sabato, Luglio 20

Dal Festival dei Popoli uno sguardo sul mondo Anche nell’edizione di quest’anno, che va dal 10 al 17 ottobre, ci offre frammenti di vita di luoghi e popoli

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Fra le tante rassegne cinematografiche che si svolgono a Firenze, ce n’è una che, nonostante l’incalzare degli anni, sono ormai 58, regge all’usura del tempo e  delle mode che si susseguono: questa Rassegna è il Festival dei Popoli, festival internazionale del film documentario.   Il perché della sua tenuta  fra alti e bassi e momenti di crisi, è forse meno difficile da comprendere di quanto ci si sforzi di  pensare: e risiede nella sua capacità di richiamare l’attenzione  su ciò che precede gli eventi – grandi, terribili, oppure  gioiosi- sulla loro genesi, sull’effetto domino che provocano e dei cui sbocchi spesso ci sfugge  il perché.

Anche nell’edizione di quest’anno, che  va dal 10 al 17 ottobre, il  Festival  ci offre frammenti  di vita di luoghi e popoli,  di personaggi straordinari e di persone comuni, momenti amari di morte e violenza e momenti straordinari di speranza  e rinascita.  Prima di entrare nel merito dell’effetto domino, è bene dar conto dell’ampiezza di questa Rassegna, che presenta documentari   provenienti da tutto il mondo:  in tutto 82 (lunghi, medi e corti) selezionati fra i 1400  che si erano candidati,  alcuni raccontano l’evoluzione del potere nelle sue varie forme:  i tanti volti del Giappone contemporaneo, le guerre in Medio Oriente raccontate in prima persona, i 100 anni di John Fitzgerald Kennedy, oppure la forza e la vita del ballerino più famoso al mondo, Sergei Poluni o  la nascita della casa discografica Apple Corps dei Beatles, solo per citarne alcuni.

Tornando all’effetto domino, che costituisce il focus della Rassegna, questo è “applicato all’uso dell’immagine nella costruzione del potere nasce”, spiega Vittorio Iervese, presidente del Festival dei Popoli, “e nasce dall’esigenza di fermarsi a riflettere e a condividere l’inquietudine per un potere che produce sempre più incubi e sempre meno sogni. Effetto domino“, aggiunge  il direttore  Alberto Lastrucci, “è un modo per osservare il nostro tempo come un processo fatto di tessere concatenate tra di loro, processo  di cui tutti ci sentiamo in qualche modo responsabili”. 

In quest’ottica si inseriscono alcuni  film-documentari  di particolare interesse come  Death in the terminal, di Tati Shemesh che è il resoconto minuto per  minuto di chi si  è trovato testimone o vittima di un attentato terroristico  accaduto nella stazione dei pullman di Beersheba in Israele, il film ci descrive quali siano le capacità delle persone rimaste coinvolte,  di valutare ciò che sta succedendo nei momenti di panico collettivo.  Un altro, regista Marc Eberhardt,  viene dalla Germania e segue passo passo la …resistibile ascesa di un politico di provincia che sparge  sentimenti razzisti con  il sorriso sulle labbra e alla fine, Jorg Meuthen, professore di economia, viene eletto al Parlamento del Baden-Wurttemberg, capolista della destra populista AfD (Alternsative fur Deutshland).

E’ un esempio inquietante dei metodi della moderna demagogia populista  nell’Europa d’oggi ( e non solo).  E’ in questa sezione che  troviamo  il curioso docu-film di Ben Lewis, sui Beatles. O meglio, sulla  Apple Corps, la società da loro creata per reinvestire i loro ingenti proventi (è il 1967), in altre attività:  un negozio di moda, un salone di parrucchiere,una start-up teconologica, una sezione di poesia, un dipartimento di produzione cinematografica. Non era solo un business il loro, ma un ‘idea volta a diffondere nel mondo i valori del nuovo movimento  hippy. Il film, non autorizzato, racconta per la prima volta la vera storia che sta dietro la  Apple, un esperimento irripetibile di ‘Capitalismo Hippy’.

