sabato, Agosto 15

Dante: l’arte, la lingua italiana, l’amor patrio, i proverbi… A Forlì la prima Mostra nel 700esimo anniversario del Sommo poeta, con capolavori di Pontormo, Zuccari, Michelangelo, a Ravenna concerto con Muti, al vaglio del Comitato oltre 300 progetti, mentre Firenze celebra la Lingua e i proverbi danteschi

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Dopo Raffaello, ecco ai nastri di partenza Dante, di cui si celebreranno nel prossimo anno i  700 anni dalla morte, avvenuta la notte fra il 13 e 14 settembre del 1321 a Ravenna. Di anniversario in anniversario il nostro paese cerca, con alterna fortuna, di tenere le posizioni  sul piano artistico e culturale internazionale, le uniche che sembrano garantire  quella credibilità che in altri campi  pare sia andata perduta.

Il coronavirus si à abbattuto sulla grande Mostra di Raffaello alle Scuderie del  Quirinale costringendo  gli organizzatori dapprima alla chiusura delle Sale, poi alle visite on line, quindi alla riapertura con le limitazioni che conosciamo e con la drastica riduzione dei prevedibili flussi turistici. Un disastro non solo per il mancato recupero dell’investimento sostenuto, ma soprattutto per l’occasione in buona parte mancata, che avrebbe consentito al grande pubblico di poter apprezzare direttamente  le opere e il ruolo nella storia dell’arte, di quello straordinario  quanto sfortunato artista e architetto che al culmine del  successo, una “febbre continua  e acuta – causata secondo il  Vasari–  da eccessi amorosi” si portò via in 15 giorni  all’età di 37 anni,  in una Roma che era ormai ai suoi piedi. Una perdita tanto  grande che nell’epitaffio forse dettato da Pietro Bembo, è scritto: ”Qui è quel Raffaello, dal quale la natura credette d’esser vinta, quando era vivo, e  di morire quando egli moriva”.

Riaperta il 2 giugno, con ingressi scaglionati, la grande Mostra che raccoglie oltre 200 opere dell’urbinate, resterà aperta fino al 30 agosto: un’occasione da recuperare per quanto possibile in extremis. Ad essa, la Galleria degli Uffizi  ha partecipato attivamente, prestando alcune opere dell’artista, molte delle quali si trovano nella celebre Galleria fiorentina insieme a quelle di Michelangelo. E saranno ancora gli Uffizi, uno dei ‘motori’ delle iniziative in ricordo di Dante Alighieri.  Nella speranza che non vi sia un ritorno della pandemia. Contando dunque  come il Machiavelli sulla virtù e la fortuna, non ci resta che augurarsi  per il fondatore della lingua italiana e della Patria, lo sviluppo  di tutte le iniziative che ruotano attorno al suo nome e che si stanno ovunque preparando. Una di queste riguarda Forlì, ove per iniziativa degli Uffizi e della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì sarà realizzatala grande mostra  dal titolo: Dante. La visione dell’arte, che si terrà negli spazi dei Musei San Domenico di Forlì dal 12 marzo al 4 luglio 2021. Frutto di un sodalizio di lunga data tra la Fondazione romagnola e le Gallerie degli Uffizi, la mostra non è solo occasione per celebrare l’anniversario dantesco: “Nel momento difficile che tutto il mondo vive – dice Schmidt – questa iniziativa intende essere anche un simbolo di riscatto e di rinascitanon solo del nostro Paese, ma del mondo dell’arte e dello spirito di civiltà che essa rappresenta.

Il. progetto nasce da un’idea di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, e di Gianfranco Brunelli, Direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. I curatori della mostra sono il Professor Antonio Paolucci e il Professor Fernando Mazzocca. La scelta di Forlì come scenario dell’esposizione, raccontano i promotori, è parte di una strategia complessiva di valorizzazione di un luogo e di un territorio che non costituisce solo un ponte naturale tra Toscana ed Emilia-Romagna. Forlì è città dantesca. A Forlì Dante trovò rifugio, lasciata Arezzo, nell’autunno del 1302, rimanendo per oltre un anno presso gli Ordelaffi, signori ghibellini della città. La qualità ben nota delle grandi mostre forlivesi – questa è la sedicesima – testimonia una passione profonda per l’arte e un approccio di ampio respiro ai temi trattati. In questa occasione si è messa in atto una collaborazione preziosa e senza precedenti: quella delle Gallerie degli Uffizi, che concederanno in prestito molte loro opere, tra le quali alcuni celebri capolavori dalle loro collezioni.

