lunedì, Ottobre 21

Dal centrodestra al destra-centro

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 Berlusconi non è più il leader di una volta”. Il 2014 è stato l’anno dei servizi sociali a Cesano Boscone per l’ex Cav, del patto del Nazareno e del tonfo alle elezioni europee. Bisogna cambiare Forza Italia e ricollocarla in uno spazio politico oramai, quasi interamente, occupato da Renzi. La strategia del partito è chiara: partecipare alle riforme, ma fare opposizione. Solo in «una posizione contro il governo e differenziandosi da Renzi il centrodestra potrà riunificarsi», altrimenti si andrà incontro alla crescita della destra di Salvini e all’egemonia del Pd per molti anni. L’analisi del professore Giovanni Orsina sul futuro di Berlusconi e dell’area moderata italiana.

Quest’anno è stato cruciale per Forza Italia: tantissimi voti persi e tensioni all’interno del partito. Cosa è successo agli azzurri?

Sono successe moltissime cose, ma in breve FI ha dovuto gestire l’esclusione di Silvio Berlusconi dalla politica attiva e tutti gli effetti che questo ha avuto. In particolare Berlusconi fuori dal Senato ha portato all’uscita di Forza Italia dalla maggioranza di governo e ad una progressiva marginalizzazione del partito. Da qui quindi il patto del Nazareno e il tentativo di rientrare in gioco dopo essersi autoesclusi.

In questo contesto quanto conta il fatto di non avere individuato un “erede” o un successore del leader all’interno del partito?

Abbastanza. Il mondo berlusconiano, di fatto, continua da un lato a rimanere legato e subordinato all’ex Cavaliere da un lato, ma dall’altro vede la fine della leadership di Berlusconi. Quindi per un verso c’è chi cerca di mettersi contro di lui, rischiando grosso, ma anche chi resta aggrappato a lui rischia grosso.

Perché?

Perchè lui non è più il leader di 5-6 anni fa. Ed è questo ciò rende il mondo berlusconiano altamente instabile.

Tanti si sono staccati da lui: Casini, Follini, Fini, Alfano…

Alcuni di questi si sono sganciati probabilmente troppo presto. Ma il gioco con il grande leader è sempre questo: individuare il momento giusto in cui sganciarsi. E questo ovviamente è altamente destabilizzante per il partito.

Eppure, nonostante tutto, Berlusconi continua a sedere al tavolo delle trattative su importanti riforme come quella costituzionale e quella elettorale. E sono già in corso discussioni sul post-Napolitano.

Forza Italia di fatto in Parlamento è il secondo partito, perché i grillini non partecipano alla partita. Quindi, quando Renzi deve portare a casa dei risultati il suo interlocutore principale è Forza Italia, non ce ne sono altri. Ed è il motivo per cui il premier continua a restare aggrappato al patto del Nazareno, giustamente…

Anche se schiaccia sempre l’occhiolino al M5S…

Renzi è un politico e gioca su tutti i tavoli. Il suo obiettivo è ottenere il risultato ad ogni costo e, per far questo, avviare trattative. Ma lui lo sa che l’interlocutore più affidabile, malgrado tutto, è Berlusconi.

In questo contesto Matteo Salvini sta cercando di emergere come leader anti Renzi. Che rapporto si prospetta con Berlusconi?

Salvini si oppone frontalmente all’attuale governo e sfrutta l’ondata antieuropea, come accade anche in altri paesi. Il problema del rapporto con Berlusconi è cercare di capire se queste due parti della destra sono ricomponibili. Nel caso in cui non lo fossero – e a meno che non si approvi un sistema elettorale di un certo tipo –andiamo incontro ad una egemonia del centrosinistra per molti anni. Viceversa, se si dimostra che destra e centrodestra sono ricomponibili bisognerà allora capire in base a quali rapporti di forza questo avviene. Tradizionalmente FI aveva il 25% e la Lega l’8%. Domani potrebbe non essere così.

In Europa lo scenario dei partiti di destra sta cambiando in modo prepotente. Questo incide su FI e Lega?

Decisamente. In Francia viene ormai data come una possibilità concreta la vittoria di Marine Le Pen alle presidenziali del 2017. Noi quindi dobbiamo dare come una possibilità concreta il fatto che il centrodestra diventi un destra-centro.

In un’area opposta al Pd e alternativa a FI ci sono partiti più piccoli che stanno cercando di affermarsi, come Fratelli d’Italia e Ncd. Che possibilità hanno di imporsi nel futuro centrodestra?

Fratelli d’Italia, che si è collocata nello stesso spazio politico della Lega, può giocarsi la partita se Salvini non riesce a sfondare al Sud. FdI infatti potrebbe essere una controparte leghista nel Mezzogiorno. Ma al momento non sembra stiano decollando… Staremo a vedere. Per Ncd il discorso è ancora più complicato: se questa destra riuscirà a riunirsi, anche in tempi medio lunghi, lo farà comunque contro il governo Renzi. In questo contesto il Nuovo centrodestra si trova in una situazione di difficoltà. E Alfano non ha vinto la sfida di diventare una nuova forza moderata al posto di Berlusconi.

Fitto, quindi, ha ragione quando chiede a Forza Italia di differenziarsi da Renzi?

Sì, certo. Anche perché Renzi è uno che parla all’elettorato di centrodestra.

Elemento determinante di questa partita sarà sempre la legge elettorale?

