lunedì, Ottobre 21

Dagalo e Gosh futuri leader del Sudan? Cia e monarchie arabe al lavoro Le amicizie coltivate da Gosh egli Stati Uniti sono molto potenti, si chiamano Colin Powell, Susan Rice e gran parte della direzione della CIA. Il ‘Boia’ destinato ai vertici del Paese se la contro-rivoluzione riesce

0

Domani, martedì 28 maggio, e mercoledì 29, il Sudan della rivoluzione dovrebbe scendere in piazza per uno sciopero generale, contro lo stallo dei negoziati per il trasferimento del governo dalla giunta militare ai civili.  «Uno sciopero politico è uno dei mezzi più efficaci per resistere pacificamente», ha dichiarato in un avviso pubblico la  Sudanese Professionals Association (SPA), l’Associazione che sta coordinando la rivoluzione. Sciopero che riguarderà sia il settore privato che quello pubblico, fino a coinvolgere dipendenti della Banca Centrale del Sudan, una parte dei quali venerdì ha annunciato di unirsi alla protesta, pronti allo «sciopero politico e alla disobbedienza civile se le loro richieste non saranno accolte». Sempre venerdì,  la giunta aveva nominato un nuovo capo dell’intelligence militare, il generale Jamal-Eddin Omer Ibrahim, il quale ha preso il posto del generale Mustafa Mohamed Mustafa in seno al Consiglio militare transitorio e alla guida della sua commissione Sicurezza e Difesa, mentre il numero due della giunta, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, era stato in visita a Gedda per un incontro con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Delgado (Hemetti o Hemeti o Hemedti, che dir si voglia), considerato da alcuni osservatori, l’uomo in questo momento più potente del Sudan, uomo vicino da sempre all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, ma anche alla CIA, dove l’uomo di fiducia continua essere Salha Abdallah Gosh, il ‘Boia di Khartoum’ -soprannome acquisito dopo vari massacri compiuti per reprimere le rivolte del pane a Khartoum-  ancora in questo momento riconosciuto dalla CIA -ma non dalla Casa Bianca, pare- come unico e valido interlocutore del regime sudanese. La collaborazione tra Gosh e CIA è continuata, nonostante le nuove posizioni della Casa Bianca verso il Sudan. La CIA sembra considerare ancora Gosh come una valida alternativa al deposto dittatore Omar al-Bashir. Obiettivo ultimo: mantenere intatto il potere della giunta militare e del vecchio regime, chiedendo in cambio l’avvio di un processo democratico sotto il controllo dei militari. Uno dei motivi di ciò è spiegabile nei fatti degli anni della dittatura, come abbiamo raccontato.

La CIA avrebbe favorito gli incontri di Gosh con rappresentanti sauditi e israeliani avvenuti nelle prime settiman di marzo. Gli incontri avevano come obiettivo risolvere la crisi politica, in atto dal dicembre 2019, tramite un colpo di Stato e la destituzioni di Omar Al Bashir. Il complotto Arabo Israeliano fu scoperto, impedendo che andasse a buon fine. Nonostante il secondo tradimento del Boia di Khartoum, Bashir si limitò a ordinare gli arresti domiciliari, senza destituirlo definitivamente dalla guida delle NISS (National Intelligence Security Service). Per riconquistare la fiducia del dittatore, che ancora mostrava, al tempo, di aver il controllo delle Forze Armate e di essere capace di fronteggiare il movimento rivoluzionario, Gosh gestì, dalla sua residenza, le azioni repressive della NISS contro i manifestanti, in collaborazione con le milizie arabe Rapid Suppor Forces (RSF), rendendosi responsabile di oltre 1.000 arresti, 420 feriti e 94 morti tra i manifestanti.

Fedele alla sua doppia natura e al suo innato senso del tradimento, Gosh in contemporanea all’assistenza a Bashir nel reprimere il movimento rivoluzionario, stava agendo, attraverso il generale Hemetti, per un secondo colpo di Stato, verificatosi con successo il 11 aprile 2019 quando Bashir fu costretto ad abdicare e fu arrestato per crimini finanziari. Il 13 aprile, Gosh, ancora agli arresti domiciliari, presentò le sue dimissioni dalla NISS, per meglio agire dietro le quinte. Come prima azione politica Gosh si adoperò per rafforzare Hemetti all’interno del Transitional Military Council (TMC). Da Vice Presidente della giunta militare, Hemetti detiene le redini del comando e sta tentando di porsi agli occhi delle monarchie arabe e potenze occidentali come un militare e politico pragmatico e affidabile, idoneo a gestire il periodo di transizione.

