domenica, Novembre 17

Da Conte a Renzi, la ‘bella politica’ da vergogna Il premier nelle zone terremotate dove gli si dice che è tutto come un anno fa, ma non fa una piega; i renziani pronti alla scissione sì, ma consensuale. Insomma: ambiguità, doppiezza, colpi bassi, tutto come sempre

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Spiluccando, o, se preferite voi raffinati linguisti, ‘spigolando’ qua e là, in questo primo fine settimana del ‘nuovo’ Governo, mi colpiscono alcune cose, piccole forse ma significative, che commento.

Il 13 Settembre, mentre infuriava la nobile lotta su cui torno più avanti, il sedicente ‘premier’ Giuseppe Conte, si è recato ad Accumoli acelebrarel’anniversario del terremoto, con le parole su cui torno fra poco.
Nell’occasione, ha incontrato il Vescovo di Rieti Monsignor Domenico Pompili (ancora Vescovo di Rieti dai tempi del terremoto), quello stesso che pochi giorni prima, il 24 Agosto, ha detto delle parole, a mio parere, terribili: chiedo «perdono a Dio per le false promesse pronunciateGiacché, come ognuno può constatare, qui siamo ben lungi dalla ricostruzione».
Quel Vescovo, ignorato in particolare dal mitico Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con ricostruzione post-sisma nell’Italia centrale e ora Vice Ministro all’Interno, Vito Crimi (quello che trattò ‘a pesci in faccia’ Bersani, se ben ricordate) ha incontrato il 13 Settembre il Presidente del Consiglio, che aveva già incontrato un anno prima, quando lo stesso, appena nominato nel precedente Governo, era venuto a visitare Accumoli e i suoi abitanti, che, da allora, oltre al terremoto devono anche sopportare le visite, invero rapide e fuggevoli, di politicanti vari.
Nell’occasione odierna ilpremier’, felice e contento di sé, si è presentato ai microfoni accuratamente predisposti, precisando che non si trovava lì afare passerella’ (i microfoni, come noto ad Accumoli, sono parte del paesaggio, spuntano dal terreno di frequente come i funghi) e che la ricostruzione avrebbe richieste non uno o due anni, ma ‘anni’.
L’affermazione rassicurante è stata pronunciata dal predetto, in maniche di camicia, senza cravatta e nemmeno la pochetta; e sì perché, chi sa perché, quando i politicanti vari vanno sulle zone disastrate da qualche evento, ci vanno in genere come ad una scampagnata, discinti, sbracati, magari con lo zainetto con i panini e la birra.

Eppure un politico, proprio in quelle occasioni, sia pure col caschetto da infortunio ridicolo in capo, dovrebbero almeno andarci con discrezione, in giacca e cravatta a dire ‘io sono qui lo Stato, e, in quanto tale, esprimo per voi il mio spirito di servizio e il mio rispetto” … direi. Ma invece no: che volete sono vecchio, io.
Ebbene, avvicinato dal Vescovo di cui sopra, si è sentito dire da quest’ultimo «le riconsegno la stessa lettera che le diedi un anno fa, ho solo cambiato la data, perché da allora tutto è esattamente come era». Vorrei segnalare che uno dei pochissimi giornalisti (forse il solo) a riportare questa semplice ma tremenda frase, è stato Paolo Pagliaro, uno dei pochi ‘veri’ giornalisti di questo Paese.

Ebbene, ilpremier’, non sembra aver fatto una piega, ha detto quello che ho riferito sopra e via a Roma ad occuparsi dei 47 (no, pardon, 42 … ma quel 47 era troppo bello per non giocarmelo) sottosegretari.

Chi sia Conte lo sappiamo, quale sia la sua coerenza anche, che faccia di tolla abbia pure, che senso dello Stato possieda anche di più, ma, sedicente signor ‘premier’, mi perdoni: qualunque politicante, anche il peggiore del mondo, di fronte ad una frase del genere, non dico che come un buon giapponese si sarebbe fatto un regolamentare harakiri, ma almeno avrebbe espresso la sua vergogna, si sarebbe … oddio, che dico!, dimesso! Neanche parlarne, siamo evoluti, noi!

