giovedì, Dicembre 12

Dal Festival dei Popoli uno sguardo sul mondo Anche nell’edizione di quest’anno, che va dal 10 al 17 ottobre, ci offre frammenti di vita di luoghi e popoli

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Le  riprese sono durate tre anni: un racconto amaro sulla tragedia vissuta ed il futuro ancora incerto, ma carico di speranza. Il film è nella sezione Eventi speciali. La tragedia dei sopravvissuti  allo sterminio  e alle violenze dell’ Isis, in una Siria  dove ancora si combatte, come in varie altre aree del Medio Oriente e dell’Africa,  ci avvicina alla dura realtà delle tante popolazioni  che subiscono o hanno subito varie forme di oppressione ( fame,  mutilazioni , malattie)  che affliggono donne, bambini, anziani e giovani che fuggono cercando – a rischio  della vita – di raggiungere l’Europa  o aspirano a  migliori condizioni di vita: alla realtà dei 22 paesi del mondo in cui opera la Cooperazione italiana,è dedicata un’intera sezione di documentari  dal titolo: Meridiano zero. Perché  – racconta la rappresentante dell’AICS di Firenze – proprio qui  su Firenze passa il meridiano zero  della Carta di Peters, la quale intende riflettere con equità la grandezza dei vari territori. In questa sezione il  documentarista Christian Carmosino  racconta la protesta della popolazione del Burkina Faso Quagadouygou  contro il Presidente Compaorè,  che  porrà fine ( è il 2015), ad una dittatura durata 27 anni, altri  descrivono le grandi problematiche ambientali ( soprattutto la carenza d’acqua), in Eritrea, Etiopia, Senegal e storie di aiuto a tanta sofferenza.

Da segnalare infine, il ciclo di proiezioni che si terrà  all’Istituto Francese di Firenze,  dedicato ai  ritratti umani nel viaggio antropologico di Visagese  in Villages di Agnès Varda e JR (16/10), lei, autentica leggenda della Nouvelle Vague, oggi ottantottenne, fa squadra con il trentatreenne JR, street artist autore di giganteschi graffiti urbani. Uno di questi ritratti – ricorda la direttrice  Isabelle Mallez– è dedicato  al regista e Filmeur  Alain Cavalier, che qui soggiornò aggiornando il suo diario. Un diario  particolare, scritto non già con la penna ma con la macchina da presa, che in 100  minuti, come lui stesso ha scritto, ha condensato dieci anni della sua vita.  “Perché l’obiettivo” dicee il famoso regista francese, premiato a Cannes ed in altri festival nell’86 con Thérèse, “non è quello di creare significato, ma vivere la propria vita con la macchina da presa”.

Per la direttrice dell’Istituto Francese una delle caratteristiche del Festival è la trasversalità. Ciò che interessa Monica Barni, vicepresidente della Regione Toscana,è proprio l’effetto domino,  che consente di analizzare i percorsi che hanno portato all’esplosione di alcuni fenomeni sociali, di fronte ai quali  spesso ci troviamo impreparati. Nell’ambito del Festival ci sarà anche un Campus (Doc at work), cioè un luogo dì incontro tra il mondo dei professionisti e i giovani delle scuole  di cinema italiane. Quest’anno sono stati selezionati alcuni film realizzati nel 2017 dagli studenti  della Scuola Holden di Torino, della Luchino Visconti di Milano e dell’Atelier di Cinema del reale di Napoli. La rassegna si articola  in varie sezioni: Eventi  Speciali ( 9 lungometraggi), Concorso Internazionale  riservato ai lungometraggi (3 docu-fillm), mediometraggi  (7), cortometraggi 7) , Concorso italiano (6), Metodo della Contemplazione e dell’Osservazione, Effetto Domino (sogni e incubi del potere contemporaneo),  Meridiano zero ( ovvero i  luoghi della cooperazione italiana).

Dunque, dal 10 al 17,  la Firenze che ama il cinema ed il documentario vivrà una settimana intensa, come durante le precedenti edizioni. Fondato nel 1959,  da un gruppo di studiosi di scienze umane: antropologi, sociologi, etnologi e mass mediologi, il Festival  che si era dato il compito di promuovere il cinema di documentazione sociale,  fin dai primi passi ebbe un grande impatto sulla città ed in particolare sul mondo giovanile e studentesco e  sugli appassionati di cinema,  ricevendo grande attenzione  da parte degli autori e delle case di produzione di tutto il mondo.

Nel corso di mezzo secolo di attività, il Festival ha visto sui propri schermi la migliore produzione documentaria a livello internazionale e ha fatto conoscere al suo pubblico i più noti cineasti del settore: Jean Rouch e Vittorio De Seta, Richard Leacock e Gianfranco Mingozzi, Lindsey Anderson e Abbas Kiarostami, tanto per citarne alcuni,  tra i personaggi ospiti del Festival  chi scrive ricorda una intervista  avuta con Jane Fonda, appena rientrata dal Vietnam  per presentare il suo docu-film Introduction of the ennemy, allora le celebre attrice, abbandonato il ruolo di Barbarella,si era fortemente impegnata nel movimento per la pace nel Vietnam e nel mondo. Famose anche le retrospettive dedicate a Jean Renoir e Jean –Luc Godard, John Cassavetes e Ken Loach, Aleksandr Sokurov  e Jorgen Leth, e vari altri, quest’anno la retrospettiva è dedicata al regista giapponese Kazuuhiro Soda, autore di  una filmografia  in gran parte inedita in Italia. Il Festival nel corso degli anni ha potuto realizzare con la documentazione acquisita una consistente cineteca, una videoteca in continua crescita ( con oltre 23 mila opere) e un vasto archivio cartaceo, ciò che ne fa un punto di riferimento in Italia e anche in altri paesi ( per tre edizioni si è avuta anche una edizione statunitense). La sua attività,    che si avvale del sostegno della Regione e del Comune, della Cassa di Risparmio, di Publiacqua  e di altri enti pubblici e privati,  comprende anche  corsi di formazione e work shop per film maker e aspiranti documentaristi.

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