sabato, Agosto 8

Dazi Usa: fuori Ue, ma la Cina promette battaglia Caso Facebook: inserzionisti britannici pronti all'addio. E la Ue tuona: 'Non basta un post per risolvere la questione'

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Gli Usa esenteranno Ue, Australia, Corea del Sud, Argentina e Brasile dai dazi su acciaio e alluminio che entreranno in vigore stanotte. Lo ha confermato il rappresentante al commercio Usa Robert Lighthizer: «Il presidente Donald Trump ha deciso di sospendere l’imposizione dei dazi rispetto a questi Paesi». In realtà sembra essere solo una decisione temporanea, e questo fa riflettere.

Sul piede di guerra comunque contro gli Usa la Cina, con il governo che promette di prendere «tutte le misure necessarie per difendere gli interessi del Paese». In particolare il ministero del Commercio assicura in una nota postata sul sito web che «la Cina non si siederà pigramente a vedere i suoi legittimi interessi danneggiati. Per questo, saranno prese tutte le misure necessarie».

Sul caso Skripal «con i colleghi europei non parlerò solo di quello che è accaduto nelle strade di Salisbury, ma del fatto che considero questo come un disegno dell’aggressione russa verso l’Europa ed i suoi vicini più prossimi, dai Balcani occidentali al Medio Oriente, e sono grata per la solidarietà che mi è stata espressa». Così la premier britannica Theresa May al suo arrivo al vertice dei leader Ue, che discuteranno della vicenda alla cena di stasera. Nel frattempo il Cremlino ha bollato come ‘disgustoso’ il commento del ministro degli Esteri britannico Boris Johnson secondo cui la prossima Coppa del Mondo FIFA 2018 in Russia sarebbe simile alle Olimpiadi del 1936 nella Germania nazista. «È un’affermazione assolutamente disgustosa, indegna di un ministro degli Esteri di qualsiasi paese: è ovviamente offensiva e inammissibile», ha detto il portavoce presidenziale russo Dmitri Peskov.

Ma la vicenda rischia di allargarsi. Il presidente della Lituania ha dichiarato infatti che sta pensando di espellere i diplomatici russi dal suo Paese per via della vicenda Skripal.

Il caso Facebook continua a far discutere. Gli inserzionisti britannici minacciano di abbandonare la società. In particolare David Kershaw, capo del colosso M&C Saatchi, conferma poi che la minaccia di passare su altre piattaforme non è un bluff in mancanza di garanzia di svolte sulla sicurezza dei dati. Intanto la commissaria Ue alla giustizia, Vera Jourova, fa sapere, dopo il mea culpa di Zuckerberg con un post: «Non basta una dichiarazione postata su Facebook per ricostruire la fiducia degli utenti. Domani manderò una lettera all’ad di Menlo Park Mark Zuckerberg. Vogliamo due cose da Facebook: il pieno rispetto delle regole Ue ma anche qualcosa di più, la responsabilità sociale, con una cooperazione contro l’incitamento all’odio e la tutela dei consumatori».

Francia paralizzata per lo sciopero contro i progetti di riforma del governo, «per un servizio pubblico di qualità e per la difesa del loro statuto», secondo le parole d’ordine delle 180 manifestazioni previste in tutto il Paese. In piazza, tra gli altri, i ferrovieri, ma anche ospedalieri, insegnanti, impiegati e studenti. Scontri si sono avuti a Parigi, dove alcuni giovani autonomi infiltrati hanno avuto diversi contatti con la polizia, che è dovuta intervenire con i lacrimogeni.

Nel frattempo arrivano le prime dichiarazioni dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, messo sotto inchiesta per il sospetto finanziamento libico alla sua campagna elettorale 2007. Secondo ‘Le Figaro‘, ai magistrati avrebbe detto: «Dall’11 marzo 2011 vivo l’inferno di questa calunnia», denunciando l’assenza di prove materiali nelle accuse contro di lui. Secondo Sarkozy, «le dichiarazioni del signor Gheddafi, della sua famiglia e della sua banda sono iniziate soltanto l’11 marzo 2011, vale a dire all’indomani del ricevimento all’Eliseo del Cnt, gli oppositori di Gheddafi. E’ a quel punto, e mai prima, che la campagna di calunnie è cominciata».

In Catalogna invece il partito movimentista Cup ha deciso di astenersi nell’elezione del candidato indipendentista Jordi Turull, facendo mancare la maggioranza assoluta necessaria perché il ‘Parlament’ elegga al primo turno il nuovo presidente. La decisione è stata resa pubblica mezz’ora prima dell’avvio del dibattito in Parlamento catalano. «Non possiamo condizionare la nostra azione politica all’azione repressiva dello Stato. Fin dal primo momento abbiamo detto che avremmo continuato la nostra azione con un programma di governo per questa legislatura. Quello di essere coraggiosi e continuare il mandato del primo ottobre», fa sapere il Cup.

«L’Italia è l’Italia, è una antica democrazia, e altri ‘decision maker’ troveranno una soluzione per quella che non è ancora una crisi»: a dirlo il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker rispondendo a chi gli chiedeva se fosse preoccupato per la situazione in Italia.

Dopo l’apertura ad un vertice Usa-Russia, oggi la Serbia, per bocca del Il ministro degli esteri serbo Ivica Dacic, ha proposto di tenere a Belgrado l’incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump. «Belgrado è assolutamente preparata a organizzare un tale incontro di portata planetaria. Come Paese militarmente neutrale, la Serbia ha le capacità di politica estera per ospitare i presidenti di Usa e Russia», ha detto Dacic.

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