martedì, Marzo 26

Da Genova alla Libia, tante parole per fare niente Assenti dalla crisi libica come da quella siriana, guadagnandoci a pieni voti l’ostilità dell’Europa, l’Italia della diarchia giallo-verde sempre più avvitata sul nulla

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In un clima surreale e sconclusionato, il Governo italiano -posto che esista- dovrebbe affrontare finalmente i temi di politica economica: deficit, rilancio dell’economia -le cui ali sembrano tarpate dalla incomprensione dei fini di questo Governo-, soluzione seria del problema del ponte di Genova, ma specialmente della avventuristica manovra di nazionalizzazione delle autostrade, TAP, su cui non si può perdere altro tempo, ILVA, dove ci sono 14.000 famiglie in attesa della soluzione delle convulsioni governative, TAV, flat tax, abolizione della legge Fornero; e poi le questioni a cavallo tra economia e politica estera di lungo raggio: migrazioni, solo apparentemente ferme, con il tema dell’operazione Sophia e del trattato di Dublino tutto da affrontare.
Il tutto in un clima di plateale, palpabile ostilità e diffidenza da parte dell’Europa, e cioè Francia e Germania, per non parlare degli altri Paesi del Nord Europa, sempre più insofferenti alle bizze isteriche a colpi di insulti inconcludenti e di promesse mai mantenute dei due dioscuri del Governo, a loro volta sempre più in rotta di collisione tra di loro, specie dopo gli ultimi sondaggi, che danno una Lega al 32,2% e un M5S fermo al 28,3%.
Certo, va rilevato, come fanno tutti con ossessiva inutilità, assiemefannoil 60% dell’elettorato, una percentuale mai vista nella storia italiana. Una percentuale in realtà virtuale, a mio parere, per almeno due motivi: molti di coloro che si dichiarano a favore dell’uno o dell’altro ne aspettano, in realtà, i primi risultati e vogliono confermare la condivisione del modo rumoroso in cui annunciano le cose che (spesso non) fanno; molti altri in realtà sono elettori del singolo partito, ma non tutti favorevoli all’accordo di Governo tra i due, che sempre di più appare un accordo puramente di potere. Ciò, a mio parere, spiega anche perché sono ricominciate le urla scomposte di Dibba, miranti solo a dire ciò che l’estremismo antiestablishment (ma sanno cos’è l’establishment? … ne dubito) del partito originario vorrebbe (no Tav, no Tap, no petrolio, no inquinamento, no ILVA, no, no, no!) e che Luigi Di Maio non può dire esplicitamente, ma cui probabilmente nemmeno crede più, perché Di Maio è l’espressione cinica e dura, violenta, delpotere per il potere’ («non aspetto la magistratura …» un suo topos) in un movimento/partito o quel che volete, che, per la gioia della Casaleggio & co., non ha organismi democratici, non ha una base in senso vero, ha solo un ‘Capo’, che comincia a credere di essere un duce(tto), però in rotta di collisione con l’aspirante uomo forte, Matteo Salvini, che, diversamente dal Di Maio-Robespierre, ‘fala sua politica, tanto semplice quanto disastrosa: portare l’Italia fuori dall’Europa e per di più in conflitto permanente con i Paesi fondatori con noi dell’Europa-Istituzione: Francia (ogni giorno un nuovo insulto a Emmanuel Macron) e ora anche Germania -è di oggi l’attacco insulso a Angela Merkel … in funzione pro-Seehofer. Volesse il cielo che Salvini avesse tanta lungimiranza politica, perdente, ma almeno rispondente ad un disegno; in realtà, temo, solo indirizzata a danneggiare l’Europa, intimidirla o cancellarla, nella speranza di fare saltare i vincoli europei, indebitare all’infinito il Paese per mostrare risultati concreti e poi prendere il potere da solo. Non si cura Salvini -ma io credo nemmeno comprenda- che così si porta l’Italia, in Europa o fuori, al fallimento.
A ben vedere, i due dioscuri hanno esattamente la stessa mentalità: sfasciare tutto il possibile, per poi prendere il potere. Solo che, e se avessero letto anche solo un Bignami di storia lo potrebbero sapere, la storia, appunto, insegna che le diarchie durano lo spazio di un mattino: uno dei due sgozza l’altro, dipende solo da chi è più svelto. Solo il consolato romano poteva funzionare, e funzionò finché qualcuno non decise di fare da solo, perché i due consoli, avevano dietro, per strano che possa sembrare, il popolo (i famosi comizi centuriati!) e … l’establishment del Senato!
Ma, come si dice, a lavare la testa agli asini … , per cui manco ci provo. Salvo per ricordare che fra qualche giorno si celebra il secondo centenario della nascita di un certo Karl Marx e, come mi suggerisce un amico cólto, si potrebbe parafrasare la epigrafe/conclusione del Manifesto (a beneficio di Di Maio e Salvini, Manifest der kommunistischen Partei, che recita: «Proletarier aller Länder, vereinigt euch», inutile tradurre, loro ‘sanno’ le lingue) con la frase: ‘Ignoranti di tutto il mondo, unitevi’.

