venerdì, Dicembre 13

Da Zingaretti mi aspetto … parole e fatti di sinistra per davvero Compito primario della sinistra è promuovere i deboli, che sono tali per due motivi: per incapacità economica e incapacità culturale. Ne sarà capace?

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Le primarie PD si sono concluse con una buona affluenza alle urne, superiore alle previsioni anche grazie al padre di Alessandro Di Battista che ha votato tre volte, dice, e la vittoria va a Zingaretti, complimentato dagli altri due e … da Matteo Renzi. Ora vedremo, forse, chi è realmente il vincitore, Nicola Zingaretti, di che panni veste e quanto è capace di avere una politica e rifuggire dai compromessi. Dico vedremo, perché finora si sono viste e sentite solo tattiche.
E dunque qualche considerazione necessariamente generale, ma, spero, precisa. Che ben si misura, spero, con il livello della osservazione del papà di Dibba.

Due parole, dunque, stimolate anche dalla intervista del professor Luca Ricolfi ad ‘Huffington Post, per dire innanzitutto che sono lieto di vedere che non sono il solo a pensare che una sinistra esistein naturae non se ne può ignorare l’esistenza (e quindi esiste la destra). Ma perché l’esistenza si trasformi in atti, occorre la politica, e, di nuovo concordo con Ricolfi, mi riesce difficile nonché vedere in che cosa Roberto Giachetti (e va bene qui è evidente), Maurizio Martina e Nicola Zingaretti rappresentino unasinistra’, ma specialmente cosa li distingua. Che Giachetti sia Renzi, Martina un po’ meno (ma insomma …) e Zingaretti ancora di meno, non dice nulla: questi sono giochetti da cortile di partito. Sorvolo anche sulle acide (e minacciose) promesse di ‘non interferenza’ di Renzi, figuriamoci!

Il tema oggi è capirci bene su cosa si deve fare, o meglio su cosa deve fare la sinistra, se esiste come attività politica, e quindi come partito e quindi ancora come strumento per realizzare certi fini. Di cui il principale è ovviamente difendere gli ultimi, come direbbe Ricolfi (anzi, dice), ma qui non concordo più tanto. Compito della sinistra, credo, è tutt’altro.

Difendere i più deboli? No, troppo comodo, difendere i deboli porta inevitabilmente all’assistenza, e, peggio, alla condiscendenza, qui basta Luigi Di Maio, che è l’espressione più compiuta della dominanza, della classe dominante: è il nobile (o il ricco, è lo stesso, o il politicante, è sempre uguale, sono solo i tempi storici che cambiano) che getta le monete al popolo acclamante. Poi il popolo se lo spende e torna al punto di prima.
Potrei solo aggiungere, che se li spende nei negozi e con le merci dei ricchi. Cosa fa la follia del reddito di cittadinanza e della cartina di creditino? Obbliga a spendere in cose obbliga a consumare e a chi serve consumare, ai poveri, ai deboli? Certo, sicuramente alla lunga, molto alla lunga, quei quattro soldi spesi in pane e formaggio (ma non di prima qualità) determineranno un aumento della produzione di qualche azienda, che spenderà una parte (solo una parte) del maggior guadagno in nuove assunzioni … campa cavallo! È un sussidio, una mancia, che non puoi nemmeno conservare per … investire o per comprarci qualcosa che costi di più di un panino o due! Una bruttura, un insulto ai poveri idioti che se gli dai i soldi li sprecano e allora li devi controllare … che vergogna! In altri tempi, come scrivo alla fine, questa cosa sarebbe stata accolta con una mezza rivoluzione.

Compito primario della sinistra, invece, è promuovere i deboli, che sono tali per due motivi: per incapacità economica e incapacità culturale.
L’incapacità economica deriva dalla mancanza di lavoro e di occasioni. Ma nessuno dà nulla per nulla. Il ricco (o, se preferite, l’imprenditore) non investe perché ha i soldi, investe per guadagnare. Se non guadagna, se non è ragionevolmente certo di guadagnare, perché mai dovrebbe mettere a rischio i propri soldi in un’impresa (anche di certo reddito!) piuttosto che spendersela in donne/uomini e champagne? A questo serve lo Stato e serve la sinistra, che deve rinunciare alle manie pauperiste (secondo me finte, ma insomma, io non amo gli stellini) dei 5S e incentivare il guadagno e quindi la ricchezza. E deve creare occasioni in cui convenga (imbrogli a parte) investire per guadagnare e diventare ancora più ricchi, senza sentirsi dire che è un nemico, ma soltanto che deve pagare le tasse. Esattamente l’opposto di quello che fa o crede di fare questo Governo, che vuole abbassare le tasse a chi … non investe è solo più ricco, che manda in pensione la gente ancora giovane o dà un po’ di soldi ai più poveri per comprare le cose fatte dai ricchi, che in pensione non ci vanno.

