giovedì, Ottobre 1

Da Fiorello a Renzi a Salvini: l’importante è che Fai rumore Dalle ‘polemiche’ di San Remo -banalità, buffoneria, ignoranza, supponenza- agli strilli di Matteo Renzi e Matteo Salvini: per tutti l’importante è farsi vedere. Tutto molto significativo dei tempi in cui viviamo

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Quando qualcuno dovesse leggere queste righe, il Festival di Sanremo, sarà finito e quindi, forse, si potrà guardare con un minimo di distacco a ciò che accade e è accaduto nel o intorno al festival, discorso di Rula Jebreal escluso. Non, tranquilli, per il fatto in sé o per discutere della musica (c’è anche quella?), ma di talune ‘polemiche’, a mio parere, molto significative dei tempi in cui viviamo, paradigmatiche, direbbe uno che ‘sa’. Proprio così, non sto esagerando.

Un certo Tiziano Ferro, ad un cero punto, a un punto invero molto avanzato della trasmissione, cronologicamente parlando era l’una del … giorno dopo, rivolto al conduttore ufficiale della trasmissione ha detto: «Ama è l’una, volemo fa’ qualcosa domani?» e, rivolto alla telecamera «hashtag #fiorellostattezitto», che tradotto in italiano corrente suona più o meno così: ‘Ama(deus), visto che è l’una di notte e perdiamo il giusto sonno ristoratore’ -proposizione, come credo si dica, ellittica, cioè non pronunciata ma facilmente interpretabile dall’ascoltatore- ‘vogliamo fare qualcosa domani, piuttosto che dormire?’ vedi sopra- ‘Hashtag #fiorellostattezitto’ che allude, evidentemente, al fatto che Fiorello, noto attore, interloquiva e interveniva molto e a lungo, togliendo in qualche modo, sia il proscenio ad Amadeus che il tempo agli altri. Non a caso un giornale, non avendo evidentemente altro di cui occuparsi, titolava nel senso che Fiorello ‘rubava la scena’ ad Amadeus, che peraltro, dopo, se la riprendeva. E un altro, un certo Monina, decideva che, data la situazione e la tendenza del Ferro ad essere accomodante e gentile anzi ‘ad avere empatia’, avendo stavolta ‘sbroccato’ (?) meritava un bel 10! Come dire: se ‘sbrocchi’ fai bene e anche peggio, leggete più avanti, ma, perdonatemi, siamo al delirio!

Va bene, direte voi, e chissenefrega! Giusto, giustissimo, ma la cosa non è passata inosservata al destinatario della ‘amabile’ critica, che molto se ne adombrava (secondo me, più che altro di quel 10), protestava e non so che altro, e alle scuse del Ferro che diceva che non aveva voluto offenderlo (sorvolo sui bigliettini lasciati sulla porta e poi stracciati, ma regolarmente messi sui social, roba da avanspettacolo, stavo per dire vaudeville, ma quella è troppo raffinata) rispondeva, sostanzialmente, mandandolo al diavolo, per poi precisare, però sempre sui social credo: «Se non volevi allora dopo ti deve dispiacere, perché scateni violenza, abbiamo responsabilità nei confronti dei nostri figli, c’è gente debole, che si butta dalla finestra, io sono io, a me non me ne frega niente, però c’è chi non regge. Tiziano deve capire, deve crescere anche lui. Io sono stato male per gli insulti», sorvolo sulla faticosa lingua e sul ‘io sono io’ deprivato del seguito, ma è un fatto che non ho capito se la gente si butta dalla finestra per gli insulti a Fiorello o a Tiziano o perché mai, tanto più che non gliene frega niente, ma è stato male. Confesso che la logica, certamente ferrea, di quel discorso mi sfugge completamente. A leggere così uno magari non capisce e quindi spiego. Pare che Fiorello da quel momento, sia stato coperto, sul solito ‘social’ del quale nessuno sembra poter fare a meno, di insulti e minacce, aggiungo io, prevalentemente anonime, perché, come noto, in un Paese di ipocriti, la lealtà è sconosciuta.

Ma non è mica finita qui, perché sempre Fiorello, che nel frattempo è di nuovo pappa e ciccia con Tiziano, se la prende con Selvaggia (Lucarelli) che ha pubblicato una sua ‘intervista’ telefonica in cui dice peste e corna di Tiziano medesimo, insomma ribadisce la sua irritazione, ma … ‘in una conversazione privata che era uno sfogo’. Testualmente: «La mia era solo una telefonata, e mi sono ritrovato un’intervista … Chiedo scusa a voi tutti della sala stampa», a noi no. Fiorello, infatti, spiega che si trattava di uno ‘sfogo’, di una ‘confidenza’ in cui ‘parlava distrattamente e spontaneamente’ (perché, in genere parla solo sotto tortura?) «In realtà io ho fatto una telefonata a Selvaggia Lucarelli perché avevo letto una cosa e non sono il Dalai Lama (sic!). Mi sono sfogato due minuti. La telefonata si conclude: ciao, ciao. Dopo poco tutta la telefonata era sul web come intervista», però, la telefonata la ha fatta lui, che è ‘stato male’ per gli insulti, a lei che (mi pare di capire) fa la giornalista non la psichiatra.

