sabato, Dicembre 14

Dai migranti alla Libia, servono Ministri veri, non le urla dei nuovi Gianni e Pinotto Il progetto Conte portato a Bruxelles è astratto, le grida di Salvini e Di Maio ci fanno solo rischiare l’isolamento, in questo deserto l’unica che fa politica estera vera è il Ministro Trenta

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È cosa nota che al male non c’è mai fine, ma anche alla scempiaggine. Che i rapporti tra Francia e Italia (e tra Germania e Italia) non siano ideali è ben noto. Che faticosamente, dopo insulti di inusitata gravità da parte francese, ci si sia messa una toppa fingendo di avere ricevuto scuse mai date e mandando egualmente Conte a Parigi a fingere di essere preso sul serio, è ancora più noto. Che quest’ultimo passi per il salvatore della patria per avere ‘ottenuto’ dalla brutta e cattiva Angela Merkel di mettere da parte un non meglio identificato progetto di gestione delle migrazioni, è notissimo e anche molto sciocco, perché equivale a mettere da parte proprio l’Italia, per cui la Cancelliera Merkel avverte che si arriverà solo ad accordi diretti tra gli Stati europei: il che non è, come si potrebbe e si lascia pensare dai nostri sorridenti politici, un’affermazione di realismo, ma, per dirla chiara, una minaccia. L’Italia, non più ‘protetta’ dalle regole della trattativa multilaterale con chi si potrà mettere d’accordo? quando, oltre tutto Spagna, Francia e Germania annunciano una sorta di ‘asse’, e per di più rifiuta di discutere un qualsiasi progetto, sia pure per respingerlo, trattando? ma questo lo vedremo.

Ma, come dicevo, al peggio non c’è mai fine. E dunque il Signor Emmanuel Macron, reduce dal colloquio chiarificatore con quello che, a tutta evidenza, è colui che crede di essere il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana, non trova di meglio da fare che parlare della lebbra del razzismo. Ottimo modo, molto francese, per farsi degli amici, ma, forse, anche per cercare distanareil nostro (e altri) Paese: siete dei razzisti o no? Se si risponde, si tratta, no?

Ma, che al discorso di Macron reagisca a male parole il Signor Luigi Di Maio, prima addirittura del dottor Matteo Salvini, è surreale. Spiego perché. Macron è stato sicuramente indelicato e arrogante, ma ancheabile’, il razzismo è cosa assai e disgustosamente presente anche a casa sua (la Signora Marine Le Pen, mica la invento io?), ma è ben presente in parte della Germania, nei Paesi dell’Est europeo -Ungheria in testa-, in gran parte dell’Austria, e, quindi, prima di dire che ce l’aveva con noi, un po’ di cautela non avrebbe guastato. Ma Di Maio, che non aveva alcun motivo per parlare, ha evidentemente quella che a Napoli si chiama ‘coda di paglia’. Che c’entra lui, innanzitutto, non abbiamo un Ministro degli Esteri, sia pure della scuola di Conte? Chi l’ha detto che Macron si riferisse all’Italia? Che bisogno c’era di alzare il tiro e fare ‘caciara’? Solo per fare caciara, temo, nell’illusione che poi si vada a discutere con gli altri, che, intimoriti dagli strilli di Di Maio e dai ruggiti di Salvini, concederanno tutto e di più. Guardate che questa è politica estera, non politichetta italiana: qui si rischia di farsi malelo abbiamo già spiegato-, e per di più senza ragione. Solo per dirne una: l’UE è alle prese con la risposta alle azioni di Donald Trump, quanto ci vuole a non ‘proteggere’ per esempio il vino italiano, così, giusto per distrazione.

Ma vi rendete conto? In politica estera si tratta, si negozia. Ma se si vuole fare la guerra, allora occorrono le armi, e non mi pare che ne abbiamo poi tante.

Tanto più che si cade di nuovo nella trappola di Macron, che afferma che il problema per l‘Italia non è poi così grave, visto che gli arrivi sono calati moltissimo (arroganza o tentativo di ragionare ‘con’ non ‘contro’ di noi?) e, mentre i nostri politici si stracciano le vesti, Giorgia Meloni inclusa, che sbraita di un non meglio identificato blocco navale, ‘escono’ i dati del Viminale  -forse Salvini si è distratto-  da cui risulta che gli arrivi dalla Libia sono calati addirittura di oltre l’80%!

