mercoledì, Giugno 3

Dall’Iran alla Libia: l’Italietta incagliata nel Mare (non più) nostrum Russia e Turchia al centro dei giochi libici, mentre l’Italia ‘media’ non si sa che, e l’Europa è sempre più assente nello scontro Iran-USA per il controllo dell’area mediorientale-mediterranea

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Nulla, credo, sia più difficile che ‘interpretare’ vicende internazionali di violenza, diciamo pure di guerra, per prevedere le mosse future. Se non altro per due motivi: le cose in politica internazionale, come anche in politica interna, non sono programmabili a tavolino, o almeno solo molto parzialmente. Sì, è vero, gli ‘strateghi’ dei vari Paesi, specie quelli da scrivania giornalistica, fanno e disfanno tutto e di tutto, ma poi, magari, arriva un matto che si fa saltare in aria davanti al Campidoglio e tutti i calcoli raffinati saltano, insieme al matto. In secondo luogo, nonostante i raffinati tentativi di prevedere le cose, ad esempio attraverso la teoria dei giochi e cose simili, le previsioni molto raramente ci azzeccano. Ma specialmente, vi sono delle ‘logiche’ (se volete aberranti) che sono difficilmente controllabili. Senza arrivare a parlare di Sarajevo, che poi Giggino entra in crisi perché magari la cerca sulla cartina del Turkmenistan, raramente uno Stato accetta di subire un colpo senza reagire.
In parte ciò è dovuto anche alla situazione, anzi, alla struttura particolare del diritto internazionale, e quindi della Comunità internazionale, che, non disponendo di sistemi di controllo e di garanzia simili a quelli interni (insomma: polizia, tribunali, leggi) affida inevitabilmente le reazioni ai fatti che avvengono sulla scena internazionale, alla reazione individuale dei singoli Stati.

La situazione che si sta creando nel cosiddetto Medio Oriente -ormai molto, ma molto assai, troppo allargato- è molto complicata e sempre più difficilmente controllabile. Anche perché, se tra Stati grossi, o imperiali, è relativamente facile trovare punti di intesa (una grande potenza di pelo sullo stomaco ne ha foreste) quando ci si mettono di mezzo Stati più piccoli, insicuri, poco e male governati, è facile che il controllo, già di per sé difficile, diventi impossibile.

Quella che è in corso in questa zona del mondo, a pochi metri da casa nostra, intesa come Italia, ma anche (a marcio dispetto di Matteo Salvini) anche intesa come Europa, è una vera e propria guerra, non ancora ‘calda’, almeno non del tutto, ma una guerra di posizione certamente.
Il Medio Oriente possiede una gran parte del petrolio disponibile al mondo e, da un paio di decenni o poco più, lo usa in prima persona, pur mantenendo collegamenti stretti con le grandi imprese di ricerca e di distribuzione (le ex ‘sette sorelle’, quelle che fecero uccidere il nostro Enrico Mattei, per intenderci), attraverso le quali le grandi e medio-grandi potenze riescono a controllare lo sfruttamento e l’uso del petrolio. Ma siccome non possono più controllarlo direttamente, dato che i Paesi produttori si sono abbastanza ‘modernizzati’ da volerselo e poterselo controllare da soli, e addirittura da poterlo usare in funzione politica (chi non ricorda lo ‘shock petrolifero’ degli anni 70?), il controllo diretto si trasforma in controllo politico. Cioè nel tentativo di mantenersi amicii Paesi produttori, in maniera da poter partecipare al controllo di quella risorsa e al controllo degli Stati in cui la risorsa si trova.
Ma il Medio Oriente è sempre meno decisivo come fornitore di energia, sia perché sempre crescenti sono le risorse energetiche non petrolifere (insomma quelle rinnovabili), sia perché se ne trovano sempre di nuove altrove e quindi è possibile compensare le eventuali riduzioni di produzione da quei Paesi. Un esempio importante sono le risorse trovate a largo di Cipro, che verranno sfruttate (ecco la novità) da Turchia, Grecia e Israele, pur avendo, se non sbaglio, l’ENI partecipato attivamente alla scoperta di quelle risorse.

