lunedì, Settembre 28

Dalla parte dei lupi, da Napoli a Firenze 100 sculture dell’artista cinese Liu Ruowang, suscitano l’adesione della gente a difesa del mondo animale e naturale oltraggiato degli umani. Per Nardella e De Magistris la difesa dell’ambiente è ”una faccenda collettiva che riguarda ognuno di noi “. Per Schmidt l’arte non teme contaminazioni. Liu: ” dobbiamo far entrare l’arte nella vita quotidiana”

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“ Non è dei lupi che dobbiamo aver paura, ma degli umani predatori della natura, delle sue risorse, dei   territori…..” Il commento è di  una bella ragazza a cavalcioni su uno  dei 100 lupi in ferro che si aggirano  metaforicamente  parlando – in realtà sono  ben piantati  a terra, grazie anche al loro peso: 280 kg ciascuno- nelle due piazze-simbolo di Firenze, una al di là e l’altra  di qua dell’Arno: piazza Pitti e piazza della SS.Annunziata. Sono i lupi dell’ artista  cinese Liu Ruowang, pittore e sculture di 43 anni, considerato uno dei maggiori artisti contemporanei. La monumentale installazione  s’intitola ‘Lupi in arrivo’. E a Firenze sono  arrivati da pochi giorni, provenienti da Napoli,  ove erano stati posizionati in piazza Municipio,  e vi resteranno fino al 2 novembre, per riprendere il proprio cammino verso altre città del mondo.

Nonostante la loro apparente aggressività, i lupi non incutono timore. Anzi, l’accoglienza del pubblico – di grandi e piccoli, turisti (pochi) e gente del posto – è gioiosa, calorosa, divertita. Il messaggio che l’artista cinese intende lanciare è stato colto al volo sia a Napoli che qui a Firenze: “Non siamo noi che dobbiamo stare attenti al lupo – ci dice un ragazzo anche lui abbracciato ad uno degli esemplari  esposti proprio  davanti a Palazzo Pitti – sono i lupi  e gli altri animali, come gli Orsi del Trentino, che devono guardarsi e difendersi dalla barbarie di noi esseri umani” . Simili e unanimi reazioni,  faranno sicuramente felice l’artista cinese coincidendo con la sua ‘filosofia di vita’. Il minaccioso branco di lupi plasmato da Liu Ruowang che sembra attaccare un impotente guerriero è un’ allegorica risposta della natura alle devastazioni e al comportamento predatorio dell’uomo nei confronti dell’ambiente. E induce ad una riflessione sui valori della civilizzazione, sulla grande incertezza in cui viviamo oggi – resa ancor più evidente dai drammatici effetti del covid-19 – e sugli effettivi rischi di un annientamento irreversibile del mondo attuale. “Lupi in arrivo  – dice Eike Schmidt, Direttore della Galleria degli Uffici e di Palazzo Pitti – rappresenta quindi una vera e propria critica nei confronti di un mondo votato all’autodistruzione e i lupi sono un appello disperato alla salvaguardia ambientale di tutto il pianeta.”

Questa operazione sociale, artistica e culturale è il modo con cui due città italiane, Firenze e  Napoli, hanno inteso celebrare i 50 anni di  avvio dei rapporti diplomatici con la Repubblica Popolare Cinese, quest’ultima rappresentata dal Console Generale Weng Wengang . Lo sbarco della maxi installazione nel capoluogo toscano segna un ideale passaggio di consegne tra i sindaci Luigi De Magistris e Dario Nardella, che hanno dimostrato di credere al messaggio potente della grandiosa opera dell’artista cinese, e ciò è stato reso possibile grazie a Matteo Lorenzelli, titolare della galleria milanese Lorenzelli Arte,  che ha organizzato l’evento, attraverso il quale si viene ad instaurare  un legame fisico, intellettuale e anche ludico con la cittadinanza, stimolando curiosità e partecipazione, così da avvicinare un pubblico più ampio di quello che frequenta solitamente mostre e musei.

