giovedì, Ottobre 29

Da Fontana a Zingaretti: nodi ai pettini, serietà cercasi ‘Riscoppia’ il ‘caso camici’, mentre Zingaretti ha l’urgenza di archiviare le alleanze, agire subito, colpire subito, ottenere qualcosa subito, prima che lo shock di grillini e italoviventi passi e rialzino la testa

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E va bene. ‘Riscoppia’ il ‘caso camici’ con il ‘diffuso coinvolgimento’ di Attilio Fontana e l’allusione al perdente Matteo Salvini. Prevedibile. Avremo modo di parlarne, per il momento mi limito a far notare che in tempi tutt’altro che sospetti io avevo più volte avanzato la necessità di quanto meno riflettere sul ‘modello Lombardia’ in fatto di sanità. Le elezioni sono archiviate -che non significa che non abbiano e ancora e che avranno strascichi. Secondo il solito, tutti hanno vinto o almeno non hanno perso; perfino Matteo Renzi, che apparirebbe annullato, insieme a Carlo Calenda da questo voto e invece vanta una grande vittoria, specie in Campania, grazie a non so quali transfughi da Berlusconi e, se ben capisco, anche dalla giustizia. Ma tant’è, è sempre così.

Tutti o quasi dicono che il vero vincitore sarebbe Nicola Zingaretti. Io sarei molto più cauto e mi limiterei a dire che, certo, ora sarà molto più difficile ai suoi molti nemici esterni, ma specialmente interni, scalzarlo, anche Romano Prodi ci ha messo il timbro … manca solo Walter Veltroni, tutto preso dal sogno di tornare segretario e quindi, per ora silente.
Fossi Zinga comincerei a fare qualche scongiuro, ma delle sorti personali di Zingaretti, confesso, non me ne importa gran che, però è certo che ora ha un problema grande come una casa, anzi, un grattacielo: deve smettere di stare a sentire Goffredo Bettini e le sue giaculatorie sulle alleanze, con chi non si capisce, visto che i grillini sono in fuga (anche se proprio perché in fuga, sono molto più pericolosi di prima, perché sono terrorizzati), Matteo Renzi non esiste più, e quindi con chi si allea
Ma certo, forse è a questo che pensa Bettini, grillini e Renzi hanno un peso parlamentare forte e quindi sono in grado di ricattare molto, specialmente attraverso Giuseppe Conte. A mio modesto parere, motivo di più per non trattare niente, assorbirli neanche, checché ne dica Bettini che si scopre ‘accogliente’: indicare una linea e andarci.
Ma allora -e concludo sul punto vedremo che succede- anche se le premesse non sono entusiasmanti, bisogna agire subito, colpire subito, strillare subito, ottenere qualcosa subito, prima che lo shock passi e quelli rialzino la testa; altro che alleanza per il futuro, il contrario. Fossi del PD, direi : vi abbiamo offerto l’alleanza vera, l’avete rifiutata facendo giochetti sporchi alle nostre spalle, ora fate quello che diciamo noi o andiamo alle elezioni e, magari il PD le perde, ma grillini e italoviventi scompariranno, per di più Salvini è in crisi e con Zaia si può trattare. Lo vedremo subito sui due temi cardine: ignobili decreti Salvini e MES. Ma sembra che si stia tornando alla solita politica del rinvio.
Ma appunto, ora il tema è andare avanti e quindi smontare il ridicolo documento post-Pamphili di Conte e mettere mano ad un programma serio. C’è da lavorare, insomma, non da chiacchierare, e dunque aspettiamo qualche giorno a vedere che esce dalle loro teste e, in attesa, parliamo di altro.

Scrive Mattia Feltri su ‘Huffingtonpost’ (una volta tanto una cosa in parte condivisibile) che «Il bipolarismo ormai non è più fra destra e sinistra -ce lo ha dimostrato la disinvoltura dei grillini nel passare dalla Lega al Pd- ma fra chi non si fida più delle regole della democrazia liberale occidentale e chi se ne fida ancora, cocciutamente, fino all’ultimo. Da qui bisogna ripartire». Francamente la disinvoltura dei grillini, ha solo dimostrato che sono dei trasformisti della peggiore specie e che quindi farci accordi è inutile, prima che impossibile, quanto alla disinvoltura, francamente non fonderei su ciò l’affermazione che non esistono più destra e sinistra … dove va a finire Feltri, se no: già Feltri nel senso di Mattia … ma si chiamano tutti così, mica sono della stessa famiglia e si sono assegnati le parti e poi si scopre che sono tutti in combutta!
Comunque, è vero che oggi la divisione vera è tra chi crede ancora nello Stato democratico e nelle sue regole e chi invece ci ha messo una pietra sopra. Ma questa è discussione per i vertici pensanti, ove ve ne siano. La gente normale, invece, ha perso completamente la fiducia in questi governanti, nel senso stretto del termine; destra sinistra alto basso, la gente non distingue più, ma poi c’è tanto da distinguere? Non si fida, la gente, non solo perché dicono bugie, non si fida non solo perché sono dei voltagabbana, non si fida non solo perché parlano in maniera fumosa per dire cose incomprensibili, non si fida perché sono incapaci e inaffidabili, tecnicamente: sono incompetenti e, per di più, una parte di loro se ne vanta pure.
La gente, magari, ha letto pochi libri come loro, ma capisce che di loro non ci si può fidare. Poi, però, ha fatto una cosa prevista ma significativa: ha seguito, credo per l’ultima volta, il grido populista contro una casta inesistente, proprio perché infinocchiata dalle chiacchiere, come dimostra la prevalenza del NO nelle grandi città e in particolare nel loro centro. Ora tutti vedranno che non cambia nulla, salvo la violenza dello scontro tra i politicanti per accaparrarsi le prossime poltrone in gioco, e la corsa frenetica dei futuri trombati a cercarsi un lavoro, preferibilmente di sottogoverno, per dopo la fine della legislatura.

