domenica, Aprile 5

Dagli artisti: dopo il Coronavirus … ritrovare l’armonia con la natura La solidarietà di Marina Abramovich, Ai Weiwei e Tomàs Saraceno all’ Italia e l’esortazione a “cambiare approccio col pianeta”

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La coscienza umana deve cambiare, il nostro approccio al mondo e al pianeta deve cambiare. Questa è la lezione che dobbiamo imparare. Italia, ti amo. Il mio cuore è con voi”. Sta in questo appassionato appello al cambiamento, in quest’invito perentorio a guardare al ‘dopo emergenza coronavirus’ la sostanza del messaggio che l’artista serba Marina Abramovich, la più importante rappresentante dell’arte performativa, ha inviato in questi giorni alla Fondazione Palazzo Strozzi, nella cui sede nel 2018 fu protagonista della Mostra record ‘The Cleaner’. Il suo è uno dei vari messaggi di solidarietà e di vicinanza che artisti di fama internazionale hanno indirizzato al nostro Paese tramite le varie istituzioni culturali, le tante, grandi e piccole, che non si sono arrese alla pandemia e che intendono far sentire, in forme diverse se non nuove, la voce dell’arte e dei suoi protagonisti nel loro rapporto con la drammatica realtà del presente.

Di fronte ai Musei alle Gallerie ai teatri chiusi, per chissà ancora quanto tempo, le istituzioni culturali ritengono infatti che il dialogo con gli artisti, il pubblico, la cittadinanza- lo ricordava anche il sovrintendente del ‘Maggio Musicale Fiorentino’, Alexander Pereira – non possa interrompersi ma debba trovare altri canali di dialogo e comunicazione. Anzi, l’arte e la cultura, proprio in una fase così drammatica per il nostro paese e molte popolazioni del globo, devono poter rappresentare una luce, uno stimolo potente alla riflessione sul cammino da intraprendere da subito. Una di queste istituzioni è quella di Palazzo Strozzi a Firenze che ha promosso il progetto culturale ‘IN CONTATTO’ consistente in una nuova piattaforma di testi, immagini, video e approfondimenti volti a creare un nuovo rapporto a distanza con il pubblico. Il messaggio dell’Abramovich va diretto al punto: oltre alla solidarietà verso gli italiani “ che stanno dimostrando grande coraggio e un profondo senso di comunità e umanità”, l’artista indica come la crisi globale del Covid-19, rappresenti un’ “ emergenza globale che deve divenire un’occasione di ripensamento profondo del nostro rapporto con il pianeta.” Pensieri che vanno ad aggiungersi a quelli di altri due grandi artisti di fama internazionale, le cui ‘provocazioni’ artistiche costituiscono una spinta potente verso il ‘ripensamento’ del punto limite cui si è giunti, del ‘crinale apocalittico’ direbbe Giorgio La Pira, l’ex Sindaco di Firenze, in cui il mondo è precipitato.

Sono il cinese Ai Weiwei, e l’argentino Tomàs Saraceno, la cui Mostra ‘Aria’ è stata chiusa per l’emergenza virus. Un certo scalpore, oltre a parole e gesti d’irrisione aveva suscitato l’esposizione di decine di gommoni rossi sulla facciata di Palazzo Strozzi, a denunciare la disperata ricerca di salvezza delle migliaia di migranti che si avventuravano nel Mediterraneo, perdendo la vita pur di fuggire da guerre, miseria, fame, violenza, sopraffazione. Era il ‘manifesto’ che preannunciava ciò che il visitatore avrebbe trovato all’interno delle sale. . Una sfida a quanti pensavano – e pensano ancora – ad un’arte ripiegata narcisisticamente su se stessa, distaccata dalla cruda realtà del mondo. Il messaggio dell’artista cinese, oltre ad essere un invito a “restare a casa e a rimanere uniti” contiene alcune riflessioni: “ Come sappiamo tutti – dice – il Coronavirus rappresenta una reale sfida in questi giorni così inconsueti. Molte persone stanno soffrendo. E non c’è confine, nazionalità, classe sociale o religione che possa eludere questo virus, quasi “democratico’. Come sappiamo non esiste una soluzione chiara per qualcosa che è successo in modo così imprevedibile e quasi misterioso, creando tanta incertezza che sta influenzando profondamente la nostra vita e che ha provocato la morte di molte, molte persone. Tutto questo continuerà ancora per un po’. Tutto questo ci fa capire che la vita è fragile e che non possiamo mai dare per scontata una vita pacifica. Dobbiamo combattere, dobbiamo lottare. Ciò richiede solidarietà, richiede comprensione, ricerca scientifica, ma soprattutto richiede una nostra prospettiva sulla vita stessa.