Certo, il ‘premier’, emergeva da una riunione con vari Ministri sul caso Ocean Viking: i tre competenti e … i due in nome delle rispettive ‘delegazioni’ (già solo l’uso di questo termine, grida vendetta) giusto per non dimenticare che il ‘premier’ è, e resta, o almeno si desidera che resti, sotto tutela dei due partiti, peraltro diffidenti come gatti randagi gli uni degli altri.
Ha ragione Angelo Panebianco quando dice, a proposito di certe alleanze nuove o inattese che possono fare pensare a ripensamenti o riflessioni che: «Ciò però non contraddice … che persone e gruppi sono comunque prigionieri della loro storia e i loro cambiamenti, se ci sono, possono essere solo parziali. I mutamenti di fronte, il trasformismo, il formarsi e il disfarsi delle alleanze che la vita parlamentare abitualmente conosce non possono spezzare le continuità culturali e politiche, non cambiano le identità (o meglio: possono cambiarle parzialmente ma, per lo più, solo quando si affaccia una nuova generazione)» … ecco forse mi permetterei di cancellare la parola cultura, non mi sembra molto appropriata!

E infatti, se posso fare un collegamento un po’ ‘ardito’, i renzianiprotestano vivamente per la mancata nomina di sottosegretaritoscani’, e tanto per non lasciare dubbi sul fatto che meditano qualcosa (insomma, che vogliono provocare una scissione) la dolce MEB (Maria Elena Boschi) sibila una minaccia di divorzio «se tornano Bersani o D’Alema» … appunto altro che ‘cultura’: qui siamo alle liste di proscrizione!
Peccato che anche il Ministro Teresa Bellanova, che mi sembrava apprezzabile per la sua vicenda di vita e per l’ironia spavalda, non manchi di usare questi metodi ambigui e sciatti, quando ad esempio dice: «Di un nuovo partito ne discuteremo da qui alla Leopolda, ma qualunque decisione assumeremo non sarà in contrapposizione con il Pd»: come tra ‘innamorati’ ‘ti lascio perché ti voglio troppo bene’.
Sorvolo su Lorenzo Guerini e altri … si sono preparati ilgrupponein aula e nel Governo, per uscire.
Che vergogna, ambiguità, doppiezza, colpi bassi, anzi, alle spalle… come si dice, ‘la bella politica’, che schifo. E i grandi giornalisti che si preparano a commentare e intervistare e osannare: ‘così si “fa” politica, è normale!’, diranno.

Colpisce, in questa situazione di sfascio culturale e umano, che la sorella di Stefano Cucchi dica (anche lei, ogni tanto un po’ di silenzio non guasterebbe!) che mostrarne il corpo martoriato ha cambiato tutto. Mi domando come mai i corpi martoriati e sofferenti dei naufraghi e profughi bruciati dalla benzina, assetati, stralunati dal terrore e dalla sofferenza, non provochino reazioni analoghe: credo che varrebbe la pena approfondire il tema.
Certo che -ne sono profondamente convinto e lo dico senza supponenza- chi ha subito violenze, danni, insulti, e in qualche modo vienericompensatodalla società che ne riconosce la lotta e la sofferenza, avrebbe perfino il dovere, o dovrebbe, almeno, avere in un certo senso l’impulso etico di condannare altre altrettanto abiette violenze. Non voglio dire che la signora Ilaria Cucchi o la signora Liliana Segre, tanto per fare due nomi di persone che ‘parlano’ spesso di sé e dei propri dolori, dovrebbero magari lasciarsi sfuggire un bisbiglio rispettivamente sui migranti e sui palestinesi, ecc., non lo voglio dire, non lo dico, ma … mi piacerebbe molto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.