domenica, Dicembre 8

Dal mondo cattolico: vade retro, Salvini La Lega scomunicata dal Vaticano. Parolin: «Dio è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso»; ‘Avvenire’: «ecco il sovranismo feticista», Salvini è «alfiere di un cattolicesimo tutto suo, distante dal magistero del Papa e della Chiesa»

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Ridere per non piangere. Dicono che non c’è più la destra, non c’è più la sinistra. Non è vero. La destra l’abbiamo ritrovata. Vai a Milano, assisti al comizio di Matteo Salvini a piazza Duomo. Ecco: lo capisci perché quando la Madonna appare in qualche luogo del pianeta, piange. Sempre a Milano viene rimosso il lenzuolo con la scritta: ‘Restiamo umani’. Si capisce: è una pericolosa apologia, una inquietante istigazione.
Si raccolgono migliaia di firme a favore della professoressa palermitana sospesa. Interviene anche Luigi Di Maio: «Torni subito al lavoro». Ecco, ora per la professoressa le cose si mettono davvero male. Al segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti: ma ci voleva tanto per prendere un volo per Palermo e andare a stringere la mano alla professoressa? Neppure questo… Per aspiranti suicidi politici: per una efficace consulenza chiedere alla Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e al Partito Democratico di Perugia: nonostante lo scandalo, e gli annunci dei giorni scorsi, niente da fare: non si dimettono.

Sia chiaro: ci si è concessi una raffica di battute, di sberleffi; per commentare con ‘leggerezza’ quello che accade in questo Paese in queste ultime ore. Ma il sorriso e piagato da una smorfia. D’accordo, in periodo elettorale, come in guerra e in amore: colpi anche sotto la cintura, pur di strappare consenso e voti. Raramente i contendenti si comportano come cavalieri della Tavola Rotonda di re Artù. Nessuno è così ingenuo da non sapere che il duello rusticano tra Salvini e Di Maio, novelli Turiddu e Alfio, con l’Europa e i suoi destini ha poco o nulla a che fare: che la partita vera è interna’; che i due, molto più prosaicamente, intendono le elezioni di domenica prossima come un sondaggio, un test, permisurare il voto e far così pesare i rapporti di forza nell’ambito del Governo. Questo con buona pace del fatto che l’Italia rischia di non contare più nulla in Europa. Non è, come vorrebbe far intendere Salvini, un referendum (esagerato!) tra «la vita e la morte». E’, semmai, un referendum sui prossimi margini di manovra politica tuttiinternidel capo della Lega e del responsabile politico del Movimento 5 Stelle.
In subordine, se il Partito Democratico riuscirà, per merito suo o demerito altrui, a non recedere dalla linea del Piave costituito dal 20 per cento di consenso. In caso contrario, la guerriglia dei renziani si trasformerà in fratricida guerra con i seguaci di Nicola Zingaretti.
E, sempre in subordine, si giocheranno i destini di Forza Italia: per quanto abbia dimostrato di avere mille vite, Silvio Berlusconi si gioca un po’ tutto quello che gli resta in termini di prestigio, autorevolezza, capacità di attrazione del consenso.
In questo senso, sì: sono elezioni importanti. Ma a Bruxelles tutto questo importa relativamente.

Il Presidente del Parlamento Europeo non verrà eletto dalle forze raccolte da Salvini sul sagrato del Duomo milanese. E così per i commissari (uno per ogni Stato membro): verranno eletti in obbedienza a logiche diverse da quelle indicate da Salvini o da Marine Le Pen. Ma di questo ci sarà tempo e modo di occuparsi.

Per ora quello che tiene banco è la polemica con importanti pezzidel mondo cattolico. Salvini, ricambiato, è percepito come fumo negli occhi daAvvenire’, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana. Ora con il suo comizio di domenica, se può forse aver conquistato i cuori e i voti di quella parte di mondo cattolico oltranzista (ma minoritario), di certo ha allargato il solco con quella maggioranza di credenti che guardano con diffidenza e perplessità alle uscite del leader del Carroccio.

Prendiamo una figura carismatica come Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose: «Sono profondamente turbato: come è possibile che un politico, in un comizio elettorale, baci il rosario, invochi i santi patroni d’Europa e affidi l’Italia al Cuore immacolato di Maria per la vittoria del suo partito? Cattolici, se amate il cristianesimo non tacete, protestate!». Un grido di dolore raccolto dalla ‘Civiltà cattolica’, rivista dei gesuiti; è noto che non un rigo di quel mensile viene pubblicato senza l’avallo del Pontefice, lui stesso per metà gesuita, oltre che francescano. Ebbene, il direttore della rivista, Antonio Spadaro, prende nettamente le distanze: «Non nominare il nome di Dio invano», ammonisce. «Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio».

Fa eco ‘Famiglia Cristiana’: «Il rosario brandito da Salvini e i fischi della folla a Papa Francesco, ecco il sovranismo feticista», è il titolo dell’editoriale sulla manifestazione di Milano. E ancora: «E’ andato in scena l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani. Mentre il capopolo della Lega esibiva il Vangelo un’altra nave carica di vite umane veniva respinta e le Nazioni Unite ci condannavano per il decreto sicurezza».

Un crescendo: fino direttamente le stanze pontificie. Le parole del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin sono una vera e propria scomunica: «Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso».
Avvenire’ pubblica un durissimo corsivo non firmato nel quale si definisce Salvini «alfiere di un cattolicesimo tutto suo, distante dal magistero del Papa e della Chiesa».

Salvini ostenta aria e atteggiamenti da ganassa: «Sono orgoglioso della nostra storia e delle nostre radici e di testimoniare una civiltà accogliente e generosa. Mi ha scritto l’Europa, il giudice, l’ONU, che stiamo violando i diritti umani, mi ha scritto un cardinale qua e un cardinale là. A tutti ho dato la stessa educata risposta: col mio permesso non sbarca nessuno». Ma è una sicurezza di facciata. Questa volta iltroppodi Salvini davverostroppia’. Lui per primo è consapevole di essere arrivato a un punto critico. Nel corso del comizio milanese ha sillabato: «Qui non ci sono estremisti, razzisti, fascisti. L’Italia è divisa in chi pensa a lavorare, e chi fa il processo ai fantasmi del passato. Qui non c’è l’ultradestra, ma il buonsenso». Credergli è sempre più difficile; per questo gioca le sue carte estreme, quello di un leader sotto attacco, perseguitato perché fa il suo lavoro, e lo fa bene.

Fra una settimana, sapremo se la tattica escogitata porterà i suoi frutti. Per ora, una notazione non marginale. Si tratta di numeri, fatti concreti. Sono oltre 75mila gli sfollati dai combattimenti a Tripoli dal 4 aprile, giorno dell’offensiva del generale Haftar. Sono dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (Ocha). Tra gli sfollati il 48 per cento circa sono minori, il 51 per cento circa donne. L’Ocha sottolinea che la situazione umanitaria a Tripoli «continua a deteriorarsi come conseguenza diretta del conflitto».

Ecco: facciamo pure i blocchi navali (come e chi non si capisce) che predica qualcuno. Rimandiamoli a casa loro (come e chi non si capisce); regolarizziamoli prima di farli venire (come e chi non si spiega). Ma, si ripete, solo a Tripoli 75mila profughi. Di che stiamo a parlare?

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