Come ho cercato di spiegare l’altro giorno, quella zona del mondo è una fonte continua di tensioni politiche, innanzitutto per il modo in cui è stata gestita dalle potenze coloniali -Francia e Gran Bretagna-, che hanno creato una serie di Stati difficilmente identificabili dal punto di vista ‘nazionale’ e culturale e in perenne conflitto tra di loro. Per di più, la presenza di Israele ha rappresentato un elemento di confusione ulteriore, che è rimasto irrisolto per decenni, acuendo i rancori e le rivendicazioni reciproche. Nemmeno ha aiutato la politica occidentale, specie statunitense, didominio imperialedi quella parte del mondo, in particolare con i ripetuti interventi militari sia nei confronti dell’Iran -a far data dalla ‘rivoluzione’ komeinista che ha spostato l’Iran dalla fedeltà agli USA alla forte ostilità-, che del resto dell’area. Si va dall’azione militare USA contro l’Afghanistan, ancora in corso, a quella devastante contro l’Iraq, con l’uccisione di Saddam Hussein, il rovesciamento del regime iracheno e la sostituzione con un regime imposto dagli USA e che ora apparentemente gli si ribella. In questo quadro, già di per sé complicato e conflittuale, si sono inserite le ripetute azioni militari USA in Siria contro il regime siriano di Bashar al-Assad, e poi l’intervento militare, invero blando, contro l’ISIS, poi sconfitto dai curdi.

L’attacco alla Siria è stato un elemento decisivo, nella misura in cui la Siria era in stretti rapporti con la Russia, che non voleva e non vuole perdere la propria influenza in quel territorio che gli garantisce un accesso al Mar Mediterraneo indipendente dalla Turchia. La quale, alleata strettissima degli USA, membro della NATO e, stupidamente, bloccata nel suo tentativo di accedere all’UE (uno dei tanti errori di stupidità cosmica della UE, in particolare su pressioni della Germania), ha iniziato una politica oscillante (abilmente oscillante) tra Russia e USA, per avanzare pretese sia sulla Siria sia nel Mediterraneo, dove tradizionalmente la Turchia ha legami con la Libia, dalla quale fu estromessa … da noi nel 1911! … e ora sta rientrandoci, in accordo con la Russia, a spese nostre, basta vedere il vertice tra Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan di ieri.

C’è da scriverci una biblioteca. Anche solo a volere parlare delle norme di diritto internazionale violate e applicate. Ma, vediamo solo gli ultimi episodi per quel che valgono, ai fini della definizione della base giuridica sulla quale eventualmente discutere successivamente.

L’Iran è uno Stato sovrano, perfettamente legittimo, anche se nato da una rivoluzione. Come ogni Stato sovrano ha il diritto di fare quello che crede (beh, quasi, ma anche qui il discorso sarebbe lungo) sul proprio territorio, ivi compreso lo sviluppo dell’energia nucleare. Non quello delle armi nucleari, la cui costruzione è, ufficialmente, esclusa dal trattato sulle armi nucleari, che l’Iran, però, non ha sottoscritto. Ma, a mio parere, quella norma è ormai una norma generale, valida per tutti. Quindi, non è certamente lecito che di tali armi dispongano altri Stati, e meno che mai che ne dispongano Stati della regione, come in particolare Israele.

L’Iran, secondo USA e Israele, ma non secondo altri Stati tra cui quelli europei, è responsabile di atti di terrorismo in giro per il mondo, pur non essendo in alcun modo legata all’ISIS. Una responsabilità del genere va provata, e a simili cose si può rispondere con azioni diplomatiche o di sicurezza, ma non con atti di guerra, come l’assassinio (gli stessi USA lo definiscono così!) del generale Qassem Soleimani, e della sua scorta, per di più sul territorio di un altro Stato, l’Iraq. Sulla illegittimità dell’azione statunitense non è possibile avere dubbi, anche perché parlare di legittima difesa non ha senso, dato che, attualmente, gli USA non hanno subito nessun attacco e dato anche che la legittima difesa è atto di uno Stato contro uno Stato, e non di uno Stato contro un individuo. Che poi gli USA e Israele usino abitualmente l’assassinio degli avversari politici è altra cosa.

Secondo le norme di diritto internazionale, lo Stato offeso da un atto illecito può reagire con un atto di pari dimensione (‘proporzionato’) immediatamente. In questo senso, la ‘risposta’ iraniana, ufficialmente iraniana, quindi è giuridicamente corretta, nel senso che è uno Stato che risponde ad un altro Stato, è legittima.
Non è un caso che l’Iran abbia esplicitamente detto di avere agito a norma dell’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite: la norma che prevede appunto la legittima difesa, purché proporzionata e immediata. Naturalmente se e finché resti tale, dato che, se dovesse determinare una ulteriore reazione, si creerebbe una situazione incontrollabile, che potrebbe giungere fino ad una vera e propria guerra.

