mercoledì, Agosto 5

Dalla Russia a mani vuote, e fonte di ‘incertezza’ per l’Eurozona La scampagnata in Russia sbagliata dal punto di vista politico e diplomatico, inconcludente, con un Draghi che conferma che siamo come Brexit tra le incertezze per l’ Eurozona

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Come purtroppo ormai è abituale, quotidiano, questo Governo non manca mai di mettere in difficoltà se stesso e il Paese. Finché si tratta di se stesso, tanto peggio, ma se è il Paese che paga, forse un po’ di maggiore cautela non sarebbe male.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri -lasciamo perdere se e quanto conti- si è recato in Russia per, ha detto testualmente partendo, «fare affari». Non credo che sia la cosa migliore da dire in un viaggio così importante, ma insomma è comprensibile che non gli sia troppo familiare il linguaggio diplomatico. Incidentalmente è andato con un aereo di Stato e non in classe turistica … se no gli si stazzonava la cravatta.
Però, resta il fatto che ci è andato ed è stato accolto con tutti gli onori, ha parlato con Vladimir Putin in persona (diversamente da Salvini) e con Dmitry Medvedev. Benissimo, ottimo, perfetto.

Orbene, da quando sono sul proscenio, i due dioscuri della politica italiana molto sollecitati (e questo è grave, molto grave) da Beppe Grillo, che è un comico, e da Davide Casaleggio, che è un affarista intenzionato a governare o far governare l’Italia mediante tecniche informatiche e non parlamentari, cioè non democratiche- sostengono la necessità di unaaperturaalla Russia, apertura che, inevitabilmente conduce ad una rotta divergente da quella comune europea concordata all’unanimità da tutti gli Stati europei, sovranisti filo-Salvini in testa. Ciò dato, è più che evidente che una cosa del genere deve essere almeno concordata, o almeno resa nota all’UE, visto che abbiamo deciso insieme una politica diversa. Anche, perché, in assenza di un minimo di accordo europeo, che cosa mai possiamo, noi, offrire alla Russia, per indurla a guardarci con maggior favore, visto che siamo per nostra scelta gli ‘enfant terrible’ d’Europa?
Così, invece, ci si limita a chiedere, questa volta proprio così, col cappello in mano, un po’ di gas in più -come dire (battuta cretina … ma forse non tanto) che siamo alla canna del gas- qualche facilitazione commerciale, e un po’ di titoli di Stato -forse, molto ‘forse’, e molto pochi, dichiarazioni a parte, il perché è semplice. Ma quanto a opzioni politiche, non mi pare di vederne.

Come sapete, il problema della ostilità verso la Russia, nasce con Barack Obama, fondamentalmente perché gli usa hanno bisogno di un nemico per giustificare la propria politica, anche di spese militari e di espansione di influenza politica, che vuol dire commercio, denaro. Ma poi, lascusaè stata l’occupazione e l’annessione della Crimea e poi l’inizio di annessione di parte del resto dell’Ucraina. Non si può entrare troppo nei particolari qui, mi limito a dire (ho curato una intera pubblicazione a più voci sul tema) che in parte almeno, l’azione della Russia fu una reazione alla pretesa europea (sollecitata dagli usa), e in particolare della signora Angela Merkel, di associare l’Ucraina alla UE e alla nato. Se si pensa che la flotta russa è stanziata in Crimea e che l’Ucraina è l’unico ‘cuscinetto’ tra la Russia e l’Europa ‘ostile’, si capisce il perché alla Russia la cosa sia piaciuta poco. Sta in fatto che, su impulso americano e tedesco, alla Russia sono stati imposte dellesanzioni’ fondamentalmente economiche, che, al solito, sono dannose per il sanzionato, ma in genere anche per il sanzionante, spesso addirittura di più. Di fatto i danni veri sono stati molto limitati.
La Russia, peraltro, non ha mancato di agire contro i ‘Paesi occidentali’ in termini di ‘acquisizione di territorio’, sia con il legame con la Turchia, sia con l’intervento massiccio e deciso in Siria, da cui progressivamente il mondo occidentale si sta ritirando -perfino la Francia il cui atteggiamento vetero-coloniale è diventato unico al mondo, ma sulla Siria non batte più chiodo.
Per di più, la Russia, sempre nella sua politica di ‘espansione territoriale’ (la politica internazionale è per molti versi come una partita a scacchi, dove la conquista del territorio è fondamentale per ‘vincere la partita’) ha legami sempre più stretti con l’Egitto (da ciò la mia critica alla ingenuità dei viaggi di Di Maio e di Fico in Egitto) e con il generale Khalifa Haftar, che, occupando una posizione strategica sul Mar Mediterraneo in Libia, favorisce le posizioni della Russia, che intende agire e navigare liberamente in quel mare.

