martedì, Settembre 29

Dalla Libia rischio contagio ISIS

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La Libia si è liberata dei demoni politici del passato, dalle ombre del regime del colonnello Muammar Gheddafi e dal suo totalitarismo, e però, l’intervento umanitario della NATO del 2011 ha aperto le porte della Libia ad Al-Qaeda e ISIS, frantumando una Nazione altrimenti abbastanza unita. Fin dalla sua liberazione, la Libia è tornata al suo assetto pre-coloniale, quando le tribù cercavano di far valere l’una la propria autorità sull’altra, riducendo così l’unità territoriale a un lontano miraggio. E ora la Libia rischia di contagiare il continente facendo fluire nei Paesi vicini le forze dello Stato Islamico.

Abdelkader Abderrahmane, ricercatore geopolitico indipendente e analista sulla sicurezza africana, ha dichiarato di recente in un’intervista: «Le potenze straniere hanno espresso preoccupazione per l’espansione del gruppo terroristico in uno stato ricco di petrolio, e anche se il segretario di Stato americano John Kerry ha escluso un altro intervento militare alcuni segni lasciano pensare a tale probabilità. Tra i libici costretti a fuggire dall’ISIS o a vivere sotto il suo dominio si comincia a discutere dell’intervento militare come l’unica via praticabile».
Anche se la NATO a lungo ha sostenuto che se non fosse stato per il suo intervento la Libia avrebbe patito crimini enormi, molti esperti hanno risposto con i vari fallimenti dell’interventismo estero, e metendo in guardia sul fatto che «un nuovo intervento avrebbe conseguenze drammatiche per l’Africa, che già soffre sotto il peso della radicalizzazione islamista», ha affermato Abderrahmane.

Di fatti, con un budget di miliardi di dollari e una forza combattente in giro per il mondo stimata tra le 52.000 e le 275.000 unità, il sedicente Stato Islamico avrebbe le finanze e la manodopera necessarie per attecchire in Africa. Piuttosto che distruggere l’IS, un intervento militare rischia di farlo alzare in un pericoloso volo che risuonerà nel resto del continente.

Se costretti a darsi alla fuga, i combattenti dello Stato Islamico, per non parlare di quelli di altri gruppi con una presenza nel sud della Libia come al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI), non avranno difficoltà ad attraversare il Sahel e le permeabili frontiere del Maghreb, trovando rifugio sicuro più a sud.

Il Shafaqna Institute for Middle Eastern Studies stima che siano dai 25.000 ai 30.000 i foreign fighter che avrebbero già ingrossato le fila dell’ISIS, con circa 7.000 combattenti soltanto in Libia; un numero che potrebbe benissimo raddoppiare qualora la NATO ritornasse all’offensiva, facendo il gioco dei terroristi che premono sul fatto che le potenze occidentali cercano di colonizzare una volta di più il continente africano.

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