giovedì, Agosto 22

Dalla Francia al Venezuela: il Ministro degli Esteri italiano che fine ha fatto? I rapporti internazionali sono fondati su due sole basi: la sfiducia e la fiducia; che fiducia si può avere nell’Italia?

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Italia – Francia, Italia – Venezuela (o forse sarebbe meglio dire: Unione Europea -visto che la questione venezuelana è un problema di posizione dell’Europa dinnanzi alla crisi venezuelana), da qualche tempo la politica estera bussa pesantemente alle porte del Governo giallo-verdee ne resta sconcertata’ -‘sconcerto’ è, infatti, il termine usato ieri da Juan Guaidò, «Con profondo sconcerto non comprendiamo le ragioni della posizione politica italiana», ha scritto nel messaggio di accompagnamento della sua delegazione a Roma, delegazione che oltre ai vertici della Segreteria di Stato e della Farnesina ha incontrato il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, e che c’entra il Viminale?. Chi parla a nome dell’Italia? Il Ministro degli Esteri che fine ha fatto?

Per ragionare di politica estera bisogna riprendere in mano gli appunti di diritto internazionale.
Costruire uno status, una posizione, internazionale è cosa lunga e difficile. Richiede costanza, chiarezza di intenti e coerenza. I rapporti internazionali sono fondati su due sole basi: la sfiducia e la fiducia. Non ci sono altre alternative. La sfiducia vuol dire diffidenza, e quindi non disponibilità a trattare apertamente, in un sistema di relazioni dove i rapporti non sono e non possono essere fondati su regole certe e imposte. Se il mio interlocutore non lo considero affidabile, è difficile che io ci faccia accordi. In un sistema, ripeto, in cui è vero che esiste la norma ‘pacta sunt servanda’ (gli accordi vanno rispettati), ma è anche vero che ottenere che quella norma venga rispettata è alquanto difficile.
Questa è una delle cose più difficili da far comprendere non solo ai politicanti ma anche ai singoli individui e alla stampa.

L’Ordinamento internazionale è l’ordine giuridico che regola i rapporti tra enti che si autodefiniscono sovrani, e che lo sono soltanto se e quando riescono ad esserlo effettivamente e che soltanto quando lo siano sono anche uguali, giuridicamente uguali.
Niente e nessuno dà o toglie la sovranità: un concetto elementare, incomprensibile ai nostri politicanti. Incidentemente: il livello di incomprensione e ingenuità della nostra politica in materia è attestata dalla reazione alle dichiarazioni di qualche tempo fa di Mario Draghi, quando disse che l’eccesso di debito riduce la sovranità. I nostri finissimi politici si inalberarono come cavalli imbizzarriti, eppure si trattava solo di una banalità ovvia. Se io ho bisogno sempre di chiedere soldi in prestito, sono meno libero di chi non ne ha bisogno: è una banalità che potrebbe comprendere anche Luigi Di Maio. Ma tant’è, torno al punto.

In quanto enti sovrani i soggetti (cioè gli Stati) non sono disposti ad accettare ‘ordini’ da parte di un altro soggetto; o, in altre parole, nessun soggetto può legittimamente imporre norme (e comportamenti) ad un altro soggetto. Ragione per la quale la gran parte delle norme di diritto internazionale derivano da accordi tra i soggetti, che ovviamente vincolano solo i soggetti che sottoscrivono l’accordo, oppure da norme di carattere generale (cioè che valgono per tutti in quanto non sottoscritte), norme che, per definizione, non possono essere imposte da un qualunque organismo o da un altro Stato, ma che sono il frutto di una ‘accettazione’ di quelle regole in nome della convivenza civile.

Come ovvio, nemmeno può esistere nel diritto internazionale, né un ‘carabiniere’, per così dire, né un giudice nel senso in cui lo intendiamo negli ordinamenti interni. Per ‘arrestare’ uno Stato, bisogna fargli la guerra!
Ciò dà l’impressione a molti Stati, e in essi a molti politici, di poter fare quello che credono, tanto nessuno può punirli!
Se fosse veramente così, saremmo tutti in guerra con tutti in permanenza, ma dato che tutti si rendono conto di quanto la guerra sia dannosa e pericolosa (ma specialmente costosa … non facciamoci illusioni!), in genere non ci si arriva, per cui gli Stati accettano di convivere nel rispetto di certe regole, nell’aspettativa che anche gli altri lo facciano.

Appunto, la fiducia. Se lo Stato ‘x’ ha fiducia che lo Stato ‘y’ rispetterà le regole, tendenzialmente le rispetta a sua volta, altrimenti no o almeno è poco propenso a farlo.
Inoltre, è fondamentale che uno Stato sappia con certezza chi rappresenta lo Stato con il quale si intende interloquire.

Se applichiamo questo discorso alle recenti vicende tumultuose dei rapporti tra Italia e Francia, possiamo forse capire meglio, non solo e non tanto dove sono gli errori, ma specialmente cosa si possa fare per evitarli o almeno correggerli.