Sono diversi i docu-film che celebrano, a modo loro e con un piglio originale, i 100 anni della nascita  di John F.Kennedy, il Presidente americano ucciso a Dallas, divenuto  una icona della politica. Questi documentari sono realizzati da Robert Drew & Associated, ed hanno per titoli Primary, Adventures on the new frontier, Crisis: behind presidential Commitment e Faces of Novembre. Il primo  getta uno sguardo sulla costruzione dell’immagine presidenziale mostrando l’ astro nascente della politica mentre concorre alle primarie del Partito Democratico, attraverso incontri, sorrisi, strette di mano con la gente, talvolta accompagnato da Jackie che diverrà anch’essa un’icona. Il secondo mostra invece il Presidente  già alla Casa Bianca: è il primo a far entrare le telecamere nel suo ufficio, a mettersi di fronte alla macchina da presa, a mostrare come  e dove lavora il Presidente degli Stati Uniti.  E ciò non fa che accrescere il suo carisma,  rendendolo più popolare e, diremmo, familiare.  Il terzo, lo  segue in un momento difficile , di crisi istituzionale, quando deve prendere una decisione delicata a favore della parità razziale. E’ il 1963. Lo stesso anno in cui il 22 novembre viene assassinato. Questo film, già premiato alla Mostra di Venezia del ’64, documenta il funerale,  la compostezza di Jackie e dei familiari, la commozione della gente.

Dall’America alla Russia. Sarà infatti   Dancer, il documentario di Steven Cantor  in anteprima  per l’Italia ad aprire il  10 ottobre il Festival (alle 21.30, cinema La Compagnia). Il film immortala la vita e l’arte dell’enfant terrible della danza Sergei Polunin, definito dal New York Times “il ballerino più dotato della sua generazione”.  La pellicola, che sarà successivamente distribuita nelle sale cinematografiche da Wanted, segue, attraverso interviste e filmati d’archivio, la straordinaria storia del prodigio della danza, divenuto, a soli 19 anni, il più giovane primo ballerino del Royal Ballet di Londra e considerato uno dei più geniali e controversi ballerini contemporanei. La chiusura  ( il 17 sempre alla Compagnia) è dedicata ad un’altra figura dello spettacolo e dei media: l’opera della regista Premi Oscar Barbara Kopple, racconta la vita, la carriera e il percorso di Gigi Lazzarato, attrice, modella e youtuber transgender di enorme popolarità, dall’infanzia come Gregory Lazzarato al coming out di fronte a un’audience di milioni di persone. Questo è This is Everything: Gigi Gorgeous.  La proiezione è in collaborazione con Gucci e alla presenza di Igor Suran, Direttore dell’associazione ‘Parks – Liberi e Uguali’.

Negli altri sei giorni di proiezioni, troviamo – oltre ai cortometraggi provenienti da Cuba, Argentina, Svizzera,Germania, Francia, Colombia, Israele, Palestina – la retrospettiva dedicata a Kazuhiro Soda, tra i più significativi registi giapponesi, il film sulla celebre band heavy metal giapponese X Japan e il suo frontman Yoshiki, nonché  una serie di documentari che mostrano i tanti volti del Giappone d’oggi ( musica, cinema e teatro) sospeso tra tradizione e contemporaneità, tra passato e futuro, un futuro che  ripropone  l’interrogativo di sempre: cos’è la pace? Se lo pongono – nel film di Kazuhiro Soda – gli abitanti  di Okayama, una città in cui vita e morte, accettazione e rifiuto, si manifestano nella loro inestricabilità. Ma un docu-film  che merita d’esser visto è Radio Kobani,  di Reber Dosky, che attraverso la radio, messa su appena liberata la città siriana dall’occupazione dell’Isis, da parte di una giovane giornalista curda,- Dilovan – che  racconta la vita che riprende con interviste ai sopravvissuti, ai profughi di ritorno, ai combattenti e  ai poeti che danno un senso di appartenenza agli ascoltatori, lei stessa usa la radio per raccontare la propria storia in forma di messaggio ad un bambino che potrebbe avere.

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