lunedì, Maggio 27

Dal CSM al Def: Alice-Di Maio-Salvini delle meraviglie … o degli orrori Che vuol dire ‘manovra del popolo’? la manovra economica deve essere fatta nel rispetto di certe regole, nell’interesse del popolo, che non si vede che vantaggi possa trarre da un aumento ulteriore del debito pubblico

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In mattinata il CSM, in serata il Def. Che giornata ieri! … Con la penna in mano e il cane accucciato ai miei piedi (fa un freddo cane), leggo questa stentorea e tranciante affermazione del Robespierre del Vesuvio (Luigi di Maio), sempre più Robespierre e sempre meno vesuviano: «È incredibile! avete letto? Questo renzianissimo deputato fiorentino del Pd è appena stato eletto presidente di fatto del consiglio superiore della magistratura. Lo hanno votato magistrati di ruolo e i membri espressi dal Parlamento. Ma dov’è l’indipendenza? E avevano pure il coraggio di accusare noi per Foa che non ha mai militato in nessun partito. Il sistema è vivo e lotta contro di noi».
Mi disgusta doverlo fare, perché leggere una cosa simile da un Ministro della Repubblica è roba da trasecolare -a Napoli diremmo che è roba da ‘fare i numeri’- mi disgusta doverlo fare, ripeto, anche perché temo sia inutile, ma non si può sorvolare su una cosa del genere. A parte Foa che, visto come è stato insediato, io mi sarei ritirato per la vergogna, però è indipendente … se lo dice Di Maio, Di Maio è un uomo d’onore!

Il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo di autogoverno della Magistratura, che in quanto potere autonomo nella nostra Costituzione, deve essere governatoautonomamente. In altre parole, la carriera dei Magistrati, l’assegnazione delle sedi, la disciplina e l’efficienza, ecc., non possono essere gestite da altri che non siano gli stessi Magistrati. E infatti il CSM è composto da 16 membri eletti dagli stessi Magistrati, e 8, che sono eletti dal Parlamento (ovviamente a maggioranza, e quindi rispecchiando la maggioranza parlamentare) più il Primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore generale presso la stessa Corte. Infine, a sottolineare che è un organismoterzorispetto al Governo (esecutivo) e al Parlamento (legislativo), è presieduto dal Capo dello Stato, che per lo più non partecipa alle riunioni (proprio per sottolineare l’indipendenza dell’organismo), che, dunque, sono presiedute dal Vicepresidente, eletto dal Consiglio, in persona di un membro scelto dal Parlamento.
È ovvio il senso di tutto ciò: garantire l’indipendenza dell’organo (e quindi della Magistratura), senza privare il potere legislativo di una sua presenza. Ciò implica che sia inconcepibile ciò che afferma Di Maio circa il fatto che il vicepresidente debba essere un esponente della maggioranza, altrimenti l’organo non sarebbe indipendente. Semmai è vero esattamente il contrario! Non si può affermare che se il candidato appartiene al M5S è indipendente, se no è un rappresentante di un non meglio identificato ‘sistema’.
Di Maio, in sostanza, afferma che, dato che la maggioranza parlamentare è dei due partiti che sappiamo, tutte le istituzioni dello Stato debbono essere corrispondenti a quella maggioranza. Questa è la dichiarazione formale e arrogante della volontà di appropriazione dello Stato da parte della maggioranza.

Esattamente la stessa logica che presiedeva alla pretesa di ordinare ai dipendenti pubblici di sostenere le cose che la maggioranza vuole che siano affermate. Tutto, secondo Luigi Di Maio e Matteo Salvini, tutto deve essere esattamente corrispondente alla volontà della maggioranza, e quindi del Governo, anche gli organismi dei poteri indipendenti dal potere politico, non diversamente dai funzionari dello Stato, tutti devono obbedire al Governo. E infatti lo conferma con arroganza incredibile, affermando: «ci sarà sempre un contraddittorio con i tecnici, è normale ci sia un contraddittorio fra tecnici e politici. È chiaro che, quando c’è un Governo del cambiamento così radicale, c’è una parte di apparato che rema contro, ma sono sicuro che nel tempo impareremo a conoscerci»: altri dicono che saranno licenziati, una correzione di linea?
Rema contro’, che significa? Lo ricordate, lo diceva ogni secondo giorno tal Silvio Berlusconi, che, non diversamente dal nostro Robespierre, pretendeva che lo Stato si piegasse alle sue esigenze e alla sua volontà.

