giovedì, Aprile 25

Da Verona feti di gomma, da Bongiorno donne isteriche: dicasi violenza, odio L’evidente natura aggressiva dei messaggi contenuti in quel Convegno si rivela nella ‘geniale’ dichiarazione della signora Bongiorno, secondo la quale le donne innanzitutto sono isteriche

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Lo si voglia o no, chi è ‘di destra’, come lo si intende per lo più oggi, è di destra, non si riesce a nasconderlo, mai: prima o poi ti scappa la frase di destra, reazionaria, bacchettona, o semplicemente ignorante o stupida.

È il caso della signora Giulia Bongiorno, donna di destra che afferma di voler difendere le donne dal maschio cattivo e aggressore e, però, non riesce a non farsi scappare che quando le donne denunciano una violenza, prima di agire bisogna vedere se siano sotto una crisi isterica o no. Poi -veramente siamo all’oscenità dell’intelligenza, noi cittadini siamo tutti fessi-: «uso il termine isterica solo citandolo da altri, lo metterò tra virgolette». Sorvolo sulla castrazione, che naturalmente è proposta dall’Europa (hai visto mai!) ma che lei vorrebbe; e quella femminile? Ma si vergogni!

È, dicevo e confermo, inevitabile se sei di destra, e magari fascistoide (perché il problema è tutto lì: la destra c’entra poco) le tueideesono di destra e quindi nonti scappa’, ma sei intimamente convinto, anzi, convinta, che a una donna la cosa più probabile che possa accadere è di avere una crisi isterica, anzi, di essere isterica. E così, per usare una espressione sicuramente nota al ‘viceprenier’ (cosa ciò significhi in un paese in cui non c’è il premier, è un mistero) e diffusa tra i ‘GIF’, novello libretto rosso, pardon nero, della destra italiana, e così «si manda un tema importante in vacca». Ora, anzi, Matto Salvini dice anche che al Convegno delle Famiglie di Verona si parla di mamme e papà, che grazieal buon diolui li difende dai comunisti, perché parlare di fascismo nel 2019 non si può più, ma dei comunisti sì, però ‘viva la libertà’ anche di parola (comunismo escluso?) e morte all’Europa. Che pasticcio!

Ma, Salvini a parte, il tema è importante, importante assai e serio, serissimo, serio assai.
Anche perché non riguarda solo laviolenza sulle donne’, ma la violenza sempre più diffusa e propagandata e vantata, che sulle donne diventa particolarmente significativa, ma è parte di una violenza più generale.

Non cerco di sminuire il tema, anzi, lo considero serissimo e da guardare e studiare con attenzione e al quale dare la massima cura, ma il tema è la violenza sempre più diffusa a tutti i livelli e non solo fisici. E di questa violenza, una responsabilità enorme va attribuita alla ‘politica’, anzi, ai nostri politicanti, tutti, sia chiaro, ormai sempre più adusi ad un linguaggio violento, brutale, sprezzante, irridente e radicale. L’avversario non esiste più; esiste il nemico spregevole e il nemico va distrutto, non ci si discute, specie se è anche spregevole, nemmeno ‘l’onore delle armi’, bene che vada va rottamato, cosa che, detto fra di noi, è il massimo della violenza e della ostilità.

Tutto ciò accade in una società sempre più alle prese con crisi continue, con difficoltà economiche crescenti, in una società amministrata da uno Stato sempre più evanescente e sempre invariabilmente indifferente ai bisogni e alle esigenze reali della gente e sempre più corrotto. E per di più, oggi alle prese con un populismo sempre più esasperato, che finisce per mettere tutti contro tutti per la disperazione di una vita sempre più difficile: i poveri italiani contro i poveri stranieri, i benestanti contro i poveri, i potenti contro gli altri, i maschi contro le femmine. Sempre più, sempre più!

La logica -vorrei tanto sbagliarmi ma temo di non sbagliarmi- è sempre la stessa, guidata dalla rabbia e dal desiderioselvaggiodi prevalere, divincere’, di cancellare l’altro. Insomma: l’odio.

Parliamoci chiaro, basta sentire tre parole di Luigi Di Maio o di Salvini per sentire l’odio che diffondono e che è l’unica cosa che sanno e possono dire, perché progetti politici e, figuriamoci, culturali non ne hanno, ma peggio ancora, non sanno e non saprebbero immaginarne e quindi formularne e attuare.