Ma l’iniziativa racchiude anche un messaggio sociale condiviso dai Sindaci delle due importanti città. Si chiede Dario Nardella: “Sono i lupi che ci attaccano, o siamo piuttosto noi ad attaccarli? Può esserci invece un equilibrio durevole tra noi e loro e in generale tra uomo e natura? Questa imponente installazione che invade due delle piazze più suggestive e caratterizzanti di Firenze ci induce da un lato a riflettere sul rapporto ancestrale che ci lega alla parte più animalesca dell’uomo e dall’altro conferma Firenze come città d’elezione in Italia per l’arte pubblica: per noi è un onore e un dovere, pur in un momento economicamente difficile per gli effetti gravosi della pandemia che ci ha colpito, continuare nel solco tracciato negli ultimi anni dell’esposizione della migliore arte contemporanea in dialogo con l’anima rinascimentale della città”.

Luigi De Magistris racconta così l’accoglienza di Napoli: “i lupi di Liu Ruowang giunsero da noi in pieno autunno, e si assieparono nella piazza del Municipio, puntando rabbiosi verso un solo guerriero armato di spada. Scegliemmo che quei lupi guardassero verso il palazzo della Città, come a far sentire il loro incombente monito su chi ha la responsabilità delle scelte collettive. E tuttavia quei lupi ci hanno ricordato che la difesa dell’ambiente è una faccenda collettiva, ma al tempo stesso riguarda le azioni di ogni singolo individuo: ad ognuno di noi appartiene l’imperativo morale di tutelare il pianeta, con comportamenti rispettosi e scelte sostenibili, per consegnare un mondo in buona salute alle generazioni che verranno.
Nonostante l’aspetto truce e i ghigni torvi – è ancora De Magistris a commentare l’esperienza napoletana–  migliaia di cittadini e di turisti li hanno avvicinati con curiosità, hanno cavalcato i loro dorsi di ferro, si sono fotografati in loro compagnia. Come se in un certo senso avessero compreso e condiviso le ragioni di quella rabbia.
Quei lupi, opera grandiosa di un artista cinese, furono a metà febbraio testimoni ravvicinati di un incontro solidale fra i cittadini e la comunità cinese di Napoli, mentre le prime paure per la diffusione del coronavirus stavano scatenando in alcune città italiane episodi di aggressione e d’irragionevole discriminazione verso le persone cinesi. Ci hanno poi continuato ad osservare per tutta quest’amara primavera, incalzandoci a cercare un rapporto più equilibrato con la natura.
Come città siamo grati all’artista e agli organizzatori di questa magnifica installazione, che ha per alcuni mesi ridefinito il centro di gravità della piazza. Buon viaggio a questi lupi furiosi, con l’augurio sincero che non debbano mai più temere gli esseri umani.”

Quella dei due Sindaci è dunque un’importante testimonianza circa il carattere sociale dell’arte e il ruolo che le città sono chiamate a svolgere per ampliarne i confini, ben oltre i portoni dei Musei. Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Firenze, sottolinea un altro significativo aspetto dell’iniziativa: trattasi del primo evento in uno spazio pubblico all’aperto che vede impegnati il Comune e gli Uffizi dopo i mesi di lockdown. “‘Lupi in arrivo’ – dice Sacchiinteragisce liberamente con l’architettura cittadina, con i suoi abitanti o con chi è solo di passaggio, rispondendo così a un preciso intento dell’autore. Le opere esposte nel capoluogo toscano a partire dal 13 luglio e fino al 2 novembre  in due spazi di prestigio: Piazza Pittie Piazza Santissima Annunziata,  si misurano infatti con l’idea di armonia racchiusa  nell’Umanesimo. I lupi fronteggiano due edifici emblematici del Rinascimento, Palazzo Pitti e lo Spedale degli Innocenti, dove il grande Filippo Brunelleschi ebbe modo di mettere in pratica la sua concezione dello spazio, delle proporzioni, del ritmo architettonico.”  Più volte il richiamo è corso all’autore.