Nulla osta a riconoscere che la Francia disgarbine ha fatti più di uno all’Italia: il rifiuto di accettare i migranti di Ventimiglia, le manovre sotterranee a favore del generale Khalifa Haftar per poter controllare il petrolio libico -attualmente controllato dall’Italia- fino alla affermazione di Emmanuel Macron sulla lebbra del sovranismo (che non era rivolta solo all’Italia, ma insomma una cortesia non è), eccetera.

Ma è certo che la reazione italiana è la più stupida che si possa.
Aglisgarbinulla osta a rispondere con gli sgarbi, si chiamano, nel diritto internazionale, ‘ritorsioni’. Un esempio banale: voi rifiutate gli stranieri di Ventimiglia? Bene e noi blocchiamo il camembert che arriva dalla Francia.
Ma rispondere con gli insulti non solo non serve a nulla, ma irrita ancora di più. Ma pensateci: Macron blocca dei migranti a Ventimiglia e noi rispondiamo dicendo ‘Macron è un fetente’. Che risposta è? Tanto più che esistono regole abbastanza precise, per reagire a certe cose.

Restiamo ai migranti di Ventimiglia. I francesi hanno l’obbligo di accoglierli come sbraita Salvini? Bene, si ricorre alla Corte di Giustizia dell’UE, o alla Corte europea dei diritti dell’uomo, o alla Corte internazionale di Giustizia. Perché non lo si fa?
Quando tempo fa l’Italia (o meglio i tribunali italiani) pretesero che la Germania pagasse certi danni di guerra (la cosa è più complicata ma non vale la pena di approfondire), la Germania, dopo avere fatto tutte le sue proteste e rimostranze, ricorse alla Corte Internazionale di Giustizia e … vinse: avevamo torto noi e la cosa si è chiusa lì. La verità processuale è quella e quindi inutile discutere ancora.

Invece, ‘fare ammuina’ serve appunto solo a fare ammuina, anzi, ad aggravare la situazione, perché poi, nella spirale di reazioni inconsulte, si varcano i limiti del lecito. Dire che Macron è un fesso, non è il massimo della diplomazia, ma insomma la cosa lascia il tempo che trova. Ma andare in Francia a stringere alleanza (o cercare di farlo, perché spesso ci si è sentiti pure rispondere di andare a quel paese … i francesi hanno un senso dello Stato che noi nemmeno ci sogniamo!) con un gruppo di facinorosi, adusi ad incendiare automobili, a sfasciare vetrine e a sfondare i portoni dei ministeri francesi, supera largamente i limiti delle ‘relazioni amichevoli’, perché viola una norma fondamentale di diritto internazionale: quella che fa rigoroso divieto di interferire negli affari interni di uno Stato. Qualcuno forse ricorderà che, a proposito della questione del Venezuela, io stesso ho detto chiaramente che certe minacce di azione militare e il tentativo di ‘alleanza’ con una parte dei militari venezuelani è una grave violazione della norma sul diritto dello Stato a non subire interferenze dall’esterno.

Sul punto, la reazione francese è stata durissima. Il ritiro, sia pure provvisorio, dell’ambasciatore, equivale a rompere le relazioni tra i due Paesi. Come dire: la Francia e l’Italia non si parlano più. E ciò ha conseguenze molto gravi, specie se la cosa si dovesse prolungare.
Che poi Luigi Di Maio e Matteo Salvini facciano spallucce insieme a Dibba, non cambia le cose, salvo per il fatto che, alla fine, i danni li paghiamo noi, mica loro: quanti prodotti italiani questo mese non sono stati acquistati in Francia solo per ‘arrabbiatura’, quanto ci costerà un rifiuto di Air France e acquistare Altalia, quanto ci costerà il rifiuto di portare avanti l’avventura Fincantieri-STX? Certo anche noi possiamo fare qualcosa, ma così non la si finisce più.
Ma non entro nel merito anche di ciò.

Aggiungo solo che ogni Paese, come scritto sopra, deve essere riconoscibile nei suoi comportamenti, affidabile, prevedibile. Invece, l’Italia, non soddisfatta dei guai determinati dalla infantile ‘politica’ anti-francese (caldamente sostenuta e consigliata da Alessandro Di Battista, in veste di anima nera di Di Maio) si rende incomprensibile. Chi parla a nome dell’Italia? Di Maio (Minstro del Lavoro), Salvini (che ‘convoca’ il suo omologo francese, che lo manda al diavolo), la signora Elisabetta Trenta (che ritira le truppe dall’Afghanistan senza manco avvertire le truppe stesse)? Il Ministro degli Esteri che fine ha fatto?
E c’è da stupirsi che, seccamente, Macron dica senza mezzi termini, che lui parla solo con Giuseppe Conte? Per carità, noi sappiamo benissimo chi è e quanto conti Conte, ma ci si rende conto di che figuraccia ci facciamo noi tutti? Con la Francia? Certo. Ma cosa pensano gli altri Stati, di fronte ad uno Stato come l’Italia che non sa nemmeno scegliere chi parla per lui … che fiducia si può avere nell’Italia?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.