Il progetto portato a Bruxelles è l’esatto opposto di quello esistente e quindi finisce per essere inutile perché destinato solo afare caciara. Certo, l’affermazione per cui chi sbarca in Italia sbarca in Europa’ (punto 5 della proposta italiana) è del tutto corretta, anzi correttissima, ma non fa i conti con la realtà e rischia di essere solo una posizione di facciata priva di contenuto. Peccato, perché sarebbe il punto centrale e anche ‘forte’, se non fosse stato sempre indebolito dal fatto che finora l’Italia, in cambio dei migrati, ha chiesto soldi e solo soldi all’Europa. Affermare va bene, ma se nessuno ti prende sul serio a che serve?

Tutto il resto del progetto verte su cose astratte e improbabili, come la costituzione di centri di raccolta (leggi: detenzione) all’estero, per i quali, innanzitutto, occorre l’accordo di quei Paesi (per lo più ovviamente, contrari), la costituzione di strumenti di controllo e finanziamento, ecc. Ci vorranno decenni, e intanto? Assurda, poi, la pretesa di superare il concetto di attraversamento illegale (punto 6), che lascia allo scoperto il problema tutto italiano della incapacità di identificare ed espellere i non aventi diritto, cercando di scaricare sugli altri Paesi (che poi sono solo la Francia) il problema  -è il tema, solo propagandistico, dei migranti a Ventimiglia e Bardonecchia. E anche molto ingenuo: se ai migranti si desse rapidamente il permesso definitivo di soggiorno (e non dopo tre anni), o addirittura la cittadinanza, il problema si risolverebbe da sé. Se l’Italia avesse delle quote di immigrazione non politica, un altro pezzetto del problema sarebbe risolto, e se, infine, sapesse (e qui c’è una grande corresponsabilità europea) rimandare i migranti economici a casa loro sarebbe ancora meglio. Ma gli accordi per farlo (e i soldi) non ci sono, e qui la responsabilità è evidentemente collettiva.

Se, come sperano i nuovi Gianni e Pinotto della politica italiana, non si arriverà a nulla, per noi tutto resta com’è, cioè nel peggiore dei modi. Vuoi vedere che forse non ci conviene?

La delusione e lo sconforto sono grandi e sarebbero immensi se, sabato sera non fosse arrivata una intervista rilasciata dal Ministro della Difesa, Signora Elisabetta Trenta, che, partendo tra l’altro proprio di quest’ultimo problema, con mia grande ma felice sorpresa, parla a voce bassa, misura le parole, propone ragionamenti. In attesa dei risultati dell’alta politica italiana a Bruxelles, mi prendo la libertà di dire due parole su questa intervista, che dimostra come i problemi si possono risolvere anche ragionando.

Tanto per cominciare, il Ministro afferma che in area SAR libica tocca alla Libia intervenire, e, dunque, se vengono raccolti naufraghi lì, vanno dati alla Libia. Indubitabile, ma che il salvataggio sia avvenuto in quell’area non è quasi mai certo, che portarli in Libia equivalga a sottomettere quelle persone a maltrattamenti ecc. è invece certo. E dunque una prima domanda che pongo al Ministro, che tacendo sui salvataggi fuori di quella zona ne ammette implicitamente la ragionevolezza della destinazione in Italia: in nome del rispetto dei diritti dell’uomo, non sarebbe doveroso (sottolineo ‘doveroso’) prima garantirsi che i diritti dell’uomo vengano rispettati lì? Non lo dico per umanità, ma in nome di quel diritto internazionale del quale il Ministro ha parlato con rispetto e competenza. Tanto più che è in assoluto e gravissimo contrasto con il diritto internazionale la ‘chiusura dei porti’ e il fatto che lo faccia anche Malta (solo Malta) non cambia le cose: se il mio vicino ammazza qualcuno, ciò non giustifica me nell’ammazzare mia moglie! Semmai va ‘denunciata’ Malta … perché i nostri sottili politici non lo fanno?

