martedì, Novembre 12

De Crescenzo, il napoletano di coraggio che rideva in faccia alla mafia Ci vuole moltissimo coraggio e onestà intellettuale, perché quella frase non solo mette chi la dice in pericolo, ma perché è tutto fuori che ‘politically correct’, si mette contro anche i benpensanti, la Polizia, lo Stato ... gli ‘intellettuali’, magari stoici

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È vero, come si dice talvolta, che l’ironia è l’arma degli amanti della pace, o magari, dei buoni.
L’ironia, non il sarcasmo, quello serve a levare la pelle al destinatario. Nell’ironia, invece, c’è un po’ di affetto, e anche di ammiccamento.

A Napoli, l’ironia è quasi una religione, un modo di essere caratteristico; lo ricordate Massimo Troisi che insulta San Gennaro per avere il miracolo? Guardate che è la pura verità, è proprio così. Un modo di essere tipico e tanto caratteristico da permettere, spesso, di fare ironia su sé stessi, anzi, in particolare, sulla propria miseria. Basta ascoltare alcune canzoni napoletane, dove invece di esprimere disperazione per la povertà, il disagio, la fame, ci si scherza su: si scherza su sé stessi.

Confesso che lo conosco poco Luciano De Crescenzo, ma confesso anche che ogni volta che mi è capitato di vederlo in televisione, mi ha sempre fatto sorridere, ma specialmente pensare.

Appunto, l’ironia, che non è semplice umorismo, è capacità di mettere in luce le cose magari più brutte, senza mai perdere l’umanità e il senso delle proporzioni.

Il senso delle proporzioni, appunto: la capacità di collocare anche i propri guai (appunto, come dicevo, la povertà) in una cornice dissacrante e non drammatizzante, mai drammatica. Il contrario esatto, per capirci, di Mario Merola.

E inoltre, e non è cosa da poco e da tutti, la capacità di non prendersi mai sul serio. Dire, come talvolta a Luciano de Crescenzo è accaduto, cose profonde con il tono ‘leggero’ dello scherzo, con l’ironia, appunto.

Ma di una ironia estremamente seria e pensosa.

Penso a quando spiega la differenza tra stoici ed epicurei, e spiega che i napoletani sono epicurei perché si contentano di poco, purché subito. In una parola, il dramma, e non mi dite che non ne era perfettamente cosciente, il dramma della napoletanità dei napoletani, incapaci, per mancanza di fiducia ormai atavica, di volere, di pensare in grande, abituati alla povertà e alla oppressione, magari mafiosa, e quindi facilmente strumentalizzabili.
Una verità detta sorridendo, che è terribile, atroce per un napoletano come me, che ne è ben cosciente. Atroce tanto che lui, come altri famosi napoletani, sono emigrati, almeno a Roma, perché Napoli diventa il luogo dove è piacevole andare perché è piacevole la città e i suoi abitanti, ma dove non restare perché, poi, la disperazione ti assale e l’inazione ti devasta.

Conosco poco, ripeto De Crescenzo, ma se devo valutare una cosa, un’altra, da lui detta o scritta, francamente non penso a Bellavista e alla sua filosofia familiare e un po’ birichina, ma penso alla sua frase, ne accennavo prima, sulla mafia, che non si rende conto della vita di merda che fana vita ‘e merda»-, cito testualmente: «Voi ammazzate Napoli. E poi, tutto sommato, non è che fate una vita di merda? Vi siete fatto bene i conti? Vi conviene?».

Dirla così, sorridendo, non è da tutti: non è una semplice banale battuta, attenti è ben altro. Ci vuole coraggio, moltissimo coraggio, oltre che onestà intellettuale. Coraggio doppio, perché quella frase non solo mette chi la dice in pericolo dalla mafia che prende in giro (molto seriamente, se ci pensate), ma perché è tutto fuori chepolitically correct’, cioè si mette contro anche i benpensanti, la Polizia, lo Statogliintellettuali’, magari stoici. E ce ne vuole del coraggio a dileggiare la mafia, altro che la seriosità faticosa e cautelosa di un Roberto Saviano e di tanti altri, che della mafia parlano, e in un certo senso, per citare Leonardo Sciascia, ne fanno una professione, ma il coraggio di ridergli in faccia non so se lo avrebbero. Anzi, ne sono sicuro. Lui lo ha avuto.

Peccato. Un altro uomo di ingegno e di grande umanità che se ne va. Dopo Andrea Camilleri, anche lui. Sembra quasi che si stia per lasciare sguarnito il campo dell’umanità, a vantaggio di quello della seriosità e della disumanità. Per un napoletano come me, quasi la fine della storia … beh, non esageriamo va’.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.