Dal canto suo Tomàs Saraceno, il giovane artista argentino che ama il nostro paese ove ha vissuto un paio d’anni ( fra i 12 e i 13) a Udine, invita tutti a riflettere in modo nuovo su concetti come condivisine, consapevolezza e solidarietà. Saraceno è il teorico dell’Aerocene, cioè di un’era diversa visione “proiettata verso una nuova ecologia del comportamento. “ Già all’inaugurazione della Mostra ‘Aria’ a Palazzo Strozzi– era il 22 febbraio scorso – il poliedrico e visionario artista metteva in guardia, citando la Carta da Aracnomanzia, dai rischi di una ‘vendetta’ della natura. “Bruciamo animali liquefatti “- denunciava – “che conquistano il cielo dopo essere stati espulsi dalle profondità della terra, attenti alla vendetta geologica quando prenderete senza chiedere.

E aggiungeva: “stiamo assistendo ad un importante crisi ecologica, la Sesta Estinzione di Massa, in cui invertebrati ( che costituiscono oltre il 95% delle specie animali) come aracnidi e insetti stanno scomparendo molto velocemente, con conseguenze importanti sia per l’ambiente che per i singoli ecosistemi….gli ecosistemi naturali si stanno riducendo sempre più, proporzionalmente agli investimenti intercontinentali delle multinazionali agricole, la spazzatura aumenta mentre i portafogli di pochi diventano sempre più gonfi, e i fumi tossici degli inceneritori si spingono oltre ogni confine, le polveri sottili galleggiano nei nostri polmoni mentre le radiazioni elettromagnetiche avvolgono la terra, dettando il ritmo del capitalismo digitale nell’era del surriscaldamento globale. Luce solare, aria, cenere, pesticidi clorurati, diossido di zolfo, particelle popolano quello che una volta erano semplicemente vento e pioggia ma che oggi minacciano l’esistenza del nostro mondo. Come sarebbe respirare in un’economia che prescinde dai combustibili fossili?

Da qui il suo pressante invito ad assumere una nuova ecologia del comportamento che ipotizzi uno sviluppo in armonia con la natura. Richiamandosi a una delle opere esposte nella Mostra ora sospesa, Particular Matter (s), Jam Session, basata su un fascio di luce che illumina i milioni di particelle che fluttuano nell’aria, il poliedrico artista argentino, la cui ricerca creativa unisce arte, scienze naturali e sociali, invia da Berlino il proprio messaggio: occorre cambiare punto di vista sulla realtà che ci circonda ed entrare in connessione con elementi non umani come polvere, ragni o piante (protagonisti delle sue installazioni e metafore del cosmo), che animavano il pianeta milioni di anni prima dell’uomo. In una intervista a ‘Repubblica’ aggiunge d’esser rimasto colpito dal riapparire dei delfini a Trieste, dall’acqua limpida a Venezia, dal cielo blu sulla Cina, “è come se la natura si fosse ripresa ciò che le avevamo tolto.” Basta con il “capitalismo sfrenato”, vi sono comunità umane che sanno vivere in armonia con la natura, immerse nella biodiversità. L’appello è volto ad imparare da loro.

Tre appelli, dunque, dell’Abramovich, di Ai Weiwei e di Saraceno, che secondo Arturo Galansino, Direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, risuonano con forza e assumono un nuovo valore di ispirazione e riflessione”. Intanto, un gesto di solidarietà particolarmente apprezzato dal Sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, la più grande istituzione culturale della città, è quello compiuto da buona parte del pubblico che ha rinunciato ai rimborsi degli spettacoli annullati. Altrettanto calorosa l’accoglienza riservata al messaggio di Zubin Mehta, nel quale il prestigioso direttore esprime la sua vicinanza al Teatro ed alla “ città che è un centro della sua vita”. Se il suo Progetto di Otello salterà, sarà portato in scena in autunno, questo il suo impegno. “ L’Italia, tutto il mondo, passa un periodo molto pericoloso, viviamo di momento in momento. Non sappiamo come sarà lo sviluppo delle prossime tre, quattro settimane, o chissà, ma noi tutti, Coro, orchestra, tecnici, lavoratori “- afferma Pereira – “stiamo lavorando mese per mese per fare una bellissima stagione in autunno.” Il Maggio non abbandona il suo pubblico e alcuni grandi concerti, opere e registrazioni d’archivio possono essere seguite in streaming gratuito su FaceBook, al sito #noisiamoilmaggio. Dopo Butterfly e Le Villi di Puccini, sarà la volta de La Battaglia di Legnano ( Verdi) e dell’Incoronazione di Poppea (Monteverdi), insomma eventi storici di particolare rarità, cui seguirà un denso calendario. Il mondo dell’arte e della musica getta lo sguardo oltre l’ostacolo.

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