domenica, Novembre 29

Da Patti a Greta a Fadma: storie di donne al Festival dei Popoli Anche on line, grande successo della Rassegna del film di documentazione sociale. Fra i 50 lavori spiccano quelli sui cambiamenti climatici, i lavori di Eduardo Zucchetti su Patti Smith a Firenze, e quello di Duccio Chiarini L’occhio di vetro delicato mosaico familiare sul peso dell’ eredità fascista

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“Nei suoi 61 anni di vita il Festival dei popoli è sopravvissuto nei periodi  più difficili e complessi: l’alluvione del ’67, le occupazioni studentesche, le  cariche della polizia. Sempre i film e i documentari provenienti da tutto il mondo sono stati presentati  in sala, davanti ad un vasto e variegato pubblico, non solo studenti. E’ con rammarico perciò che la Rassegna di quest’ anno  non possa svolgersi in sala. Nonostante ciò non  abbiamo rinunziato a mostrare on line al nostro pubblico larga parte dei film in programma, convinti che la cultura deve saper  dar prova di sopravvivenza e di saper guardare al futuro….” Vittorio IervesePresidente del Festival dei Popoli, rassegna internazionale del film di documentazione sociale, spiega così la decisione di tenere in piedi, attraverso la piattaforma Più Compagnia,  il Festival  on line quest’anno, in corso dal 15 al 22 novembre. Già prevista al Cinema La Compagnia di Firenze,  per il repentino passaggio della Toscana dalla fascia gialla, poi arancione e, da domenica scorsa rossa,  la Rassegna si è fatta virtuale.

Ma precisa Alessandro  Stellino, Direttore Artistico – non si è trattato di un semplice spostamento dalla sala alla piattaforma, bensì di un riadattamento della Rassegna, che presenta ben 50 film, con 8 anteprime mondiali, ripartite nelle varie sezioni del Festival: problematiche ambientali (habitat), sociali,  musicali, storiche e alla memoria, queste le più importanti. Se la giornata inaugurale si è svolta all’insegna dell’amarcord, col documentario su Patti Smith (titolo: ‘Patti in Florence)  del fiorentino  Eduardo Zucchetti, e  sul movimento dei giovani attivisti  impegnati nella lotta contro i cambiamenti climatici, insomma la ‘generazione Greta’, le altre giornate hanno  visto affollarsi  nella piattaforma di Più Compagnia  allestita in collaborazione con MyMovies, un insieme di sguardi sul mondo davvero straordinario: ciò che fa di questo Festival  una finestra pressoché unica sulle diverse realtà vissute e che popoli e  comunità vivono ogni giorno sulla loro pelle: come  la guerra in Congo, la censura in Corea del Nord, l’ecosostenibilità scandinava, la vita ai margini anche diquest’ Italia lacerata dagli enormi contrasti sociali, etici,  economici, culturali.

 In questo magma di   proposte non ci resta che pescare qua e là alcuni lavori iche danno il senso della condizione umana oggi, con particolare attenzione al ruolo ed alla spinta, spesso decisiva, delle donne. Cominciamo da  Patti Smith, la ‘sacerdotessa’ del ’68, che impariamo a conoscere meglio attraverso il docu-film del giovane Zucchetti,  il quale è riuscito a cogliere un aspetto inedito della rocker: il suo amore per Firenze. Il film – spiega il 34 enne  regista – è un racconto sul rapporto speciale tra Patti Smith e la città di Firenze, nato in occasione del leggendario concerto del 10 settembre 1979 allo Stadio Artemio Franchi davanti a 60.000 spettatori e rinnovatosi negli anni. Le rare immagini d’archivio ( vi erano solo 50 foto di quell’evento e neanche tutte utilizzabili)  si intervallano con le sequenze che ho girato nel 2009  quando la rocker è ritornata a Firenze. L’ho ripresa   nelle strade, nei musei, nei teatri e nelle piazze dove lei, con la sua chitarra ha improvvisato performance e dialoghi con la gente.  Poi, mi sono trasferito a Londra,  dove ho perfezionato la mia passione per il cinema, facendo anche l’assistente di regia. Ritornato dopo 5 anni in Italia,  ho deciso di dare un senso al materiale accumulato durante quella visita di Patti a Firenze,  integrandolo con interviste e testimonianze, e trasformandolo in una lettera d’amore della musicista nei confronti del capoluogo toscano.   Inutile aggiungere che Zucchetti sin da ragazzo era un fan della rocker, il cui megaconcerto all’interno del Franchi  ha fatto storia. Un film nato dunque da una passione per la musica, la rocker e il cinema. La rock star la ritroviamo anche come testimone  nel documentario Now, di Jim Rakete (distribuito da Wanted Cinema), dedicato alla spinta dei giovani attivisti decisi a sollecitare risposte e azioni da parte dei politici sulla problematica del cambiamento climatico, con la volontà di trovare modi nuovi e alternativi per vivere un futuro sostenibile. Tra i protagonisti appunto Greta ThunbergLuisa Neubauer (Fridays for Future), Felix Finkbeiner (Plant for the Planet) e Nike Mahlhaus (Ende Gelände), con testimonianze di tante celebrità tra cui Patti Smith stessa e Wim Wenders. Altri i lavori  di estremo interesse sulla questione ambientale, li troviamo nella sezione Habitat, come il documentario ‘The Whale From Lorino’ di Maciej Cuske che indaga sulla controversa caccia alle balene dal nord-est della Siberia, nel remoto villaggio di Lorino di un popolo che lotta per la propria sopravvivenza, nel documentario ‘The Perimeter of Kamsé ‘ di  Olivier Zuchuat, che narra la lotta di un gruppo di donne e uomini in Burkina Faso per portare avanti un progetto innovativo volto a fartornare l’acqua in paese, in un’impresa quasi impossibile. Meno impossibile da realizzarsi e comunque progetto ambizioso, quasi utopico, è il viaggio del regista Erlend Eririk Mo e della sua famiglia che da un’idilliaca fattoria in Norvegia decide di trasferirsi a “Permatopia”, una nuovissima cooperativa di agricoltura biologica autosufficiente in Danimarca ( titolo: “Journey to Utopia).