Orbene, Conte ha chiesto alla Russia di partecipare (anzi, proprio a Putin in persona) alla conferenza sulla Libia di Novembre, dove l’Italia teme di avere poca partecipazione internazionale: a ragione temo, vista la politica di isolamento arrogante dei nostri governanti rispetto all’Europa.
Se realmente si vuolefare politica’, e non limitarsi a riempirsi la bocca di insulti da carrettieri, questa sarebbe stata una occasione mirabile tanto per dire: chiedere alla Russia di partecipare alla conferenza sulla Libia, in cambio di … ad esempio (così sì, si sarebbe parlato dell’Italia sul serio) una base in Libia, e quindi un intervento deciso per una pacificazione in loco e per l’assunzione da parte italiana di un ruolo diinterlocutore affidabile della Russia, non solo a chiacchiere.
Così, invece, lo dico con tutta la cautela del caso (ahimè dal Ministero degli Esteri non mi scrivono mai!) il viaggio rischia di essere poco più di una scampagnata, per di più talmente piena di politica italiana da farla passare inosservata in Russia -possibile che nessuno possa cercare di spiegare al signor Conte (lo so che è difficile fare capire certe cosa a chi si ritiene superiore a tutti, ma tentare almeno … ) e ad altri politicanti italiani che all’estero non si parla mai di politica interna, mai e poi mai, per nessun motivo. Tutto ciò non sarebbe difficile, ma, certo, richiederebbe anche un certo livello di preparazione non tanto e non solo diplomatica, quanto di diritto internazionale. Non bastano i diplomatici: un diplomatico serio nonfala politica estera, la esegue; un diplomatico veramente serio, non ‘fa’ la politica estera, ma fa in modo che i politici la facciano! La nostra diplomazia è, o almeno certamente era, una delle migliori del mondo, anche senza ricorrere a Costantino Nigra. Che, appunto, a dargli l’input c’era Cavour e a fare equilibrismi c’era la signora Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini Verasis Asinari, nota anche come Contessa di Castiglione … A Nigra è stata dedicata una sala della Farnesina, a Virginia nulla, salvo una strada nel suo paese natale.

Certo, queste non sono cose accessibili al ringhiante Salvini Matteo, messo a sedere in terra dalla sua amica Alice Weidel, che poi a sedere in terra ci saremo noi tutti, sia chiaro! E nemmeno per il rampante aspirante Robespierre del Vesuvio, Giggino Di Maio, a quanto pare del tutto sordo agli inviti ai toni bassi e al buon senso di Mario Draghi, forse anche perché lui, Giggino, mica lo sa l’inglese e Draghi ha la pessima abitudine di parlare in quella lingua. Ma sono certo che il suo amico Casalino Rocco (di ritorno dalla Russia, dove spero abbia tenuto un plumbeo silenzio), saprà tradurglielo, anche se Giggino non è il tipo che sta a sentire un vecchio venduto alla finanza internazionale e dipendente occulto di Soros come Draghi. Che essendo quel venduto un po’ deficiente che è, ha ripetuto (e ci vuole una forza d’animo eroica a farlo!) che la Commissione e l’Italia «troveranno un accordo», pur essendo l’Italia uno dei fattori di incertezza’ (= ‘rischio’) per l’Europa. Che deve fare di più questo poveraccio? Sentiamolo testualmente Draghi che è stato di una chiarezza adamantina: «È una mia percezione personale per cui prendetela per quello che è: resto fiducioso che un accordo sarà trovato», ma: «se i tassi d’interesse crescono lo spazio per espandere la politica di bilancio si restringe … questi bond sono nei portafogli delle banche. Se si svalutano, impatteranno sul livello di capitale delle banche …» ovviamente si allude alle banche italiane, per cui: «tutto questo si tradurrà in meno prestiti. Questo è ovvio … e se mi si chiede cosa si può fare riguardo alle banche, dato l’allargamento dello spread negli ultimi sei mesi, una prima risposta è ridurre lo spread e non mettere in dubbio la cornice istituzionale che sorregge l’euro».

E infatti, tanto per mantenere un clima unitario eintelligentedel Governo (cioè dell’Italia, pensateci bene, costoro quando parlano sono l’Italia, tutti e ciascuno di noi!!!) verso gli investitori stranieri -sempre di meno, mentre sempre di più sono le banche italiane a doversi comprare il debito e infatti crollano a ripetizione in Borsa- attacca brutalmente il povero Giovanni Tria, la cui presenza al Governo resta per me sempre un mistero, forse un fioretto, magari alla Madonna dell’Arco? Tria, infatti, aveva dichiarato (logicamente) che l’Italia non potrà reggere a lungo con uno spread a oltre 300. Ha, cioè, invitato alla prudenza (anche verbale) e indirettamente ad avere pronto un piano B serio, cioè un modo per rientrare tranquillamente nei parametri, magari senza farlo troppo notare (ricordate? salvare la faccia!). Ha, insomma, seguito il consiglio di Draghi, facendo capire che a trovare un compromesso lui sarebbe pronto. Ma poi, la pazienza ha un limite!, interpellato (come era inevitabile che accadesse) sugli insulti e le minacce rivolti da Casalino ai funzionari del Ministero dell’Economia, glissa, per così dire, e risponde (certo, seccato): «Non desidero commentare volgarità e minacce contro funzionari dello Stato, specie se questi ricoprono una funzione di garanzia ed indipendenza universalmente riconosciuta e prevista dall’ordinamento». Notate bene per favore, ‘funzioni di garanzia’, cioè a dire: “attenti, questi sono funzionari dello Stato, che hanno giurato fedeltà allo Stato, non al Governo, per cui se gli si chiede qualcosa, non possono e non debbono dire cose non corrispondenti ai dati in loro possesso”. Così accade in tutti i Paesi anche moderatamente democratici: guardate che sta succedendo a Donald Trump con le accuse di collusione con … i russi! I funzionari sono una garanzia per i cittadini, cioè per lo Stato. Una volta quando un certo Mussolini Benito andava a visitare le stalle, deserte di vitelli, ce li portavano insieme a lui, per fare vedere che c’erano, così come purgavano il suo cavallone bianco perché, durante le sfilate, non facesse la cacca! Di Maio, mica vuole cambiarsi nome e farsi chiamare Benito! Non per nulla: si immagini signor Di Maio come si incavola Salvini, mica si può fare chiamare Adolfo, lui, la sua amica tedesca si arrabbierebbe.

Ma, vabbè, non ci preoccupiamo per queste cose, tanto Dibba arriva a Natale, ha già prenotato il biglietto per sé e la famiglia, lui è addirittura sposato una rarità tra i suoi colleghi, ma proprio per questo attenti ragazzi, arriva baffone … beh barbone, va’.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.