Ma al tempo stesso, deve promuovere i più deboli, innanzitutto con la cultura, che vuol dire dando a tutti capacità e conoscenze. E invece, la sinistra negli ultimi decenni ha distrutto la scuola e l’Università, ha ‘tolto’ la cultura dalle possibilità dei deboli, ha confuso l’uguaglianza con l’egualitarismo, ha ridotto la cultura a poche confuse nozioni, non a caso: confondere il Venezuela con il Cile e il condizionale col congiuntivo. Se non hai cultura sei preda dei ricchi e dei furbi … come è puntualmente accaduto.

Se il debole, al massimo può … restare debole, magari un po’ meno per un po’, non è promosso, non cresce, non tampina il ricco per diventare più ricco di lui, è condannato a restare povero, privo com’è degli strumenti economici e culturali, perfino quelli! Oppure, certo, delinque. È questa lapoliticademente (ma forse semplicemente truffaldina) che si è fatta con gli immigrati, trasformati da risorsa capace di competere, in assistenza fine a se stessa o a fare guadagnare qualche delinquente travestito da crocerossino.

Se non si crea competizione, ma competizione positiva, non si fa un passo. Oppure, peggio, lo si fa nella direzione (che poi è quella attualmente del nostro Paese, e non certo solo per colpa di stellini e leghisti) dell’arricchimento dei ricchi, che non investono, ma spendono o accumulano e portano altrove.

Questo determina una grande debolezza della sinistra. Perché non può andare in piazza a direecco qui dei soldi spendetelie godersi l’applauso, ma deve (dovrebbe) dire ai deboli (ed è difficile assai) devibuttare il sangue’, devi lavorare, devi impegnarti e, se del caso, io ti do due soldi perché tu ti possa impegnare e combattere, ma intanto io Stato ti procuro gli strumenti per poterti impegnare.
Il che vuol dire che con i ricchi si deve in larga misura collaborare, ma sulla base di regole chiare e rigorose, fissate dallo Stato non … dai ricchi.
Naturalmente, detto così, è poco più di un raccontino elementare.

Ma una sinistra, se vuole essere tale, è questo che deve fare: accarezzare magari i ricchi, ma per spingerli ad investire, garantendogli il guadagno. Se, invece, con i ricchi si va a pranzo e ci si scambiano donne/uomini, si diventa in realtà strumento dei ricchi e nemici dei deboli.
E allora, forse ha ragione Ricolfi, quando conclude: «Il Pd sbagliò a non fare questo discorso: “Cari partiti, noi siamo per la crescita, per i negozi aperti la domenica, per le grandi opere pubbliche, per la creazione di posti di lavoro, per combattere la povertà, per ridurre i flussi migratori. Chi ci sta a ragionare con noi?”. Il discorso non doveva essere rivolto solo al Movimento 5 stelle. Doveva essere rivolto a tutti». Fatta eccezione per i flussi migratori, che vanno controllati e non bloccati a cannonate perché ben gestiti sono una risorsa, mi sembra un discorso nonché ragionevole, necessario, perché, a ben vedere è un discorso di crescita, e quindi di aumento numerico dei … ricchi.

La sinistra in questi ultimi decenni ha fatto l’opposto, andava, lo ricordate? ‘a pane e cacio’ a casa del riccone e gli permetteva di diventare più ricco, non più imprenditore.

Non ho mai bazzicato molto la politica politicante, attiva, non sono mai stato iscritto ad un partito, eccetera, ma ricordo vividamente un discorso di (del grande) Giorgio Amendola (l’opposto esatto di Giorgio Napolitano!) ad unpopolodi poveri cristi al rione Sanità a Napoli, quando lisgridavaduramente perché non si facevano (non parlava così, lui, ma il senso era quello) ilmazzo cosìper lavorare, ma aspettavano e piativano qualcosa dall’alto, e diceva loro che non lo avrebbero avuto, dovevano conquistarselo con le loro mani. Mi aspettavo che lo aggredissero, lo applaudirono: un’ovazione.
Ve lo immaginate oggi Zingaretti a parlare così? … con Renzi dietro le quinte!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.