Ma c’è un alto problema da segnalare. Il Ministro, in altri punti dell’intervista, riconosce che i migranti si dividono in migranti economici e politici e che questi ultimi ‘hanno diritto all’accoglienza’. Finalmente! Lo ho scritto qui varie volte: ‘diritto’, ‘diritto’ non ‘facoltà’ o altro, e il diritto è del migrante non dello Stato. Se è così, è possibile che tra le persone raccolte dalla nave attualmente ferma in mezzo al mare, ci sino persone che hanno diritto ad essere accolte qui. Poteva il comandante della nave fare salire a bordo i richiedenti asilo e lasciare in acqua gli altri in attesa dell’arrivo delle motovedette italo-libiche? Che magari non arrivano e quelle persone affogano (forse un fatto del genere già è in atto): è bene che ciò sia chiaro a chi decide certe cose. Porto deliberatamente all’eccesso il discorso, solo per fare ben vedere che le cose non sono così semplici e lineari come le descrivono Salvini e Di Maio.

Tanto più che il Ministro aggiunge (era ora … ma quanto tempo ancora la Signora Trenta resterà Ministro?) che ditrafficodi migranti non si può parlare finché la cosa non verrà accertata definitivamente dalla Magistratura e finora, questo lo dico io, non c’è uno straccio di sentenza (ma neanche di procedimento) in cui lo si dica. E allora, piano, col definire le ONG delle organizzazioni criminali.

Altre tre cose ha detto il Ministro, cui accenno perché stuzzicano le mie viscere di internazionalista.

L’Italia è presente con propri militari in Libano, Afghanistan e Niger (tra l’altro, non solo). In Niger sono in fase di stallo, e qui torno a quanto detto sopra: i francesi, che da quelle parti contano, hanno ora grandi diffidenze verso di noi, che potremmo utilizzare quella occasione per limitare gli accessi in Italia, chiaro? In Libano i nostri militari andarono su decisione, se ben ricordo, del Governo D’Alema, con lo scopo di garantire una situazione tranquilla ai confini con Israele e di favorire così il processo di soluzione della questione della Palestina, altrimenti che senso ha la nostra presenza lì? La pace o si fa in due o non si fa e noi facciamo opera di ‘protezione’ dei confini israeliani, senza potere (e volere) impedire che Israele bombardi quella stessa zona, se ritenga che da lì possa provenire una minaccia e senza fare la pace con la Palestina, alla scopo di fare la pace con i palestinesi e non per difendere Israele.  Lecito, perciò, suggerire al Ministro di riconsiderare la nostra posizione … politicizzandola, per così dire.

Sull’Afghanistan il Ministro dice che siamo apprezzati. Ottimo, ma che ci facciamo lì? Attenzione, noi siamo a tutti gli effetti occupanti illegittimi e illegittimi combattenti in territorio straniero, dove non abbiamo alcun interesse o diritto, salvo quello di fare un favore agli americani, che hanno distrutto e occupato quel Paese e ora non sanno come tirarsene fuori, come in Iraq, in Siria e prima in Vietnam. Visto che subiamo le sanzioni di Donald Trump non potremmo cogliere l’occasione per andarcene ed evitare anche il rischio che a qualcuno venga in mente che quella nostra presenza lì è incostituzionale?

Ultima cosa, molto seria e pacata, detta dal Ministro: il caos libico deriva da decisioni unilaterali francesi e inglesi, e quel caos ha una natura strategica, e quindi la nostra posizione verso la Libia è, a sua volta, strategica. La Libia, insomma, ci serve, serve a noi!

Ecco, Signor Ministro, così si fa politica seria e il diritto internazionale c’entra, c’entra eccome. Noi dobbiamo difendere, anche con strumenti giuridici, i nostri interessi lì e il nostro avversario principale (diciamo pure ‘nemico’) è proprio la Francia: questa deve essere la nostra politica, a muso duro, ma davvero duro, non baccagliare in contumelie da cortile su qualche centinaio di poveri disgraziati. La politica è quella, non questa.

Certo, ci vorrebbero Ministri! … veri.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.