Ma chi è  Liu Ruowang e che significato intende dare alle proprie opere?  Liu è nato nel 1977 nell’area di montagna di Jia Xian del distretto di Yulin al nord della provincia di Shaanxi, un villaggio piccolo e povero  in una montagna a ovest della Cina, dove erano arrivati i missionari cattolici in Cina, infatti ‘Ruowang’, il suo cognome, è il corrispondente del nome del santo cattolico Giovanni. È un artista giovane cresciuto dopo la riforma della Cina, che si trasferì, a Pechino per coltivare gli studi di Design della moda al Politecnico e  di pittura, tanto da  ottenere, dopo  la laurea,  l’incarico – tra il 2000 e il 2005 – come assistente presso la Central Academy of Fine Arts. Nel 2005 il suo lavoro The East is Red è premiato al ‘Light of the Academy’, e da allora Liu inizia   il  suo percorso che si articola in diversi cicli scultorei fra cui Original Sin, Wolves Coming, Heaven Soldier, The People, Melody, Dodo, e cicli pittorici fra cui emerge in particolar modo Living Things, che lo fanno conoscere e apprezzare anche all’estero.

Col tempo la sua reputazione diviene internazionale, i suoi lavori sono  esposti in varie parti del mondo fra cui Pechino, Shangai, Singapore, Seul, Queenstown, Venezia, Torino, Büdelsdorf in Germania ove vince il premio NordArt nel 2016. Nello stesso anno vince il premio internazionale dall’associazione Napoli Cultural Classic. A Napoli  dunque c’era già stato e si era fatto apprezzare. Secondo la critica  il suo è un percorso originale che unisce aspetti della tradizione cinese con  elementi tratti dalla contemporaneità. Partendo dalla considerazione che la storia dell’uomo è anche la storia del suo rapporto con la natura, l’artista cinese attinge, da un lato, alla cultura del suo paese e dall’altro a quella occidentale e, attraverso richiami alla globalizzazione, rappresenta la moltiplicazione delle varie identità sia reali che virtuali. La dimensione filosofica di Liu Ruowang è anche una vera e propria denuncia dei rischi provocati dalla perdita dei valori umani, mortificati dal sistema oppressivo della vita contemporanea, teatro di dolore e violenza.

L’installazione ‘Lupi in arrivo’ è frutto della produzione dell’ultimo decennio che va considerata a pieno titolo la maturità artistica di Liu Ruowang. La propensione del maestro cinese per le grandi dimensioni fa sì che le sue opere sfiorino la monumentalità senza però costituire una presenza ingombrante,  occupano lo spazio senza appropriarsene:  “I  miei lavori sono presentati in gruppi – afferma Liu Ruowang– perché la ‘pluralità’ è il tipo di forma e di forza di cui ho bisogno quando sono intento a esplorare la relazione tra l’essere umano e l’ambiente, anche alla luce del fatto che la Cina è da tempo un paese che porta avanti uno spirito collettivista. Creare i miei lavori in serie o gruppi corrisponde per me a un linguaggio strutturale del mio fare artistico che supera il linguaggio scultoreo”.

Dietro la monumentalità dell’installazione, inoltre, c’è un aspetto caro all’Oriente quanto all’Occidente: la capacità di polarizzare l’ambiente e lo spazio attraverso una narrazione semplice e sublime, che adatta i toni epici del mito all’odierna civiltà, dominata dal progresso scientifico e tecnologico, sempre più in conflitto con l’ordine naturale.

