sabato, Ottobre 19

Cyber security: minaccia ma anche opportunità per il sistema Italia Al Festival della Diplomazia di Roma, Alessandro Menna, Vice Presidente Cyber Security & ICT Solutions di Leonardo, fa il punto delle capacità di difesa italiane

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Il grande tema della cyber security sta calcando i palcoscenici internazionali sempre più prepotentemente. Se n’è parlato anche all’interno del denso Festival della Diplomazia di Roma, giunto alla sua ottava edizione. ‘Cybernetic crisis, cyber security and national interests’ è l’evento tenutosi nella mattinata odierna presso il Centro Studi Americani.

Sempre più cyber attacchi ed ancora poca prevenzione e protezione da una minaccia che, oltretutto, pochi conoscono davvero bene: questo al centro del dibattito dove hanno partecipato tra gli altri, Tanel Sepp, Ministro della Difesa Estone, Francesco M. Talò, Coordinatore per la Cyber sicurezza MAECI (Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale) ed Alessandro Menna, Vice Presidente Cyber Security & ICT Solutions di Leonardo.

Questi misteriosi attacchi, nell’ultimo biennio, sono addirittura quadruplicati. Le vittime? Istituzioni politiche, Ministeri, banche, società di trasporto pubblico, finanche ospedali ma anche numerose società private. I danni che si contano a posteriori sono tantissimi e appaiono ancora più urgenti degli strumenti in grado di difenderci da una minaccia che sembra ora incontrollabile.

Anche in Italia sta crescendo la percezione della portata di tale minaccia e, soprattutto, della necessità di intervenire. Ma cosa occorrerebbe fare?

Il primo passo da compiere è comprendere che siamo di fronte ad un problema multisfaccettato: «Stiamo parlando di una minaccia la cui risposta deve coinvolgere il settore politico, ma anche quello strategico», lo ha sottolineato il Ministro della Difesa Estone, Sepp, nel suo intervento. «In Estonia abbiamo coinvolto la Difesa mettendo questo settore nelle condizioni di capire perché dovesse essere davvero trattato come un problema strategico», ha spiegato lo stesso, citando il suo Paese particolarmente all’avanguardia nel campo cyber. «I politici non capiscono ciò che dicono i tecnici e questo crea una lacuna», prosegue il Ministro.

E se la politica non comprende il linguaggio tecnico degli esperti, chiaramente, c’è un problema di comunicazione. Su questo bisogna agire. «L’altro punto su cui battere è la comunicazione strategica»; ha continuato Sepp; «finché ci troviamo di fronte a minacce di piccola entità, bene, ma se la minaccia diventa di larga scala è opportuno agire qui».

Occorre comprendere che siamo di fronte ad una prospettiva futura davvero allarmante. In altre parole, c’è bisogno di consapevolezza: la stessa società deve essere preparata, più consapevole dei rischi e degli strumenti con cui ci si può proteggere. Si dovrebbe partire, ad esempio, dai sistemi  ciber-fisico (CPS, dall’inglese cyberphysical system), sistemi informatici in grado di interagire in modo continuo con il sistema fisico in cui operano; ne ha parlato Alessandro Menna, Vice Presidente di Leonardo, che da anni si occupa di cyber security. «Occorre ridurre gli attacchi e prevenire le minacce», ma non solo; «è necessario un approccio analitico». «La consapevolezza è maggiore rispetto al passato, ma gli investimenti non sono ancora sufficienti».

«In Italia gli investimenti per la sicurezza cibernetica sono cresciuti del 5% nel 2016 rispetto all’anno precedente, attestandosi a circa un miliardo di euro. Tale dato è, in realtà, un indicatore del ritardo con cui si muove il nostro Paese: rispetto alla spesa complessiva in beni e servizi nel settore delle tecnologie informatiche e di comunicazione, la cyber security vale ancora una frazione troppo piccola se comparata con quella degli altri Paesi europei»,  ha affermato Menna, «la cifra spesa pari a un bilione di euro, è una cifra significativa per adesso».

Certo è che se la compariamo con la spesa generale nel settore tech, pari a 66 bilioni di euro, si capisce che abbiamo bisogno di fare di più. «Alcune organizzazioni in Italia sono già più avanzate, ma molte altre sono in una situazione più critica», prosegue Menna, «Occorre, quindi, supportare le partnership fra settore privato e pubblico e sviluppare nuove tecnologie nel campo della cyber security».

La minaccia cyber influenza, però, non soltanto le grandi strutture pubbliche o le grandi industrie private, ma anche le piccole e medie imprese. «La sicurezza informatica delle piccole e medie imprese è una questione cruciale per l’economia europea. Le PMI sono spesso coinvolte in significativi progetti di innovazione, e con le loro attività di ricerca, prototipazione e produzione possono risultare determinanti sia per la crescita competitiva dei leader industriali, sia per la capacità di resilienza delle infrastrutture critiche», ha dichiarato Menna, «la protezione delle PMI dalle minacce informatiche assume un’importanza concreta per l’Italia e Leonardo è impegnata nel rilasciare servizi progettati per difendere le filiere dagli attacchi informatici. Ciò che succede nelle piccole e medie imprese è qualcosa a cui stanno già lavorando anche il Governo e la Commissione europea».

«Vent’anni fa nessuno ancora conosceva questa minaccia e ora ne subiamo le conseguenze» ha affermato invece, Francesco M. Talò, Coordinatore per la Cyber sicurezza MAECI.

Ciò che può proteggerci, inoltre, è l’educazione. A questo proposito, è stato approvato, a livello nazionale, un programma sulla sicurezza informatica e sull’intelligenza artificiale da inserire in tutte le scuole primarie e secondarie. Il progresso tecnologico è qualcosa da vedere come uno ‘stimolo’, come più volte puntualizzato nell’incontro; uno stimolo, però, che non può trovarci impreparati. La soluzione sta proprio nel sistema educativo: insegnare a tutti i cittadini, sin da bambini, che tipo di minaccia si troveranno ad affrontare.

Occorre, però, dire che l’Italia non parte da zero, sia per ciò che riguarda le industrie ed il settore privato, ma anche per ciò che riguarda il settore accademico ed istituzionale. Siamo lentamente più consapevoli del fatto che la cyber security costituisce ormai una priorità, ma forse non abbiamo ancora capito come affrontarla. Dovremmo comprendere la necessità di un approccio differente per un tema multisfaccettato e che, in quanto tale, non coinvolga solamente ‘un livello’, un soggetto, una sfera operativa, ma che li coinvolga tutti. Occorre che tutti i settori, da quello politico a quello strategico, dal pubblico al privato, si uniscano per una efficace ed urgente cooperazione.

E comunque, mai scordarsi che ‘una minaccia può essere una grande opportunità‘, come è stato ribadito dai relatori che hanno animato questa mattinata di riflessione sulla cyber security del Festival della Diplomazia 2017.

 

Servizio realizzato con la collaborazione di Stefania Massari

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