lunedì, Maggio 20

Dal complotto alla spia: finzione o realtà? Intervista a Beatrice Alfonzetti, studiosa di frontiera tra letteratura e spettacolo

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Pensare che esistono dei fatti che vengono preparati e orditi per anni a scapito di organizzazioni, Governi o anche semplicemente per tramare e fare un torto a cittadini, sovrani o governanti, per quanto illuminati, ha sempre suscitato interesse nella gente comune, come in quella più istruita e avvertita. Questo ha portato alla creazione di favole metropolitane, che hanno fatto leva su fatti reali o immaginari, ingigantiti nell’aspetto, ma non semplificati nella sostanza.

Se le favole metropolitane sono pur sempre immaginarie e non contengono fatti reali, i complotti e le congiure contengono invece sempre una parte, per quanto minima, di realtà storica. La loro origine risale al seme di una congiura rivolta verso soggetti diversi (organizzazioni, governi, governanti o capi di stato ecc.), attuata da personaggi malefici, o diventati tali nel tempo per bramosia di potere, perpetuata attraverso rituali magici, patti e trame segrete, tutte ordite alle spalle del soggetto o soggetti di cui sopra. A volte l’atto del complotto fa diventare eroe/eroi chi o coloro che lo compiono, se serve a cacciare un tiranno o un sovrano (memore la congiura portata a termine contro Cesare, o Catilina, o quella di Assalonne contro il padre Davide tramandata dalla Bibbia), o volge al positivo se il colpevole delle atrocità o il malvagio di turno alla fine si uccide o si toglie di mezzo.

Questi racconti portano alla creazione dei drammi teatrali, pura finzione in scena, che uniscono nella narrazione sul palcoscenico fatti reali a quelli leggendari. Tutto questo perché l’uomo cerca di allontanare da sé il male.

Il Settecento, pur se definito ‘secolo dei lumi’, conserva tale accezione del complotto e della congiura, che non è immune dal risveglio del pensiero e spesso si lega a precise ideologie politiche, o viene messa in pratica dagli stessi ‘letterati illuminati’, che portano al livello estremo le congiure giacobine che favoriranno la stessa Rivoluzione Francese e successivamente condurranno all’invenzione della massoneria e del suo potere nel campo del sapere. La letteratura complottista come realtà occulta, però, avrà origine soltanto nel Novecento, incarnandosi nel presunto complotto ordito dagli ebrei per il dominio del mondo, poi considerato in seguito un falso creato ad arte da un agente russo dell’epoca, e contenuto nei ‘Protocolli dei Savi Anziani di Sion’ del 1905 e poi rilanciato dopo la Grande Guerra, tanto che riemerge a volte tuttora nelle frange più estremiste della società.

Tale concetto è quello della spia, o della ‘femme fatale’, una donna schiva e indecifrabile, e non sospettabile di nulla, molto usata nel cinema (ha avuto anche il celebre volto di Greta Garbo nel film ‘Mata Hari’ del 1931). Il personaggio della spia ha ispirato anche libri sul tema dello spionaggio e le fortunatissime spy stories’, che nel cinema si legano a James Bond o a figure di registi come Hitchcock o Fritz Lang. Più recentemente tale tema si è legato agli scandali nella sfera politica o musicale (come il ‘Watergate’, l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, denominato ‘caso JFK’, la fine del cantante dei Beatles John Lennon, o altri famosi casi italiani, connessi alla Mafia o agli anni di Piombo degli anni Settanta), adoperati in vario modo da scrittori italiani e stranieri a sostenere le ‘trame segrete ordite alle spalle dei potenti’.

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