lunedì, Dicembre 16

Dazi, Trump prova a calmare gli ‘amici’. Ma in 11 sono pronti allo scontro Le forze turche e le milizie arabo-siriane alleate di Ankara hanno preso oggi il controllo di una località chiave nell'enclave curdo-siriana di Afrin

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Donald Trump ha promesso flessibilità ai veri amici degli Usa per quanto riguarda la politica sui dazi: «Dobbiamo proteggere e rafforzare la nostra industria dell’acciaio e dell’alluminio e nello stesso tempo mostrare grande flessibilità e cooperazione verso quelli che sono i veri amici e ci trattano equamente sia sul piano commerciale che militare», ha scritto. Ma intanto si muovono gli altri.

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha affermato che una guerra commerciale non è mai la giusta soluzione colpendo sia il promotore sia il bersaglio in un mondo globalizzato, ma nel caso maturi, «la Cina darà una giustificata e necessaria risposta. Noi speriamo che la Cina e gli Stati Uniti abbiano un dialogo calmo e costruttivo su basi paritarie e trovino una soluzione ‘win-win’». Mentre 11 Paesi, secondo il ‘New York Times‘, sono pronti a firmare un accordo di libero scambio che copre 500 milioni di consumatori. L’intesa era stata proposta negli anni scorsi dagli Stati Uniti per fermare l’ascesa della Cina: ora invece gli Stati Uniti diventano il nuovo obiettivo. L’accordo includerebbe, tra gli altri, Giappone, Canada e Australia.

Le forze turche e le milizie arabo-siriane alleate di Ankara hanno preso oggi il controllo di una località chiave nell’enclave curdo-siriana di Afrin nel nord-ovest del Paese. Secondo fonti locali le truppe sono entrate a Jinderes, a sud di Afrin, dopo circa un mese e mezzo dall’inizio il 20 gennaio scorso dell’offensiva turca contro il Pkk siriano. Sul fronte nord le forze di Ankara proseguono l’avanzata e sono ora a circa sei chilometri in linea d’aria dalla periferia nord di Afrin. Ma il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, che ha anche confessato di aver già avviato un dialogo con Baghdad in vista di una possibile offensiva dopo le elezioni irachene del 12 maggio, ha confermato che l’operazione militare contro l’enclave curda di Afrin potrebbe concludersi entro maggio.

Intanto secondo l’Ondus, altri 62 civili, di cui 8 minorenni tra bambini e adolescenti, sono stati uccisi ieri in bombardamenti governativi sull’enclave ribelle della Ghuta orientale.

Nel frattempo una sorella del leader dell’Isis, Abu Bakr al Baghdadi, è stata condannata a morte per impiccagione dalla Corte centrale criminale di Baghdad perché riconosciuta colpevole di avere avuto un ruolo attivo nell’organizzazione guidata dal fratello. Secondo il portavoce della Corte, Abdul Sattar Bairaqdar, «ha ammesso di aver fatto parte del gruppo terrorista e ha riconosciuto di aver fornito sostegno logistico e assistenza in operazioni criminali, compresa la distribuzione di denaro a membri di Daesh a Mosul».

In Gran Bretagna  si parla ancora dell’avvelenamento dell’ex spia russa Serghei Skripal e di sua figlia. La ministra dell’Interno britannica, Amber Rudd, ha definito l’episodio «un crimine oltraggioso» e ha assicurato che le indagini vanno avanti. La premier Theresa May invece adotta la linea della cautela sulla vicenda: «Naturalmente il governo prenderà le misure appropriate, se vi saranno misure da prendere, al momento giusto e sulla base delle prove. Se verrà provato che si tratta di un fatto sponsorizzato da uno Stato faremo ciò che è appropriato, ciò che è giusto. Ma diamo alla polizia il tempo e lo spazio necessari a condurre l’investigazione».

Andiamo negli Usa, perché la Camera statale della Florida ha approvato una legge sulla sicurezza nelle scuole che prevede restrizioni sulla vendita di fucili e un programma per armare gli insegnanti. Il tutto sulla scia della strage nella scuola di Parkland. Ma oggi nuovo episodio, stavolta a Birmingham, in Alabama, dove una studentessa di 17 anni è morta dopo essere stata raggiunta da colpi di arma da fuoco, esplosi ‘accidentalmente’, riferisce la Polizia. Un coetaneo è rimasto ferito e trasportato in ospedale, così come una terza persona che non è uno studente e le cui condizioni, riferiscono media locali, non sono note.

Tante manifestazioni in tutto il mondo per l’8 marzo, giorno in cui ricorre la festa della donna. Migliaia di persone si sono concentrate in Piazza Cibeles nel cuore di Madrid, per quello che è stato il primo sciopero generale ‘femminista’ in Spagna. In totale oltre 200 eventi sono in programma in tutto il Paese.

Ma si è scesi per le strade anche a Kabul: qui centinaia di donne hanno manifestato, anche perché quest’anno si tratta di un evento particolarmente sentito in Afghanistan perché il governo del presidente Ashraf Ghani ha avanzato una offerta di dialogo e riconciliazione ai talebani, sottolineando che fra i punti irrinunciabili della proposta c’è quello della salvaguardia dei diritti acquisiti dalle donne.

Chiudiamo con la Germania, perché sarà il socialdemocratico Heiko Maas il prossimo ministro degli Esteri tedesco. Il ministro della Giustizia uscente sarebbe chiamato a sostituire Sigmar Gabriel, il quale stamani ha annunciato che non farà parte del prossimo esecutivo della Grosse Koaliton.

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