Molti sono i lavori di Liu Ruowang dedicati al mondo animale: primati, figure antropomorfe, sagome di uccelli estinti e tante creature fiere e selvagge come quelle ritratte nelle sue enormi tele dipinte a olio. “I soggetti costretti in una posa immota, sono in realtà ricchi di un ‘suono muto’  sottolinea Luca Massimo Barbero –e diventano  degli agitatori di coscienza,  forti segnali di allarme, nonché consapevolezza di una transitorietà dell’uomo e della complessità dell’ “essere al mondo”. Entusiasta l’artista cinese di questa Mostra in Italia,  poiché – dice – per insegnare amore e rispetto per l’arte alle nuove generazioni, il metodo migliore è quello di far entrare l’arte nella vita quotidiana, rendendo i musei sempre più accessibili e non solo. Le mie sculture, ad esempio, sono collocate nelle piazze: così l’arte crea anche un legame con gli spazi pubblici. È importante costruire una cultura del bene comune”.  Ad Eike Schmidt, Direttore della Galleria degli Uffizi e di Palazzo Pitti “  il branco di lupi che si accinge ad entrare nel palazzo attraverso il portone centrale ci ricorda immediatamente il cupo contrattacco della natura nel classico ‘Gli uccelli’ di Alfred Hitchcock,ma richiama alla nostra mente anche la recentissima esperienza di tante specie selvagge rientrate nella nostra città durante il lockdown. È la metafora del rapporto uomo/natura. Con la presenza dei lupi di Liu Ruowang nelle nostre piazze – lupi eleganti, dalla chioma cesellata come negli antichi bronzi cinesi – avremo molti mesi per pensare a come contribuire al rispetto degli equilibri del pianeta”.

Il dinamico Direttore, particolarmente attento al legame tra arte e questioni sociali ( proprio in questi giorni ha varato su Tik tok, il Progetto Black presence, volto a riscoprire gli elementi artistici della cultura nera disseminati nella collezione degli Uffizi, attraverso otto video  curati da Justin Randolph Thompson, direttore e cofondatore del Black History Month Florence, festival dedicato alla cultura nera) è stato investito da un’onda di polemiche mediatiche per aver aperto  in notturna la celebre Galleria allo scopo di consentire alla nota influencer Chiara Ferragni di realizzare un servizio fotografico per il magazine Vogue Hong Kong, soffermandosi  davanti ai dipinti di Botticelli e Michelangelo. Alle critiche dei sostenitori di una “sacralità” dell’arte, che non dovrebbe essere profanata da azzardate rappresentazioni, Schmidt replica con il sorriso,  in quanto tutta la sua  strategia divulgativa  si è fondata sul principio della contaminazione  con varie forme di comunicazione artistica e mediatica capaci di  arrivare a tutti gli strati possibili di fruitori:  a  sostegno  delle sue scelte si sono levate autorevoli voci – citiamo quella di Carlo Sorrentino, docente di sociologia dei processi culturali presso l’Università di Firenze-  secondo il quale  non vi è un solo modo per accostarsi all’arte, dissentendo  da quegli intellettuali che, pur dichiarandosi di sinistra, continuano ad avere una visione elitaria dell’arte. Ad animare il dibattito c’è anche la voce di chi si dichiara contrario ad ogni forma di mercificazione dell’arte e dei musei, la cui sacralità richiede rispetto. Ma non mancano neanche coloro che si adattano a varie forme di diffusione commerciale del prodotto artistico se ciò si traduce in elemento di attrazione di un pubblico distante ed estraneo al fenomeno artistico. Qualcun altro, richiamandosi alla stessa presenza dei lupi, ricorda che tabernacoli e  sculture di grandi  o minori artisti del passato, erano collocate nelle vie e nelle piazze delle città, perché potessero  “ parlare” a tutti i cittadini, senza distinzione di censo e di categoria, sottolineando in tal modo il carattere sociale dell’arte. La discussione, se mantenuta su livelli civili, si fa dunqueinteressante. Quanti ai lupi, se la percezione della cittadinanza è  quella dichiarata, significa che la lotta  per  una diversa politica ambientale, di tutela della natura e delle varie specie, che coinvolga le stesse città, deve essere posta al primo punto della battaglia elettorale e dell’impegno quotidiano. Altrimenti, queste iniziative rischiano di essere solo rappresentazioni simboliche.

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