Da Firenze arriveranno nella città romagnola il ritratto dell’Alighieri e quello di Farinata degli Uberti di Andrea del Castagno, di solito non visibili in Galleria poiché si trovano negli spazi della Chiesa di San Pier Scheraggio, inclusa nell’edificio degli Uffizi ma non accessibile al pubblico: proprio in quello spazio si riuniva il Consiglio di cui faceva parte anche Dante. Nell’esposizione forlivese si vedrà anche un altro ritratto di Dante, in questo caso dipinto da Cristofano dell’Altissimo per la serie commissionata da Cosimo I de’ Medici dedicata agli uomini illustri. Ci sarà la Cacciata dal Paradiso terrestre di Pontormo e persino un sublime disegno di Michelangelo che ritrae un dannato nell’Inferno della Divina Commedia, oltre a una scelta di pregiatissimi disegni di Federico Zuccari per l’edizione cinquentesca illustrata del testo. E poi i personaggi: un busto marmoreo di Virgilio, realizzato dallo scultore settecentesco Carlo Albacini, e una delle più recenti acquisizioni delle Gallerie degli Uffizi, la tela ottocentesca del protoromantico toscano Nicola Monti intitolata ‘Francesca da Rimini all’Inferno’.

Numerose le opere d’arte prestate da musei di tutto il mondo. ‘Dante, la visione dell’arte’ intende dunque essere un momento di riflessione complessivo sulla figura del poeta, simbolo dell’Italia, e sul suo immenso lascito: in un rispecchiamento unico tra linguaggio dell’arte e figura letteraria.

Nei mesi scorsi, durante il lockdown, le Gallerie degli Uffizi hanno reso omaggio a Dante Alighieri con una mostra virtuale accolta sul loro sito, ‘Non per foco ma per divin’arte’: organizzata per il 25 di marzo, in occasione del primo Dantedì, come le altre esposizioni online del complesso museale è sempre visitabile sul sito delle Mostre virtuali degli Uffizi. Ma ai di là di  quest’iniziativa, che fa da battistrada alle altre che verranno  e che è stata presentata con una certa  solennità  politico-istituzionale ( presenti oltre ad Eike Schmidt, cui si deve l’idea, il Presidente della Regione emiliana Vincenzo Bonaccini, e i sindaci di Firenze di  Forlì, e degli altri comuni della Toscana e dell’Emilia Romagna interessati), in quanto simbolo  non solo di “riscatto e di rinascita”  ma anche di stretta collaborazione tra realtà vicine eppur separate dagli Appennini, ciò che suscita grande attenzione è ciò che si sta preparando a livello locale e nazionale.

Se l’intento della grande Mostra romana è stato quello di mostrarci ‘Raffaello e i contemporanei’  quale il motivo, o i motivi  di fondo  che ci si propone con le celebrazioni dantesche? Il  Ministro Dario Franceschini ne ha elencati almeno tre: Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa d Italia”. E per le celebrazioni dantesche, l’impegno globale dello Stato sarà di due milioni di euro (uno aggiunto proprio con l’ultima finanziaria).” Il Comitato Nazionale per le celebrazioni, presieduto dal prof. Carlo Ossola” è già al lavoro e sta esaminando progetti che sono arrivati da tutta Italia e anche dall’estero. Al comitato sono arrivati 322 progetti, in seguito al bando che scadeva il 31 dicembre 2019.  “ Ci sono bellissime proposte di mostre, spettacoli teatrali, reading che stiamo valutando “ha spiegato Maria Ida Gaeta, segretario generale del Comitato nazionale per le Celebrazioni Dante 2021 che ha ricordato come a dare il via alle celebrazioni sarà “il 4 settembre un concerto di Riccardo Muti a Ravenna che sarà replicato a Firenze e Verona. Ci sarà anche una grande mostra a marzo alle scuderie del Quirinale”. Speriamo che non ci sia un ritorno del virus a rovinare   anche questo Progetto, i cui aspetti devono essere definiti. Intanto, come sappiamo,  è stato indetto il Dantedì che verrà celebrato “ogni anno, il 25 marzo, data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia. Una giornata per ricordare in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante con moltissime iniziative che vedranno un forte coinvolgimento delle scuole, degli studenti e delle istituzioni culturali”.