In questo clima di confusione massima, piomba (per vero prevedibilissima e largamente prevista da alcuni che usano pensare) la crisi libica, guarda caso al culmine di un periodo di insulti a Macron di accaparrarsi il petrolio libico, attualmente controllato dall’ENI sulla base anche di un accordo non solo con Khalīfa Haftar in Libia, ma anche con Abd al-Fattah alSisi, di recente visitato con grande successo da Di Maio, auspice o almeno neutrale, pare, l’amica di Salvini, la Russia.
È appena il caso di ricordare che fu
Enrico Mattei a scoprirlo … il petrolio, e fu, guarda caso, fatto fuori dalle ‘sette sorelle’ ah che bello se a scuola insegnassero un poco di storia ai pochi che la frequentano almeno.
Pare che ieri si sia riunito un gruppo ristretto di Ministri, convocato (?) da Giuseppe Conte, in persona del Ministro degli Esteri, Salvini e Trenta … e Di Maio. Si è deciso di sostenere Sarraj, insomma non si è deciso nulla.

Confesso che la lungimiranza della politica italiana è troppo raffinata per me, ma poi Macron non era quello con il quale, grazie alla consumata abilità manovriera del professore di diritto Conte Giuseppe, si era raggiunto un chiarissimo accordo di livello europeo sulla distribuzione dei migranti in Europa? Per non parlare del fatto che ne (Salvini lo sa?) siamo alleati in Niger per bloccare i migranti … cioè no, perché prima ci hanno detto di andarci, e poi Macron ci ha sbattuta la porta in faccia, ma questo i nostri non lo hanno detto.
Ma noi siamo fatti così, sì, qualche insulto ogni tanto, ma poi siamo generosi … facciano loro!

E ora comincia l’ennesima battaglia in Siria, che inevitabilmente produrrà morti a migliaia, specialmente bambini, certo solo arabi e mussulmani, ma sempre bambini, no? Pare che la cosa non ci riguardi, non abbiamo nulla da dire; ma come, non siamo amici fraterni della Russia, non abbiamo interessi economici enormi in Iran, non abbiamo mandato i nostri soldati a difendere la diga di Mosul? E allora, potremmo almeno avere qualcosa da dire e, magari, da fare, che so: aprire un “corridoio umanitario” per i bambini almeno. Insomma, potremmo fare un bel gesto con poca spesa, ma specialmente affermare che esistiamo e che non siamo i servitori muti su cui Macron e Trump appoggiano i pantaloni la sera!

Bashar  al-Assad, il legittimo orrendo governante della Siria, legittimamente pretende di riprendere il territorio che è stato occupato da ribelli vari, più o meno finanziati dagli usa e non solo. A Idlib furono fatti confluire i combattenti antiAssad di mano in mano che le forze di Assad riconquistavano territori. Ora, se la Comunità internazionale vuole esistere e Trump vuole realmente fare qualcosa di utile, si adoperi perché Idlib si arrenda e i suoi combattenti vengano evacuati fuori della Siria. Ma non accadrà, perché quei combattenti sono ‘terroristi’, dei quali tutti hanno paura, e quindi preferiscono farli ammazzare dall’orribile Assad!

In compenso, tornando alla nostra piccolissima e sempre più provinciale Italia, a maggior gloria di Salvini, abbiamo fatto il primo sgombero di forza da una ex sede Alitalia a Sesto San Giovanni, su richiesta pressante del Sindaco che non ne poteva più; cioè, quasi, perché dentro sono rimasti 25 bambini con relativi genitori, finché non gli si troverà una sistemazione alternativa. Non si poteva trovargli la sistemazione e poi mandarceli direttamente senza fare tutta questa manfrina? Eh no, la società spettacolo vuole questo. E infatti a Genova la gente inferocita non vuole permettere (e ci credo) il fulmineo abbattimento di quel che resta del ponte e delle case sottostanti se non si dà loro una soluzione prima di darle all’establishment, tipo Ansaldo. E lo capisco: Toninelli, Salvini e Di Maio, sono già pronti a presenziare, compiaciuti, all’abbattimento del ponte, fra tripudi di polvere e chiacchiere e bandiere. Che i genovesi abbiano il giusto dubbio che poi delle case per loro se ne parli a babbo morto, mi sembra naturale tanto più che in quelle case da abbattere c’è la loro vita.
Sempre così in questo Paese, stellati o verdi che siano, se gratti un po’ la rogna esce sempre!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.