legislativo incostituzionale, un politico accorto (e dubito che Salvini lo sia stato) cerca di cambiare la Costituzione e così va tutto a posto. Ma sono Salvini e il suo Governo che non lo hanno fatto, ora con chi se la vogliono prendere?

Ultima obiezione che voi Lettori potreste farmi -sempre ironicamente ma non sardonicamente- potrebbe essere: ma il Capo dello Stato quando firma una legge non deve verificarne la costituzionalità? No, non deve, salvo casi eccezionali in cui può rinviare la legge alle Camere. In questo caso, come noto, il Presidente ha fatto ripetutamente constare delle sue perplessità su parti della legge: talune sono state accettate, altre no, il Governo ha posto la fiducia su quella legge. Se il Presidente la avesse rinviata alle Camere, il Governo sarebbe stato, in un certo senso, sfiduciato, avrebbe dovuto dimettersi. Nel clima esasperato e polemico in cui fu decisa questa legge, il Presidente, a mio giudizio correttamente, la ha promulgata, dato che lui è, , ilgarante’, ma non il giudice della Costituzione, ed è anche il garante dell’ordinato svolgimento della vita civile.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.