Va senza dire che un certo Bigo o Bugo o Bago (chi ha scelto questo nome, chi sa se conosce la vecchia filastrocca ‘il baco del calo del malo’, con quel che segue: certo si deve conoscere l’alfabeto o almeno le vocali, non è da tutti) ha litigato con un altropersonaggètto’, direbbe De Luca nella geniale interpretazione di Crozza, di nome Morgan, ma anche con l’orchestra alla quale avevano dato da suonare note impossibili, pare, e ha lasciato la canzone a metà andandosene. Anche qui, il livello del dissenso è stratosferico: immaginate Mozart che litiga con Lorenzo da Ponte e durante ‘Le nozze di Figaro’, quando entrano i ballerini, lascia il podio e se ne va!
Capito?

Che dire, banalità, buffoneria, voglia di farsi vedere, ignoranza, supponenza e … ignoranza delle più elementari regole della vita sui social. Sono loro che ci vanno, sono loro che li utilizzano o credono di utilizzarli a proprio vantaggio e poi si stupiscono, si disperano, si terrorizzano (anche questo, ma che coraggiosi, veri uomini … o donne, per carità non scherziamo se no domani sarò io affogato di insulti!) si terrorizzano, dico, se altri, comportandosi esattamente come loro, sia pure con l’anonimato, usano i social per sfogare, appunto, per sfogare le proprie insoddisfazioni, paure, ansie, insicurezze; quante volte l’ho scritto, il loro odio fondato sulla paura. Esattamente come loro: Fiorello si ‘sfoga’ con Selvaggia che mica la possiamo raggiungere tutti, Bigo si sfoga con l’orchestra, Morgan con Asia e gli anonimi con tutti e cinque e non solo. ‘Si sfoga’ sulla morbida spalla di Selvaggia, ma poi il giorno dopo se lo bacia e abbraccia, Tiziano non Selvaggia, quella è una che se solo fai il gesto, te lo taglia, il braccio! E fa bene.

Incidentalmente, pare che in settimana le sardine in rappresentanza del popolo (ma non glielo hanno chiesto, fino a prova del contrario) andranno da pochette a discutere tra l’altro di controllo del web. Ho già scritto tutto il male che ne penso: spero che gli regaleranno una pochette colore ‘singhiozzo di pesce’ … citazione di un grande della RAI, andatevelo a cercare.

Ma, tornando al punto, mentre quelli simenano sui social, sugli stessi si azzannano con toni da suburbio i nostripolitici’: Matteo Renzi, sguaiato come sempre, minaccia sfracelli se passa lariformaBonafede (ho già spiegato: una buffonata), che a sua volta sbraita che la riforma non si tocca, e infatti si è toccata quel tanto che basta per accrescerne la buffoneria, come quella di Renzi che ha ottenuto l’unico scopo di spostare tutto a quando fra qualche tempo si dovrà votare, sul punto, la fiducia, che puntualmente darà ‘per senso di responsabilità’ … verso la sua famiglia, anzi, notizia dell’ultima ora, la darà di certo, ma firmerà personalmente (notate bene l’eroismo, personalmente, proprio lui, direbbe Catarella ‘di persona personalmente’) una nuova proposta di legge: scusate, come si chiama questa roba?

Ma anche Matteo Salvini, in un momento così delicato e davvero pericoloso, non perde occasione di sbraitare irresponsabilmente contro gli stranieri, contro Schengen, contro i cinesi, contro la Cina, contro la Merkel, contro il coronaviruslui quando strilla è contento: è vero suscita odio, suscita rabbia, suscita paura, ma meglio così, sono tutti voti! Contento, ma pavido: quando un giornalista gli chiede se pensa di scusarsi per avere rovinato la vita a quel ragazzo tunisino, rifiuta di rispondere, si allontana, fugge, nemmeno un selfie! E i ‘governatori’ leghisti sparano ad alzo zero: si deve vietare, si deve impedire, si deve ordinare, fanno arrabbiare perfino pochette, che urla di dirlo ai tecnici, ma non impedisce a Renzi di sbraitare (hai visto mai che se ne perdeva una?) che di certe cose decide l’‘autorità’ … la sua?

A fronte di ciò, prima che mi cadano le braccia due sole cose.
In modo sereno, calmo, senza annunci e trombe, Sergio Mattarella (che, lo ripeto, sta rischiando seriamente di essere il miglior Presidente della Repubblica della nostra storia … governo pochette 1 e 2 a parte) va in una scuola piena di stranieri, cinesi inclusi ma non solo (e chi deve capire capisca) e li carezza, gli sorride, ci scherza. Senza parole, un gesto basta e avanza, forse perfino in questo Paese, spero.

E, poco dopo, di nuovo senza strombettamenti, ma con spirito realistico e attento alle paure della gente, una lezione ai governatori viene data da Roberto Speranza, cheautorizza’ -anzi, ancora più sottile, autorizza il Ministro della Istruzione ad autorizzare- a essere assenti i bambini se lo vogliono, mentre ribadisce che i controlli ‘faidate’ non servono, ci vogliono medici, e medici autorizzati, pubblici.

Dovrei finire qui, ma, sorprendentemente, igovernatorinon fanno una piega, anzi, ringraziano e si guardano bene dal dire che hanno vinto loro (lo dice il solito Salvini, naturalmente, ma quello è solo una eco permanente), cioè assumono quel senso di responsabilità ‘proposto’ loro dal duo Mattarella-Speranza, d’accordo o meno che i due fossero. E … eh sì, quante volte l’ho scritto anche questo, è da lì che a Salvini potranno arrivare problemi e, mi sa, non sono molto lontani.

Ma, tranquilli: Amadeus sta già pensando al prossimo Festival, senza Fiorello che ha il podologo, che raffinato!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.