venerdì, Novembre 27

Davigo e il clamore inutile Il CSM e i suoi consiglieri rappresentano una istituzione costituzionale, punto di riferimento della nostra vita di cittadini, portarli in Tribunale e cercare cavilli, discussioni sottili, e, magari, allusioni e insulti non è opportuno

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Che pena, che pena l’intervista di Corrado Formigli in camicia a Piercamillo Davigo in cravatta. Che pena, quasi come, mi duole dirlo mi piace(va) Formigli, quella all’influencer rozzo 1727wrldstar.

Di quest’ultima non parlo, perché certe cose non si dovrebbero mai fare. Non, sia chiaro, nascondere o negare certe cose, anzi. Ma portarle in TV in modo rumoroso e clamoroso, fargli quasi una pubblicità ammiccante, sottoporre il ‘fenomeno’ ad analisi psicologiche, sociologiche, e non so che altro, ma sempre con un sorriso ammiccante dietro le parole, non va; come non va, farlo vedere iniettarsi anabolizzanti e non so che altro. Sono reati: la televisione non può mostrare reati senza denunciarli. Non va, non mi piace, è un errore, gravissimo. Ripeto ancora: niente affatto nascondere la cosa, anzi. Ma farla -magari senza volerlo- farla diventare spettacolo e magari suscitare desiderio di imitazione, francamente no.
Sarò vecchio e bacchettone, fate voi!

Torno a Davigo che è più nelle mie corde.
È stato, Davigo, un ottimo magistrato: una delleteste pensantidel poolmani pulite’, guidato da quel vero grande magistrato che è stato l’ottimo Francesco Saverio Borrelli, che ha scoperchiato un pozzo senza fondo di nequizie, di veleni, di sporcizia puzzolente. È stato uno di quelli che ha tenuto duro: non è passato confusamente e incoerentemente alla politica per poi finire tra le mani di Razzi e Scilipoti. Non ha lasciato la Magistratura per scrivere libretti e girare tra scuole e studi televisivi ainsegnarele sue verità.

No. Ha tenuto duro. Ha continuato a fare il Magistrato e, udite udite, ha cambiato posizione e funzione: da pubblico ministero a giudice giudicante. Insomma ha continuato a fare il Magistrato. Certo, anche lui ha scritto libretti non indispensabili, anche lui è andato in TV a dare notizia che erano usciti, ma poi per il resto ha continuato il suo mestiere.
Anzi, in posizione polemica con tanti altri suoi colleghi, ha creato una corrente’ (giusto o meno che sia che cose del genere vi siano … ho scritto anche questo: a mio parere è giusto, sia pure in modi diversi), grazie alla quale è stato eletto dai suoi colleghi al Consiglio Superiore della Magistratura.

In questa veste ha svolto il suo lavoro bene, a quanto pare. Rigoroso, a quanto pare. Giustizialista, a quanto non pare perché, come ha detto lui stesso, se giustizialismo significa qualcosa, significa ‘solo’ che di fronte a reati si procede penalmente, chiunque li commetta o sia sospettato di commetterli. Non ci trovo nulla di strano. Si potrebbe obiettare che qualche volta ha approfittato del suo potere per ‘inguaiare’ ingiustamente (cioè: senza prove) qualcuno. Si potrebbe, ma si deve dimostrarlo, non supporlo. E si deve dimostrarlo in termini giuridici, carte alla mano, come si dice, altrimenti è solo aria bollita.

