lunedì, Novembre 11

Dalla Diciotti alla Sea Watch: duemila anni di civiltà nella spazzatura L’attore principale è Matteo Salvini, sostenuto, stupidamente, non solo e non tanto da Luigi Di Maio , ma dall’‘avvocato del popolo’, che evidentemente dimentica che anche quei cinquanta sono ‘popolo’

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È molto avvilente e triste dover parlare di reati, potenziali reati, eccetera, con riferimento ad una cinquantini di disgraziati costretti a stare su una barca a distanza dalla costa, manco fossero appestati, solo perché la politica una pessima politicanon vuole e non può affrontare il problema, prigioniera, purtroppo, dei troppi passi sbagliati fatti, delle troppe dichiarazioni avventate, delle troppe rivendicazioni dalle quali, per salvare la faccia, non si può tornare indietro: o meglio, politicanti di terz’ordine non sanno tornare indietroe non mi riferisco solo all’Italia.

Ormai, sulla pelle di quelle persone (che sono considerate poco meno che oggetti ingombranti), si gioca una partita che è completamente fuori dal regno umano. Anche se stride (per fortuna) con le persone assiepate sulla spiaggia di Siracusa, sul molo di attracco della Diciotti, a Castelnuovo. Uno dei nostri maître à penser, tal Kim Rossi Stuart, pare che conti molto su queste persone, me ne compiaccio.

Apprezzo, invece quanto dice la Senatore Elena Segre, che ha vissuto sulla sua pelle il trattamento degli ebrei, quando dice: «vedere altri che vengono respinti mi fa venire in mente quando, con la mano in quella di mio padre, nella notte e nella neve tentammo di attraversare la frontiera con la meravigliosa Svizzera che ci respinse e ci riconsegnò all’Italia … Mi rifiuto di accettare che la nostra democrazia, che ci è costata tanta sofferenza, sia sporcata da leggi che colpiscono le popolazioni nomadi»; ma lo è, Senatore Segre, e lei oggi è un legislatore, coraggio, che aspetta, insieme alla Senatore Elena Fattori?

L’attore principale, duole dirlo, è Matteo Salvini, sostenuto, stupidamente, non solo e non tanto da Luigi Di Maio (ormai quanto a cinismo anche peggio di Salvini), ma dall’avvocato del popolo’, che evidentemente dimentica, posto che mai lo abbia saputo, che anche quei cinquanta sonopopolo’. Eh sì, caro avvocato, perché il ‘popolo’ non è solo i cittadini dello Stato, ma tutte le persone che, direttamente o indirettamente, ‘cadono’ sotto il controllo dello Stato. Anzi, forse non solo, ma qui mi addentrerei in meandri oscuri per certi avvocati.

Alcuni anni fa, quando la lungimiranza dei politicanti del tempo ci mise in prima fila a combattere una guerra assurda (e sanguinosissima) quale fu la guerra, dichiaratamente illegittima, contro … già contro chi? contro uno Stato vicino, la Iugoslavia, che una serie di forze interne (disgustose e da perseguire e condannare, non uccidere) ed esterne (delinquenziali: USA, Germania, Francia e … Italia) aveva deciso di smantellare (riuscendoci) quando, dicevo, quella guerra ci fu, alcuni degli Stati partecipanti furono imputati dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo perché i bombardamenti di alcune città iugoslave erano contro i diritti dell’uomo. Si disse allora (da parte della Corte) che non vi era competenza a giudicare perché i bombardamenti, in realtà, non implicavano il controllo esclusivo del territorio, che invece è la base fondante della competenza giurisdizionale di quella Corte. Avvocato del popolo, per sua notizia: l’Italia ha il controllo esclusivo del proprio territorio e delle sue acque territoriali.

Ora, abbiamo almeno due casi in cui quel discorso, apparentemente molto tecnico (quasi avvocatesco, ma, tranquillo avvocato del popolo, non è roba del suo campo) si ripropone, e meriterebbe di essere approfondito.

Il caso della nave Diciotti è di una evidenza assoluta. Alcune persone, furono costrette a stare su una nave in condizioni certamente non agevoli, senza alcun motivo che giuridicamente ne giustificasse la situazione.
Mi spiego, ancora una volta.
Si trattava di persone raccolte in mare da un naufragio, perché fuggite da un Paese, la Libia, nel quale non intendevano restare. Era loro diritto sacrosanto farlo, a prescindere dal fatto gravissimo che in Libia su quelle persone si perpetrino delitti di ogni genere. È certamente diritto dello Stato italiano non accogliere obbligatoriamente quelle persone in Italia. È però un fatto che, avendo l’Italia sottoscritto accordi internazionali in materia, l’obbligo di riceverli è documentabile. Ma se anche si volesse affermare che l’Italia poteva non accoglierli, è chiaro come il sole che né poteva sequestrali a bordo di una nave (oltre tutto italiana), né poteva impedirgli di mettere piede a terra, consentendogli di andare dove volessero, sia pure dopo averli identificati.
È certamente vero che lo Stato che si trova gente che arriva sul suo territorio senza permesso, può rimpatriarla, ma per farlo occorre il consenso di chi viene rimpatriato, in mancanza del quale può non accoglierla, ma certo non buttarla a mare. Si tratta di uomini, non di pacchetti della Amazon.