Ma in un Festival che si rispetti non potevano mancare  testimonianze sulle lotte delle donne nel mondo: sia in passato che oggi. Quelle  presenti nelle prime giornate del Festival  riguardano il continente africano: la giovane Fadma, è la protaqonista  del film ‘Fadma: Even Ants Have Wings’ di Jawad Rhalib. Fadma si pone a capo di un movimento di rivolta delledonne di un villaggio in Marocco costrette a occuparsi di casa e famiglia e decise a mettere indiscussione i privilegi dell’autorità patriarcale che da sempre domina e regola la vita del paese. Un salto indietro nei secoli,  ci riporta con il documentario di Pilar Monsell, sulla rivolta capeggiata da donne nella Spagna del XVII secolo. Alle guerre più recenti ci riconduce ‘Downstream to Kinshasa’ di Dieudo Hamadi, che descrive una delle pagine più dolorose della storia del Congo, con lo scontro tra le truppe ugandesi e ruandesi nel 2000. Il regista filma con passione la vita dei reduci della Guerra dei Sei Giorni decisi a chiedere un risarcimento come riconoscimento per i danni causati dal sanguinoso conflitto. Stanchi di suppliche infruttuose, decidono di portare le loro rivendicazioni fino a Kinshasa e si imbarcano in una coraggiosa traversata lungo il fiume Congo. Storie  di sofferenze collettive, di guerre di ieri ma anche storie curiose: come ‘Il libro di Giona’, primo lungometraggio del regista bulgaro Zlatolin Donchev (prodotto dai fratelli De Serio) che ci porta nella vita di Massimiliano, un uomo che vive nella propria auto conducendo un’esistenza fatta di libri, fotografie e sogni; o la storia del film ‘Piedra Sola’,  di Alejandro Telèmaco Tarraf che ci porta sulle Ande argentine, in una terra remota a 4000 metri sul livello del mare, dove un pastore devoto a Pachamama,  una divinità  pagana venerata dagli Inca e da altri popoli andini,  si mette sulle tracce di un puma invisibile che minaccia il suo gregge di lama. 

Come vedono in Corea del Nord l’occidente?  Ce lo racconta il film ‘ The Fantastic’ di Maija Blåfield:  attraverso il cinema immaginano un mondo esterno sconosciuto grazie ai blockbuster americani, che consentono di eludere la censura.

Concludiamo questa nostra panoramica sul Festival con un documentario di un altro  regista fiorentino, Duccio Chiarini, che ha lasciato il segno.

Diplomato alla London Film School, Chiarini ha realizzato diversi lavori , presentati in vari Festival Internazionali:  Venezia, Cannes, Rio de Janeiro , Locarno, Roma. Ne ‘L’occhio di vetro’ il  regista, partendo da un diario di guerra  di un  prozio, comincia ad interrogarsi sulle storie sottaciute della propria  famiglia. Al centro del racconto, il diario di un quindicenne Ferruccio Razzini,  figlio di un eroe della prima guerra Mondiale, che nel ’45, si ritrova a combattere tra le fila degli ultimi difensori della Repubblica di Salò. Ne scrive giorno per giorno raccontando anche i destini delle due sorelle maggiori, Liliana e Maria Grazia, sposate l’una a un fascista l’altra a un partigiano comunista. Scrive il regista: Non ricordo esattamente il giorno in cui, bambino, venni a sapere che i miei nonni materni erano stati fascisti; né tantomeno ricordo come venni a saperlo, ma ricordo perfettamente il giorno in cui,  ormai adolescente, mi resi conto di quello che ciò significava. Quel giorno la parola fascismo usdai   libri   di   scuola   e   si   frappose   come   nebbia   tra   me   e   le   persone   più   amate,   rendendo improvvisamente torbido tutto ciò che per anni era stato cristallino. Del ventennio, in casa di mia madre, non si parlava mai: eppure, più quella parola veniva rimossa dalle conversazioni di casa, più essa diventava un’ambigua e inquietante presenza familiare. Il fascismo che mi spaventava nei libri di scuola era lo stesso che mi incuriosiva nei silenzi dei miei nonni.

Solo dopo la morte dei nonni, il regista è riuscito a fare luce su quegli anni, ricomponendo in questodocumentario i tasselli di un’intricata storia di famiglia. Ebbene: quanti in Italia hanno fatto i conti con la loro storia? E’ questa la grande domanda che il documentario pone.  Questo documentario è stato uno dei più seguiti, ma l’intero Festival – afferma Antonio Pierozzi, dell’Ufficio stampa -ha registrato nei primi tre giorni il sold out, come  quando il Festival si svolgeva in Sala. Un successo straordinario dovuto anche alla possibilità di rivedere i film on demand, fino a tre giorni dopo la messa on line. E tante sono state le telefonate anche di un  pubblico agè.   Il che conferma  la bontà della scelta fatta. Quella indicata   da Vittorio Iervese: resistere e pensare al futuro,  a come ripartire quando ci sarà una nuova normalità.”  

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