martedì, Agosto 4

Dalla Cina parte un ‘safari umano’ per vedere i poveri della Corea del Nord Ogni mattina, decine di autobus trasportano turisti che giungono a destinazione per trascorrere una giornata nel vicino Siniji

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Mentre la comunità internazionale rimane con il fiato sospeso per la paura di affrontare un conflitto nucleare, imbarcazioni con a bordo cinesi navigano sulle rive del fiume Yalu, che costeggia parte del confine che divide la Cina dalla Corea del Nord, per osservare come vivono i poveri nordcoreani.

Il ‘safari umano’, così viene chiamato questo giro turistico organizzato dai tour operator, è un termine che è stato coniato in India, quando nella Baia del Bengala, la sopravvivenza degli Jarawa, popolo nomade di cacciatori e raccoglitori delle Isole Andamane, è stata minacciata dalla presenza di bracconieri, coloni e turisti, che attraversano illegalmente le loro terre, per guardare da vicino come viveva questa tribù indigena.

Gli Jarawa sono usciti dall’isolamento solo pochi anni fa e restano estremamente vulnerabili verso il mondo esterno contro cui non hanno alcuna difesa immunitaria. A decimarli potrebbe bastare un virus comune, così come è già accaduto nel passato a tanti altri popoli indigeni, in ogni continente.

Andare a vedere gli Jarawa costa fino a 450 euro, di cui 150/230 vanno alla polizia locale, che controlla queste zone, e per convincerli ad avvicinarsi ai turisti e danzare in segno di ringraziamento, occorre portare con sé anche alcuni doni, come frutta e biscotti, che fungono da esca.

Questo giro turistico dell’orrore non è avvenuto solo in India, ma anche in varie parti del mondo, come il Perù e la stessa Corea del Nord, che ultimamente è diventata la meta per eccellenza di questa nuova forma di turismo.

I turisti cinesi, invece di visitare luoghi più tranquilli e gradevoli, preferiscono sostare al di là del fiume e soddisfare le loro curiosità che hanno in sé qualcosa di macabro. Più la situazione della popolazione nordcoreana si inasprisce e più loro sono contenti.

Nonostante i messaggi governativi, che invitano a rispettare i regolamenti di frontiera e a non conversare o scambiare oggetti con persone che si trovano dall’altra parte del confine, i turisti cinesi non se ne preoccupano e continuano ad affollare la riva.

Ogni mattina, decine di autobus trasportano turisti che giungono a destinazione per trascorrere una giornata nel vicino Siniji o, addirittura, per visitare le principali città nordcoreane. In alternativa, i turisti, armati di smartphone e di binocoli, venduti dalle guide turistiche presenti sulla barca a 10 yuan (1,30 euro), possono prendere traghetti o noleggiare motoscafi per godersi il panorama da vicino, scattare foto ai soldati che, con fucili in spalla, presidiano la zona, fare selfie con il cellulare e lanciare, dalla barca, del cibo ai bambini e gente del posto malnutrita e disperata.

«La differenza tra la Cina e la Corea del Nord è il sistema politico: la Cina è una nazione in via di sviluppo, mentre la Corea del Nord è un Paese socialista. Ogni Paese ha i suoi vantaggi»,  afferma una guida turistica, «Quando li guardiamo proviamo un senso di superiorità per il fatto di essere riusciti a lasciarci alle spalle la condizione di povertà che attanagliava la Cina. Certo, sono dispiaciuto per loro, perché più di tutto gli manca la libertà di azione e non possono neanche nutrirsi in modo appropriato».

Grazie a questa forma di turismo, il settore non conosce crisi, anzi è cresciuto negli ultimi anni, nonostante i test nucleari e missilistici della Corea del Nord, e il numero dei visitatori è ammontato a 580.000 nella seconda metà del 2016, secondo il rapporto di China News Service, che conferma fra l’altro che l’85 % delle visite turistiche provengono da Dandong, vivace città di confine cinese abitata da 800.000 persone.

La Corea del Nord si colloca nella parte inferiore del mondo in termini di tasso di mortalità. Uno su cinque bambini nordcoreani, sotto i cinque anni, soffre di malnutrizione cronica, mentre due terzi della popolazione non sanno più come procurarsi il cibo per poter sopravvivere e il Governo nordcoreano, invece di prendere provvedimenti, continua a versare ingenti capitali nelle armi nucleari e nello sviluppo di missili, costruendo inoltre ampi parchi di divertimento e strutture equestri per la felicità di Pyongyang.

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