Del resto, il massimo che ha saputo fare il politicante capo degli stellini è stato di dare dellosfigatiai partecipanti al Convegno di Verona. Sfigati? Ma lo sa il ragazzo che, sia pure in dialetto, quella parola significa sfortunati e ‘privi di pregi, spregevoli? Non li ridicolizza, li qualifica come dei nemici spregevoli.
Ah se il giovinastro sapesse leggere e talvolta leggesse, non ci vorrebbe molto, basta il vocabolario Treccani, che definisce così lo sfigato: «Nel linguaggio giovanile, sfortunato, iellato (anche con riferimento non a circostanze occasionali, ma a condizioni sociali, economiche e simili): sono sempre stato s.; e con uso sostantivato: non è facile trovare uno s. (o una s.) come te; anche, privo di attrattive, di fascino, insignificante: non portarti dietro la solita amica s.; mi ha invitato in un localetto davvero sfigato». Chiaro? Li ha insolentiti e ha espresso disprezzo, acritico e assoluto.

Per persone e idee certo molto, moltissimo, criticabili, oltranziste e odiose, per certi versi disgustose, basterebbe l’oscenità del feto di gomma … lo capite? di gomma o magari, peggio ancora, di plastica, nemmeno biodegradabile!
Idee sbagliate e odiose, ma delle quali va condannato il tono, non il contenuto, discutibile e discusso e in gran parte superato nella nostra moderna civiltà. Ma dire a quella gentesiete degli straccioni insignificantiequivale a quanto dicono loro, o almeno alcuni di loro.
Non sto dicendo che i loro discorsi siano privi di violenza e tentativi di sopraffazione (basterebbe leggere le ‘dichiarazioni’ della Meloni e dello stesso Salvini), ma dico che ai loro discorsi violenti si risponde, si dovrebbe rispondere, con la pacatezza, il ragionamento … la cultura.
Ma, badateci, la novità di questo regime in cui viviamo è che le dueopposteviolenze, si sommano … per governare insieme: la vertigine dell’assurdo.
Sorprende, a onor del vero, che la millenaria cultura del Papa e di Parolin non lo abbiano compreso.

Anche perché, l’evidente natura aggressiva dei messaggi contenuti in quel Convegno e specialmente in chi lo ha organizzato, ma specialmente laculturaoscurantista di esso, si rivela, quasi per caso ma a mio parer del tutto ovviamente, nellageniale dichiarazione della signora Bongiorno, secondo la quale le donne (non so se lei inclusa, ma a stretto rigore direi di sì) innanzitutto sono isteriche (e infatti dispongono, mi si dice, dell’utero!) e quindi quando denunciano una violenza (sessuale, ovviamente, perché è quello il tema vero) bisogna prima di tutto tenere conto che potrebbero essere preda di una crisi isterica.
Leggiamola bene quella frase: «Una donna che fa una denuncia per stupro deve essere ascoltata dal pm o dal pg entro tre giorni. Così si può appurare immediatamente se si ha a che fare con un’isterica o con una donna in pericolo di vita e, in tal caso, salvarla». ‘Entro tre giorni’, perché dal quarto giorno in poi non è più isterica? Se, però, ‘è in pericolo di vita, in tal caso’ la si salva, e se è isterica si manda in manicomio? Sorvoliamo pure sul paternalismo disgustoso la si salva se è in pericolo di vita, ma se è solo uno stupro, evvia lasciamo correre …

Certamente, non ne dubito, la onorevola non voleva dire questo, o più precisamente dirà, e in parte ha già detto peggiorando le cose, che non voleva, ma certe volte la cultura vera delle persone scivola fuori incontrollata e allora scappala parola mal detta, il lapsus, la frase non voluta. Freud ci ha fatto una carriera sopra, ora magari la signora Bongiorno ce ne farà un’altra!

Ma il guaio vero è quello che dicevo già all’inizio. Se sei ‘di destra’, come oggi in Italia si è di destra, da Salvini a Di Maio, passando per Grillo, Di Battista e Fontana, la tua mentalità vera prima o poi viene fuori, straborda e non odora né di rose né di incenso.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.