Ovviamente. Questi discorsi ad oggi sono rimangono un po’ fumosi e vaghi. Il punto cruciale è che se passa l’Italicum con il premio alla lista dentro il centrodestra si pongono le basi per un lavoro che non finisce più. Si parlerebbe di creare una lista unica…

Potrebbe essere una rivincita per Berlusconi?

Con la lista unica e Forza Italia staccata dalla lega non è detto che si arrivi al ballottaggio. E poi bisogna sempre vedere cosa ottiene Grillo. Immaginando, infatti, un Pd al 35% e un secondo partito che possa andare al ballottaggio con Renzi attestandosi al 25-27% il rischio è che al faccia a faccia con il Partito democratico vada il Movimento 5 stelle.

Una lista unica di centrodestra è quindi una mission impossible?

Sotto questo velo di ignoranza sotto il quale parliamo (non si sa quando si vota, con che sistema, in che condizioni, ecc) può succedere di tutto. Letteralmente. La costruzione di una lista unitaria è comunque una cosa molto, ma molto complessa.

Anche all’interno del PD ci sono malumori e il rischio di scissione di una minoranza prende sempre più forma. Questo potrebbe aiutare Berlusconi e il centrodestra alla prova elettorale?

Bisognerà vedere cosa riuscirà a portare a casa Renzi e come si mette la situazione economica. Se nel 2017 abbiamo un governo che tutto sommato ha raggiunto dei risultati o se abbiamo invece un Renzi “spompato” si creano due scenari completamente differenti per il centrodestra. Nel primo caso, le elezioni politiche sarebbero l’occasione per correre separatamente e contarsi; nel secondo caso invece potrebbe aprirsi la possibilità di vincere e allora bisognerà mettersi d’accordo e scegliere un candidato.

Intanto Berlusconi a febbraio torna in campo…

Berluconi ritiene di avere virtù taumaturgiche: torna in campo e d’incanto tornano i voti. Io su questo sono molto scettico. Magari i voti li ottiene pure, ma bisogna vedere in che misura.

Di questo nuovo scenario politico, Renzi è una causa o una conseguenza?

Per rispondere dobbiamo fare un passo indietro e ricordare il novembre 2011 quando è arrivata la dimostrazione palese che il centrodestra non era in grado di governare l’Italia; poi il commissariamento dell’Italia con il governo di grande coalizione, il montare del M5S e il fallimento clamoroso del Pd nel 2013. Noi in pratica abbiamo avuto una sostanziale dissoluzione del sistema politico. E su queste macerie, un politico di grande talento come Matteo Renzi ha preso tutto.

E’ vero perciò che l’Italia è “scalabile”?

E’ esattamente così. Nella palude l’impero romano si è dissolto e il barbaro senza vincere può prendere il potere, perché non c’è altro e non deve distruggere nulla. Renzi ha semplicemente capito questo, ha visto che c’erano una quantità di voti in libera uscita sul centro e sul centrodestra, si è preso il partito ed è andato a prendere quegli elettori lì, che nessuno riusciva più a conquistare. Per questo, oggi, per ricostruire il centrodestra bisogna tenere conto del fatto che Renzi c’è e bisogna collocarsi rispetto a lui.

Come sta facendo Salvini?

La Lega sta cercando di capitalizzare su tutti gli insoddisfatti di Renzi. Un’operazione intelligente.

Renzi ha dato una scossa anche al M5S?

Il Movimento era una scommessa interessante, ma non è riuscita. Se non fosse arrivato Renzi, la strategia di Grillo non aveva tutti i torti: rimanere fuori dai giochi e prendendo voti da destra e sinistra aspettando che si sfasciasse tutto. Ma tutto non si è sfasciato.

Forse qualcosa si è sfasciato all’interno del M5S…

Ma ormai in Italia siamo abituati ai suicidi politici. Monti e Grillo, da un certo punto di vista erano le due facce della stessa medaglia: l’antipolitica, eurotecnocratica da un lato e populista dall’altro.

Le dimissioni di Napolitano sono “imminenti”. E nelle discussioni sul nuovo presidente della Repubblica brucia ancora il ricordo dei “franchi tiratori”. Il rischio che una parte del Pd non si allinei è ancora valido?

Intanto partiamo dal presupposto che non ci sono grandi candidati ancora in giro. Il vantaggio di Renzi è che se c’è l’accordo con Berlusconi la maggioranza di governo avrebbe un numero consistente di voti che permetterebbe di sopportare fino a 200/250 “franchi tiratori”. Se il numero di questi invece fosse più alto, lo scenario diventerebbe preoccupante.

E anche politicamente non verrebbe dato un messaggio positivo, non crede?

Ma questo è un Parlamento ingovernabile, destrutturato in cui Berlusconi non controlla i suoi voti e nemmeno Renzi. Col voto segreto possono uscire risultati bizzarri. Il premier in qualche modo ha ricostruito un sistema politico, però questo Parlamento è frutto pur sempre di un voto pre-renziano.

Quindi per il Quirinale cosa dobbiamo aspettarci?

Molto dipende dalla riforma elettorale: se Renzi riesce a garantire che non si andrà a votare nel brevissimo periodo forse il Parlamento potrebbe accettare un “suo” candidato. Il problema è che il premier vuole un nome debole, non vuole un politico di spessore. E questo per me è un errore. Grillo ovviamente i suoi voti non ha intenzione di darglieli e comunque Renzi non può pensare di imporre un nome.

Saranno mesi avvincenti insomma…

Sì. Speriamo bene.

 

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