Ma la vita, intanto, continua. E oggi mi colpisce un lungo documento della Accademia dei Lincei, anzi, di alcuni membri della Accademia, in nome della Accademia stessa.
Sta diventando una abitudine, secondo me disdicevole come poche, dell’Accademia di pronunciarsi su vari temi, per lo più di scienze naturali, ma con indicazioni pratiche. Qualcuno, forse ricorderà qualche tempo fa un mio commento arrabbiato in materia di ricerca del vaccino del Covid-19. Allora criticavo che si lamentasse il fatto che le regole di prudenza, imposte dalla prassi scientifica e dalla legge, rendessero molto più lunga e farraginosa la ricerca, che si parlasse di scoprire’ il vaccino e che vi fosse una conclusione di una rozzezza impareggiabile (e inaccettabile per i Lincei, direi, o forse no?) quando si concludeva: «Immaginiamo che l’altra studentessa, un po’ depressa, abbia deciso di sposarsi e per adesso di lasciar perdere la ricerca», dove l’idea dell’Accademia dei Lincei è dunque chiara: le ‘femmine’ possono anche fare ricerca, ma poi invece di cercare di vincere un dottorato è bene che si sposino … depresse! Bella idea!
Va senza dire che la mia critica seria, ma anche ironica, fu tranquillamente ignorata. Anzi, di più, mi presi la libertà, io modesto ex professore irrilevante, di scrivere al Presidente dell’Accademia dei Lincei, della quale dunque non farò mai parte, per segnalare l’assurdo della cosa (per la precisione il 16.4.2020 ore 13.16). Beninteso non ho ricevuto risposta.
Ma tant’è,
oggi un altro trio di lincei (Forni, Savarino e Vineis) scrive … il contrario. Bene, dicono la ricerca sul vaccino, ma benissimo, anzi, più che benissimo le precauzioni. Ragion per cui, è questa la conclusione sconvolgente, è bene non renderlo obbligatoria perché altrimenti si potrebbero generare guai ove si scoprisse, nel tempo come è giusto che sia (!sic!), che ci sono degli effetti dannosi.

Ora, i tre scienziati fanno tutta una serie di rilievi sui quali non mi soffermo, salvo a sottolineare che secondo loro l’obbligatorietà sarebbe molto più facile e prevedibile in Paesi non democratici, mentre in quelli democratici (occidentali, però … bah!) testualmente: «l’efficacia di una misura di sanità pubblica va misurata anche in base al grado della sua accettabilità sociale. In questo senso, gli argomenti contrari alla imposizione di una vaccinazione obbligatoria ci sembrano più ragionevoli». Nel mio piccolo di non scienziato, i motivi favorevoli o contrari a fare qualcosa, non dipendono dalla longitudine, ma chiederò a Newton. Certo, dicono i tre, come si fa ad imporre in Italia che proibisce gli OGM in agricoltura (i prodotti geneticamente modificati) un vaccino che è appunto … un OGM. Non faccio commenti, lascio a voi, così come lascio a voi immaginare quale sia il grado di accettabilità sociale di un vaccino obbligatorio e che senso abbia, dunque, renderlo invece (come propongono i tre) obbligatorio per alcune categorie di persone … e se quelle si scoprono poi danneggiate? Tanto più che la conclusione è ancora più sorprendente (stavo per dire sconclusionata) perché gli illustri scienziati, dicono che non si dovrebbe rendere obbligatoria maallettante’ … magari regalando un pelouche ogni due vaccinazioni?

Solo una domanda o due all’Accademia e agli illustri professori, pardon scienziati. Immaginiamo che qualcuno abbia letto questo articolo e, nel momento in cui il vaccino sia disponibile ma non obbligatorio, decida di non somministrarselo. Se, poi, si ammala di Covid-19, che fa, fa causa all’Accademia dei Lincei o ai tre scienziati? Ma specialmente se il predetto non vaccinato, infetta un altro, ma di quelli che non possono essere vaccinati, e quello muore, pagano sempre i Lincei?
Come al solito, cari scienziati, si confonde la libertà con l’arbitrio: io faccio quello che voglio non è una manifestazione di libertà, ma di violenza, e spesso di aggressività. Ma specialmente, si confonde la professione e il compito dello scienziato con quello dello Stato: faccia ognuno il proprio mestiere, se lo conosce.
Cade ‘a fagiolo’ il discorso del Presidente Sergio Mattarella, sempre più ‘in palla’ e sempre più lucido e sideralmente lontano da certe figure della nostra politica, in cui seccamente distingue tra libertà e serietà: forse non vale solo per Boris Johnson!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.