Se gli USA non reagiranno ulteriormente, la cosa potrebbe anche chiudersi qui. Speriamo che sia così, ma tutto lascia intendere che non sarà così semplice.

Ma a Tehran conoscono, pare, il diritto internazionale e le regole della diplomazia, e quindi attaccano le basi USA (e italiana, capito? italiana, cioè quella che potrebbe essere veramente mediatoria) maavvertono prima, e così nessuno si fa un graffio. E Donald Trump, che è quello che è, risponde subito, offrendo colloqui di pace. Questa, con tutto il disgusto che si può avere per i personaggi e i fatti, è politica estera.

Ma intanto, l’intera problematica della quale ho accennato sopra è tuttora aperta, ed è esplosiva, specie in Libia, dove ormai i due contendenti si affrontano con ogni mezzo, e sia la Turchia che la Russia (attraverso l’Egitto, per ora) spingono ciascuno il proprio alleatoma negoziano (loro, non noi … anche se il nostro Ministro degli Esteri è proprio lì, dimenticato da tutti, basti vedere il comunicato rilasciato ieri dalla Farnesina) un cessate il fuoco per Domenica: Putin vuole guadagnare qualche posizione su Erdogan e lo fa da par suo e Erdogan abbozza. Il ‘premier’ Giuseppe Conte incontra -in assenza del Ministro degli Esteri (notate bene il peso di Giggino) e all’improvviso- il generale Khalifa Haftar a Chigi, per ‘commentare’, così recita il comunicato ufficiale, «gli aspetti salienti del comunicato congiunto emesso al termine dell’incontro fra i Presidenti Putin e Erdogan, ove si invitano le parti al raggiungimento di un rapido cessate-il-fuoco». Incontro del quale praticamente nessuno riesce capire il senso vero, posto che il ‘senso’ ci sia.

L’Europa e l’Italia avrebbero un ruolo importantissimo e enormi potenzialità, se non le avessero consumate e distrutte nell’inazione e nelle furbesche azioni a favore dell’uno o dell’altro. La Francia che difende i propri interessi in Libia, contro l’Italia; la Germania che difende i propri con la Turchia alla quale ha ‘venduto’ due milioni di profughi siriani, a spese dell’UE; gli altri Stati europei, in conflitto permanente non solo tra di loro, ma anche ‘con’ e ‘contro’ gli USA. Un pasticcio infernale, di ipocrisia e doppiezza che definire levantino è un complimento. L’unica cosa che unisce l’Europa, la Turchia, la Russia e gli USA è la totale indifferenza (nemmeno diffidenza, ma solo indifferenza) per l’Italietta avvilente di cui parlavo ieri e l’altro ieri, tutta presa nei suoi giochetti da cortile, che sta pregiudicando interessi colossali, in pratica gran parte del suo (cioè nostro) futuro, in manovre che definire ridicole è un complimento.

Ma, premesso che la nostra diplomazie è forse una delle migliori del mondo e, benché pigra, è tutt’altro che ‘nata ieri’, il professor Conte ha pensato di determinare l’incontro del secolo da par suo, invitando prima (notate bene, prima) Haftar e dopo (badate bene, dopo) Fayez al-Sarraj a Roma. Haftar è andato (tutto tronfio e vincente … vedi sopra), al-Sarraj, infuriato, ha rifiutato.
Intanto, il signor Di Maio, Ministro degli Esteri, va al Cairo per un incontro sulla questione libica con Egitto, Grecia (furiosa con la Turchia da sempre e ora per il gas a Cipro, che sarebbe greca, se la Turchia non se ne fosse appropriata di metà e quindi ancora di più oggi che la Turchia scende in campo per Sarraj) e Francia (nemica giurata di al-Sarraj, e quindi dell’Italia, anzi, dell’Italia e quindi di al-Sarraj) e viene incastrato su un documento favorevole a Haftar. Perché che cosa si aspettava? le caramelle, non lo sapeva? Suvvia, bastava chiedere al primo diplomatico italiano che avesse incontrato … E quindi … se ne va sbattendo la porta.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.