Le amicizie coltivate da Gosh negli Stati Uniti sono molto potenti. L’ex Segretario di Stato Colin Powell, Susan Rice e gran parte della direzione della CIA. Queste amicizie, associate a quelle godute presso le monarchie arabe e tra alcuni ambienti diplomatici europei, sopratutto francesi, permettono a Gosh di mantenere dietro le quinte un ruolo di primo piano all’interno del TMC, nel tentativo di porre le basi per la continuazione del regime senza Bashir. Una relazione con la CIA della quale la Casa Bianca sembra non occuparsi. «Diplomatici e analisti stranieri descrivono la politica americana»   in Sudan «come confusa o inesistente», scrive il ‘The Guardian. «Piuttosto che cogliere l’attimo, gli Stati Uniti hanno passato l’iniziativa ai compiacenti amici di Trump in Arabia Saudita, Egitto e Emirati Arabi Uniti. Questi Paesi hanno sostenuto Bashir e ora stanno sostenendo (e finanziando) i tentativi di far rivivere lo status quo pre-golpe sotto la nuova leadership». E «questo ultra-conservatore, nazionalista asse arabo, marciando in accordo ideologico con Trump, ha il suo candidato come prossimo uomo forte del Sudan. Il generale Mohammed Hamdan Dagalo».

L’ondata di arresti di alcuni generali e politici del regime avvenuta dopo la caduta di Bashir, sembra essere stata opera di Gosh ed Hemetti. Operazione tesa a trovare qualche capro espiatorio per calmare la popolazione e, nello stesso tempo, per attuare un regolamento di conti all’interno del regime, eliminando tutti gli attori considerati un pericolo per i piani di Gosh ed Hemetti.

La continuazione degli intrighi tra CIA, Gosh ed Hemetti sono venuti alla luce in questi giorni. Martedì 21 maggio la Polizia sudanese si recata presso la sua residenza, dove è agli arresti domiciliari, per trasferirlo in una prigione di massima sicurezza, dietro ordine del Tribunale di Khartoum. A grande sorpresa, le milizie NISS hanno impedito alla Polizia di entrare nell’abitazione e di arrestare il generale Gosh. Arresto che immediatamente è risultato impossibile da effettuare, in quanto Salah Gosh ha lasciato il Paese in data sconosciuta. Il ‘Boia di Khartoum’ sarebbe impegnato in una meticolosa tournée politica in Arabia Saudita, e Emirati Arabi, per ottenere appoggi politici e militari al Transitional Military Council. Salah Gosh si sarebbe anche recato negli Stati Uniti per incontrare alti ufficiali della CIA. Incontro che non sarebbe stato programmato dalla Casa Bianca, dal Congresso, né, tanto meno, dal Presidente Donald Trump. Queste rivelazioni provengono da nostre fonti a Khartoum, e sono state confermate dal sito di informazione indipendente ‘Sudan Tribune’.

Nello spiccare l’ordine di trasferimento in una prigione di massima sicurezza, la Magistratura, ignara delle trame politiche e della scomparsa di Gosh, intendeva mettere fuori gioco il pericoloso personaggio e impedire le sue azioni, tese a rafforzare il potere del TMC. Gosh è accusato di crimini contro i civili durante le azioni repressive delle proteste ordinate tra il dicembre 2018 e il marzo 2019 e della detenzioni illegale di 46 miliardi di sterline sudanesi corrispondenti a 1 miliardo di dollari.
Non si conosce la provenienza di questa strabiliante somma di denaro, che sarebbe stata custodita in una cassaforte all’interno della residenza del Boia di Khartoum.
Potrebbero essere i profitti scaturiti dalla collaborazione militare con l’Arabia Saudita nello Yemen, dai finanziamenti europei per contenere i flussi migratori e il traffico di esseri umani? Conoscendo le attività di Gosh l’ipotesi risulta plausibile, ma vi è una totale assenza di prove necessarie per convalidare questa ipotesi. Unico dato certo è che il miliardo di dollari rimane protetto dagli agenti della NISS. Attualmente risulta difficile far uscire dal Paese tale somma, che viene custodita all’interno della residenza di Gosh. Una somma simile potrebbe essere utilizzata per finanziare le milizie paramilitari e i gruppi terroristici collegati all’Islam radicale per compire il lavoro sporco della contro rivoluzione o per corrompere partiti politici che fanno parte del FFC, compromettendo l’unità della direzione del movimento rivoluzionario.

Rivelazioni fatte dalle nostre fonti e dal ‘Sudan Tribune’, trovano ulteriore conferma dal sito di informazione ‘Inside Arabia, Gosh non si trova in Sudan. Viaggerebbe indisturbato tra Washington, Riyad, Abu Dabi e Tel Aviv. Gosh starebbe sfruttando la necessità politica degli Emirati Arabi, Arabia Saudita, Egitto e Israele di mantenere lo status quo pre-rivoluzione, appoggiando la giunta militare per proteggere i loro interessi politici ed economici in Sudan.

