giovedì, Giugno 20

Da Sea Watch alla legittima difesa: cattiveria, violenza, odio, sì, ma verso lo Stato Nell’orgia di violenza verbale e cattiveria di evidente e sempre più percettibile natura psicotica, si inseriscono le molto propagandate norme di legge imposte senza motivo alcuno da Matteo Salvini

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Nell’orgia di violenza verbale, e non solo, ormai sempre più presente in questo Paese, un’orgia di violenza e cattiveria di evidente e sempre più percettibile natura psicotica, insomma, derivante da paura del domani, non della persone di fronte, si inseriscono le molto propagandate norme di legge imposte senza motivo alcuno da Matteo Salvini, e accettate con entusiasmo sia dagli stellini (e va bene, quelli accettano qualunque cosa pur di ‘governare’) che dal sedicente avvocato del popolo, evidentemente ignaro di alcuni fondamentali criteri di equilibrio istituzionale e dei diritti.

Circa la cattiveria e l’orgia di violenza verbale, basti un affaccio sulle ultime ore di cronaca politica con Sea Watch nuovamente protagonista. La nave, con 52 profughi a bordo, chiede un porto sicuro, gli viene assegnato Tripoli, si rifiuta di riportarli a Tripoli, «Tripoli non è un porto sicuro», dicono (ricordiamoci la denuncia alla CPI) dalla ONG, e aggiungono «Riportare coattivamente le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare, è un crimine. È vergognoso che l’Italia promuova queste atrocità e che i governi Ue ne siano complici», dicono dalla ONG. Il Viminale dispone una direttiva preventiva con la quale diffida l’imbarcazione a dirigersi verso l’Italia, e Salvini dice: «Sea Watch non vuole portarli in Libia? …. l’atteggiamento della Sea Watch sembra un vero e proprio sequestro di persona per motivi politici». Come si diceva: cattiveria, nei confronti di quei poveri 52 esseri umani, sberleffo, e violenza verbale acuta nei confronti di Sea Watch, sì, ma non solo, la violenza è rivolta alla ‘carne’ di questo nostro povero Paese, alla nostra civiltà, alla nostra Costituzione.

Torniamo alle leggi senza motivo alcuno.
Tra queste norme, accanto al tentativo di vietare i salvataggi della gente che affoga, accanto all’induzione alla tortura e allo stupro di cui viene accusato l’intero Governo italiano -nel plumbeo devastante silenzio di una Magistratura ormai allo stremo, ‘stupefatta’, incapace di reagire … per la gioia di Vittorio Sgarbi che l’altro giorno urlava sguaiatamente (al solito) contro il ‘cancro magistratura’- accanto a tutto ciò, con grande strepito di trombe e tamburi, fa spicco la nuova legge sulla legittima difesa, che, nella mente di Salvini e di Di Maio, auspice la signora Giulia Bongiorno (quella della prova di istericità delle donne presunte violentate) dovrebbe permettere a chiunque di sparare a raffica contro chiunque si trovi in casa sua o in un suo negozio, ecc., o anche, a quanto pare, nei pressi.

L’idea di Salvini era, più o meno, semplice e rozza come sempre: che in casa tua puoi fare quello che vuoi, e quindi puoi sparare a palle incatenate a chiunque vi entri, magari anche solo per sbaglio. ‘Se entri a casa mia’, dice spesso con vivo senso delle proporzioni, ‘lo fai a tuo rischio e pericolo’. Il Far West, direbbe il predetto, che ha certamente passato parte delle sua esistenza a sentire parlare del Far West. Ma evidentemente non ne ha mai visto un film che sia uno, non dico che non ha letto un libro, quello è ovvio, e invero anche il suo co-dioscuro Di Maio; lo dico con coscienza di causa, perché io che, con grande ira di mia moglie, passerei la giornata a guardare film western all’italiana e non, ne ho visti tanti e di una cosa sono sicuro: nel Far West le cose non erano esattamente così.

La tecnica classica era quella ben nota: pistola alla cintola con cinturone ben saldo, fondina bene ingrassata, sguardo di odio negli occhi e poi bum! E la regola era semplicissima: se dimostravi (magari con la semplicità ingenua dei cowboy locali) chequelloha cercato di impugnare la pistola per primo e tu sei stato più svelto di lui, eri esentato dal processo. Altrimenti no: altrimenti era puramente e semplicemente omicidio. Notate bene, l’alternativa era (ma anche oggi nei Paesi civili è così) legittima difesa-omicidio, come direbbe Di Maio: tertium non datur.

Fatte le debite proporzioni e smontati da cavallo, anche qui, dove forse la civiltà è un tantinello più avanzata, le cose non sono nella sostanza molto diverse. Se uno ti spara, o cerca di farlo, tu gli rispondi. Ma se uno ti sputa in faccia, tu gli sputi in faccia, non gli spari. Insomma, non è molto diverso dal Far West.

