sabato, Dicembre 7

Da ILVA a Segre: l’ipocrisia che ci soffoca Conte a Taranto come si va al capezzale del parente morto o morente, allargando le braccia, come non avesse previsto che sarebbe finita così; Salvini e combriccola da Segre, ma poi nulla da dire sul Sindaco che non manda gli scolari ad Auschwitz

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Mi rendo conto di poter apparire, anzi, forse di essere, ripetitivo, ma, certo che ciò che sta accadendo in questi giorni sembra che sia fatto apposta per generare discorsi del genere. Mi riferisco alla ipocrisia, anzi, alla bieca, volgare, oscena ipocrisia che ci avvolge, sempre più strettamente, ogni giorno di più, ci soffoca. Ma specialmente, della quale sembra che non ci accorgiamo nemmeno più: questo è terribile. E siccome siamo frustrati, stanchi, spaventati, produciamo odio: in molti cittadini odio vero, se pure solo verbale, uno sfogo; nei politicanti l’odio insulso di chi non sa affrontare la realtà e cerca solo il potere.
Cominciamo da Giuseppe Conte? E va bene cominciamo da Conte, visto che insistete.

Già il solo fatto che presieda un Governo che è l’opposto di quello che ha presieduto fino a due mesi fa, e al quale giunge senza nemmeno lasciare per un minuto il ‘suo’ ufficio e l’appartamento, anzi, addirittura con la scena ridicola della autoconsegna della campanella, non è che deponga a favore dell’idea di coerenza e linearità, ma insomma, comprereste un’auto usata da lui? Poi, con uno scatto di orgoglio (?) o non so cosa, l’altro giorno fa una cosa giusta, giustissima: va a Taranto a incontrare gli operai e la popolazione. I giornali sono pieni del ‘ci mette la faccia’, ‘fa la cosa giusta’, ecc. Ed è vero, tanto di cappello. Ma.

Possibile che il Presidente del Consiglio dei Ministri, già validamente assistito da vari calibri da novanta come Giggino, Patuanelli (a proposito, chi è?), Lezzi, ecc., non abbia capito, intuito, previsto, supposto, subodorato, odorato, immaginato che lì qualcosa andava storto e che il colpetto geniale e leale di togliere lo scudo penale a gente come quella potesse essere un po’ controproducente? e magari dare una buona scusa per scansarsi a due che proprio glabri sullo stomaco non devono essere?

Permettetemi: no, non è possibile. Esattamente come non è possibile che non lo abbiano temuto Lezzi e Giggino (che mi pare facciano parte del suo partito) che forse, anzi, certamente lo desideravano, ma anche esattamente come non potevano non temerlo Renzi e Zingaretti. Una bella associazione di ipocriti, no? E mi dispiace per Zingaretti che stimavo di più dei sullodati.
E dunque, fatto il pasticcio, però, ripeto tanto di cappello, va a Taranto -dove non vanno né Zingaretti, né il manovriero Dario Franceschini e nemmeno, a meno che mi sia distratto, il barbuto Roberto Speranza, o il difensore di ergastoli ostativi alla faccia della Corte Costituzionale, Pietro Grasso, ecc..- ci va, ma che fa? Dice papale papale che lui non sa che cavolo fare. Insomma, va lì come si va al capezzale del parente morto o morente, allargando le braccia.

Ora, lo so bene, dal pasticcio, del quale sono responsabili in molti a cominciare da Giggino e Lezzi e Patuanelli (chi?), è difficile uscire, e quasi certamente ci terremo ciò che resta della fabbrica, che languirà lentamente, anche perché nel frattempo il duo indiano si è portato via la clientela, e alla fine, dopo averci speso decine di miliardi e averla messa nella mani di questo o quell’approfittatore o ‘sergente coraggioso’ (i capitani coraggiosi lo abbiamo visto che fine hanno fatto, a parte uno dei rampolli, in forza a Renzi), si abbandonerà lì, come Bagnoli e altro. Bene, lo sappiamo, ma in quale Paese normale uno che ha fatto (il ‘capo’ del Governo è lui, non altri) questo casino e che l’unica cosa che sa dire è che non sa che dire, subito dopo avere detto, appunto, che non sa che dire non si dimette? e si va a nascondere nelle cantine di qualche convento di frati trappisti arrabbiati.

Direte: in nessuno. Sbagliato: in Italia. E quindi Conte resta lì, tranquillo, con Giggino, la pochette, l’ignoto Patuanelli e naturalmente l’invitta Bellanova. Però, con tante ‘articolesse’ di giornalini e giornaloni, a cominciare dalla «possante» Lucia Annunziata. Nessuno, pare, vede la realtà, ma l’abbiamo visto in aula, i pochi presenti a scherzare, ridacchiare, giocare con i cellulari ordinare la cena magari, Sgarbi addirittura a auto riprendersi a fare la ‘telecronaca’ di una seduta in cui evidentemente ascolta solo sé stesso, è dovuto intervenire un commesso a costringerlo a spegnere il telefonino: che vergogna. Questa è la ‘classe dirigente’ -così si chiamano- indifferenti, incapaci, che urlano contro il Governo che hanno rappresentato fino a quindici giorni fa, mentre crolla quasi l’intera politica italiana. Certo, Conte è andato, ma se stava a casa (nostra tra l’altro) era meglio.

Nel frattempo, dopo essersi astenuti in aula sulla (lo ribadisco, insulsa, ma da votare per principio) mozione Segre, avere paragonato le minacce (vere o presunte) a loro rivolte -mi riferisco a Salvini e la dolce Meloni (che, abbiamo appreso piace molto alla Gruber perché donna, mah!)- e avere detto altre sciocchezze varie, vanno di corsa, in favore di telecamera beninteso, da Liliana Segre (salvo poi a smentirlo) a scusarsi o a giustificarsi o semplicemente a prendere il tè e a farle vedere i proiettili che ricevono in omaggio. Peraltro non hanno nulla da dire sul Sindaco che non manda gli scolari ad Auschwitz perché è una cosa unilaterale.
Coerenza, lealtà, dirittura morale, direte o ipocrisia? Fate voi.
Ma poi il solito Sgarbi, con quei toni delicati e rispettosi che gli sono propri, sbraita contro chi critica Israele, perché chi lo fa è antisemita, dimenticando che avere subito i massacri non giustifica il prendersi la terra altrui, né discriminare i palestinesi, né ammazzarli, né ovviamente esserne ammazzati. Forse un minimo di maggiore approfondimento prima di lanciare invettive così, non guasterebbe, magari anche leggere qualche libretto qua e là. Per la tranquillità del signor Sgarbi, lo posso assicurare che non sono antisemita, anzi, ho parenti ebrei e alcuni miei parenti sono ricordati con onore in Israele, ma ho scritto parecchio sulla questione della Palestina e non ho giudicato né giudico, come fanno molti altri, ma ho prodotto e produco dati e analisi: se Sgarbi è interessato può andarsi a leggere quello che ho scritto, le biblioteche esistono ancora e internet pure. Ma cogliere l’occasione, in favore di telecamera e di presentazione del libro settimanale, della giusta difesa di una persona più che perbene per tranciare giudizi apodittici e non documentati, va di moda, dite voi come qualificarlo.

Infine, il mio riferimento preferito, il Matteo n. 2, Matteo Renzi. Che se ne esce con una minaccia, anzi una previsione, anzi un consiglio, anzi … non so fate voi, rivolta al PD, per dire che andare alle elezioni ora equivarrebbe a distruggere il PD stesso. Dimenticando -è vero ma è solo una distrazione- di dire che il suopartito’, invece, sarebbe cancellato. Orbene, dire una cosa del genere, equivale ad una sorta di grido di aiuto. Col suo modo di fare come sempre arrogante, in realtà Renzi e gli italoviventi ora forse potenziati da un gigante politico del peso della signora Mara Carfagna, pregano di notte perché al PD non venga in mene di farlo.

Lui, dice in una lunghissima e verbosa intervista, gira per il mondo e vede quanto consenso hanno le sue idee, salvo a non dire quali esse siano. Gira anche per l’Italia ed è applaudito da folle osannanti che manco Salvini. Lui vuole coniugare ideali e compromesso, ma continua a non dire quali siano i suoi ideali e che razza ideali sono se così facilmente compromettibili (o forse compromettenti?).
Lui si oppone alle tasse (quattro soldini che non mutano nulla, ma è l’immagine quella che conta, no?) ed è uno che quando governava molto risparmiava (come con l’Air Force Renzi) e quindi per evitarle, vero difensore dei deboli e dei più poveri, non a caso il suo portavoce è la già bracciante pasionaria Bellanova, propone di spostare in avanti (badate bene in avanti, cioè ritardare o magari non dare proprio il prossimo anno, visto che già comincerebbe a Luglio!) la riduzione del cuneo fiscale. Badate bene, la riduzione del cuneo costa tre miliardi, le odiose tasse in più sarebbero quattro. Io in matematica sono una schiappa, contate voi. Tradotto in italiano, per fare risparmiare a qualche azienda (che si rivarrà su una massa enorme di persone) pochi spiccioli e a qualche dipendente qualche soldo perché usa auto inquinanti della ditta (che potrebbe benissimo dargliene una meno inquinante, ma questo non si dice) meglio togliere queimiseriquaranta euro che verrebbero a chi guadagna meno di ventimila euro l’anno. Giusto: cosa sono mai quaranta euro al mese per chi nuota nell’oro di ben mille euro al mese? Che cos’è tutto ciò? Specie se si tiene conto che, in quella intervista, la frase chiava è: «Se vogliono votare, ognuno andrà per la propria strada. Se come spero si andrà avanti, facciamo insieme un grande patto per la crescita» … quel ‘come spero’ è sopraffino, specialmente se letto con ‘facciamo un patto’: un patto, con Renzi?

Ripeto: cosa è tutto ciò? Di nuovo fate voi. Ma non ditemi che io ‘ho le fisse’.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.