Insomma, avremo un evento centrale e tante iniziative distribuite sul territorio. Nella miriade di queste iniziative grande protagonista – si dice – sarà l’Italia dei comuni, dei centri piccoli e piccolissimi, dei borghi e delle frazioni, nel progetto che si avvarrà del sostegno di Poste Italiane,  che prevede di puntare su 70 comuni “ ma potranno essere anche di più”.   Piccoli  centri ma anche città importanti, a cominciare da Firenze, città natale del poeta ( da cui fu poi cacciato per le vicende politiche  nelle quali era direttamente impegnato: l’opposto dell’intellettuale  chiuso nella sua torre d’avorio), e per finire a Ravenna che, giustamente, custodisce gelosamente le sue spoglie. E Firenze come prepara le celebrazioni? Giro la domanda a Ida Antonia Fontana, della Dante Alighieri e di fresca nomina Presidente della Commissione per le celebrazioni dantesche dell’Accademia delle Arti e del Disegno, fondata da Michelangelo e di cui è Presidente Cristina Acidini, già direttrice del Polo Museale fiorentino. Dell’ Academia hanno fatto parte i più illustri artisti  che hanno operato nella città del Fiore e ne fanno parte artisti contemporanei. A Ida Fontana, nota studiosa e già direttrice della Biblioteca  Nazionale, chiedo:  che cosa  avete pensato di fare per ricordare l’attualità di Dante?  “D’intesa con l’Accademia della Crusca  abbiamo pensato ad una cosa originale: un’iniziativa  rivolta agli studenti del 4 anno delle scuole  superiori, dedicata ai ‘Proverbi danteschi ieri e oggi’. Sì perché nel parlar comune, d’ogni giorno, usiamo spesso proverbi ed espressioni  che provengono direttamente dalla lingua  di Dante senza che  ce ne rendiamo conto, inconsapevolmente.”

Qualche esempio? “‘Cosa fatta capo ha….’ nel senso che una volta fatta una certa cosa non può essere disfatta, dietro alla quale si nasconde un grave fatto di sangue  all’origine della guerra fra guelfi e ghibellini, ricordato da  Dante, oppure ‘tu proverai come sa di sale lo pane altrui’ dal diciassettesimo canto e anche ‘come è duro calle  lo scendere e il salir l’altrui scale’, per non dimenticare l’invettiva dantesca ‘Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta,  non donna di provincie, ma bordello!’,  presente nel VI canto del Purgatorio, che è la sua amara riflessione sulla condizione politica dell’Italia….versi spesso citati per denunziare  sia pure in tempi diversi la riduzione in schiavitù e in stato di prostituzione delle nostre genti….Ne sono state individuate tante di queste espressioni  di derivazione dantesca che rivelano l’ attenzione del Poeta all’eloquio popolare”.  Ciò starebbe a significare l’attualità e la vitalità del poeta a 700 anni dalla morte? , certo, ma queste espressioni entrate a far parte del nostro dire, i nostri genitori parlavano così, ci mostrano come esse avessero permeato la lingua italiana e come abbiano agito più profondamente  di quanto possa apparire ai dotti….Altri aspetti che le celebrazioni nazionali e anche le vostre iniziative metteranno in luce?” L’italianità di Dante, il quale può essere considerato anche da un punto di vista politico come un padre della Patria, colui con i suoi versi inaugurò la tradizione delle liriche  civili italiane che dal Petrarca al Machiavelli a Leopardi, al  Risorgimento, gli faranno eco, individuando in lui il capostipite  del sentimento nazionale….In questo spirito la stessa Beatrice fu  rivestita in un celebre dipinto dell’800  con una veste tricolore, bianca, rossa e verde…

Le celebrazioni  per il sesto centenario della nascita in piazza S.Croce a Firenze, con l’inaugurazione del monumento a lui dedicato, confermeranno questo ruolo che gli è stato sempre riconosciuto. “Già, quel Dante  con lo sguardo accigliato e severo, che guarda in basso, opera di Enrico Pazzi, realizzata  con una raccolta di fondi  sottoscritti tra gli altri da personaggi come Alessandro Manzoni, Giuseppe Verdi,  Bettino Ricasoli, Giosuè Carducci)  e installata nel 1865, primo anno di Firenze Capitale, assume diversi significati, tra cui quello di sdegno verso i fiorentini che lo avevano esiliato ( di questo si rese interprete quell’irriverente stornellatore  fiorentino scomparso nel 2105,  Riccardo Marasco, nella sua  celebre Alluvione,  che si conclude proprio con le parole attribuite a Dante: “oh fiorentini, m’avete esiliato, prendete la m…..che Dio v’ha mandato!” Ma,  l’intentodichiarato  dallo scultore Pazzi era l’ira del Sommo Poeta  per lo stato di servitù dell’Italia nei confronti della dominazione straniera. Béh, insomma di Dante ( Durantedi  Alighiero degli Alighieri, nato a Firenze tra il  21 maggio e il 31 giugno del 1265 e deceduto a 56 anni a Ravenna nel 1321) ci sarà ancora tanto da sentirne e vederne di cose, da qui a tutto il 2021 e ben oltre.

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