Ma qui, il duo Bongiorno-Salvini, con la liliale ed entusiastica partecipazione del Di Maio, ne hanno pensata una bellissima. Se uno ti entra in casa con intenzioni cattive, tipo rubarti le caramelle, tu gli spari e tutto va a posto. E dunque, con superlativa finezza giuridica, hanno messo un ‘sempre’ nelle disposizioni del caso: se spari a uno che ti entra in casa è sempre legittima difesa. E così il giudice (cattivo, perché Salvini ovviamente pensa che il giudice sia cattivo per definizione) non può fare niente, perché c’è quel ‘sempre’ che cambia tutto.
Bravi, sorvoliamo sulla costituzionalità del tutto e andiamo avanti.

Solo che i due furbetti hanno dimenticato di cambiare anche il resto della disposizione, che oggi dice (art 52 primo comma): «Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere … sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa». E dunque: ‘costretto’, che vuol dire che tu non potevi impedire in nessun modo che l’offesa al tuo bene (ai gioielli, ai soldi, ecc.) avvenisse se non gli sparavi. E dunque ‘costretto’. Ma se quello ha smesso di cercare di rubare, o se ne scappa o ti chiede scusa, che fai, gli spari lo stesso? Evidentemente no, perché non sei ‘costretto’: se l’altro rinuncia per conto suo, tu non sei costretto a difenderti sparando, anzi, non hai nulla da cui difenderti.
E per di più: se quello non aggredisce te, ma solo la tua collana di perle, tu devi difendere il tuo bene non te stesso, e già qui cominciano i dubbi sulla legittimità di sparare. Perché? Ma per il principio elementare (che è un principio generale di diritto) della proporzionalità: se mi dai uno spintone, io te ne do due, se mi prendi la collana io te la strappo di mano … se mi spari o cerchi di farlo, io ti sparo.

Il secondo comma dell’art. in questione, dice, poi (ecco qui la furbata): «sussiste sempre il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a.) la propria o la altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione».
Sorvoliamo sulla assurdità dell’arma ‘legittimamente detenuta’ … perché se non è legittima non gli spari? Ma ci si rende conto di cosa si scrive?

Se devi difendere la tua incolumità (cioè uno cerca di spararti), o i beni, puoi usare un’arma (che però non deve necessariamente essere un’arma da fuoco), ma solo quando non vi è desistenza (cioè il tizio non se ne va, non scappa) oppure vi è pericolo di aggressione, cioè il tizio, invece di scappare, ti salta addosso. Quindi, se il tizio scappa tu non puoi sparargli e, ovviamente, se uno è colpito alle spalle evidentemente stava scappando, fino a prova contraria, direi.

Siccome c’era il rischio che la cosa non bastasse, si è anche aggiunto un quarto comma, che dice: «Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone». Non c’è bisogno di un genio del diritto per capire la disposizione: occorre che vi sia minaccia di uso di armi da parte dell’intruso. Naturalmente un piede di porco è anche (solo anche) un’arma, ma solo se cerca di usarla per spaccarti la testa, non se la sta usando per spaccare una porta e magari la lascia cadere e scappa.

Insomma, si è cercato di inventare una norma inattaccabile, di blindare chi sidifende’, e si è finito per fare l’opposto … per fortuna. Per fortuna, perché forse la gente entusiasta di Salvini, potrà cominciare a capire che il medesimo è spesso solo un fanfarone, superficiale e spesso male informato.

Non voglio entrare nel merito della vicenda del tabaccaio di Pavone Canavese, di cui si sono occupati in questi giorni scorsi i giornali, salvo che se non si facesse fotografare contento e sorridente mostrerebbe maggiore senso civico, ma sta in fatto che tutto può certamente essere successo, ma, se chi si introduceva in casa (anzi, nella tabaccheria) lo faceva per rubare non ha aggredito nessuno, anzi, se ne è scappato, sia pure con una parte della refurtiva, tanto vero che, pare (resta al momento ancora da accertare), il tabaccaio lo ha colpito alle spalle … con una 357 magnum, una delle varie in casa: insomma Clint Eastwood, solo che lui usava una 44 magnum, un principiante.
Nel Far West, il tabaccaio non dico che sarebbe stato impiccato, ma certo non sarebbe stato assolto. Perché vogliamo farlo noi, quando poi di casi del genere (lo dice la
signora Milena Gabanelli, che sa quel che dice) in Italia ce ne sono 14 all’anno?

Che questa legge, infine, possa contribuire ad aumentare il senso di sicurezza dei cittadini, molto dubito: aumenterà solo l’odio, non solo verso i ladri, ma anche verso lo Stato. E se fosse proprio questo lo scopo?

A mio parere -beninteso: forse mi sbaglio- io penso che il modo migliore per evitare tutto ciò … siano due: evitare che molti debbano rubare per campare insieme a quelli che rubano perché gli piace; garantire a tutti che se rubi e ti acchiappano vai in galera, e non per tre mesi, ma per dieci anni e anche subito. Se si vuole difendere la sicurezza dei cittadini, in un Paese in cui i reati (fortunatamente) diminuiscono, bisogna che ci siano indagini adeguate e pene adeguate, e non prendersela con i giudici, che le pene le applicano, ma con i legislatori che le pene non le stabiliscono.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.