Nonostante il supporto della CIA, (che tutt’ora considera Gosh come il candidato ideale per succedere a Bashir, secondo le recenti rivelazioni di ‘Africa Intelligence’), il ‘Boia di Khartoum’ non è ancora riuscito a influenzare in toto la politica americana sul Sudan. La Casa Bianca, secondo alcuni osservatori e fonti, sembra rimanere ferma nel sostenere un Governo di civili, aumentando le pressioni internazionali sulla giunta militare affinché passi i poteri e si confini nelle caserme, rispettando il Parlamento e la Costituzione. Esiterebbero profonde divisioni tra il Presidente Donald Trump e la CIA riguardo il Sudan. La CIA continua ad insistere sull’appoggio alla giunta militare, Hemetti e Gosh, per scongiurare il caos politico post-rivoluzionario. I servizi segreti americani ritengono che la piattaforma politica Forces for Freedom and Change non sia in grado di fronteggiare eventuali ribellioni dell’Esercito e l’Islam radicale, ponendo così le basi per un futuro golpe e l’instaurazione di un regime islamico più repressivo e pericoloso del precedente. Secondo altri osservatori, regna sovrana alla Casa Bianca l’incapacità di affrontare il tema, come abbiamo già detto.

Nonostante dall’inizio del suo mandato Trump abbia dimostrato una forte ostilità nei confronti della CIA, l’apparato dei servizi segreti americani è in grado di influenzare le sue scelte verso il Sudan. A metà aprile l’Amministrazione Trump accettò i consigli della CIA di offrire fiducia alla giunta militare e concedergli la gestione del periodo di transizione alla democrazia. Una linea politica poi bloccata dal Congresso e dal Senato.

Questa sconfitta politica non ha fatto desistere la CIA. Ora sta lavorando, assieme alle monarchie arabe e Israele, per salvare il regime sudanese, individuando i generali Hemetti e Gosh come i futuri leader del Sudan. Gli osservatori internazionali sottolineano le profonde differenze tra Hemetti e Gosh. Mentre il primo risulterebbe un pragmatico e affidabile politico, il secondo potrebbe risultare un’arma a doppio taglio, causa la facilità dimostrata al tradimento e ai complotti. Gosh starebbe allacciando legami con l’Islam radicale e i collegati gruppi terroristici salafisti per impedire al TMC di cedere alle pressioni della direzione rivoluzionaria e instaurare un governo di transizione controllato dai militari. Le elezioni previste alla fine del periodo di transizione dovrebbero servire a confermare i dirigenti della giunta militare e innalzare ai massimi vertici dello Stato Hemetti e Gosh.

Per ottenere questo risultato occorre mantenere il controllo dell’apparato di Stato, onde poter successivamente manipolare a proprio piacimento le future elezioni. Gosh e Hemetti dovrebbero, inoltre, rinunciare alle loro cariche militari, riciclandosi come uomini politici per meglio attirare alleanze e supporto internazionale.
Il ‘Boia di Khartoumè ben lontano dallo scomparire dalla scena politica sudanese. Al contrario, sembra destinato a giocare un ruolo nefasto e, forse, decisivo, nella contro-rivoluzione del TMC che, secondo vari esperti internazionali, è già iniziata dopo il fallimento delle trattative registrato lo scorso martedì.

Hemetti e Gosh starebbero lavorando incessantemente affinché i potenti alleati mediorientali degli Stati Uniti  -Emirati Arabi, Arabia Saudita e Israele- convincano l’Amministrazione Trump a riprendere l’appoggio inizialmente dato alla giunta militare. Secondo ‘Inside Arabia’, uno degli attori principali di questa opera diplomatica rivolta al Presidente Trump è Yossi Cohenòm, il direttore del MOSSAD.

Giovedì 23 maggio la giunta militare ha effettuato significativi cambiamenti ai vertici. dopo le dimissioni del sesto generale vicino all’Islam radicale, Mustafa Mohamed Mustafa. Il generale Gamal al-Din Omer Ibrahim, come detto, è stato designato a rimpiazzare Mustafa alla guida della NISS. Altri generali sono stati nominati a posti di comando all’interno del Transitional Military Council. Non sono stati rivelati le loro identità, ma secondo nostre fonti sono tutti fedelissimi di Hemetti e Gosh. I generali islamici dimissionari non sono considerati traditori o ribelli dal TMC, che continua a mantenere rapporti con loro, pur essendo usciti dalla giunta militare. Il generale Mustafa e i suoi commilitoni stanno tentando di porsi come i garanti del mantenimento della legge islamica e degli interessi dell’Islam radicale. Rappresentano per Hemetti e Gosh importanti alleati militari nel caso di una guerra civile. I due leader della-controrivoluzione stanno rafforzando il loro potere in previsione dello scontro finale con le forze rivoluzionarie.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore