domenica, Agosto 18

Da Gerusalemme ad Abu Dis? In attesa della decisione di Donald Trump, la proposta dell' Arabia Saudita

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«La decisione di Trump sarà annunciata nei prossimi giorni». Questa la nota della Casa Bianca riguardo alla decisione del Presidente americano circa lo spostamento dell’ ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Questo era stato più volte affermato da Donald Trump, anche in occasione, il 15 dicembre dello scorso anno, della nomina del nuovo ambasciatore americano a Tel Aviv: David Friedman, da sempre a favore di Gerusalemme capitale. Ma il 23 dicembre del 2016, tra gli ultimi atti dell’uscente amministrazione Obama, gli Stati Uniti non si erano opposti alla Risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che aveva espressamente chiesto al governo di Israele di fermare qualsiasi attività di insediamento e nei territori palestinesi occupati.

Diverse le reazioni che sono state scatenate: «lo status di Gerusalemme rappresenta la linea rossa per i musulmani» ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Ma ancor più allarmata appare la reazione del presidente francese Emmanuel Macron che, proprio questa notte, ha telefonato a Donald Trump, manifestando la sua preoccupazione e affermando che «la questione dello status di Gerusalemme deve avere una soluzione nell’ambito dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi».

Anche l’ Unione europea, per bocca dell’ alto Rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, si è detta molto preoccupata: «Dall’inizio dell’anno, l’Unione europea ha chiarito le sue aspettative che ci possa essere una riflessione sulle conseguenze che potrebbe avere qualunque decisione o atto unilaterale sullo status di Gerusalemme. Potrebbe avere gravi ripercussioni sull’opinione pubblica in vaste aree del mondo. Il focus dovrebbe perciò restare sugli sforzi per riavviare il processo di pace e sull’evitare qualunque atto che possa minare questi sforzi».

Preoccupato è sembrato anche il segretario generale della Lega araba, Ahmed Abul Gheit, il quale ha dichiarato: «Se dovesse accadere, avrà ripercussioni non solo sulla situazione palestinese ma in tutta la regione araba e islamica». Per questo, ha invitato «l’amministrazione statunitense ad astenersi da qualsiasi iniziativa che possa portare a un cambiamento dello status giuridico e politico di Gerusalemme o a pregiudicare eventuali questioni relative a una soluzione finale».

Il portavoce del ministero degli Esteri Emmanuel Nahshon ha risposto a queste reazioni ricordando che «Gerusalemme è la capitale del popolo ebraico da tremila anni e la capitale di Israele da 70, senza riguardo se sia riconosciuta o meno da Erdogan». Lo Stato ebraico ha già allertato le forze di sicurezza  contro possibili rivolte.

A mettere sul tavolo una possibile svolta l’ Arabia Saudita: il principe ereditario Mohammad Bin Salman avrebbe proposto al presidente palestinese Mahmoud Abbas di proclamare capitale del futuro Stato il villaggio di Abu Dis, ad est di Gerusalemme, offrendo, inoltre, aiuti finanziari. Abu Dis è nel governatoratodi Gerusalemme al di là del muro di separazione con la Cisgiordania.

Questo sarebbe un tentativo per superare il contrasto tra palestinesi e israeliani: i primi, infatti, pur non costituendo uno Stato pienamente riconosciuto a livello internazionale, rivendicano Gerusalemme Est come capitale del loro Stato; i secondi, considerano Gerusalemme la capitale unica e indivisibile dello Stato ebraico.

Ma già nel 1995, Abu Mazen, insieme all’ ex ministro israeliano Yossi Beilin, aveva messo insieme una bozza di accordo per proclamare Abu Sis ‘la capitale temporanea’ . Ma il progetto finì nel nulla e nel piccolo villaggio venne costruito il Parlamento palestinese. Costruzione mai completata.

Dopo la dissoluzione dell’Impero Ottomano, le autorità del Mandato britannico avevano ben presto preso atto che Abu Diz aveva una popolazione totalmente musulmana. Gravi difficoltà le vennero procurate dal terremoto di Gerico del 1927: vennero infatti distrutte le fondamentali cisterne per la produzione di acqua piovana che sorgevano a poca distanza dal villaggio.

A seguito della Risoluzione 194 dell’ Assemblea Generale ONU del 1948, Abu Dis doveva essere la parte più orientale di Gerusalemme e, dopo la guerra arabo-israeliana, Abu Dis divenne dominio giordano. Nel corso della Guerra dei Sei Giorni del 1967, il piccolo villaggio viene occupato dagli israeliani. Come ricordato prima, nel 1995 c’ è una prima bozza di proposta per far divenire Abu Dis capitale temporanea palestinese, ma non riuscendo, diviene sede delle principali Autorità Palestinesi

A dividere, dal 2004, Israele e Abu Dis, un’ enorme barriera, fatta costruire dallo Stato ebraico, che ha reso molto difficile, per i residenti della piccola città palestinese, accedere ai servizi di Gerusalemme senza permesso. La barriera è stata motivo di critiche ad Israele da parte delle Nazioni Unite in quanto ostacolo all’ accesso a scuole, ospedali.

La notizia della proposta da parte dell’ Arabia Saudita sarebbe stata rilanciata da un editoriale del Washington Post, citando esponenti dei partiti palestinesi.
Sia il presidente palestinese, Mahmoud Abbas sia il leader di Hamas, Ismail Haniye, si sono proposti di tenere, mercoledì prossimo, una manifestazione a Gerusalemme per protestare contro la presunta intenzione americana e per «unificare gli sforzi del popolo palestinese per contrastare i pericoli che minacciano Gerusalemme». Abbas avrebbe inoltre avvertito che assumerà «una decisione importante nel caso in cui Washington dovesse intraprendere il passo di appoggiare la sovranità israeliana su Gerusalemme».

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