Se un torto, io personalmente mi sento di attribuirgli, se un torto ha avuto (per quanto ne so) è stato quello di portare o di facilitare l’accesso al CSM di Nino Di Matteo. Per due motivi.
Di Matteo è divenuto un mito, un simbolo, perfino un simbolo di oppressione per essere stato, come lui dice, discriminato e combattuto (che sono due cose diverse, ma non sottilizziamo), a torto o a ragione non mi interessa. Ma in quanto simbolo non va al CSM, che è un organo di garanzia dove devono sedere persone chegarantiscanola magistratura e i cittadini, e quindi niente simboli, perché i simboli finiscono inevitabilmente per essere oggetto di amore, invidia, consenso, entusiasmo, ma non freddo e rigido ragionamento, almeno non solo. Inoltre, secondo motivo, Di Matteo, in quanto simbolo, ha usato della sua posizione per attaccare un Ministro della Repubblica. Buono o cattivo Ministro, poco importa (ho detto più volte che lo ritengo meglio solo della signora Azzolina, molto in fondo alla lista delle persone che stimo; ma quelli che stimo io, sono fatti miei) quello che importa è che si tratta di un Ministro, colpevole, tra l’altro, di non avere nemmeno querelato Di Matteo. Ma resta il fatto che una persona che rappresenta unpoteredello Stato, non attacca, mentre è nell’esercizio di quel potere, il rappresentante di un altro e diversopoteredello Stato, a sua volta in servizio, se ha da ridire, denuncia. È solo una questione, se volete, di ‘buon gusto istituzionale’, che ha esattamente lo stesso valore (infimo) delle guerre quotidiane della ‘politica’ contro la Magistratura, per lo più risolte nel cercare di togliere poteri alla Magistratura, piuttosto che togliere ladri dalle Istituzioni.
Basta così.

Questo Magistrato, Davigo, dalla carriera retta e corretta, si trova in una situazione, che aveva certamente prevista, -questo va sottolineato- di apparente incoerenza.
Apparente perché, che a 70 anni Davigo dovesse andare in pensione era cosa certamente nota a lui e a chi lo ha votato: tutti i Magistrati vanno in pensione a quella età; prima ci andavano più tardi, ma anche io sono stato sbattuto in pensione prima del previsto. Quindi, tutti sapevano, sapevamo, che Davigo oggi sarebbe andato in pensione dalla Magistratura, ma la carica di consigliere del CSM dura quattro anni e quindi, a rigore, Davigo dovrebbe continuare altri due anni, pur non essendo più Magistrato, ma essendo stato da loro, in quanto tale e in quanto tali, eletto. Ma a quel Consiglio è stato eletto dai Magistrati, allo scopo di mantenere il rapporto, voluto dalla legge, tra membritogatie membri laicidel CSM, per cui la sua permanenza in quel ruolo avrebbe falsato quel rapporto fissato dalla legge: cioè da ciò che Magistrati e laici dovrebbero avere come stella polare del proprio comportamento.
Chi ha ragione, francamente, non mi importa.
Vedo che Davigo, di fronte ad una deliberazione del CSM, della quale non ci sarebbe stato bisogno dato che il pensionamento è una cosa per la quale oggi sei qui e domani non più senza bisogno di delibere, una deliberazione a suosfavore’ (anche su questo ci sarebbe da dire, perché si tratta di equilibri costituzionali, ma lasciamo perdere) ricorre al TAR, insomma apre una contestazione giuridica, di quelle causidiche e quant’altro, lo possiamo immaginare.

Ribadisco, il CSM e i suoi consiglieri rappresentano una istituzione costituzionale, un punto di riferimento della nostra vita di cittadini e dunque portarli in Tribunale e cercare cavilli, discussioni sottili, e, magari, allusioni e insulti non è opportuno.
Tanto più che, se tutto fosse proceduto liscio, cioè il CSM non avesse fatto una piega e non avesse rilevato la decadenza di Davigo, non vi sarebbe stato problema; ma non è avvenuto ciò. Perché Davigo è vicino agli stellini? Perché la maggioranza del CSM è vicino a Salvini? Perché ha dispiaciuto a qualche famoso politicante che si vuole levare il macigno dalla scarpa? Perché i membri del CSM si sono fatti corrompere dagli eredi di Berlusconi e da Berlusconi stesso per tutto ‘il male’ che Davigo e altri gli hanno fatto?
Fate voi. Ma certo, di ciò si parlerà e non poco. Con qualche mio disgusto, ma, di nuovo, sono fatti miei.

Sta in fatto che ciò porterà ancora una volta il CSM, la Magistratura, la politica, perfino il Capo dello Stato, ecc. alle solite diatribe, allusioni, insulti, sospetti, clamore.
Se non altro per questo, lo sottolineo, se non altro per questo, Davigo, uomo dello Stato, uomo della Magistratura, uomo del diritto, avrebbe dovuto rifuggirne e accettare con dignità il proprio pensionamento, piuttosto che andare nello studio del descamisado Formigli ad alludere.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.