sabato, Ottobre 24

La fiamma indipendentista divampa

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Ebullició_independentista

 

I sì hanno vinto. Se i dati confermano la sconfitta degli indipendentisti in Scozia la politica ci dimostrerà una realtà differente. Innanzitutto quasi metà degli elettori scozzesi, su una partecipazione dell’85 per cento, avrebbe preferito staccarsi dall’Inghilterra. Una situazione sottovalutata dai “partiti di Londra” che erano convinti di vincere a mani basse. La battaglia per l’indipendenza premia lo Scottish National Party (SNP) del premier scozzere Alex Salmond, portando prestigio e consenso nonostante la sconfitta delle urne. Il Paese spaccato a metà ha spinto il premier David Cameron a promettere, in caso di vittoria dei no, un ampliamento dei poteri federalisti (la devolution) in favore della Scozia. Una promessa che serve per calmare le acque, evitare di perdere consensi nonché di favorire sia “in patria” che per le elezioni nazionali a Westminster lo SNP. Salmond può continuare a battagliare in pubblico per l’indipendenza scozzese e a lavorare politicamente per un buon compromesso, mentre gli altri sono costretti a rincorrere e a cambiare volto al Regno Unito.

Ora c’è da capire se sul tavolo ci sarà anche l’Unione Europea. Londra è titubante e non vuole integrarsi più di così, anche perché lo scetticismo britannico ha fatto volare i consensi per lo Ukip (partito per l’indipendenza del Regno Unito). La Scozia, invece, è tendenzialmente più progressista e europeista, sarebbe un’occasione per lavorare all’accettazione dell’idea di entrare a pieno titolo nell’UE.

La questione scozzese è stata di epocale importanza, poiché ha messo in discussione gli stati nazionali ottocenteschi, ha messo in discussione l’Europa ingolfata degli stati nazione, che non corrisponde all’europeismo federalista di persone come Altiero Spinelli. L’Europa potrebbe esistere anche con alcune secessioni, sono le nazioni che la compongono che faranno quadrato affinché questo non avvenga. Rimane ora in sospeso la questione della Catalogna, che ha deciso di svolgere un referendum a novembre non riconosciuto ufficialmente da Madrid. Senza contare altre regioni autonomiste e indipendentiste come i Paesi Baschi, La Corsica, la Baviera e il rischio separazione in Belgio tra Fiandre e Vallonia.

Ma come accade un po’ in Italia al Nord e in Sardegna, se una parte della popolazione (in aumento) inizia a pensare a separarsi da Roma forse un motivo c’è. Bisognerebbe allora ascoltare le richieste e agire per migliorare la situazione, realizzare maggiore autonomia e considerazione, un po’ come accaduto in Gran Bretagna, dove ci sarà un dibattito per dare maggiori diritti alla Scozia e, probabilmente, anche a Galles e Irlanda del Nord.

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