Come ho già cercato di spiegare, un funzionario dello Stato, non ‘rema contro’, anzi, non rema affatto: si limita (e deve assolutamente e rigorosamente farlo) ad applicare le regole che ci sono e a dichiarare i fatti che ci sono.
Nel caso della Legge di bilancio, di cui si discute violentemente in questi giorni e in particolare nelle ultime ore, con l’approvazione ieri sera del def: la regola per la quale il deficit non deve essere tale da aumentare ancora il debito dello Stato c’è, e il funzionario non può negarla o fingere che ciò che fa il Governo non violi quella regola. Può violarla se il Governo glielo ordina, ma pubblicamente e assumendosene la responsabilità, cioè, non nascondendosi dietro un funzionario cui si ordina di non dire o di dire il falso. La regola per la quale se un certo provvedimento costa ‘x’, il funzionario non può essere obbligato a dire che costa ‘y’ … può farlo il Governo se vuole assumendosene la responsabilità.
Del resto, nel caso del CSM, forse il signor Di Maio vorrà essere così gentile da spiegarci perché il candidato 5S sarebbe stato un candidatoindipendentee l’altro no. Anzi, diciamo la verità, ‘a naso’ è esattamente il contrario!

Egualmente e anche di più, che senso ha affermare (sempre il solito Di Maio): «Un messaggio per tutti gli italiani da Bruxelles! nessuno ci impedirà di fare la manovra del popolo», e ieri sera, affacciandosi dal balcone di Palazzo Chigi (volgare) «Non vince il Governo, vincono i cittadini: è la manovra del popolo». Che vuol diremanovra del popolo? la manovra economica deve essere fatta nel rispetto di certe regole, ma specialmente (perché quelle regole servono a questo) nell’interesse del popolo, che non si vede che vantaggi possa trarre da un aumento ulteriore del debito pubblico. Un tale aumento, lo sappiamo tutti, a quanto pare, meno Salvimaio, comporta un aumento delle spese per restituire il debito e un aumento delle spese per gli interessi di quel debito, il famoso spread. Che in realtà è una cosa banalissima a spiegarla. Il Governo ne parla come di una sorta di Moloch, anzi di una sorta di Regina di cuori che maltratta la giovane Alice-Di Maio-Salvini delle meraviglie!
Ma la Regina di cuori non esiste. Se una famiglia ha debiti con le banche superiori a ciò che guadagna in un anno, il meno che possa succedere è che quando va in banca a chiedere altri soldi, il banchiere non glieli dia o gli chieda di pagare un interesse maggiore. Per lo Stato in sostanza è la stessa cosa: il debito pubblico è espresso nei Buoni del Tesoro che lo Stato emette ogni mese per pagare le proprie spese: chi li compra? Degli individui, persone, banche italiane e straniere, che ovviamente se vedono difficoltà in Italia non li comprano o chiedono un interesse maggiore. Questo è tutto.
Se ci indebitiamo di più, paghiamo di più di interessi. E siccome gli interessi li paghiamo noi con le tasse, rischiamo che ci diano una cosa con una mano e ce la tolgano con l’altra.
Certamente è chiaro: il ‘popolo’ vuole avere più soldi, stipendi maggiori, pensioni migliori, ecc. Perfetto, giusto. Ma se per farlo ci si indebita troppo, quei ‘vantaggi’ che diamo al ‘popolo’, il ‘popolo’ li ripaga ‘con gli interessi’. A suo tempo accadeva che il popolo assalisse i depositi del grano ‘dei potenti’, ma poi restava senza nemmeno più quello, salvo qualche capetto in più: Masaniello docet!
Il trucco (disgustoso, lo ripeto ancora) di Di Maio è di dire che lo scopo del maggiore indebitamento è di aumentare le pensioni ecc., dato che con il livello attuale non ci si vive. Ottimo, ma poi aggiunge che ha trovato i soldi … dove? Nell’aumentare il debito, cioè nel prendere con l’altra mano ciò che ha dato.
Perché Robespierre non dice, e se ne è capacefa’, l’unica cosa che qualunque famiglia farebbe: distribuire meglio le proprie risorse? in modo che le spese eccessive in un certo settore siano trasferite alle pensioni, ecc. La seconda cosa che Robespierre non dice è che per farlo occorrono mesi o anni di lavoro e specialmente di vera e propria riorganizzazione dello Stato, sburocratizzazione, informatizzazione, ecc. Tutte cose che richiedono tempo e soldi, altri soldi e, orrore orrore orrore, competenza.

In altre parole. Governare non significa né appropriarsi dello Stato e di tutto ciò che esso contiene, né cancellare tutto ciò che c’è, né ignorare la realtà, , infine, non tenere conto della realtà oggettiva e delle persone vere: «col trattore in tangenziale andiamo a comandare» è un nonsense, ci si governa poco, anche se a quanto pare al giovane Di Maio-Alice nel Paese delle meraviglie, un analista potrebbe davvero dire: «devo dire che tra tutti i valori le è salito l’‘andare a comandare’, mi spiace»; anche a noi spiace, molto!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.