domenica, Novembre 29

Dazi USA su acciaio e alluminio, l’UE passa ‘la patata bollente’ al WTO Bruxelles potrebbe adottare provvedimenti di compensazione per 2,8 miliardi complessivi perché, su questo ammontare, secondo fonti della Commissione UE, ritiene che ci sia la compatibilità con le regole del WTO.

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Ieri il collegio dei commissari dell’UE ha deciso di intraprendere misure in difesa dei propri interessi, nel caso gli USA diano seguito all’imposizione di dazi su acciaio e alluminio annunciati dal Presidente Donald Trump. ‘A differenza dei dazi proposti dagli USA, i nostri filoni di lavoro ‘per le misure’ sono in linea con i nostri obblighi nel WTO. E sarebbero attuate secondo le regole’, ha detto Cecilia Malmström, commissaria europea al Commercio, in conferenza stampa ieri a Bruxelles, al termine della riunione del collegio. Anche la Cina ha chiesto la cooperazione dell’UE per salvaguardare il sistema del commercio globale e vuole un’accelerazione nei negoziati per concludere l’accordo bilaterale sugli investimenti con l’UE. ‘La Cina è pronta ad essere un partner per l’Unione Europea per fornire maggiore stabilità e per fare del mondo un posto migliore’, ha dichiarato Wang Yi, Ministro degli Esteri cinese, nel corso della conferenza di oggi, a margine dei lavori dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese.

Gary Cohn, consigliere economico di Donald Trump, lo scorso 6 marzo ha rassegnato le dimissioni. Sostenitore del libero mercato, Cohn non ha apprezzato la scelta – annunciata da Trump –  di introdurre a breve dazi sulle importazioni di alluminio ed acciaio, rispettivamente del 25% e del 10%. Criticato in maniera accesa da più parti, Trump aveva già ribadito la scorsa settimana la propria linea sulla spinosa questione dei dazi con alcuni tweet. ‘Dobbiamo proteggere il nostro Paese e i nostri lavoratori. La nostra industria dell’acciaio è in pessime condizioni. Se non hai l’acciaio, non hai una Nazione.’ E ha approfondito ulteriormente il concetto in un altro tweet, sostenendo le ‘guerre commerciali’: ‘Quando un Paese perde miliardi di dollari negli scambi commerciali con qualsiasi altro Paese allora le guerre commerciali fanno bene e sono facili da vincere’.   Gli Stati Uniti non hanno mai scherzato riguardo alle guerre commerciali. Nella loro storia passata sono state diverse: una delle ultime grandi guerre fu quella dello ‘Smooth Hawley Tariff Act’ , considerata dagli economisti poco meno di una tragedia.

La decisione di Trump di imporre nuovi dazi sulle importazioni di acciaio e di alluminio viene presa dopo che il Dipartimento del Commercio ha condotto due lunghe indagini ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 .  Le indagini della Sezione 232 sono avviate per determinare gli effetti delle importazioni di qualsiasi articolo sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Secondo il Trade Expansion Act, Wilbur Ross, segretario al Commercio, ha concluso che le importazioni di acciaio e di alluminio costituiscono una minaccia per la sicurezza e ha raccomandato che Trump imponga nuove restrizioni a queste importazioni. Questo tipo di politica commerciale, volta a proteggere la sicurezza nazionale, non ha precedenti nella storia degli USA. Tale politica avrà probabilmente enormi ripercussioni economiche e istituzionali, tra le quali la principale è senza dubbio la riduzione significativa di importazioni con conseguente danno agli esportatori statunitensi . Ma gli imminenti dazi di Trump innalzeranno il rischio di una guerra commerciale globale? Alcuni dei principali partner commerciali degli Stati Uniti sarebbero duramente colpiti. Il più grande esportatore di acciaio verso gli USA è il Canada. Germania, Corea del Sud e Giappone sono tra i primi dieci Paesi esportatori e la Cina è solo l’ undicesimo più grande .  I dazi interesseranno 46 miliardi di dollari di importazioni; solo il 6% di queste importazioni deriva dalla Cina, Paese considerato dall’Amministrazione Trump come il principale colpevole di inondare il mondo con acciaio e alluminio.

L’ombra dei dazi annunciati da Trump è stata accolta con un’ondata minacce di ritorsioni da parte di altre potenze commerciali, come ad esempio Cina ed UE. Ma cosa comportano tali minacce? Le regole stabilite dal Diritto Internazionale in tema di risoluzione delle controversie del WTO (World Trade Organization), l’Organizzazione Mondiale del Commercio, consentono a un Paese di reagire contro le azioni intraprese da altri Paesi, come nel caso della decisione di Trump, qualora le ragioni di sicurezza nazionale invocate siano infondate. L’entità della ritorsione è stabilita secondo un limite di compensazione storicamente fissato al valore del commercio perduto dal Paese esportatore. Tuttavia, secondo gli esperti del PIIE (Peterson Institute for International Economics) potrebbero occorrere anni affinchè si risolva giuridicamente il problema delle ritorsioni nell’ambito della risoluzione formale delle controversie del WTO.  Pertanto, i Paesi potrebbero adottare altre forme di autotutela previste dal Diritto Internazionale per rispondere alle ritorsioni e per eludere tale processo. Gli esperti ritengono che il WTO affronterebbe  questa disputa del commercio internazionale nel modo seguente: accertata la decisione di Trump di imporre i dazi su alluminio e acciaio, i Paesi membri del WTO potrebbero contestare  la sua affermazione secondo cui le imposizioni sono necessarie in base all’eccezione di ‘sicurezza nazionale’ dell’articolo XXI del GATT e  chiedere un risarcimento.

A questo punto, il WTO può stabilire ritorsioni autorizzate. Casi come questi sono piuttosto rari: il WTO ha stabilito il limite di ritorsioni in meno di 15 controversie dal 1995 ad oggi, e in un numero ancora minore di casi i Paesi hanno implementato ritorsioni. In base al principio di reciprocità il WTO limiterebbe l’importo ‘equivalente al livello di annullamento e riduzione di valore’ risultante dalle politiche di Trump. In sostanza, stabilire il limite richiede che gli arbitri del WTO seguano un processo in due fasi decidendo in base ad una formula matematica e a valori dei parametri chiave in modo tale da applicarli al contesto in questione. Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, ha dichiarato che la decisione di Donald Trump non è giustificata da ragioni di sicurezza nazionale e ha annunciato una reazione ‘proporzionata’ di Bruxelles per difendere gli interessi economici dell’Unione Europea.

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