È evidente che la situazione è ingarbugliata. Ma è altrettanto evidente che un Paese civile deve trattare e gestire le persone in maniera civile, e ciò vale naturalmente per l’Italia come per tutti gli altri Paesi del mondo, ma principalmente dell’Italia, dove quelle persone sono arrivate.

Comprensibile la pretesa e la protesta italiana per la non collaborazione degli altri Paesi europei, e quindi la protesta va benissimo, qualora si sia sicuri di non avere torti da parte anche italiana, ma degli esseri umani non possono essere merce di scambio o strumento di ricatto. Non lo dice ‘solo’ il Vangelo, lo dice il diritto, e il nostro, fino a qualche tempo fa, era uno ‘Stato di diritto’.

Sorvolo, sorvolo del tutto su quanto non si è fatto e si poteva fare per evitare di arrivare a questo punto. Mi limito, come vedete, a fare un discorso di stretto diritto, senza valutazioni politiche, che ho fatto e farò altrove.

Ora abbiamo un’altra nave, che batte bandiera olandese, nelle acque territoriali italiane, cui non viene concesso l’accesso al porto. La nave è olandese, ma si trova in acque territoriali italiane, inoltre le norme sottoscritte dall’Italia, prevedono che i naufraghi raccolti nel Mediterraneo vengano portati in Italia: può essere ingiusto, ma per ora è così. La nave si trova in acque territoriali italiane ed è una nave privata, ragione per la quale ciò che accade su quella nave è sotto ilcontrollo’, e quindi la responsabilità, dello Stato italiano. La bandiera non c’entra nulla: quella nave deve portare i naufraghi in un porto sicuro, che è, per convenzione sottoscritta da noi, l’Italia.
Dubbio ci sarebbe se la Polizia italiana, comandata eroicamente dal generale Salvini in divisa da combattimento, assalisse la nave per prendere di forza quei migranti e portarli in salvo a terra … ma non credo che l’ipotesi sia probabile.

L’Italia, ovviamente, non ha l’obbligo di accoglierle sul proprio territorio (anche se quella convenzione internazionale lo prevede, ma lasciamo correre), ma di farle scendere a terra, accudirle, sfamarle, curarle, alloggiarle … in una parola, trattarle per quello che sono, esseri umani. Ha l’obbligo di farlo. E la distinzione assurda tra donne e bambini e gli altri è talmente volgare che mi rifiuto di considerarla. Certo, i bambini hanno diritto ad una ‘protezione’ particolare (ci sono le convenzioni anche in materia), ma questo non vuol dire che si salvano i bambini e si affogano i maschi adulti!

Lo dico da giurista. Non si ‘corre il rischio’ di violare solo norme di diritto internazionale e sui diritti dell’uomo, si violano norme chiarissime anche di diritto interno, perché (forse Salvini non è d’accordo, ma la Costituzione per ora è quello che è) almeno la tortura, saranno d’accordo i nostri sedicenti governanti, non è consentita nel nostro ordinamento giuridico.

Poi, diciamocelo chiaramente, sta all’Italia avere l’autorità, il rispetto internazionale, la capacità diplomatica, eccetera, di negoziare con gli altri Stati un modo per gestire queste persone. Se l’Italia non lo sa fare o non lo può fare, la colpa è dell’Italia, se volete dei Paesi europei (non della UE che non c’entra nulla), ma certamente non di quelle cinquanta persone. Che, aggiungo, in Libia non possono essere rimandate (come illecitamente si è fatto con i naufraghi raccolti dalla nave della Sierra Leone, e anche qui c’è una responsabilità del Governo italiano!) dato che lì vengono maltrattate e seviziate, per di più, ci sarebbe da aggiungere, grazie ai finanziamenti e ai rifornimenti italiani.

Ora pare che per la nave Diciotti Salvini possa andare a giudizio. Sorvolo sulla ridicola possibile decisione dei grillini di votare per il rinvio a giudizio … ci si salva l’anima con poca spesa, hanno ben altro di cui vergognarsi, se anche soltanto guardano alla Sea Watch! Ma, affari loro.
Per Salvini due possibilità: che venga condannato o meno. Personalmente non credo che lo sarà, perché dubito che il Tribunale lo farà, ma vedremo. Comunque vada per lui è una vittoria: farà la vittima ed è quello che cerca.
Perfetto: questa è la politica, chi si mette in queste situazioni non si può lamentare di averlo fatto. Ma, in tutta franchezza, mi disgusta assai che questa lotta politica di basso livello sia fatta sulla pelle di esseri umani.

Che vergogna! Mi vergogno da italiano e da europeo. Duemila anni di cultura, di ricerca, di filosofia, di realizzazioni, gettate in pochi giorni nella spazzatura ad opera di persone che con l’Europa e la cultura non hanno relazione alcuna. E, sia chiaro, non parlo solo di italiani!

Ricordo solo l’ennesima esternazione del sempre più disgustoso guru dei 5S: «senza restare insensibili al dolore umano, la questione dell’immigrazione è epocale… causata, innescata e diretta dalle menti più ciniche che si possano immaginare. Sia noi che la Lega intendiamo impedire questo mercimonio della sofferenza» sciocchezze epocali, queste sì, e ipocrite, certo aggravate dallo ‘starnazzare dell’opposizione’ … sempre raffinato!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.